Sequestrato dai Carabinieri del Noe impianto di produzione di fertilizzanti organici

Tornava di nuovo alla ribalta, lo scorso 24 marzo, come riferito anche dalla stampa quotidiana attraverso una serie di articoli, la società “Bios srl”, ubicata a ridosso della strada provinciale Cancello-Caivano e che produce, confeziona e stocca fertilizzanti organici e composti azotati.

Un opificio già interessato, in passato, da vari provvedimenti amministrativi e non solo, tra cui Ordinanze dirigenziali di “sospensione di tutte le attività produttive, per le quali sono richieste autorizzazioni di carattere ambientali, fino all’acquisizione di tutte le idonee autorizzazioni previste per legge” o da un Decreto di sequestro preventivo.

Questa volta, ad intervenire, erano di nuovo i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Napoli i quali, unitamente a quelli della locale stazione, agli ordini del Comandante Giovanni Caccavale ed al personale tecnico dell’Agenzia regionale per la Protezione Ambientale, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Nola, sequestravano l’impianto, risultato privo delle necessarie autorizzazioni all’immissione in atmosfera.

I controlli erano partiti dai sopralluoghi destinati a reprimere i reati ambientali da parte delle imprese della Terra dei Fuochi. In un primo momento c’era stato un primo sequestro preventivo, non convalidato dal Gip, che aveva chiesto ulteriori approfondimenti. Le successive indagini del Noe portavano all’ultimo intervento ed al nuovo sequestro di beni del valore di 1 milione di euro. Un successo che spingeva il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, a congratularsi con i Militari dell’Arma.

“Ci tengo a portare il mio plauso a tutti gli operatori delle Forze dell’Ordine – dichiarava il Ministro – che, in questo momento delicato per il Paese, portano avanti con coraggio e dedizione il loro lavoro. In particolare i Carabinieri del Comando per la Tutela Ambientale, per mantenere l’attenzione sulla Terra dei Fuochi e nella lotta ai crimini ambientali”.

Già alla fine del 2019 i Carabinieri avevano disposto la chiusura dell’azienda, più volte contestata dalla popolazione per i miasmi presenti nell’aria, che hanno spesso costretto soprattutto i residenti, a chiudere porte e finestre. Cittadini che, a più riprese, si erano rivolti agli ambientalisti del posto, per poter risolvere il problema dei miasmi, attribuiti allo stoccaggio ed alla lavorazione dei materiali ivi depositati.

Miasmi a cui, nel tempo, si è aggiunta una notevole proliferazione di insetti, soprattutto nel periodo estivo. Il provvedimento di chiusura disposto dai Militari dell’Arma puntava sulla presenza, nella fabbrica, di diversi scarichi ritenuti illegali e sull’assenza di alcune autorizzazioni.

Ambientalisti che avevano presentato una denuncia in cui si leggeva, tra l’altro, che “nonostante un’Ordinanza del Comune, emanata nel 2016, che disponeva la sospensione delle attività della Bios, l’azienda continuava lo stesso a stoccare e a produrre in dispregio delle più elementari norme ambientali”. Gli ambientalisti avevano anche girato una serie di video, anche servendosi di un drone, scattato fotografie e recuperato documenti. Il tutto finiva in un dossier consegnato nelle mani delle autorità preposte.

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