Emergenza smog, è un 2020 da incubo. Acerra è “regina” degli sforamenti delle polveri sottili

Già nei primi due mesi di quest’anno Acerra è stata “incoronata” la città più inquinata della Regione Campania. Un triste record, che tocca proprio al simbolo della Terra dei Fuochi, proprio dove il prossimo 24 maggio si recherà in visita Papa Francesco, per ascoltare le testimonianze del popolo di un intero territorio flagellato dalle criticità ambientali.

Giovedì 20 febbraio, infatti, sulla base dei dati ufficiali resi noti dall’ARPAC, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, la nostra città ha oltrepassato il limite dei 35 giorni di sforamento delle polveri sottili nell’aria. Limite che, per legge, un Comune non può superare nell’arco di un intero anno. E tutto questo è capitato a circa soli 60 giorni dall’inizio del 2020. E’ la soglia, che obbliga i Sindaci, a prendere immediati provvedimenti per la tutela della salute pubblica.

Ecco intanto la brutta classifica delle giornate in cui, dal primo gennaio, si è sforato il limite finora in alcune delle località dell’agglomerato Napoli-Caserta: Acerra 37 giorni, San Vitaliano 36, Volla 31, Aversa 31, Pomigliano 30, Napoli via Argine 27, Casoria 21, Napoli ospedale Santobono 19. Ad Acerra è dunque già stata raggiunta la soglia fissata dalla Direttiva europea in materia di inquinamento atmosferico (la n.2008/50), secondo cui il limite di concentrazione tossica delle polveri sottili (50 microgrammi di Pm10 per metro cubo) può essere superato fino a un massimo di 35 giorni all’anno. Ma le altre località del napoletano non possono certo stare tranquille.

Ha sforato il limite annuale anche San Vitaliano, il Comune ubicato dieci chilometri ad est di Acerra e che, fino all’anno scorso, deteneva il triste record di sforamenti in Campania e che, quest’anno, si trova subito dietro la città, che ospita l’unico inceneritore della Regione. Ma preoccupano molto pure le situazioni di Volla, la cui centralina Arpac è ubicata ad un passo da Casalnuovo, di Pomigliano e del quartiere napoletano di Ponticelli, il cui rilevatore si trova in via Argine, sopra una scuola superiore professionale, a poche centinaia di metri dal Palazzetto dello Sport.

Allarme rosso sulla qualità dell’aria pure ad Aversa. Imbarazzanti poi le condizioni dell’area a cavallo tra i quartieri napoletani del Vomero e dell’Arenella, dove la centralina dell’Arpac è piazzata proprio nel recinto dell’ospedale pediatrico “Santobono”, dove si curano i bambini ammalati della Terra dei Fuochi: qui già 19 sforamenti!! Dati tanto pessimi non si erano mai registrati, da quando sono disponibili i dati della rete di monitoraggio dell’Arpac, cioè dal 2011. L’anno scorso la situazione era stata migliore.

Ad Acerra, fino al 19 febbraio del 2019, erano stati 16 gli sforamenti, come a Pomigliano. A Ponticelli 10. A Volla appena 6. A Casoria 13 e ad Aversa 17. San Vitaliano era stata come al solito da incubo: 30 sforamenti. Ora però l’inquinamento si è fatto più aggressivo in tutto il territorio napoletano.

In particolare tra Acerra e Napoli città. Nel 2018, infatti, i risultati del monitoraggio fino al 18 febbraio ad Acerra indicavano 28 sforamenti, a Volla 18, a Ponticelli 5 e all’ospedale Santobono appena uno. Quello di San Vitaliano, però, nello stesso periodo di due anni, ha fatto registrare ben 37 sforamenti. Nel 2017 al primo posto c’era Volla (27), poi San Vitaliano (23), Pomigliano (14), Acerra (11), Napoli via Argine (7). Nessun sforamento a Napoli-Santobono.

Ad ogni modo secondo Giuseppe Onorati, responsabile per l’Arpac della rete di controllo sull’aria, l’attuale situazione è dovuta alla concomitanza di “condizioni meteo più sfavorevoli e ad un aumento delle emissioni”.

“Da gennaio – spiega – c’è stato un maggiore ristagno dell’aria ad oriente dell’area napoletana, anche a quote collinari. Inoltre c’è stato più traffico veicolare, che è fattore determinante, anche un maggiore uso di stufe a pellet. Per quanto riguarda i roghi localizzati, questi creano problemi importanti, laddove si verificano. Ma è difficile rilevarne l’impatto sul posto, in quanto la colonna di fumo raggiunge spesso quote troppo elevate a causa delle alte temperature della sorgente”.

Intanto migliaia di cittadini respirano una pericolosissima cappa di smog, che attenta polmoni, cuore e sistema circolatorio, mentre in vari Comuni sono allo studio misure antismog da riproporre ancora una volta. Ma, vista la situazione attuale, con ben poche speranze di incidere seriamente.

Per l’Arpac sotto accusa ci sarebbero principalmente il traffico veicolare, ma anche i riscaldamenti domestici ed i roghi di rifiuti.

 

Maria Luigia Feldi

 

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