Monsignor Di Donna: “Con l’arrivo di Papa Francesco ad Acerra deve rinascere la speranza”.

In merito alla visita di Papa Francesco il prossimo il 24 maggio ad Acerra, di cui si riferiva in precedenza, non potevamo non farci raccontare dal Vescovo Antonio Di Donna, cosa si erano detti lui ed il Pontefice in occasione di un’udienza privata.

“Ho illustrato al Papa – esordiva il Vescovo – il cammino che stiamo facendo con altre Diocesi della Campania. Che culminerà nell’incontro con i vertici della Cei e dei Vescovi di tutte le Terre dei fuochi d’Italia il 18 aprile prossimo sempre ad Acerra. E la sua visita è significativa non solo per Acerra, ma per tutto il territorio.

Quando al Papa ho raccontato ciò che viviamo, l’ho visto molto attento ed immedesimato nel nostro dramma. Francesco, che privilegia le periferie, verrà ad Acerra come luogo simbolo di tutte le Terre dei fuochi. Purtroppo dobbiamo parlare al plurale dei luoghi, in cui si convive con i veleni, visto che secondo il Ministero dell’Ambiente sono ben 57 i siti pericolosi d’Italia, su cui insistono 70 Diocesi: 27 al Nord, 20 al Centro e 23 al Sud.

Il Papa per noi credenti viene a confermare la fede – proseguiva Di Donna – e credo che la sua visita rappresenti un messaggio chiaro. Infatti incontrerà tutte quelle persone, che stanno pagando un prezzo troppo alto rispetto ad inadempienze, ritardi, sottovalutazioni che si protraggono da tempo. Francesco viene a stimolarci e ad incoraggiarci tutti nell’impegno che stiamo portando avanti ed incontrerà le famiglie, che hanno avuto giovani morti per cancro.

Pronuncerà una parola di conforto e ci darà la forza di continuare a credere in un futuro diverso per questa terra. Negli ultimi tempi abbiamo assistito agli sforzi del Ministero dell’Ambiente, visto che il Ministro Costa conosce bene la situazione della Regione. Ci sono finalmente i risultati di una ricognizione compiuta sui terreni inquinati. Sappiamo insomma dove sono stati sotterrati i veleni.

Sul fronte della prevenzione – proseguiva il prelato – aspettiamo il Registro dei Tumori ed il percorso sembra avviato. Restano però troppi punti in sospeso e mi riferisco ai roghi tossici che ci circondano, alle polveri sottili che sforano ed alle mancate bonifiche. C’è poi il grande interrogativo dell’inceneritore, perché ancora oggi non sappiamo cosa brucia e quanta immondizia viene distrutta. Come Chiesa vogliamo dialogare costantemente con tutti i soggetti interessati, a cominciare dalle Istituzioni.

Riconosco che non esiste solo la nostra Terra dei fuochi, ma è certo che qui si continua a morire più che altrove. La presenza del Papa sarà per noi un punto di riferimento anche in futuro e non è poco in una terra, che finora è stata troppo spesso dimenticata. Mi attendo un nuovo impegno, da chi nella Terra dei fuochi vive ed anche da parte della Chiesa.

Non si può negare, che i temi contenuti nella Laudato sì non sono passati del tutto nella predicazione delle parrocchie e nei cammini ordinari che compiamo. Inoltre – concludeva il Vescovo – per il 18 aprile sono stati invitati ad Acerra 70 Vescovi delle terre dei fuochi d’Italia e sarà questo un altro tassello importante, affinchè cresca l’interesse verso la tragedia, che viviamo non solo ad Acerra.

Infatti a Vicenza, ad esempio, una delle zone maggiormente ricche e produttive d’Italia, c’è il problema dell’acqua inquinata. Acerra è un luogo simbolo e forse anche quello che paga uno dei prezzi più alti”.

 

 

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