Rogo in zona Asi, si indaga per conoscere le cause dell’incendio. Sequestrato l’impianto

Il vasto incendio scoppiato nella notte tra il 13 ed il 14 febbraio nella locale zona industriale nell’impianto di stoccaggio e smaltimento di rifiuti ferrosi della ditta Eurometal, di cui riferivamo in precedenza, accendeva i riflettori sulla circostanza che tali incendi, ad intervalli regolari, colpiscono piazzole, stock di rifiuti, scarti di lavorazione, insomma materiale destinato ad essere smaltito e di difficile trasferimento.

Rifiuti che vanno dismessi o trasferiti attraverso pratiche e procedure lunghe e dispendiose, mentre di solito si “salvano”, quelli che si smaltiscono a basso costo e che producono incassi certi. Una circostanza che merita di essere indagata, fermo restando che quello di Acerra è un incendio doloso, per il quale i titolari della Eurometal vanno considerati parte offesa, in attesa che vengano condotte verifiche da parte degli inquirenti.

Un rogo sul quale indagano le Procure sia di Napoli che di Nola, dal momento che un incendio di simili proporzioni può anche divenire oggetto d’indagine di un ufficio distrettuale. Roghi dolosi che, nelle linee generali, hanno lo stesso comune denominatore, ossia quello commerciale.

Si incendia ciò che è costoso da smaltire, che dev’essere smaltito in altri impianti o fuori regione. C’è poi l’infinita emergenza ambientale, che ha consentito di sbloccare soldi, finanziamenti, risorse. E che ha una certa influenza sull’agenda politica e sui capitoli di spesa regionali in modo altalenante.

A periodi di mobilitazione collettiva e di interessi pubblici (con tanto di risorse pubbliche da mettere a disposizione), corrispondono periodi di minore attenzione. E’ in questo scenario, che va calato l’incendio nella locale zona Asi.

Chi ha agito lo ha fatto, sapendo bene che il prossimo 24 maggio Papa Francesco sarà in visita proprio ad Acerra. Un megafono mondiale, un occhio globale per la Terra dei fuochi. Quanto basta ad accentuare, in modo criminale, i caratteri di un’emergenza che, negli ultimi anni, era ritornata in un alveo regionale, finendo per essere relegata ad un problema di qualche Comune di provincia. E’ in questo scenario, che hanno agito i piromani.

Ed è in questa dimensione che è logico attendersi, nelle prossime settimane, nuove prove di forza, per rendere plateale l’emergenza della Terra dei fuochi. Un movente mediatico, ma anche commerciale. Alimentare emergenze, per creare nuovi investimenti, per sbloccare nuovi fondi, investimenti, incentivi, in un contesto in cui si muovono manager ed imprenditori senza scrupoli.

Tornando all’incendio in zona Asi, gli investigatori acquisivano i filmati di alcune telecamere di sorveglianza e sentivano il guardiano presente nell’azienda al momento dell’incendio. Dalle immagini si vedrebbe una piccola fiammella nei cumuli di ferro che, in pochi attimi, si espande, dando vita al rogo.

Qualcuno, approfittando dell’oscurità, potrebbe essersi introdotto nell’area ed avrebbe appiccato il rogo alle migliaia di tonnellate di scarti pericolosi, prevalentemente metalli, scatenando l’ennesimo disastro ambientale.

Le fumarole dei rifiuti dati alle fiamme, intanto, continuavano anche nel pomeriggio successivo, nonostante che le fiamme fossero state domate, mentre l’Arpac installava uno speciale rilevatore della diossina ed un laboratorio mobile, per comprendere le conseguenze del maxirogo.

Nel 2017 l’azienda Eurometal ricevette dalla Regione Campania la valutazione positiva di impatto ambientale (V.I.A.), mentre il Comune di Acerra si oppose fortemente al suo insediamento in zona Asi, dando parere negativo alla richiesta di autorizzazione, poi rilasciata dalla Regione. La contrarietà del Comune riguardava proprio la mancanza di riferimento nel progetto societario ad alcun tipo di copertura, per quel che concerne le aree destinate allo stoccaggio dei materiali, ritenute all’epoca scoperte e comunque non adeguatamente schermate.

Intanto lunedì 17 febbraio veniva sequestrato dagli agenti della Polizia di Stato, su disposizione della Procura di Nola, l’impianto Eurometal. Nel frattempo, però, scoppiava una polemica sui dati diffusi dall’Arpac circa la qualità dell’aria nel territorio interessato per oltre 40 ore dall’incendio. Secondo l’Agenzia Regionale nei due giorni, in cui sono divampate le fiamme, la qualità dell’aria sarebbe stata da buona ad ottima proprio nella zona industriale di Acerra e da discreta a buona in tutta l’area a nordest di Napoli.

Lo prova il bollino azzurro, fatto apporre dall’Arpac sulla centralina della locale zona industriale, nella mappa interattiva che si trova all’interno del sito pubblico dell’Agenzia e che è relativa alla giornata del 15 febbraio. Giornata in cui il fumo ancora si levava dalla Eurometal. Solo altre due centraline in quel giorno hanno fatto registrare aria ottima come ad Acerra. Una si trova nel Cilento ed un’altra ai piedi del massiccio del Taburno.

“Nella zona non si poteva nemmeno respirare, tanto erano insopportabili le esalazioni e le ceneri – sbottava un indignato Alessandro Cannavacciuolo – quindi non possiamo e non dobbiamo credere a questi dati. Dobbiamo a questo punto necessariamente prendere atto, che c’è scarsa trasparenza nelle attività di controllo dello Stato per la salvaguardia della salute pubblica”.

 

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