Crollava in pieno centro il tetto in amianto di un’abitazione. Tragedia sfiorata

Che il centro storico cittadino versi ormai da anni in una situazione di abbandono e di assoluta precarietà, è cosa nota.

E non lo dimostrano solo le serrande delle attività commerciali, chiuse da tempo immemore. Ma ad evidenziarlo ogni tanto, ci pensano soprattutto la mancata manutenzione da parte dei proprietari o eredi degli immobili e le avverse condizioni metereologiche, come in occasione del forte vento, soffiato nelle giornate di mercoledì e giovedì 5 e 6 febbraio che causava, nel tardo pomeriggio, non solo il crollo di alcune tegole da un manufatto ormai abbandonato a via San Gioacchino, che richiedeva anche l’intervento dell’autoscala dei Vigili del Fuoco.

Ma anche quello di un intero tetto di amianto di un palazzo abitato a via Caporale. Lungo la quale, per fortuna, non transitava nessuno in quel momento, né qualcuno dei residenti era uscito di casa. Pertanto non si registravano vittime o feriti. Ma tanta paura sì.

Infatti il crollo della copertura in legno con manto in lastre latero-cementizie, provocava danni anche ad un balcone posto al primo piano dell’unità immobiliare, che fa parte dell’edificio posto di fronte ed il danneggiamento della copertura di un suppenno di un altro edificio. Detto crollo faceva accorrere sul posto gli agenti della Polizia Municipale, il personale dell’Ufficio Tecnico comunale ed i Vigili del Fuoco. Ma ne seguiva anche un problema per la pubblica e privata incolumità.

Infatti il temuto cemento-amianto nell’impatto al suolo si frantumava in migliaia di pezzi. Sul posto si portava anche il personale della ditta specializzata inviata dal Comune per la rimozione e messa in sicurezza dell’eternit.

Ma sul posto si presentavano anche alcuni ambientalisti locali, che segnalavano l’inconveniente alle autorità competenti. Uno dei quali, Alessandro Cannavacciuolo, ben presto ingaggiava un duello verbale con il responsabile dell’azienda, poiché contestava al titolare dell’impresa la modalità di esecuzione delle operazioni, finalizzate alla messa in sicurezza del rifiuto speciale e pericoloso.

“La ditta ha maneggiato l’amianto – raccontava Cannavacciuolo – creando un ulteriore pericolo per la salute di tutti. E’ inaccettabile che quintali di eternit frantumato, siano stati manipolati con una pala, una paletta ed una scopa, senza prima essere stati incapsulati.

Inoltre, durante il trattamento della sostanza molto pericolosa, è stato comunque consentito il passaggio dei cittadini, anche di bambini, attraverso via Caporale che, invece, doveva essere preventivamente del tutto sigillata. Per di più, quando ho annunciato che avrei denunciato tutto alla Magistratura, sono stato anche minacciato”.

E’ tutto contenuto in un video, divenuto virale sul web e nella denuncia poi presentata presso la Procura nolana dal Cannavacciuolo. Dal canto suo il responsabile della ditta spiegava che “‘l’amianto rinvenuto non è pericoloso, perché è compatto e non è friabile” e che “il transito in via Caporale è stato consentito, per permettere alle persone che abitano nei palazzi, di poter raggiungere le loro case”.

Amianto poi rimosso nei giorni successivi. Venerdì 3 febbraio veniva emessa l’Ordinanza sindacale n.3, con cui si ordinava ai proprietari degli immobili danneggiati o interessati dai crolli, tra l’altro, di ripristinare ad horas le condizioni di sicurezza mediante i necessari interventi, mentre con la stessa si procedeva a regolare la viabilità a via Caporale e nelle altre strade contigue.

Ma è l’intero centro storico ad essere interessato dalla presenza di immobili spesso non più abitati e debilitati dall’incuria e dal tempo trascorso.

 

Elvira Castaldo

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