La salute ad Acerra. Tra bisogni e prospettive. Il convegno promosso dalla Diocesi

Lo scorso 29 gennaio, presso la Biblioteca diocesana della Curia vescovile, si teneva un convegno dal titolo: “La salute ad Acerra. Tra bisogni e prospettive”, organizzato in occasione del terzo incontro con la città nell’ambito della visita pastorale del Vescovo Antonio Di Donna.

Moderatore del convegno era il Prof. Gennaro Niola – Direttore dell’Ufficio diocesano per i Beni culturali. Ad aprire i lavori del convegno, tenutosi alla presenza di una folta platea, era il dott. Pasquale Bove – Direttore del Distretto sanitario 46 dell’Asl Napoli 2 Nord, il quale faceva il punto della situazione circa la domanda dell’utenza e l’offerta dei servizi sanitari da parte del Distretto territorialmente competente.

“Anche se c’è ancora molto lavoro da fare – esordiva il dott.Bove – in 18 mesi è stato fatto molto. Infatti, comparando i dati del 2018 con quelli del 2019, è facile notare che, in tema di prevenzione, le percentuali di coloro che hanno effettuato gli screening sono aumentate.

Soprattutto per quanto concerne la mammografia, passata dal 2,2% del 2018 al 38,7% dell’anno scorso, anche perché non occorre più recarsi nelle strutture sanitarie dei Comuni limitrofi. Ma occorre che i cittadini ci seguano con maggiore costanza. Infatti – proseguiva Bove – i medici hanno consegnato 2800 kit ai propri pazienti, ma non tutti li hanno utilizzati.

Così com’è aumentato il numero degli anziani assistiti a domicilio, seguiti da una serie di figure quali infermieri, fisioterapisti ed altri. A breve dovrebbe partire anche il centro di diabetologia, che si prefigge di seguire tra i 5 mila e gli 8 mila diabetici. Le visite domiciliari, inoltre, favoriscono anche la riduzione dei tempi di attesa per i pazienti, che devono sottoporsi ad una vista medica, mentre è operativo il consultorio materno infantile, che segue moltissimi bambini.

Naturalmente questa grande offerta di servizi sanitari che, dal punto di vista dell’offerta specialistica, va ulteriormente elevata, comporta degli investimenti ingenti, quantunque sia completamente sfruttata dall’utenza, che può fare a meno di recarsi presso altre strutture dei vari Comuni o presso centri privati, con aggravio delle spese da sostenere.

Circa il Registro Tumori – concludeva il Direttore – esso è stato istituito nel 2012 ed i dati in nostro possesso vanno dal 2010 al 2014. Dati comprendenti anche i referti medici, i ricoveri ospedalieri ed i farmaci usati. Scorrendo tali dati, emerge che i maschi sono più colpiti delle donne e che l’entroterra presenta situazioni più critiche rispetto alle fasce costiere o alle aree insulari. Tra i territori ad alta incidenza vi sono Giugliano, Casalnuovo ed Afragola, ma non Acerra, che resta però ad alta incidenza di rischio”.

Interveniva poi il dott.Nicola Cantore – ematologo, primario dell’Ospedale Moscati di Avellino, il quale descriveva la figura del medico di una volta che, di certo, era maggiormente rispettata, visto il grande rapporto di fiducia tra paziente e medico di famiglia, mentre oggi prevalgono i giudizi critici e gli esposti-denunce nei loro confronti. Medici che erano operativi h 24 dal lunedì al venerdì, mentre nel fine settimana erano di Guardia Medica, pur stando a casa propria.

“Come ematologo – affermava il professionista – vi dico che l’ematologia è una branca, dalla quale poi si sono scisse altre branche, che hanno avuto un percorso loro. La comparsa del cancro è dovuta soprattutto alle alterazioni genetiche. Pertanto dobbiamo prima conoscere i nostri geni a condizione normale, riuscendo ad ottenere una mappa del codice genetico dopo anni ed anni di studio e di progetti costati miliardi.

Ed un semplice cromosoma individuato alterato, alla fine diede il via a proseguire nella ricerca. Ed è così che nel 2004, nell’affrontare la leucemia, ottenemmo un farmaco, che bloccava e riprogrammava la cellula malata, fino alla guarigione della malattia, con l’assunzione di una compressa al giorno.

Anche perché i geni producono proteine e conosciamo il ruolo delle stesse per le cellule. Ma la ricerca biologica guarda lontano – aggiungeva Cantore – e se negli anni ’60, per curare il tumore, si ricorreva solo alla radioterapia o alla chemioterapia, che finiscono per interessare anche i tessuti sani, ecco che si è pensato di ricorrere alle cellule staminali, con terapie personalizzate.

Fondamentale è anche lo studio del sistema immunitario, perché esso individua anche le cellule che si sono modificate. Infatti le cellule comunicano tra di loro e quelle malate tendono a sopravvivere, cercando di sfuggire al riconoscimento da parte del sistema immunitario.

Quindi, tagliare questi ponti tra le cellule, è fondamentale ed in ciò l’Ingegneria genetica è di grande aiuto ed ha fatto grossi passi in avanti”.

 

Joseph Fontano

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