Donna morta dopo un esame al cuore, i familiari denunciano. Indagati due medici

Si era ricoverata in clinica per una coronografia, ma moriva durante l’esame. La vittima, Maria Pia Messina, di 64 anni, era la responsabile (unica donna in Campania) della locale Caritas diocesana da oltre 15 anni, ma da trenta era impegnata nell’assistenza dei poveri e nella formazione dei volontari.

Accadeva nel pomeriggio dello scorso 3 dicembre a Pomigliano d’Arco, nel presidio ospedaliero “Ios”, noto come ex clinica San Felice. Per la 64enne non c’era stato nulla da fare, nonostante i soccorsi messi in atto tempestivamente dall’equipe di cardiologi della struttura sanitaria.

La donna, sposata e madre di quattro figli, non ha mai ripreso conoscenza ed è deceduta a seguito di un arresto cardio-circolatorio. Sul decesso avviavano le dovute indagini i Carabinieri della Compagnia di Castello di Cisterna, agli ordini del Capitano Marco Califano, su delega del sostituto procuratore Aurelia Caporale del Tribunale di Nola.

Carabinieri chiamati ad intervenire dai familiari della donna. Venivano così sequestrate la salma, la cartella clinica della volontaria ed un video, che i figli della donna avrebbero realizzato, durante i tentativi di rianimazione messi in atto dell’equipe medica della suddetta clinica, che non fa più parte del gruppo “Medicina Futura”.

A comunicarlo ufficialmente era lo stesso presidente del gruppo Arturo Improta, il quale specificava che “la clinica ex San Felice di Pomigliano d’Arco, ove si è verificato lo spiacevole evento, non fa più parte e, quindi, non è più gestita dallo staff di Medicina Futura a partire da giugno 2019”. Nei giorni successivi veniva eseguita l’autopsia, per capire cosa abbia causato la morte della donna, anche se occorrerà attendere una cinquantina di giorni, per conoscere gli esiti dell’esame autoptico.

Naturalmente gli inquirenti mantenevano il massimo riserbo sulle cause del decesso ed eventuali possibili responsabilità e non escludevano alcuna ipotesi. Completamente attoniti e sotto choc i familiari della vittima alcuni dei quali, marito compreso, attendevano fuori dalla sala operatoria la fine di quello che, ormai, era un intervento chirurgico.

Maria Pia si era ricoverata due giorni prima in clinica per accertamenti cardiologici e per sottoporsi alla coronografia, che avrebbe dovuto scongiurare occlusioni o patologie coronariche. Nel pomeriggio di martedì 3 dicembre, in piena coscienza, entrava in sala operatoria, per sottoporsi all’esame.

L’intervento prevede un’anestesia locale ed è praticato normalmente in stato di veglia. Infatti non è un esame particolarmente pericoloso.

“Sono venuti alcuni medici ed hanno comunicato, che si era verificato un arresto cardiaco. Sono entrato in sala operatoria ed ho visto, che le stavano praticando un massaggio. E’ stato terribile” – raccontava tra le lacrime una parente della donna. “Com’è possibile che si muoia così?

Stava bene e doveva essere un esame di routine” – incalzava un altro congiunto. Ai familiari non restava altro da fare, che richiedere l’intervento dei Militari dell’Arma. Il decesso della responsabile della Caritas suscitava grande commozione non solo tra l’ambiente ecclesiale ma anche in città.

E’ stato un duro colpo non solo per la Diocesi ma per l’intera città – commentava il Vescovo Mons.Antonio Di Donnae la Caritas ed i poveri erano la sua famiglia. Ha dato tutto, fino a prima di ricoverarsi per alcuni controlli. Tutti l’amavano e la stimavano ed era un punto di riferimento anche per le istituzioni”.

I funerali si svolgevano venerdì 6 dicembre nella gremitissima Cattedrale del Duomo di Acerra, ai quali prendevano parte anche il Vescovo emerito Giovanni Rinaldi e don Andrea Regina della Caritas Italiana insieme a tutti i Direttori campani.

Ad officiare la funzione era il Vescovo Di Donna il quale, durante l’omelia, con voce rotta dall’emozione, ricordava “la sua incessante opera a favore dei poveri e che la sua scomparsa rappresentava una grave perdita per la Diocesi, ma soprattutto per la città e per i suoi poveri. E la sua morte pone interrogativi, per com’è avvenuta”.

Intanto erano due i medici iscritti nel registro degli indagati per la morte della donna. Un atto dovuto, per permettere agli stessi di nominare un medico legale, per assistere all’esame “irripetibile”.

Naturalmente per i due camici bianchi vale la presunzione d’innocenza, fino a sentenza definitiva passata in giudicato.

 

Maria Luigia Feldi

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