Fu denunciato dal Sindaco con l’accusa di minacce nei suoi confronti. Ma è stato assolto

Assolto dai Giudici del collegio D del Tribunale di Napoli, “perché il fatto non sussiste”, il pregiudicato Angelo Ciro Passaro, denunciato a maggio del 2018 dal Sindaco Raffaele Lettieri per presunte minacce. Il salomonico verdetto restituisce la serenità ad un uomo, tornato libero da qualche anno, dopo aver pagato tutti i suoi debiti alla legge.

In tal modo ha messo fine ad un incubo, che non doveva nemmeno iniziare tenuto conto, com’è stato poi ricostruito nel corso del lungo dibattimento che Passaro, dopo aver parlato con il primo cittadino in una piazza, si era allontanato, salutando e senza proferire alcun tipo di minaccia, pur avendo ricevuto dallo stesso un plateale rifiuto. In ogni modo, anche grazie all’avvocato Giovanni Bianco (difensore di fiducia dell’imputato), la verità ha avuto il sopravvento. Nel corso del dibattimento, durato oltre un anno, sono stati sentiti diversi testimoni tutti attendibili.

L’accusa era rappresentata dal Pubblico Ministero in forza alla Dda partenopea Gianfranco Scarfò, lo stesso che ha seguito fin dalle prime battute la singolare indagine. La vicenda prese il via nel maggio dell’anno scorso. La fascia tricolore si trovava nei pressi del Castello baronale insieme ad alcuni dipendenti dell’Ente, quando Ciro Passaro con molta gentilezza, gli chiese di parlargli.

Il colloquio tra i due durò una manciata di minuti, durante i quali l’uomo raccontò al sindaco brevemente la sua storia, chiedendogli di poterlo aiutare, a trovare un posto di lavoro. Prima di allora, come confermato dal primo cittadino nel corso del suo interrogatorio in aula Passaro, diversi mesi prima (forse a gennaio dello stesso anno), aveva richiesto un formale incontro con il sindaco, che però non gli era stato mai accordato. Nel corso della sua testimonianza in dibattimento, Lettieri riferisce alla Corte che, nel corso del colloquio l’imputato, parlando in dialetto napoletano, lo avesse minacciato.

“Stavot accumence ro Comun, invece e accumence ra miezza a vie”. Secondo la testimonianza di Lettieri, questa frase sarebbe stata pronunciata dall’imputato al termine della conversazione, nel corso della quale il Passaro aveva riferito, di essere stato un elemento del clan dei “Carusiello”.

Ravvisata una sorta di minaccia da queste parole riferite dal sindaco, ma che non hanno trovato alcun riscontro, Lettieri denunciò i fatti alle Forze dell’Ordine che, in virtù del casellario giudiziale del denunciato, trasmisero gli atti alla Procura distrettuale.

Intanto passavano mesi, senza che accedesse qualcosa. Poi a settembre il Passaro rincontrò per caso il Sindaco, quando questi si trovava nel suo quartiere e riprovò a parlarci, ricevendo una risposta secca, ossia: “No, non voglio incontrati”. Dinanzi a quella risposta non garbata ed inopportuna per un primo cittadino, Passaro si allontanò visibilmente dispiaciuto per come era stato trattato, senza comunque sapere, che già era stato denunciato per un reato, che non aveva certamente commesso.

Già il 21 giugno scorso il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale nolano, Martina Aurigemma, aveva stabilito la definitiva archiviazione del procedimento nei confronti di Alessandro Cannavacciuolo, legalmente assistito dall’avvocato Teresa Di Nuzzo che, con un post pubblicato su facebook, diede del delinquente al Sindaco Lettieri. Il quale, attraverso la Delibera di Giunta n.65 del 20.04.2017, presentò una denuncia-querela nei confronti dell’autore per il reato di diffamazione a mezzo stampa.

Ma il Tribunale di Nola, dopo circa due anni, ha “assolto” l’ambientalista autore dello scritto, pubblicato in data 27.03.2017, letto e ri-postato da altri nove utenti.

Secondo il Gip l’ecologista non aveva fatto altro, “che esercitare il suo diritto di critica e di denuncia di questioni di prioritario interesse pubblico”. Ed è così che la Magistratura penale ha archiviato la querela sporta dal primo cittadino. L’ambientalista scrisse, che “il sindaco, che ordina ad un dipendente di sversare rifiuti in un terreno, facendoli macinare con un trattore, è un delinquente”.

In pratica, secondo Cannavacciuolo, la fascia tricolore avrebbe ordinato ad un operaio del Comune, di scaricare col trattore un certo quantitativo di rifiuti (forse sfalci di potatura ndr) nell’area Pip. Ma il sindaco, essendosi sentito gravemente screditato nell’immagine dal post diffamatorio e visto che la frase era rafforzata ancora di più da una foto, che ritraeva un trattore in aperta campagna con il logo e la scritta del Comune di Acerra, querelò l’ambientalista ed intraprese nei suoi confronti un’azione legale.

Imputato che, però, aveva portato in Procura le prove, di quanto aveva sostenuto attraverso facebook. E che disse: “Stiamo valutando, se denunciare il Sindaco per calunnia”.

 

Nino Pannella

 

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