Quale futuro per l’agricoltura ad Acerra? Il convegno promosso dalla Diocesi di Acerra

Lo scorso 15 novembre, presso la Biblioteca diocesana della Curia vescovile, si teneva un convegno dal titolo: “C’è futuro per l’agricoltura ad Acerra?”, organizzato in occasione del secondo incontro con la città nell’ambito della visita pastorale del Vescovo Antonio Di Donna. Moderatore del convegno era Antonio Pintauro – Direttore dell’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali.

A che punto è lo sviluppo dell’agricoltura? Cosa fanno gli agricoltori, che pure sono stati in questi anni un «segno di speranza»? Che rapporto c’è tra loro ed i consumatori?

Che spazio viene dedicato dalle Istituzioni all’economia agricola nella visione della città per gli anni a venire? Erano questi alcuni dei quesiti, ai quali gli intervenuti, tra cui l’associazione Ari.Amo, cercavano di dare delle risposte nel corso di questo pubblico incontro con la città.

Durante il quale venivano presentate testimonianze di buone pratiche. Un appuntamento voluto dal Vescovo nell’ambito della Visita pastorale alle parrocchie, che ha preso il via a marzo scorso. L’alto prelato, dinanzi ad una platea vasta e non composta soltanto dagli addetti ai lavori, ma orfana dell’Assessore comunale al ramo; del Presidente della Commissione consiliare competente e con il Sindaco, che regalava ai presenti solo pochi minuti di se stesso, precisava:

“Grazie alla collaborazione di un gruppo di lavoro che mi coordina, a giugno scorso avviai il primo incontro con la città presso le suore Palladino, affrontando la tematica del Piano Urbanistico comunale, circa il quale la Chiesa ha detto la sua.

Stasera vi è la seconda tematica, quella dell’agricoltura. Poi seguirà la tematica della salute e per finire quella dell’ambiente. Alla fine vi sarà un convegno conclusivo, che sarà la sintesi di tutte e quattro i momenti affrontati. Circa l’agricoltura, proprio in questi giorni la Chiesa celebra la Giornata del Ringraziamento per i frutti della terra.

Con l’agricoltura occorre fare i conti – proseguiva il Vescovo – e stabilire quale peso le si vuole dare ad Acerra. Durante questo convegno avremo appunto delle testimonianze da parte di chi opera nell’agricoltura, che riferirà della propria esperienza”.

A questo punto Pintauro ripercorreva, in breve, gli ultimi eventi del territorio sotto il profilo ambientale, partendo dal 26 settembre 2015, quando al convegno organizzato dalla Diocesi vennero ad Acerra tutti i Vescovi della Campania, il Governatore De Luca e l’ex Procuratore capo della Procura di Nola Mancuso. In quella circostanza venero formulati quesiti, ai quali non sempre furono fornite risposte. Pertanto, a distanza di 4 anni, l’agricoltura ha superato le proprie criticità?

E’ ovvio che la Chiesa resta molto vigile su questa tematica, che coinvolge gli agricoltori, gli amministratori locali ed i cittadini, ciascuno con le proprie responsabilità. Anche se resta una frattura tra contadini e cittadini, che va risanata. Sta di fatto che l’agricoltura locale ha spesso ceduto il passo ad un’industrializzazione, che ha fatto solo scempio del territorio e tolto braccia all’agricoltura.

Che, invece, è un elemento qualificante del territorio, anche dal punto di vista economico-occupazionale e che fa più fatturato di tutti. Agricoltura sulla quale è caduta anche la tagliola della Terra dei Fuochi, a cui gli agricoltori hanno risposto con la bontà dei loro prodotti provenienti da terreni non inquinati. Anche se negli anni, a partire dal 2013, si sono avuti milioni di danni d’immagine.

Anzi nel 2014 ammontano a 18 milioni di euro le perdite delle aziende agricole acerrane per la disdetta dei contratti di acquisto da parte della grande distribuzione. Comunque emergeva che i contadini sono sentinelle del territorio.

Poi iniziava il valzer degli interventi, con il rappresentante dell’associazione Aria.Mo, l’agronomo Pasquale Romano, che diceva: “Penso che il futuro dell’agricoltura acerrana siano i giovani qui presenti, che vanno aiutati dalle istituzioni ed ascoltati ogni giorno.

Tanto si sta facendo, ma tanto va ancora fatto. Il marchio della Terra dei Fuochi ci ha penalizzato molto, ma ci siamo rialzati e ne siamo usciti a testa alta. Il 60% delle aziende agricole locali non usa pesticidi ed il 35% si sono convertite all’agricoltura biologica, la cosiddetta green-economy. C’è inoltre il presidio slow food con, ad esempio, i fagioli cannellini dente di morto ed il pomodoro San Marzano. E di terreni inquinati ve ne sono davvero pochi e tutti circoscritti”.

Anche se, su questo punto, il dott.Gennaro Esposito, dell’associazione Medici per l’Ambiente, precisava: “In verità abbiamo sul territorio tre grosse discariche, quella di Calabricito, di Rosano e quella Padreterno, che attendono da anni di essere bonificate e che continuano ad inquinare la falda acquifera.

Quindi non parlerei di poche aree circoscritte”.

 

Joseph Fontano

 

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