Le proposte e le osservazioni emerse durante il convegno sull’agricoltura promosso dalla Diocesi

Circa il convegno dal titolo: “C’è futuro per l’agricoltura ad Acerra?”, organizzato venerdì 15 novembre dalla Diocesi di Acerra presso la Biblioteca diocesana e di cui riferivamo nella pagina precedente, a dare la propria testimonianza era anche Filippo Castaldo, imprenditore agricolo, il quale dichiarava:

“Su 1500 ettari di terreno coltivabile, produciamo 400 ettari di cavolfiori, altrettanti di finocchi, 250 ettari di pomodori, di cui 70 del tipo San Marzano.

Ma la nostra agricoltura resta una colonia delle altre realtà campane, a causa soprattutto di problemi strutturali e della scarsa predisposizione a fare rete. Senza il necessario ammodernamento delle strutture la coltura delle patate, ad esempio, stimata in 650 mila tonnellate, è destinata ad essere venduta a prezzi esigui o ad essere in parte distrutta, perché manca la frigoconservazione, che permette la conservazione del prodotto a lungo termine.

Quindi solo le catene commerciali permettono di rispondere alle esigenze della grande distribuzione. Le istituzioni possono organizzare fiere ed eventi sul territorio, tavoli di confronto tra aziende unite ed investitori, come accade a qualche chilometro da noi. Ed anche la filiera corta, come le farine di grano, che stanno avendo tanto successo, ha trovato degli interlocutori e degli investitori”.

Dal canto suo l’agronomo Domenico Crispo nel suo intervento precisava: “A noi tecnici è demandato anche il compito, di dare soluzioni strutturali all’agricoltura. Resta di certo il problema ambientale, affrontato anche dalla Commissione bicamerale d’inchiesta, anche se Terra dei Fuochi significa soprattutto roghi incontrollati di sversamenti abusivi, ma che non hanno contaminato i prodotti agricoli.

Al massimo hanno interessato alcuni derivati del latte. Pertanto occorre una mappatura seria dell’intero territorio e risanare i fondi ancora contaminati attraverso coltivazioni a ciò idonee. E’ compito principale della Regione Campania intervenire con le proprie competenze, anche se i Comuni si devono fare portatori d’interesse con sgravi fiscali per chi investe e favorire il potere contrattuale degli agricoltori”.

E mentre Vincenzo Di Fiore, titolare della pizzeria “Bella Napoli”, si diceva “fiero di poter usare i prodotti tipici locali di eccellenza, prodotti dagli agricoltori acerrani che, per lui, sono da paragonare a degli eroi, per le difficoltà che superano quotidianamente nel loro lavoro”, concludeva i lavori il Vescovo Antonio Di Donna, il quale ricordava, che “aver consegnato le terre più fertili del nostro territorio all’insediamento dell’ex Montefibre o all’inceneritore, è stata una scelta scellerata.

Anche se noi – affermava Di Donna – non abbiamo niente contro l’inceneritore. Ed è bene ricordare, che lo stabilimento della Doria ha chiuso i battenti ad Acerra ed ha trasferito altrove i dipendenti per una questione di etichetta, perché si trovava a via Pagliarone (oggi via Dei Normanni), assimilabile con l’area sede dell’inceneritore.

Così come mi preme evidenziare, che alcune difficoltà possono derivare da comportamenti negligenti, com’è accaduto ad Acerra nel caso della perdita di molti fondi europei, ascrivibile alla scarsa attenzione di chi amministra”.

 

J.F.

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