Vasto e grave l’incendio che interessò la mega discarica di Calabricito

Erano le prime ore del pomeriggio di sabato 20 luglio, quando al nostro già martoriato territorio veniva inflitta l’ennesima ferita. Infatti un incendio, la cui natura restava tutta da accertare (anche se si propendeva per la quasi sicura origine dolosa), devastava l’ex Sito di Interesse Nazionale (SIN) di località “Calabricito”, uno dei 57 siti italiani classificati come fortemente contaminati e pericolosi dal Ministero dell’Ambiente. Quella di Calabricito è un’enorme discarica abusiva, sequestrata nel 1995 e recintata con un lunghissimo muro di cemento e filo spinato.

Intanto la recinzione da tempo immemore si presenta divelta in diversi punti. La discarica è stata dissequestrata molto tempo fa, per consentirne la bonifica. Ma dopo l’ultimo rogo gli agenti della Polizia Municipale, su disposizione della Procura nolana, la sequestravano di nuovo.

L’incendio, che creava non poca preoccupazione, sprigionava un’altissima nube nera, le cui sostanze si depositavano sui prodotti agricoli della fertile e vasta campagna locale. La discarica, sita al confine con i Comuni del casertano contiene certamente, sulla base delle inchieste condotte in passato e dei conseguenti ritrovamenti, rifiuti solidi urbani, scarti di fonderia ma anche una parte dei 52 mila fusti tossici dell’ex Montefibre, che sono zeppi di polietilene tereftlato.

Decine di migliaia di bidoni stoccati illecitamente all’esterno dell’impianto chimico, accanto ad un terreno adibito a pascolo e poi fatti letteralmente sparire negli anni ’90. Fu uno scandalo fatto emergere dal quotidiano “Il Mattino” nel 1992. E risalirebbe al 18 dicembre del 2017 un Decreto dirigenziale della Regione Campania, recante la firma del Dirigente Michele Palmieri, per gli interventi di caratterizzazione e successiva messa in sicurezza e/o bonifica del sito.

Nel frattempo la scomodissima presenza di questa bomba ecologica adira gli ambientalisti, che per tanto tempo ne hanno chiesto, invano, la bonifica. Ad ogni modo sulla base della declassificazione dei siti SIN, avvenuta anni or sono, a SIR (Siti di Interesse Regionale), non è più il Governo ma il Comune o, in caso di sua inadempienza, la Regione Campania, a doversi incaricare del risanamento. Tanto per fare un esempio della pericolosità di questa discarica, tra gli ex SIN italiani, insieme a quello di Calabricito, figurano l’area Italsider di Bagnoli, il bacino del fiume Sarno e l’Ilva di Taranto.

Tutte zone che attendono da troppo tempo il risanamento. Sul posto, oltre ai poliziotti municipali, ai Carabinieri ed ai Vigili del Fuoco, accorrevano anche gli ambientalisti locali, secondo i quali “i caschi rossi sarebbero giunti con grave ritardo” e che “questo è l’ennesimo incendio nella discarica”.

Ce ne furono altri anni fa. “I Vigili del Fuoco sono arrivati con l’autobotte – raccontava Vincenzo Petrella, dei Volontari Anti Roghi – ma gli abbiamo fatto notare, che l’acqua non serve, perché i rifiuti che si sono incendiati sotto le erbacce, continuano a bruciare, sprigionando fumarole. Ci vuole il terreno, per tentare di spegnere questo disastro”.

Sul posto anche Alessandro Cannavacciuolo, ambientalista locale, il quale diceva: “Nel 2016 abbiamo denunciato in Procura le omissioni istituzionali e la permanenza di questo mostro in mezzo ai campi coltivati, agli scavi archeologici di Suessola ed alle sorgenti del Riullo”.

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