Puc: Il Prof.Girard propone Acerra come città dell’economia circolare

In riferimento all’articolo pubblicato in precedenza e relativo all’incontro pubblico tenutosi sul tema “Acerra, quale futuro? Identità e territorio”, promosso dalla locale Diocesi, guidata dal Vescovo Antonio Di Donna, si registrava anche l’intervento del Prof.Luigi Fusco Girard – docente dell’Università Federico II di Napoli il quale, nell’avanzare delle proposte al Piano Urbanistico Comunale (Puc) cittadino, si soffermava soprattutto sulla proposta di un’Acerra città dell’economia circolare.

“Oggi Acerra è vista come la città della gestione dei rifiuti di tutti i Comuni della Campania – esordiva il docente – e della loro trasformazione in energia, attraverso scelte cadute dall’alto, subite e forse non ancora metabolizzate appieno. Invece quest’aspetto problematico può essere visto in una prospettiva più ricca, cioè come un’opportunità, come un’anticipazione del nuovo modello di produzione di ricchezza economica in modo circolare.

Più esplicitamente la proposta è interpretare il Puc come punto di ingresso al modello di economia circolare. Come città circolare. In particolare il Puc promuove un nuovo equilibrio tra città e campagna, conseguibile attraverso l’integrazione tra città e territorio e la ricucitura tra aree diverse e spazi pubblici, introducendo una transizione da un modello lineare di crescita/espansione, ad un modello urbano circolare (anche sulla base della proposta di nuove piattaforme ecologiche per la raccolta dei rifiuti, ecc.).

Nonché l’integrazione/riconnessione ecologica, la manutenzione ed il riuso delle diverse forme di capitale culturale, civile e religioso. Inoltre – proseguiva Girard – il patrimonio culturale può svolgere un ruolo centrale come elemento attrattore di nuove attività produttive, fortemente creative/innovative. Lo spazio pubblico può svolgere il ruolo di attrattore alla localizzazione di nuova imprenditorialità, sia privata che sociale.

Il patrimonio culturale, civile e religioso dismesso rappresentano un punto di ingresso, per potenziare gli spazi pubblici urbani, essendo essi la principale risorsa a disposizione dell’amministrazione locale, su cui costruire strategie integrate di pianificazione e di sviluppo/rigenerazione economico e sociale. Non senza trascurare il settore agroalimentare, che si fonda sulla risorsa suolo, acqua, biodiversità ed energia solare”. Interveniva poi il Prof.Gennaro Niola il quale, tra l’altro, diceva:

“Ho seguito il dibattito in città sul Puc ed ho ascoltato anche rilievi interessanti, appassionate difese e critiche. Ma ho avuto l’impressione di una catena, solida se si vuole, ma che non sta su, perché non agganciata ad un punto fermo. Cosa deve far protendere per una scelta o per un’altra? E’ necessario preventivamente definire l’identità di Acerra.

È questo il punto cruciale per una corretta programmazione del futuro cittadino. Oggi Acerra ha un suo volto? È una città industriale? È una città rurale? È una città capitalistica? È una città borghese? La tradizione ci dice che essa è una città agricola.

Ma poi il Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Napoli l’assegna al Polo tessile (l’estensore ricordava forse la Montefibre o la Meritex); le attribuisce una specializzazione agricola di tipoarboricolo (frutteti ed uliveti, che rispettivamente sono tipici del Giuglianese e del Nolano) e non le riconosce invece coltivazioni orticole intensive e prodotti tipici (fagioli, pomodori, carciofi o anche patate).

Di certo non è una città capitalista perché, per tradizione secolare, qui c’è assenza di capitali e quelli investiti ad Acerra sono da sempre forestieri.

Gli sforzi dell’Amministrazione – proseguiva Niola – lodevole per l’impegno, per qualificare la città sul piano culturale (ristrutturazione del Castello, rievocazione più o meno storica dell’inespugnabilità di Acerra nello scontro del 1421) possono tornare utili, al massimo, come investimento economico. Ma di certo non sono interventi strutturali, atti a rivitalizzare Acerra. Stesso discorso vale per la riqualificazione delle vie e delle piazze, soprattutto di piazza Castello, circa la quale già espressi a suo tempo il mio disappunto per l’intervento realizzato.

A quale funzione sociale assolve quella piazza? Se si vuole far germogliare il seme della cittadinanza e che il centro storico riprenda vita, è necessario che il singolo possa riconoscersi membro di una definita comunità. Se Acerra è il Comune nel quale, individualmente, si cerca di soddisfare le proprie attese di benessere, allora Acerra è un’accozzaglia di persone, il cui stare insieme è dettato solo dalle regole della convivenza…”.

 

 

You May Also Like

eXTReMe Tracker