Mons.Di Donna: “Il Puc così come redatto rischia di provocare un sacco della città”.

La Consulta cattolica di cittadinanza, nel contesto della visita pastorale del Vescovo Antonio Di Donna alle parrocchie di Acerra, incoraggiata dalle continue sollecitazioni del pastore ad «essere autentici cristiani e buoni cittadini», promuoveva un incontro pubblico sul tema “Acerra, quale futuro? Identità e territorio”. con particolare riferimento al futuro ed alle prospettive di sviluppo della città.

L’incontro si teneva lo scorso 18 giugno nel Teatro delle Suore d’Ivrea (Istituto Palladino) e a moderare lo stesso era l’ex vice-Sindaco dott.Tito D’Errico. Intervenivano, oltre al Vescovo, il Prof.Luigi Fusco Girard – docente dell’Università Federico II di Napoli ed il Prof.Gennaro Niola.

Assente per pregressi impegni familiari il Sindaco Lettieri, mentre erano presenti alcuni esponenti dell’amministrazione cittadina, tra cui il Presidente del Consiglio comunale Andrea Piatto. Il primo ad intervenire era Mons.Di Donna il quale, non senza toni polemici, partiva dalla disamina del Piano Urbanistico Comunale (Puc), adottato dall’esecutivo capeggiato dal sindaco Lettieri lo scorso 3 aprile, attraverso la Delibera di Giunta comunale n.53, che dovrà poi essere approvata dal Consiglio comunale. Ed annunciava che la Diocesi avrebbe presentato le sue osservazioni sul Puc, entro il termine stabilito del 23 giugno.

“Sappiamo tutti che uno strumento urbanistico ben redatto, è portatore di interessi positivi per l’intera comunità – esordiva l’alto prelato – e quello relativo ad Acerra sarà stato anche ben redatto sotto il profilo tecnico, ma manca di quella visione umanistica, che pure dev’essere un elemento identificativo di un Piano Urbanistico. Anzi, direi che è stato messo in atto un sacco della città, senza che sia stata permessa una partecipazione corale sul futuro della stessa o che sia stato concesso un momento di riflessione su quale futuro vogliamo per la nostra città.

Comunque il piano andrebbe ridisegnato all’insegna di una visione più umanistica. Non siamo padroni e non possiamo abusare della città, come se fosse nostra proprietà, come se potessimo metterci sopra le nostre mani. Le mani sulla città è il titolo di un bel film di Francesco Rosi. Il Puc non può essere concepito solo in termini di una nuova cementificazione, pronta ad invadere la nostra città.

Di certo – proseguiva il Vescovo – la chiesa non pretende di sostituirsi all’amministrazione comunale o ai poteri civili, però vuole umilmente supplire a questo vuoto, sperando che non sia troppo tardi. Ad una settimana dalla scadenza delle osservazioni al Puc, la Diocesi farà la sua parte e sarete voi, attraverso i vostri scritti, a dare il vostro contributo. Purtroppo ad Acerra c’è troppo silenzio e troppo vuoto di partecipazione, di confronto, di dialogo appassionato, su quelli che sono la sua identità ed il suo futuro.

La città, in cui viviamo, non ci appartiene, siamo noi che apparteniamo ad essa, l’abbiamo ereditata da chi ha vissuto prima di noi, come altri che verranno dopo di noi, la erediteranno da noi. Ognuno, per quanto può, deve rendere la città più bella, più vivibile, perché noi siamo di passaggio. Non siamo padroni e non possiamo abusare della città, come se essa ci appartenesse.

Da stasera da tutti noi deve partire quell’imput, di ritrovare l’identità perduta del nostro paese, confrontandoci di persona o attraverso un sito, che abbiamo messo a disposizione, su cui ragionare e far circolare le idee. Infatti mi chiedo: c’è ancora qualcuno, che possa dire, io amo Acerra?

Allora occorre ricercare questo clima di comunità, che indirizzi dei messaggi anche alle istituzioni, al fine di costruire il nostro futuro, anche se il cammino è tutto in salita. Ecco perché oggi vi ripeto il grido, che lanciai durante l’omelia di Natale, quando vi dissi svegliatevi, svegliamoci. Quella di stasera non vuole essere un’iniziativa, che abbia un secondo fine, ma vuole essere un incontro di formazione-informazione tra i cittadini, che hanno a cuore la nostra città, perché possa nascere un senso di cittadinanza attiva. Bisogna un pò ritrovare tutto questo.

Sento di precisare – concludeva Di Donna – che questo non vuole essere un momento di passerella per quella parte di società civile acerrana, che qualche volta ha utilizzato ed utilizza i problemi della città, per costruire e coltivare la propria voglia di protagonismo o individualismo. Ma ritengo che sia un momento necessario, per recuperare la nostra identità.

Soprattutto quando il contesto sociale, in cui si vive, è in difficoltà, i cristiani ed ogni uomo di buona volontà devono darsi da fare, per cercare di fermare il progressivo sfilacciamento del tessuto cittadino e prendere in mano il destino della città”.

 

 

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