Blitz antiassenteismo al Comune: accolto il ricorso di un altro dei dipendenti licenziati

Nuova puntata relativa ai licenziamenti decisi a luglio dell’anno scorso dall’Ufficio per i Provvedimenti Disciplinari (UPD) nei confronti di 6 dipendenti comunali, coinvolti nel cosiddetto blitz antiassentesimo, condotto nel Comune a giugno del 2013 da parte dei poliziotti del locale Commissariato e coordinati dalla Procura di Nola sulla scorta di un esposto anonimo fatto pervenire alle Forze dell’Ordine.

Inizialmente il blitz fu condotto dai poliziotti attraverso una serie di appostamenti, per poi procedere ad un’attività investigativa più incisiva. Attuata, collocando telecamere all’interno ed all’esterno degli uffici comunali, per monitorare il transito degli impiegati e la registrazione degli orari di ingresso e di uscita attraverso gli appositi badge.

Dalle registrazioni delle telecamere fu possibile visualizzare dipendenti, che marcavano con più badge e, attraverso una comparazione degli orari dei filmati con quelli registrati sui tabulati di presenza, si riceveva non solo conferma della loro identità, ma si comprendeva anche per quali colleghi il dipendente, di volta in volta immortalato, avesse marcato la presenza.

Dipendenti poi condannati dal Tribunale nolano attraverso la sentenza di primo grado n.566/2018, emessa dal giudice monocratico Anna Imparato in data 21.02.2018, con il seguente esito: 40 condannati e 20 assolti. Sentenza avverso la quale molti hanno presentato ricorso in Appello.

Si chiudeva, così, il processo di primo grado a carico di 60 dipendenti comunali, imputati di false attestazioni e certificazioni in concorso (e per i quali comunque vige la presunzione d’innocenza, fino a sentenza definitiva passata in giudicato).

E già il mese scorso riportammo che, al termine di un lungo ed articolato iter amministrativo, il Giudice Unico del Tribunale di Nola – sezione Lavoro, dott.Francesco Fucci, attraverso apposita ordinanza emessa il 22 maggio 2019, “aveva dichiarato l’illegittimità del licenziamento impugnato da uno degli impiegati licenziati e, per l’effetto, ordinava al Comune di reintegrare il ricorrente nel posto di lavoro e nelle stesse mansioni, ovvero in mansioni equivalenti a quelle espletate al momento del licenziamento.

Condannava il Comune al pagamento delle spese processuali, di quelle generali ed al risarcimento del danno subito dal ricorrente per effetto del licenziamento illegittimo, pari alla retribuzione globale di fatto dalla data del licenziamento (10.07.2018) fino alla reintegra, oltre ad interessi come per legge fino al soddisfo ed oltre al versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali”.

Dipendente di 64 anni identificato con matricola n.129 e reintegrato in data 24.05.2019 come da Determina dirigenziale n.714, a firma del Dirigente al Personale.

Sentenza contro la quale il Comune ha presentato ricorso in Appello, attraverso la Determina dirigenziale n.801 del 18.06.2019, nominando quale legale rappresentante del Comune l’avvocato interno dello stesso Ente.

Illegittimo adesso è stato considerato anche il licenziamento del dipendente comunale Vincenzo Albachiara, attraverso apposita ordinanza, emessa in data 21.06.2019 dallo stesso suddetto Giudice Unico del Lavoro del Tribunale nolano e con le stesse motivazioni addotte per il sopra citato impiegato comunale.

Inoltre l’Ente di Viale della Democrazia è stato condannato anche al pagamento di 2400 euro quali spese di lite, oltre le spese generali.

Insomma una vittoria a tutto tondo dell’avvocato Giovanni Della Corte, difensore di fiducia di Albachiara. Nella mattinata di martedì 25 giugno, in forza della Determina dirigenziale di reintegro n.823 del 24.06.2019, il noto e storico dipendente comunale, da tempo alle dipendenze della Direzione della Polizia Municipale, era al suo posto di lavoro, gioioso e soddisfatto.

Scontato, così come già è stato fatto per il dipendente Olindo Tortora, il ricorso in appello avverso la sentenza del Giudice del Lavoro. In ogni modo la verità sta venendo fuori.

Purtroppo l’intero procedimento disciplinare (così come il procedimento penale) è stato geneticamente viziato dall’errata applicazione della normativa (all’art.55  quater D.Lgs n.165/2001, lettere a) e b), poiché la sanzione di legge scatta, non qualora si verifichi l’utilizzo irregolare del badge (come nel caso dei dipendenti del Comune di Acerra), ma solo qualora il badge sia stato adoperato, per nascondere l’assenza dal servizio (propria o del collega), alterando così la realtà dei fatti.

Ora si attende di conoscere l’esito degli altri quattro processi in itinere, tutti relativi a dipendenti comunali, forse frettolosamente licenziati dopo la sentenza di primo grado.

 

Nino Pannella

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