Il ministro Costa assicura che “la quarta linea del termovalorizzatore di Acerra non si farà”.

La quarta linea del termovalorizzatore di Acerra non si farà”. Lo assicurava il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa lo scorso 20 maggio, in risposta ai proclami del Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, secondo il quale “a settembre avremo un periodo delicato per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, dal momento che si dovrà procedere alla manutenzione generale dell’intero impianto acerrano, che starà fermo per circa 40-45 giorni…Occorre dunque progettare subito una quarta linea di riserva, da tenere nell’impianto. Anche se la sua costruzione richiede tempi non brevi. Infatti occorrono 2 anni e 120 milioni di euro”.

E dopo che abbiamo più volte riportato la reiterata contrarietà espressa a tale progetto dal Vescovo Mons.Antonio Di Donna, che ha più volte tuonato contro il termodistruttore ed un suo ampliamento, al pari dei comitati e delle associazioni ambientaliste locali, ecco arrivare anche quella del Ministro all’Ambiente, il quale dichiarava:

“Con i tecnici dell’Ispra ho verificato i dati e siamo certi, che con l’attuale trend della differenziata, in tempi brevi non ci saranno più rifiuti secchi, di quelli che già possiamo bruciare. Perciò, se De Luca andrà avanti con la sua proposta, io la bloccherò».

Così dunque il Ministro, che il giorno successivo era a Napoli, per monitorare i risultati del Decreto di novembre contro gli incendi della Terra dei Fuochi. Costa bocciava definitivamente l’idea di potenziare l’inceneritore. Ed incontrava al Palazzo di Governo i vertici delle Prefetture interessate dal protocollo d’intesa firmato a novembre 2018, gli amministratori, le Forze Armate e quelle di Polizia.

Il Ministro intendeva in tal modo rispettare l’impegno assunto a Caserta, di tornare ogni due o tre mesi, per verificare lo stato dell’arte. Insieme all’Ing.Fabrizio Curcio, responsabile della cabina di regia insediata presso il Consiglio dei Ministri ed al Sottosegretario Micillo, venivano avanzate anche le nuove proposte per il periodo estivo tipicamente afflitto da grandi criticità. Gli incendi che si sono verificati in tutto il Paese, soprattutto a partire dagli ultimi mesi del 2017, hanno creato una vera e propria emergenza nazionale, che ha reso necessaria un’azione costante di vigilanza e controllo sul territorio.

“Da questo punto di vista sono stati fatti passi in avanti – dichiarava Costa – visto che l’Aeronautica Militare ha fatto alzare in volo dei caccia sperimentali e che la Regione sta completando le gare, per comprare una decina di droni, da affidare alla Sma, che andranno a sommarsi a quelli che l’Esercito già sta utilizzando. Nelle prossime settimane sarà presentato l’aggiornamento dello studio Sentieri sullo stato di salute degli abitanti della Terra dei Fuochi ed anche i risultati dell’analisi epidemiologica attivata dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord.

Intanto l’Istituto della Sanità, nell’ambito del progetto Epica, che coinvolge i medici di base, ha attivato la piattaforma, sulla quale confluiranno tutti i dati. L’articolo 26 bis del Decreto Legge n.132 del 2018 prevedeva un piano di sicurezza interno ed uno esterno ai siti di stoccaggio e questo è stato fatto” – assicurava Costa.

Il problema resta la mancanza degli impianti di compostaggio, ma il Governatore De Luca assicura, che si sta chiudendo la fase degli appalti. A quel punto si spera che l’Europa conceda una riduzione della multa da 120 mila euro al giorno, che continuiamo a pagare.

Sulla questione è intervenuta più volte anche il Consigliere comunale Carmela Auriemma la quale, fin dai mesi scorsi, ha sottolineato, tra l’altro, che “è necessario ridurre la quantità dei rifiuti prodotti da incenerire; dare vita ad una mobilitazione cittadina, con tanto di campagna di sensibilizzazione sul tema raccolta differenziata dei rifiuti ed analizzare i dati delle centraline di controllo sui continui sforamenti delle polveri sottili.

Tra l’altro l’ampliamento dell’impianto porterebbe la capacità di smaltimento della struttura (già passata da 600 mila tonnellate a 750 mila tonnellate all’anno) ad un milione di tonnellate”. Oltre al fatto che, a distanza di 10 anni, ancora non viene costituito un osservatorio regionale sull’inceneritore.

 

Maria Luigia Feldi

 

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