Abiti usati trafugati di notte da extracomunitari: in parte abbandonati ed in parte rivenduti

Sono disseminati in vari quartieri del territorio comunale, utilizzati dai cittadini, che intendono aiutare i meno abbienti, ma che sono invece presi di mira da extracomunitari o da individui di etnia rom, che spesso agiscono con lo scopo di lucrare.

Stiamo parlando dei contenitori per la raccolta degli abiti usati, nei quali gli utenti conferiscono i propri indumenti dismessi, che poi vengono ritirati dagli incaricati della ditta, che si occupa della raccolta di tali abiti. Che quasi sempre, però, rinvengono accanto agli stessi contenitori gli abiti sparpagliati.

E’ il segno evidente che, durante le ore notturne, di lì è passato l’extracomunitario di turno che, pronto ad effettuare il suo rituale giornaliero, ossia quello del raid predatorio, si è calato in uno dei suddetti contenitori ed ha fatto razzia dei capi d’abbigliamento, che gli potevano essere utili o che, a suo parere, potevano essere rivenduti al mercato nero dei vestiti vecchi.

Un fenomeno che è di certo un effetto collaterale della povertà sociale, ma che è anche causa di danni “economici ed ambientali”. Giungono durante le ore serali di solito in bici; si calano a testa in giù e a gambe all’aria nel contenitore e, con l’ausilio di un bastone uncinato, estraggono gli abiti o le scarpe ivi depositati, ammucchiando accanto al contenitore un vero e proprio guardaroba.

Poi scelgono ciò che “vale” di più ed abbandonano gli abiti “indesiderati” a terra. Una volta effettuato il carico, si allontanano in bici, facendo perdere le proprie tracce. Se di notte avessimo un maggior numero di tutori dell’ordine in giro, sarebbe più facile leggere di “appartenenti alle Forze dell’Ordine che hanno sorpreso l’individuo in flagranza di reato, identificandolo e denunciandolo, prima che maglioni, pantaloni, cappotti e giacche, subito sequestrati, finissero sul mercato nero”.

Un fenomeno esteso che, laddove praticato, costituisce un danno economico non del tutto trascurabile. Insomma poveri che rubano ai poveri, dal momento che molti degli indumenti riciclati sono rigirati ad uso delle associazioni caritatevoli. Ma non è escluso che gli indumenti trafugati vengano spesso utilizzati per i roghi tossici.

Una possibile soluzione a questo fenomeno potrebbe venire dalla modifica ai contenitori, sostituendo la botola con un sistema a ruota. Anche se tale modifica comporta dei costi consistenti.

Ovviamente quando parliamo di mercato nero degli indumenti usati destinati al riciclo, ci riferiamo ai mercati di Napoli, come a quello sito davanti alla stazione della metro di piazza Garibaldi.

 

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