Blitz antiassenteismo al Comune: accolto il ricorso di uno dei dipendenti licenziati

Adesso, relativamente all’articolo pubblicato in precedenza e relativo ai licenziamenti decisi a luglio dell’anno scorso dall’Ufficio per i Provvedimenti Disciplinari (UPD) nei confronti di 6 dipendenti comunali, al termine di un lungo ed articolato iter amministrativo, il 22 maggio scorso il Giudice Unico del Tribunale di Nola – sezione Lavoro, dott.Francesco Fucci, attraverso apposita ordinanza, “dichiarava l’illegittimità del licenziamento impugnato da uno degli impiegati licenziati e, per l’effetto, ordinava al Comune di reintegrare il ricorrente nel posto di lavoro e nelle stesse mansioni, ovvero in mansioni equivalenti a quelle espletate al momento del licenziamento.

Condannava il Comune al pagamento delle spese processuali, oltre alle spese generali ed al risarcimento del danno subito dal ricorrente per effetto del licenziamento illegittimo, pari alla retribuzione globale di fatto dalla data del licenziamento (10.07.2018) fino alla reintegra, oltre ad interessi come per legge fino al soddisfo ed oltre al versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali”.

Dipendente di 64 anni identificato con matricola n.129 e reintegrato in data 24.05.2019 come da Determina dirigenziale n.714, che reca la firma del Dirigente al Personale. Ora si attende di conoscere l’esito degli altri quattro processi in itinere, tutti relativi a dipendenti comunali, forse frettolosamente licenziati dopo la sentenza di primo grado.

Il Giudice del Lavoro del Tribunale nolano è stato dunque preciso e puntuale, sottolineando che la prova presentata dal Comune nel giudizio dinanzi al Giudice del Lavoro, è da considerare “inammissibile”. A tal proposito il Giudice scrive che ‘l’ambiguità in ordine ai fatti addebitati al ricorrente avrebbero reso, a fronte delle censure mosse e della documentazione in atti, necessaria la dimostrazione, seppur nel contesto di una cognizione concentrata e celere delle circostanze fondanti la giusta causa del licenziamento.

E’ pacifico che grava sul Comune l’onere della prova della giusta causa o del giustificato motivo del licenziamento. Ebbene – conclude l’ordinanza – la prova così come articolata dall’Ente è inammissibile. Ne consegue l’inammissibilità della richiesta di ammissione su tutto il contenuto della comparsa di risposta che non consente, per la genericità ed indeterminatezza del testo, di individuare capitoli di prova, che rispondano ai requisiti richiesti dalle norme processuali citate, né può essere richiesto al giudice, di estrapolare egli stesso detti capitoli di prova…Non può dirsi quindi dimostrata la sussistenza della giusta causa del recesso datoriale…”.

Quindi il Comune non ha debitamente assolto al proprio onere probatorio. Infatti, dalla lettura delle 15 pagine dell’ordinanza si evince, tra l’altro, che “non si comprende come l’impiegato, non ripreso dalle telecamere interne alle ore 7:37 ed assente al controllo della Polizia iniziato verso le 8:20, fosse poi autorizzato dal Dirigente (l’ex Vice-Segretario ndr), a recarsi in clinica, in ragione di una distorsione al piede e fosse inquadrato dalle telecamere esterne alle 8.46, mentre si allontanava dall’ingresso pedonale.

Il tutto senza che alcuna telecamera abbia registrato il suo ingresso, sebbene dalle informazioni rese dal Dirigente, il dipendente fosse presente in ufficio per lo meno alle 8:30. Sul punto alcuna deduzione è formulata dal Comune in questa sede…”.

Allo stato non è dato sapere, se il Comune si opporrà alla suddetta Ordinanza di reintegro al lavoro del dipendente comunale.

 

Nino Pannella

 

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