Rimozione rifiuti campo rom abusivo in zona Candelara, presentato un esposto-denuncia

Il colpo di scena, a cui accennavamo in precedenza, in riferimento allo sgombero del campo rom abusivo sito in zona Candelara ed alle attività di pulizia, rimozione e smaltimento dei rifiuti e dei materiali rinvenuti, era rappresentato da un esposto-denuncia, con allegato rilievo fotografico presentato, in data 23.03.2019, dagli ambientalisti della zona (primo tra tutti Alessandro Cannavacciuolo) e dai volontari antiroghi.

Un esposto indirizzato alla Procura della Repubblica di Nola, al Ministero dell’Ambiente, ai Carabinieri di Castello di Cisterna, all’ANAC, all’Asl Napoli 2 Nord e all’Arpac ed avente ad oggetto le emissioni in atmosfera di sostanze pericolose, la gestione illecita di rifiuti e la bonifica senza titoli autorizzativi dell’ex campo rom di Candelara.

Dall’esposto si evince che gli ambientalisti, “notavano che all’interno del sito, erano in corso operazioni di scavo con movimentazione di terreno misto a rifiuti. Il tutto con l’ausilio di mezzi d’opera, nonché  di operai  privi di dispositivi di protezione individuali), intenti ad “abbancare” i rifiuti (pericolosi e non), nei punti marginali del campo.

Operazioni che comportavano – a detta degli istanti – l’emissioni di polveri aereodisperse, chiaramente visibili anche ad occhio nudo. Gli scriventi si addentravano nel sito privo di limitazioni al transito e di qualsiasi cartellonistica informativa e, avvicinandosi al vigilante, apprendevano dallo stesso, che era la società Tekra ad eseguire i lavori.

Di cui, intanto, sopraggiungeva sul sito il responsabile. Gli ambientalisti constatavano la presenza di manufatti contenenti amianto, macerie da demolizioni, guaine bituminose, pneumatici, plastiche speciali ed altre tipologie di rifiuti combusti non meglio identificati.

I denuncianti, ritenendo la violazione di norme in materia ambientale e sanitaria, al fine di interrompere le illecite condotte, allertavano il Comando di Polizia Municipale (che doveva sovrintendere a tutte le operazioni ndr), che inviava sul posto proprio personale, che provvedeva ad effettuare il relativo sopralluogo.

Gli scriventi, quindi, facevano notare agli agenti, che tali operazioni non rientravano nella competenza della Tekra e, comunque, seppur fosse stata autorizzata, la procedura eseguita contrastava con quanto stabilito dal D.Lgs 152/06. A parere degli scriventi il sito andava posto sotto sequestro unitamente ai mezzi d’opera, al fine di poter interrompere la permanenza del reato e, conseguentemente, evitare che si aggravassero o si prorogassero le conseguenze dello stesso.

Dalla Determina dirigenziale n.435 del 26.03.2019 risultava, intanto, che tali lavori hanno comportato un impegno di spesa per l’Ente, comprensivi del campionamento ed analisi chimica di tutti i rifiuti e della loro cernita e raccolta in forma differenziata.

A parziale smentita, quindi, di quanto denunciato nel suddetto esposto che, se non confermato, potrebbe ingenerare un procedimento per procurato allarme nei confronti degli autori dell’esposto?

 

 

J.F.

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