Il pasticcio Ngp: un ritardo priva 50 operai degli ammortizzatori sociali?

Torna alla ribalta l’ex Montefibre, ossia il polo chimico tessile acerrano, dove la produzione è ferma dal maggio del 2004 per ristrutturazione e che sarebbe dovuta ripartire nell’estate del 2009. Questa volta il fronte non è tanto quello ambientale, ma quello occupazionale e, nello specifico, quello che riguarda il mancato riconoscimento degli ammortizzatori sociali a 50 operai della Ngp (Nuova Gestione Polimeri), uno dei tre rami d’azienda, in cui era stata frazionata la Montefibre, prima della definitiva dismissione.

Con esattezza la mobilità era scaduta lo scorso 18 marzo, relegando 50 tute blu senza alcuna forma di sussidio per i prossimi mesi, a differenza degli altri 240 loro colleghi dello stabilimento di Contrada Pagliarone.

Il Decreto di proroga per le aree a crisi complessa, come quella di Acerra, assicura difatti l’erogazione dell’assegno di mobilità per quei lavoratori, i cui ammortizzatori sociali siano scaduti entro il 31 dicembre del 2018. Fuori tempo massimo, quindi, per le tute blu di Ngp, la cui mobilità è terminata lo scorso 4 gennaio per un ritardo, con cui l’Inps aveva autorizzato i vecchi ammortizzatori sociali scaduti.

“Siamo tutti dipendenti della stessa area industriale – denunciavano gli operai di Ngp – ma per noi non ci saranno gli stessi benefici previsti per i nostri colleghi. Ed è ancora più assurdo, perché dalla Regione ci hanno assicurato, che ci sono i fondi necessari anche per noi. Ma senza l’autorizzazione del Governo, non si può fare nulla”.

Entro il primo aprile scorso dovevano essere inoltrate le domande, per poter usufruire della mobilità. “Ma dal Ministero delle Attività Produttive ancora non è giunta alcuna risposta – incalzavano i sindacati di categoria – e nemmeno la convocazione del previsto summit, per avviare la possibile reindustrializzazione del sito”.

A caldeggiare una soluzione del problema sarebbero stati anche i vertici di Palazzo Santa Lucia, ma finora inutilmente.

Cinquanta famiglie che, da due mesi, erano senza alcuna forma di reddito, nonostante le assicurazioni e che avevano, quindi, pochi giorni di tempo, per poter accedere ad un altro anno di proroga di mobilità, in attesa dell’eventuale ripresa produttiva del sito.

Ma la paura di non farcela era tanta, poiché da Roma non giungevano segnali concreti. Per sbloccare la situazione occorreva un nuovo provvedimento che, di fatto, avrebbe inserito anche gli ex dipendenti della Ngp nei benefici previsti dalla proroga della mobilità per le aree a crisi complessa. Un provvedimento che, voci vicine al Ministero delle Attività Produttive, davano per imminente.

L’obiettivo di Regione e Governo era, originariamente, quello di prorogare gli ammortizzatori sociali per tutti gli operai ex Montefibre fino a dicembre prossimo. A fare chiarezza sulla vicenda dei 50 operai esclusi interveniva il Consigliere comunale Carmela Auriemma (Mov.5 Stelle), il quale diceva:

“Come sapete, c’è stato un emendamento lo scorso ottobre, che ha visto innanzitutto il riconoscimento degli ammortizzatori ai 93 lavoratori, che risultavano esclusi nel 2018 i quali, da quasi un anno, non avevano alcuna forma di sussidio. La misura poi è stata estesa anche per tutto l’anno 2019 per tutti i lavoratori, che finivano le misure di sostegno entro il 31 dicembre 2018.

Tuttavia – proseguiva l’esponente pentastellata – c’era un gruppo di lavoratori, quelli di NGP, che finivano il 4 gennaio. Per questo sono fuori ma, ovviamente, la colpa non è del Governo. La norma vale per anno solare fino cioè al 31 dicembre.

Era ovvio che veniva fatta così. In ogni caso il  Ministero del Lavoro ed il team del Ministro Di Maio stavano già da tempo lavorando, per recuperare anche i fuoriusciti. E, a differenza di quello che dice qualche sigla sindacale politicizzata, non sarebbe bastata una pec o una circolare, per recuperare i 40 lavoratori. Era necessario un nuovo emendamento, da inserire in un Decreto Legge.

E nel Decreto crescita posso dire, che è già pronto un emendamento, che riguarda proprio chi è rimasto fuori dalle proroghe delle misure di sostegno. Siamo molto soddisfatti per i lavoratori. Ma ciò che più ci interessa – aggiungeva la professionista – è quello di ridare un lavoro vero a questi dipendenti. Per questo stiamo, attraverso la nostra filiera istituzionale, sollecitando soprattutto per un rilancio del sito. Un rilancio che, ovviamente, dev’essere compatibile con il nostro territorio.

Non vogliamo più industrie insalubri ma occasioni per il rilancio del territorio con idee chiare ed imprenditori seri. Al riguardo ci saranno grosse novità. Infatti è anche in arrivo un Decreto ministeriale importantissimo, ne sono a conoscenza da settimane, ma abbiamo mantenuto il massimo riserbo. Ora che è alla firma di Luigi Di Maio, lo possiamo dire”.

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