Mi scappa la pipì. O no?

Martedì 12 marzo rappresenta, per uno come me, che vive quotidianamente, nelle sue varie componenti, il tessuto sociale locale, una data “storica”. Infatti è uno dei quei momenti, durante i quali una parte (o la maggior parte) della cittadinanza, mostra la sua vera essenza.

E’ il giorno in cui infatti il Sindaco, con tanto di Ordinanza, ha ordinato la chiusura di tutte le scuole presenti sul territorio comunale, a causa dell’interruzione della fornitura idrica, a partire dalle ore 00:01 e fino alle 23:59, per l’effettuazione dei lavori di potenziamento alla rete idrica. E ciò, al fine di evitare che le relative attività si svolgessero in precarie condizioni igienico-sanitarie e di scongiurare ogni possibile rischio collegato alla mancanza d’acqua corrente.

Ma, nello stesso tempo, restava esclusa dal provvedimento la Casa comunale, dove il personale dipendente era regolarmente al suo posto. Eppure, giunti a metà mattinata e, nonostante fosse giorno di accesso al pubblico, i servizi igienici del Comune erano ormai impraticabili e maleodoranti. Né erano giunte le autobotti dei Vigili del Fuoco o della Protezione Civile, a rifornire di acqua i serbatoi del Municipio.

Tuttavia gli impiegati comunali erano lì, senza la prospettiva di poter anticipare di qualche ora l’uscita (forse neanche richiesta), vista la precaria situazione creatasi e senza avere certezza, che l’indomani mattina i servizi igienici sarebbero stati praticabili.

Infatti, come avrebbe potuto operare la ditta delle pulizie senz’acqua? Al di là della parziale risoluzione della situazione (l’erogazione idrica è poi ripresa con alcune ore di anticipo), la domanda sorge spontanea: quello palesato dai suddetti lavoratori è stato un eccessivo senso del dovere o un’ulteriore prova, di aver abdicato del tutto alla propria dignità ed alla propria salute?

 

J.F.

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