La solita misteriosa schiuma bianca dalle fogne: si attendono i risultati delle analisi

Era di nuovo la solita misteriosa presenza di schiuma bianca e densa che, in data 9.3.2019, fuoriusciva da alcuni tombini e caditoie a via Bruno Buozzi, con replica in data 13.09.2019 a Corso Resistenza (l’ultimo avvistamento risaliva al 10 novembre 2018), a monopolizzare l’attenzione di residenti e passanti. A lanciare l’allarme, facendo accorrere sul posto gli agenti della Polizia Municipale, agli ordini del Cap.Domenico De Sena, erano alcuni cittadini incuriositi dall’insolito fenomeno che, con il trascorrere delle ore, andava scemando, visto che la schiuma veniva dispersa dalle auto in transito e dal vento. Sul posto giungeva anche il personale della “ScpA Acquedotti”, la società che gestisce il servizio idrico integrato ed i tecnici dell’Arpac, che provvedevano ad effettuare una serie di prelievi delle acque di fogna, che sarebbero poi state sottoposte ad analisi.

Nessuno era in grado, però, di conoscere o di indicare la causa, che aveva provocato l’ennesima fuoriuscita di schiuma bianca dalle fogne. Molto probabilmente (questa era, al momento, solo un’ipotesi non confermata da Arpac ed Asl) qualcuno, molto distante dai luoghi, dove poi è fuoriuscita la schiuma, aveva immesso in fogna una grossa quantità di detergente che, giunta a contatto con le acque reflue incanalate verso la stazione di sollevamento, posta in via Tagliamento, sarebbe fuoriuscita dai tombini.

La notizia si diffondeva rapidamente sui social con la pubblicazione di foto e video ed alcuni temevano per un’eventuale origine tossica della sostanza bianca. Interpellato in merito l’Assessore all’Ambiente C.Lombardi dichiarava: “Stiamo operando su due fronti: conoscere la composizione della schiuma e capirne la provenienza. Per la prima abbiamo chiesto l’intervento dell’Asl che, a sua volta, interpella l’Arpac.

Per quanto riguarda la fonte stiamo collaborando con i tecnici della ScpA, con cui stiamo ripercorrendo le condotte fognarie. Dobbiamo anche capire, se si tratta di un’unica fonte o se l’episodio di via Buozzi non sia collegato a quello di Corso Resistenza, avendo quindi due casi diversi”.

Intanto il locale portavoce dell’Associazione Italiana Sicurezza Ambientale Tommaso Dell’Ermo indirizzava una nota, tra gli altri, al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, al Presidente della Regione Vincenzo De Luca e all’Arpac, per chiedere un’intensificazione dei controlli circa il fenomeno e se la sostanza fuoriuscita fosse tossica o meno per la popolazione.

Non è la prima volta che accade in città un simile episodio. I primi avvistamenti della schiuma bianca si ebbero a febbraio del 2015 e proprio nella medesima area urbana, in cui è fuoriuscita nei giorni scorsi. Un fenomeno verificatosi anche in altre circostanze ed in altre aree cittadine, come a novembre del 2016. Ovviamente furono avviati i dovuti controlli per comprendere, se a causare tale inconveniente, fossero i titolari di autobotti, che smaltiscono illegalmente i rifiuti liquidi nelle condutture fognarie o se fossero sversamenti di acque miste a detersivi, utilizzati da qualche attività di autolavaggio o di lavanderia abusiva. Anche la “ScpA Acquedotti”, durante il suo intervento, aveva rilevato una notevole quantità di schiuma bianca nell’impianto di sollevamento a via Tagliamento e nell’adduttore fognario di via Buozzi, sottoponendo tale sostanza a controlli di laboratorio, per comprenderne la natura.

Anche i tecnici dell’Arpac e gli ispettori dell’Asl effettuarono i rilievi del caso, prelevando campioni di schiuma, per comprendere la composizione della stessa. Inoltre, sempre a novembre 2016, Carabinieri e poliziotti municipali effettuarono un sopralluogo presso un’abitazione, sita a via Pisacane, nella quale fu accertata la presenza di due lavatrici, con portata di 11 chilogrammi, nonché di una confezionatrice sottovuoto, di una postazione per lo stiraggio, diversi tendaggi e coperte stese all’esterno ed altre imbustate. Furono inoltre rinvenute diverse taniche da 25 litri di ammorbidente per lavatrici e varie confezioni di additivi per lavaggio indumenti.

Il tutto faceva desumere, che all’interno dell’abitazione privata venisse svolta l’attività di lavanderia. La locataria dell’appartamento non fornì alcuna documentazione attestante la regolarità dell’esercizio di detta attività e che, pertanto, veniva svolta illecitamente, con tanto di immissione non autorizzata nella fogna comunale del liquido derivante dall’attività di lavaggio degli indumenti.

Denunciata in stato di libertà la donna, unitamente al convivente (e che sarebbe il titolare di una regolare attività di tintoria e lavanderia nell’isola di Capri). Intanto i poliziotti municipali apposero i sigilli all’immobile.

 

 

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