Partita la mensa autogestita, ma il menù è da incubo

Com’è noto, il servizio di refezione scolastica, che doveva essere attivo già dall’autunno del 2012, rimase inattivato per tre anni e si trascinò avanti a colpi di ricorsi intentati dalle varie ditte e di sentenze emesse dai Tribunali amministrativi.

Servizio che riguardava oltre 1000 bambini delle scuole dell’infanzia, con appalto gestito dalla Stazione Unica Appaltante ed il cui importo ammontava a quasi 1 milione e 900 mila euro a base d’asta per la durata di 3 anni. Odissea per i bambini che terminò con la pronuncia della II sezione del Tar Campania che, attraverso la sentenza n.2413/2015, aggiudicò l’appalto all’azienda “Quadrelle” (classificatasi seconda durante la gara).

Ma la mensa ad Acerra rappresenta una vera e propria maledizione, con lavoratrici non pagate, cibo scadente, ritardi nell’avvio ecc. Una situazione simile si sta verificando anche durante quest’anno scolastico: la mensa infatti non è partita, seppur ogni tanto trapela qualche indiscrezione su una presunta data d’inizio, poi sistematicamente smentita.

Dallo scorso 8 gennaio, però, c’è una certezza: è partita una sorta di mensa autogestita in tutti gli istituti scolastici del territorio (in attesa che il servizio effettivo di mensa parta). I bimbi possono infatti mangiare a scuola un pasto preparato dai genitori secondo un menù diffuso dalle scuole e dall’Asl.

I genitori che invece non vogliono che i figli mangino a scuola, possono riprenderseli, perdendo però diverse ore di lezioni.

Chi infatti pranza a scuola, resta nell’istituto sino alle 16:00, a differenza dei bambini che invece consumano il pranzo a casa e che escono intorno alle 12:30, senza poter più tornare in classe. A quanto sembra molte mamme vanno a riprendersi i figli.

E parliamo di bambini, di età compresa tra i 3 e i 5 anni.

Le scuole hanno infatti pubblicato un menù tipico, a cui i genitori devono attenersi per il pranzo dei bimbi. Un menù che abbiamo fatto visionare ad un esperto: ed il risultato è stato abbastanza scadente. Nel menù non è infatti prevista né la pasta, né i legumi ma solo il secondo piatto, mentre il giovedì un trancio di pizza. La pasta però è un elemento molto importante per la crescita dei bimbi e dovrebbe essere mangiata anche due volte al giorno. Inoltre la pasta è anche un ottimo alimento, per far mangiare ai bimbi verdure e legumi, elementi indispensabili per la fase di crescita. Sì, ma i legumi dove sono?

Il martedì ci sono i piselli (tra l’altro indicati come verdura) e poi basta. Un mistero, visto che le proteine che contengono sono essenziali. “Vabbè ma mangiano tanta frutta e verdura”: direte voi.

Eh mica tanto: il giovedì ed il venerdì non è prevista neanche la verdura. Il mercoledì invece tra le scelte ci sono le zucchine, che però non sono di stagione.

Inoltre ogni giorno c’è la scelta tra frutta e succo: quest’ultimo però (seppur viene indicato di prendere quello senza zuccheri aggiunti), non contiene tutte le vitamine presenti nella frutta fresca. Il martedì poi ci sono i famosi bastoncini di pesce. Ma pensare che qualcuno, che è incaricato di offrire un servizio ai bambini, possa inserire in una dieta un elemento prefritto, è alquanto strano.

Già perché che vengano cotti in forno, in padella o alla brace, restano sempre prefritti. Inoltre il pesce trasformato non potrà mai essere uguagliato a quello fresco. Il menù è inoltre unico. Certo si spera che la mensa autogestita non sia definitiva, ma almeno per ora, c’è il rischio che i piccoli alunni mangino tutti i lunedì la stessa cosa, così come i martedì etc.

A quanto sembra qualche variazione si può effettuare tra la mozzarella ed un formaggio fresco, o tra la frittata di spinaci o zucchine. Insomma piccole cose. Inoltre la ripetitività degli alimenti impedisce ai bimbi di acquisire tutti i nutrienti, che dovrebbero essere forniti nei pasti.

Un’altra cosa è stata segnalata come abbastanza insolita: tranne che per la pizza del giovedì, non sono indicate le quantità. Un bimbo potrebbe paradossalmente portare 20 bastoncini, o mangiare una frittata con 6 uova.

Queste indicazioni le dovrebbero dare gli esperti, che hanno redatto il menù tipico e che dovrebbero conoscere quali sono le quantità necessarie, affinché il bimbo possa ricevere dal cibo tutte le proprietà indispensabili per una sana e corretta crescita.

Nell’avviso diffuso ai genitori c’è anche scritto, di non introdurre ulteriori quantità di cibo, anche se non si capisce in relazione a cosa. L’altra problematica riguarda anche le ore di permanenza del cibo nello zaino. Il pranzo infatti dev’essere consegnato di mattina ai bambini, prima di entrare a scuola e possono consumarlo solo 4 ore dopo. Di certo non la migliore condizione.

 

Antonio Pannella

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