Blitz antiassenteismo al Comune: sospeso dal servizio chiede un risarcimento di 500 mila euro

E’ noto che il blitz antiassenteismo in Comune, di cui abbiamo riferito per anni, effettuato dagli agenti del Commissariato di Polizia il 3 giugno del 2013 e coordinati dalla Procura della Repubblica di Nola, aveva avuto il suo epilogo nella sentenza di primo grado emessa, a distanza di quasi 5 anni, il 21 febbraio 2018 dal Tribunale di Nola, che aveva decretato quaranta condannati e venti assolti.

Si chiudeva, dunque, con un colpo di scena, il processo di primo grado a carico di 60 dipendenti comunali, imputati di false attestazioni e certificazioni in concorso. Diversi imputati furono assolti “perché non punibili per particolare tenuità del fatto”.

I 40 condannati hanno avuto tutti la pena sospesa e saranno tenuti a pagare le spese processuali e a risarcire il danno patito dalla parte civile (da quantificare in altra sede), ed anche una provvisionale di 5 mila euro, per le spese sostenute dal Comune.

A luglio dell’anno scorso, invece, il blitz proseguiva il proprio iter all’interno del Comune, dopo che il dispositivo era stato trasmesso allo stesso (costituitosi parte lesa). Ed infatti l’Ufficio per i Provvedimenti Disciplinari, composto dai Dirigenti comunali, avviava le necessarie formalità a carico dei dipendenti (per i quali comunque vige la presunzione d’innocenza, fino a sentenza definitiva passata in giudicato). Ufficio che, in data 11.07.2018, portò a termine i propri lavori, anche a carico di coloro, che erano stati condannati in I grado dal Tribunale di Nola.

Alla fine furono 6 i dipendenti licenziati, mentre per i restanti fu disposta la sospensione dal sevizio per un periodo compreso tra un minimo di una settimana ad un massimo di 5 mesi. E tra questi c’è un dipendente comunale, che si è rivolto all’Avvocato Antonio Sparviero il quale, lo scorso 11 gennaio, ha inviato una nota al Comune avente ad oggetto “la richiesta di risarcimenti danni per responsabilità ex art.1219 c.c.”, con la quale ha diffidato l’Ente di Viale della Democrazia ad adempiere, entro e non oltre il termine di 20 giorni dal ricevimento della lettera, a versare a favore del suo assistito la somma di 500 mila euro, a titolo di equo risarcimento del danno biologico ed esistenziale patito, a seguito del reiterato comportamento illecito adottato nei suoi confronti.

Una lettera che vale come messa in mora, nonché come atto interruttivo della prescrizione e/o di ogni decadenza. Fermo restando che l’istante ha espresso la chiara volontà, di addivenire ad una soluzione bonaria della vertenza. Una serie di “vessazioni”, che ha spinto l’impiegato a presentare all’Inps, anche se a malincuore, la domanda di pensionamento.

“In pratica – ci spiega il legale del ricorrente – il mio assistito, assunto a tempo pieno ed indeterminato alle dipendenze del Comune, con l’amministrazione Lettieri ha incominciato a perdere quella tranquillità da impiegato, che aveva acquisito a dicembre del 2011, data della sua immissione in servizio a tempo indeterminato.

Infatti si incominciò, con più mosse, con lo smantellare l’organizzazione delle risorse lavorative partendo, ad esempio, con la sostituzione della parte superiore delle porte, apponendo alle stesse i vetri, onde far sentire gli impiegati sempre sotto controllo. Poi si proseguì con una denuncia anonima, sfociata alla fine in una serie di licenziamenti e sospensioni e con una serie di continui trasferimenti da una Direzione all’altra, senza alcuna formazione preesistente.

Una situazione – prosegue l’avvocato – che ha causato un senso di fragilità e di insicurezza, che ha determinato quel desiderio di interrompere il prima possibile il rapporto di lavoro con il Comune. Inoltre, nemmeno quando il mio assistito ha prestato servizio presso l’Ufficio pass dell’Ente, dove aveva difficoltà a ricoprire tale mansione, non è mai riuscito ad ottenere un trasferimento ad una mansione più adeguata alle sue condizioni professionali e psico-fisiche.

Una situazione di forte disagio, che gli ha procurato un impatto molto stressante ed ansiogeno, che avrebbe determinato l’insorgenza di un’intensa sintomatologia psico-somatica, per la quale ha iniziato una terapia psicofarmacologica per la cura della patologia che ne è conseguita, attestata da documentazione medica. Il provvedimento disciplinare del Comune a carico del mio cliente, adottato in modo frettoloso e severo, anche per liberare diverse posizioni, la cui copertura è in gran parte avvenuta con decine di nuove assunzioni, ha ulteriormente aggravato il suo quadro clinico.

Non senza dimenticare – conclude il Dott.Sparviero – che ha subito una condanna di I grado, impugnabile in Appello, per la questione delle false attestazioni e certificazioni”. Ora non ci resta che attendere l’esito della richiesta inoltrata al Comune e le mosse di quest’ultimo.

 

J.F.

 

 

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