Scoperta e sequestrata una fabbrica abusiva che inquinava da tempo il nostro territorio

Una fabbrica fantasma, che ha inquinato per anni l’aria e la falda acquifera, trattando polipropilene ed altre materie plastiche speciali completamente abusiva e che operava accanto al termovalorizzatore veniva scoperta e sequestrata, prima della fine di dicembre, da una Task Force, composta dagli agenti del Comando della Polizia Municipale, diretti dal Vice-Comandante Tenente Domenico De Sena, dalla Guardia di Finanza, dai Militari dell’Esercito Italiano e dall’Arpac, congiuntamente ad un tecnico comunale e con il coordinamento del delegato del Ministro dell’Ambiente per la Terra dei Fuochi nella Regione Campania, il Vice-prefetto Gerlando Iorio.

Un impianto tutto fuorilegge: i due capannoni, di duemila metri quadrati, la fabbrica all’interno ed il deposito. L’intera attività della “Mondialplast srls” (utensili domestici per la grande distribuzione) era sconosciuta ai comuni mortali. Più probabilmente però tutti sapevano e nessuno parlava.

Inoltre, in base alla dettagliata informativa di reato, corredata dal rilievo fotografico e trasmessa alla Procura della Repubblica di Nola, le Forze dell’Ordine hanno denunciato i titolari dell’impianto, sito a contrada Pagliarone, per aver rubato l’energia elettrica dalla rete pubblica, che scorre lungo una strada vicina e per aver constatato la presenza di lavoratori irregolari.

I due fratelli, che gestiscono l’azienda “invisibile”, di 60 anni, il primo, e di 56 anni, il secondo, venivano denunciati a piede libero. Le Forze dell’Ordine accusavano i due di abusivismo edilizio, di emissioni inquinanti in atmosfera e di aver inquinato il sottosuolo, per aver scaricato nella falda acquifera le acque di raffreddamento dei macchinari, frammisti a residui di lavorazione plastiche, recapitandole in due pozzi artesiani non autorizzati, dai quali veniva emunta acqua per il suddetto utilizzo.

Oltre a ciò c’è anche un’accusa di stoccaggio, su nudo terreno, nell’area di pertinenza del capannone, di rifiuti di varia tipologia tale, da configurarne un deposito incontrollato. L’attività di controllo accertava, nello specifico, che in un capannone abusivo di circa 300 mq la suddetta società svolgeva l’attività di stampaggio di articoli casalinghi in plastica, mediante pressa ad iniezione con polipropilene granulare con aggiunta di percentuale di ammendante, ottenuto dalla triturazione in sede di sfridi di lavorazione.

Il legale rappresentante della società, presente alle operazioni svolte, a specifica richiesta, non forniva alcuna documentazione attestante la regolarità dell’esercizio di detta attività. Pertanto la stessa veniva svolta in violazione del Decreto Legislativo n.152/2006, così come attestato dai tecnici dell’Arpac intervenuti sul posto.

La struttura, le cui opere non rivestono carattere di ammissibilità, realizzata senza il prescritto permesso di costruire ed in violazione degli articoli del Decreto Legislativo n.380/2001, veniva sottoposta a sequestro preventivo, con apposizione di sigilli, affinché non venisse mutato lo stato dei luoghi e delle cose e che il reato, in corso di realizzazione, non fosse portato a conseguenze ulteriori, mediante il prosieguo dell’attività. Sottoposti a sequestro anche i suddetti macchinari, occorrenti all’esercizio dell’attività ed i rifiuti rinvenuti. Nei guai finivano anche alcune persone del posto, risultate comproprietarie dell’immobile, indagate in stato di libertà. Sottoposto a sequestro amministrativo anche un pozzo mai denunciato.

In ordine allo smaltimento dei rifiuti provenienti dall’attività, gli interessati producevano contratto di prelievo e conferimento degli stessi stipulato con la società Ecodrin. Secondo alcune fonti non investigative, sembrerebbe che l’intervento delle Forze dell’Ordine sia avvenuto a seguito del fatto che gli alberi di albicocca, piantati nei pressi della fabbrica, stavano morendo.

O a seguito di un esposto, inviato alla Procura nolana da un cittadino. In breve la notizia si espandeva in città a macchia d’olio.

 

 

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