Il Vescovo Di Donna esprime solidarietà all’operaio-sindacalista dè “La Doria” licenziato

Da tempo il Vescovo Antonio Di Donna è al fianco degli operai de La Doria, «una bella azienda che, negli anni, grazie in particolare al sito di Acerra, è diventata leader in Italia nella produzione di sughi pronti». Il presule si è scontrato però, fin dall’inizio, con la «rigidità» dei vertici dell’azienda, che Monsignor Di Donna definisce «chiusi ed inflessibili».

E tuona: «Adesso si negano pure al telefono». La Doria, dopo tanti anni di attività ad Acerra, ha deciso di cessare la produzione nel sito il 30 settembre scorso, per ridurre i costi di produzione e per spostarla in città, dove conta altrettanti insediamenti produttivi, disinteressandosi del disagio dei lavoratori e mostrando insensibilità nei confronti dell’economia e del sano sviluppo di un’intera comunità.

Chiudere ad Acerra un’azienda come La Doria significa, infatti, per l’alto prelato, «dare un colpo quasi mortale alla naturale vocazione agricola del territorio», esponendolo al rischio di diventare sempre più «terreno di conquista di siti inquinanti».

Il Vescovo ha continuamente invocato l’impegno di tutti, sollecitando tavoli istituzionali di concertazione, locali ed ai più alti livelli, perché «la posta in gioco è alta» e riguarda il futuro di tutti, fino a denunciare le contraddizioni di «una visione miope e schizofrenica dello sviluppo del territorio» che, con l’abbandono di aziende come La Doria, può «perdere definitivamente la propria identità».

Oggi, dopo il licenziamento dell’operaio e sindacalista Michele Gaglione, colpevole di aver esternato un suo commento alla lettera di trasferimento inviata dalla società ai dipendenti acerrani e pubblicata su facebook da un ex lavoratore e sindacalista (in pensione dal 2014), ritenuto però offensivo e diffamatoria per l’immagine del gruppo conserviero, l’amarezza e la delusione sono ancora più grandi «perché – afferma Di Donna – dalla dismissione dello stabilimento e dalla completa chiusura di fronte alle ragioni di un’intera città, siamo passati alla ricerca di un pretesto, per licenziare chi, con fatica ed impegno, ha portato avanti la lotta, affinché l’azienda rimanesse ed investisse in un territorio già martoriato dal dramma umanitario dell’inquinamento ambientale». E forse per questo «più fastidioso e pericoloso».

Esprimendo solidarietà a Gaglione Di Donna, che lo ha incontrato di persona nei giorni scorsi, ribadisce e conferma l’amara «impressione, che a questa azienda Acerra non piaccia», sollecitando ancora una volta tutte le Istituzioni, «in particolare quelle locali», ad «un impegno più convinto e credibile», che offra «possibilità concrete di riscatto al territorio».

Durante le proteste il Vescovo era stato a fianco degli operai dello stabilimento acerrano, i cui 67 dipendenti sono stati dislocati negli altri stabilimenti del gruppo ad Angri, Fisciano e Sarno. La Doria, durante questi mesi, ha sempre rispedito al mittente anche le offerte di nuovi terreni e di finanziamenti per la realizzazione di un opificio più grande e moderno avanzate da Comune e Regione. I titolari disertarono nei mesi scorsi anche un incontro con il Ministro Luigi Di Maio per un tavolo di concertazione.

“Non è facile per me vivere in questo momento dopo 20 anni di lavoro – afferma Gaglione – ed ho impugnato il licenziamento. Ma l’azienda chiude tutte le porte, non mi ha nemmeno convocato e mi ha addirittura già liquidato, dicendomi che parleremo solo attraverso i rispettivi legali”.

Dal canto suo la società ha così commentato: “Dispiace leggere commenti, volti a denigrare il comportamento di un’azienda meridionale, che genera sana occupazione e conferisce dignità ai propri lavoratori. E dispiace sentire che a La Doria non piace Acerra. Per noi il Sud è uno. Dispiace essere definiti come rigidi, chiusi ed inflessibili, dopo essere stati in Curia, in Comune, in Regione e più volte al Ministero dello Sviluppo Economico, a spiegare con garbo e numeri alla mano, la motivazione, per evitare rischi maggiori per l’azienda e per 700 lavoratori, che avrebbe portato altrove la produzione di sughi pronti” – ribatte Antonio Febbraio, il Direttore delle risorse umane della Doria.

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