Criticata su facebook, la società “La Doria” licenzia il sindacalista della Cgil

Pubblica su facebook un commento, ritenuto offensivo dall’azienda e viene licenziato. Protagonista della vicenda era un sindacalista della società “La Doria” la cui proprietà, riconducibile alla famiglia Ferraioli, lo scorso 30 settembre ha dismesso l’impianto ed ha chiuso i battenti dell’opificio rilevato tre anni fa; specializzato nella produzione di sughi in barattolo (fino ad un milione di confezioni a settimana); che dava lavoro a 67 dipendenti fissi più altrettanti stagionali; con un indotto, che dava occupazione ad altre 100 unità e che ha delocalizzato la produzione in alcuni Comuni del salernitano.

Al sindacalista, Michele Gaglione, delegato della Flai Cgil, delle rsu dello stabilimento acerrano veniva recapitata, in data 7.11.2018, una lettera di licenziamento “per giusta causa”, dall’azienda conserviera di Angri.

Immediata era la reazione dei lavoratori e dei sindacati, che proclamavano nei giorni successivi uno sciopero nei tre stabilimenti di Angri, Fisciano e Sarno, dove sono stati trasferiti i 62 dipendenti dell’ex sito di Acerra. A proclamare lo stato di agitazione erano le rappresentanze sindacali unitarie di Cgil, Cisl e Uil, che annunciavano tre assemblee dei lavoratori.

“Contestiamo questi licenziamento – scrivevano le rsu dei tre stabilimenti – perché lo riteniamo un’azione antisindacale, per colpire il delegato per le sue azioni a difesa del sito di Acerra”. A provocare il licenziamento era un commento di Gaglione alla lettera di trasferimento inviata ai dipendenti acerrani e pubblicata su facebook da un ex lavoratore e sindacalista (in pensione dal 2014).

Il delegato Cgil si era lasciato andare ad un’espressione ritenuta dai vertici aziendali diffamatoria ed offensiva per la società ed i dirigenti. Un commento, dunque, arrivato sotto un post di un altro lavoratore. La proprietà, appellandosi al fatto che fosse venuto meno il vincolo fiduciario, non ritenendo valide le sue controdeduzioni, decideva di chiudere il rapporto di lavoro con l’operaio, licenziandolo in tronco.

Diversi erano gli attestati di stima e di solidarietà giunti dalle istituzioni e dal Vescovo Mons.Antonio Di Donna.

“Un’azione unilaterale, perché qui non si tratta di un’irregolarità commessa in azienda, ma di un cavillo per licenziare un delegato sindacale, impegnato in prima persona contro la dismissione dello stabilimento di Acerra. Noi difenderemo ad oltranza Michele ed auspichiamo un confronto con l’azienda, con la quale abbiamo sempre avuto buone relazioni sindacali, affinché si trovi una soluzione a questa vicenda e si ritiri questo massimo ed ingiustificato provvedimento disciplinare” – incalzava il segretario generale della Flai-Cgil campana Giuseppe Carotenuto.

Alla fine di settembre, dunque, era stata messa la parola fine a decenni di storia dell’industria alimentare locale. La Knorr, dopo essere stata del famoso gruppo tedesco, passò poi alla Unilever e qui disponeva di un grande laboratorio, in cui si sperimentavano sughi di successo con prodotti agricoli locali. Sughi che si sono imposti nel mercato dei cibi pronti.

“La Doria” ha poi proseguito questa tradizione fino all’annunciato stop. La proprietà, nel corso degli ultimi mesi, aveva sempre rispedito al mittente, ossia al Comune di Acerra ed alla Regione Campania, le offerte di nuovi terreni e di finanziamenti per la realizzazione di uno stabilimento più grande e moderno, in grado di abbassare i costi di produzione.

Forme di supporto, tese a garantire la permanenza dell’azienda sul nostro territorio, che già in due precedenti summit svoltisi in Municipio erano state proposte alla società, i cui vertici però erano rimasti fermi nella loro decisione assunta, nonostante le varie manifestazioni di protesta delle tute blu, ribadendo l’intenzione di dismettere lo stabilimento acerrano, “perché la Doria non ha un progetto su Acerra”.

In pratica la fabbrica di Acerra sarebbe sottodimensionata e quindi i costi di produzione sarebbero più alti, di quelli garantiti da una delocalizzazione. Ma la decisione del gruppo imprenditoriale, che controlla ben 7 stabilimenti, di cui alcuni fuori regione, di dismettere l’opificio acerrano, nonostante non incombesse una situazione di crisi, era comunque da tempo nell’aria.

Anche il Vescovo Di Donna era intervenuto sulla questione con una lettera auspicando, tra l’altro, che “fosse aperto un tavolo di concertazione con la Doria, l’amministrazione comunale, la Regione e le rappresentanze sindacali, dichiarandosi disponibile a contribuire in qualsiasi modo alla soluzione della questione…”.

Fumata nera anche durante l’incontro svoltosi a Roma il 31 agosto scorso tra il Vice-premier Luigi Di Maio ed i vertici dell’azienda ed in Regione Campania il 4 settembre scorso.

 

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