Spunta una domus romana nel cantiere di via Suessola

E’ il primo ritrovamento di una domus di epoca romana fatto fino ad ora nel centro storico di Acerra. La dimora di duemila anni fa sta spuntando dagli scavi per la realizzazione di un parcheggio in via Suessola, a pochi passi dal Castello Baronale.

Qui, dunque, ancora una volta dai lavori edili, pubblici e privati, sta emergendo la storia di questo territorio. Si tratta di una scoperta come al solito avvenuta per caso, ma che potrebbe portare sorprese davvero interessanti. I tecnici della Soprintendenza sono nel frattempo già al lavoro. Stanno spuntando dal terreno pareti e pavimenti in marmo.

“Qui basta scavare nemmeno mezzo metro, per trovare qualcosa” – afferma un tecnico del Comune, giunto mercoledì 17 ottobre sul posto insieme agli operatori della Soprintendenza ed agli agenti della Polizia Municipale. Il pericolo però è che, come del resto è avvenuto quasi sempre in questi casi, le preziose testimonianze del passato finiscano nel dimenticatoio, per poi essere di nuovo sepolte sotto la coltre di terreno.

Proprio ad appena 300 metri da quest’ultima scoperta, si trovano infatti bloccati da mesi gli scavi della città antica, emersa l’anno scorso durante i lavori di trasformazione dello Stadio Comunale in un parco pubblico. Risultato: gli scavi ed il campo sportivo sono ormai sepolti dalle erbacce e l’opera pubblica, il parco, è ferma al palo. Ad ogni modo lo scavo del campo di calcio risulta probabilmente la scoperta archeologica più importante in questo territorio dopo il ritrovamento, all’inizio del secolo scorso, dei resti di Suessula, la città prima osca e poi etrusca, ubicata quattro chilometri a nord di Acerra.

Lo spazio dello scavo, da cui sono affiorate le antiche vestigia, mura, camminamenti e costruzioni religiose, ricopre quasi mezzo campo di calcio. Ostacoli e storie di abbandono a ripetizione. Già perché la Soprintendenza ha comunicato di recente, che la realizzazione di un museo archeologico ad Acerra “non è affatto imminente”.

Cosa che ha spinto il Comune, a revocare l’affidamento del servizio di vigilanza dei locali individuati nel Castello Baronale, per ospitare i reperti da trasferire dal Museo Archeologico di Napoli.

 

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