Il Ricordo

Incontrai monsignor Riboldi nel 1968. Era parroco nel Belice della ricostruzione dopo il terremoto. Sottufficiale di complemento dell’esercito a Palermo, con la mia squadra dovevo contribuire al soccorso immediato. Don Riboldi divenne ben presto quel “don terremoto” che, a gran voce, sfidava autorità politiche e sociali in difesa della gente. Dopo dieci anni divenne vescovo nella mia città.

Ho avuto la grazia di stargli accanto per decenni, apprendendo tante lezioni di vita da lui e dal suo vicario generale monsignor Domenico Fatigati. Il vescovo Riboldi, figura carismatica, ha indicato il cammino alla Chiesa locale e non solo, riportando il fervore nei cuori degli Acerrani rimasti per 12 anni senza pastore.

Ha rivestito di una grossa fiamma lo stoppino fumante tenuto acceso con grande amore ed impegno dal vicario monsignor Fatigati.

Ha risvegliato le coscienze e ridato speranza a tanti in attesa di pane e dignità. Famiglie, giovani e meno giovani bussavano alla porta e sempre riuscivano a sorridere alla vita grazie alla speranza e l’aiuto concreto, che lui sapeva dare, aprendo la strada al futuro.

Lavoro prezioso anche quello del suo segretario: don Fernando Felici, persona mite e sincera, ha vissuto con responsabilità accanto ad un uomo con l’agenda sempre piena. Collaboratore esterno della diocesi, don Riboldi mi affidò il progetto ambizioso, di far nascere un ufficio nel palazzo vescovile, dove concentrare le attività: il “C.E.D.” (Centro elaborazione dati).

Una “creatura” nata da tutta la mia passione e dedizione, ancora oggi fiore all’occhiello ed importante riferimento per l’intera diocesi. Don Riboldi è stato coraggioso vescovo di frontiera, disponibile e generoso: trovava sempre giuste soluzioni a situazioni difficili, portando serenità al fratello sofferente. Un grande uomo ed i “grandi uomini non muoiono mai”.

Dopo un breve periodo a Stresa in Piemonte, don Riboldi ci ha lasciati in silenzio, senza mai dimenticare il suo popolo. Le spoglie riposano, per suo volere, nella Cattedrale di Acerra. Persona di talento e particolarmente benedetta da Dio, elegante nell’aspetto ed appropriato nel linguaggio, il suo ricordo fa bene allo spirito, ora che egli si trova fra le braccia del Padre Celeste, infinitamente buone e pronte ad accogliere chi, con fatica, serve la Chiesa. Il suo nome è da decenni nelle enciclopedie.

Una storia ed un’eredità da custodire gelosamente, per apprendere spunti di vita onesta e mite, spesa nella generosità e nell’altruismo. Ha donato a piene mani tutto ciò che poteva. Orgoglio, speranza e “faro”, ha illuminato i nostri passi vacillanti con calore umano e rispetto della dignità di ciascuno.

Rendeva facile ogni percorso, anche quando la strada era difficile e burrascosa. In compagnia di Dio conosceva la via per il porto sicuro. Come suo operatore ho gestito il suo ufficio e sono ancora oggi “attenta sentinella” di suoi scritti, testi e messaggerie varie, ma soprattutto gli ho dato tanto amore e continuerò a farlo con preghiere incessanti.

Aveva raggiunto diecimila amici nel mondo di Internet: nel 1997, mio figlio Gaetano con impegno e dedizione, ha messo in rete il vescovo Antonio Riboldi. Una settimana dopo era su Internet anche Papa Karol Wojtyla. Don Riboldi sapeva anticipare i tempi ed il suo nome era una garanzia!

Con tanto amore ed entusiasmo caricavo le sue omelie settimanali in rete ogni mercoledì, per raggiungere diversi posti del mondo. Le sue parole di conforto e convincenti giungevano addirittura in America, tradotte su richiesta in lingua inglese. I suoi messaggi, specie nei momenti forti della Chiesa, avevano un successo straordinario. La gente ha amato e seguito con orgoglio e passione questo vescovo. Si è battuto per la nascita del Polo Pediatrico in Acerra senza successo: una grande perdita per lui.

Al servizio del popolo acerrano e non solo, il suo nome risuonava a gran voce presso le Istituzioni, costrette ad attivarsi.

Nel buio portava luce ed ha lavorato, per aprire vie di sviluppo tra grandi distese di terreni abbandonati, per offrire pane e lavoro dignitoso a giovani e tranquillità alle famiglie, anche quelle che attendevano da anni un tetto, riportando al centro la questione delle case popolari dimenticate nel silenzio.

Don Riboldi ha svegliato le anime addormentate in nome dell’accoglienza e della giustizia. Ha portato la speranza, necessaria al cuore di ogni uomo ed al cammino insieme, perfino in Bolivia. E spesso mi parlava dell’incontro con Madre Teresa di Calcutta. Grazie di esistere monsignor Riboldi: Lei fa parte dei “Grandi Uomini”, che non muoiono mai.

 

Guido Crispo

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