Imputati dinanzi all’Autorità Giudiziaria di oltraggio, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale

Sono ben tre i casi, di cui di seguito riferiamo, che si riferiscono a nostri concittadini, a carico dei quali dovrebbe essere fissata a breve, dal Pubblico Ministero della Procura della Repubblica di Nola, che ha già letto gli atti dei procedimenti penali, istruiti a conclusione delle indagini preliminari svolte, la data della prima udienza dibattimentale, che li vede nella veste di imputati (e per i quali, comunque, vige la presunzione d’innocenza, fino a sentenza definitiva passata in giudicato), per reati commessi ai danni di appartenenti alle Forze dell’Ordine.

Il primo è G.T. di 69 anni, acerrano di nascita ma residente in un Comune del casertano, difeso da un giovane e brillante penalista locale. All’uomo è stato notificato un decreto di citazione a giudizio, perché a novembre del 2013, a via Volturno, fermato da un Carabiniere in borghese, M.R. di 55 anni, mentre alla guida della propria vettura percorreva in contromano il suddetto tratto di strada, usava violenza nei confronti del Militare dell’Arma, consistita nel proferire le parole “me ne sbatto che sei un carabiniere” e sferrandogli un pugno al volto, per poi allontanarsi repentinamente, impedendogli così di compiere un atto del suo ufficio. Ed inoltre perché con la sopra citata condotta cagionava al Carabiniere lesioni personali, consistenti in un trauma contusivo con escoriazioni a carico della regione periobitaria e della radice del naso destro.

Il secondo decreto di citazione a giudizio riguarda D.R. di 36 anni, residente in loco in una strada periferica imputata perché, nel mentre era alla guida della propria vettura lungo il tratto autostradale A3 all’altezza dell’innesto A1 sulla stessa traiettoria di un finanziere, S.P. aveva posto in essere una serie di manovre azzardate, che risultavano pericolose per la propria e l’altrui incolumità.

A questo punto l’appartenente alle Fiamme Gialle, di stanza a Napoli, la fermava e le chiedeva di esibire i documenti di identità. Per tutta risposta la 36enne, scesa dall’auto, alquanto adirata gli rispondeva: “Tu non sai chi sono io, conosco il Questore di Napoli, lo informerò di quello che sta accadendo, ti farò licenziare”. Inoltre, dopo aver sentito che il finanziere aveva allertato una pattuglia della Polizia Stradale, la donna risaliva nella propria vettura e, mettendo in moto la stessa, ripartiva repentinamente, urtando il finanziere, che si trovava sul ciglio della carreggiata ad una gamba e ad un piede, procurandogli lesioni, come riscontrato dal referto medico rilasciato dalla struttura sanitaria, presso la quale era recato l’investito.

Per di più alle urla del malcapitato di fermarsi, la donna si allontanava, facendo perdere le proprie tracce, senza prestare soccorso all’uomo, che aveva appena investito. Oltre a ciò l’investitrice, con la sua condotta, come scrive anche il Pubblico Ministero nell’atto giudiziario redatto nei confronti dell’imputata, aveva violato le comuni regole di prudenza e di diligenza alla guida.

Altro episodio, che vedeva un appartenente alle Forze dell’Ordine vittima di un’aggressione, era quello verificatosi il 26 marzo scorso a piazza S.Pietro, durante una manifestazione a carattere politico regolarmente autorizzata. In quella circostanza, dopo alcuni screzi verbali, scoppiava una violenta rissa tra gli organizzatori della manifestazione ed una frangia politica di ideologia contraria.

Rissa che coinvolgeva molte persone, di cui alcune di Acerra, tra cui S.P. di 40 anni; V.S. di 47 anni e A.B. di 42 anni ed altre di vari Comuni campani, che si inseguivano e si colpivano a più riprese e vicendevolmente con schiaffi, pugni e calci, colluttando reciprocamente e creando pericolo per la pubblica incolumità. Individui che, in concorso ed in unione tra loro, con l’aggravante di aver commesso il fatto in più di cinque persone riunite, usavano violenza nei confronti dell’ex Dirigente del Commissariato di Polizia di Acerra, consistita nel travolgerlo e nel farlo rovinare a terra, mentre compiva atti d’ufficio, consistenti nell’intervento volto a dividere le due fazioni e ad interrompere l’azione criminosa.

Che provocava al suddetto Vicequestore aggiunto lesioni personali, consistenti in “un trauma contusivo facciale con escoriazioni varie al volto; una ferita lacero contusa alla radice del naso; una contusione con esteso edema frontale sinistro ed escoriazioni alla mano”. Ferite giudicate guaribili in 15 giorni, salvo complicazioni, dal personale della struttura sanitaria pubblica, presso la quale si era recato il Dirigente della Polstato, per farsi medicare.

Ovviamente tutti gli imputati avevano avuto venti giorni di tempo, dalla data della notifica del provvedimento giudiziario, per rendere dichiarazioni spontanee o per essere sottoposti ad interrogatorio o presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione ecc.

 

 

Joseph Fontano  

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