La gente si ammala ma……

L’inquinamento prodotto oggi sarà pure buona parte eredità dal passato, ma intanto si continua e minaccia la salute e l’ambiente. L’ex Presidente della Provincia di Napoli Amato Lamberti in una lettera-denuncia inviata al Capo dello Stato afferma che nella nostra terra avvelenata non si dovrebbe coltivare più nulla. Un nuovo studio del Cnr indica che i tumori sono superiori 30 volte oltre la media. Parole drammatiche quelle di Lamberti, sociologo e coordinatore dell’Osservatorio contro la camorra. Che ha deciso di prendere carta e penna e di scrivere al Presidente Giorgio Napolitano, per spedire al Quirinale un appello accorato: «Ci aiuti lei. Qui il dramma ambientale è quotidiano e sta avvelenando tutti».

L’accusa di Lamberti è agghiacciante e le sue parole sono sopportate da numerosi studi. Ultimo quello del geologo Giovanni Balestri che ricorda il ritrovamento in falda di sostanze cancerogene e tipologia dei rifiuti in essa smaltiti. In Campania si muore ancora di tumore per inquinamento ambientale e delle falde acquifere e gli abitanti di numerose masserie  utilizzano ancora i propri pozzi per uso alimentare. Ugualmente in zona si trovano numerose attività agricole e zootecniche, che utilizzano l’acqua estratta dalle falde per l’irrigazione ed il beveraggio. Una bomba ecologica che in pochi anni esploderà.

«La situazione di inquinamento è certificata da Asl, Procure, Istituto Superiore di Sanità. Io non voglio danneggiare l’economia – spiega Lamberti – ma servono subito interventi. Il Ministero dell’Ambiente dovrebbe convocare subito un tavolo. I contadini dovrebbero fare solo biodiesel, coltivando mais e patate. Certamente ne guadagneremmo in salute: secondo uno studio in uscita del Cnr, redatto con l’Università Federico II ed il Suor Orsola, al quale ho collaborato insieme ad altri, in alcune zone il tasso di tumori è superiore alla media. Ad Acerra, Giugliano e nell’area nord non nascono solo pecore malformate, ma anche bambini malformati».

Un’altra piaga di avvelenamento quotidiano è quello degli incendi dei rifiuti. La maggior parte dei residui bruciati sono frutto di lavorazioni tessili, manifatturiere e pneumatici. Materiali che dovrebbero essere recuperati, ma che vengono smaltiti illegalmente, perché costa di meno ed i controlli sono scarsi. A volte vengono dati pochi spiccioli a persone senza scrupoli, affinchè appicchino le fiamme, per far sparire ogni traccia dello sversamento illecito. Poi c’è il mercato dei pneumatici, su cui sfugge ogni tipo di controllo. Ormai sulle strade a scorrimento veloce e sotto i ponti di strade se ne trovano a cumuli.

Eppure sarebbero riciclabili al 100%. Se ne potrebbero fare pannelli fonoassorbenti o materiali per l’arredo urbano. In Campania ci sono due imprese di riciclo, ma il paradosso è che hanno difficoltà a reperire materia prima. La sua parte dannosa la fa anche la burocrazia: le competenze, spezzettate tra Comuni, Province e, sulle strade, anche dell’Anas, si sovrappongono. Tante competenze, nessun intervento.

La lettera si chiude con richiesta di aiuto al Presidente della Repubblica. Le uniche soluzioni per risolvere il problema sono quelle da sempre proposte dagli ecologisti e si chiamano riduzione dei rifiuti, differenziata e riciclo. Acerra è ai minimi nelle statistiche e non riesce a far partire una vera raccolta differenziata. Gli incendi ed i veleni, però, continuano ad avere conseguenze negative sulla salute.

 

Antonio Puzone

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