Questione canoni idrici pregressi: ancora una sentenza contraria al Comune e all’Inpa

Tornando alla questione acqua e, nello specifico, alla riscossione dei canoni idrici pregressi, attuato attraverso un accordo bonario tra il cittadino-utente ed il concessionario del Comune di Acerra (Inpa S.p.A) per il servizio di recupero dei canoni idrici, più volte abbiamo ricordato che ognuno poteva sempre rivolgersi ad un legale, per intentare un ricorso avverso il Comune e far valere le proprie ragioni. Ed è quello che hanno fatto, durante questi anni, alcuni cittadini, che hanno poi conseguito sentenze favorevoli e di cui abbiamo dato anche pubblicazione.

L’ultima che abbiamo letto in ordine di tempo (e ne leggeremo ancora tante), è la sentenza n.585/2010, emessa dal Giudice di Pace di Acerra, Dr.Giovanni Franzese, a seguito del ricorso proposto dal sig.Angelo A. (difeso e rappresentato dagli Avvocati dell’Associazione Napoli Nuova) contro il Comune e la società Inpa, entrambi convenuti contumaci e riguardante il pagamento delle somme relative al consumo idrico degli anni 2004-2006. I fatti.

Con atto di citazione notificato al Comune e all’Inpa l’istante conveniva in giudizio, per dichiarare non dovuto l’importo di euro 929,62, di cui alla richiesta di pagamento inviata dalla “Inpa spa” per conto del Comune e relativa agli anni 2004-2006. E chiedeva anche la condanna del Municipio e della società di via Castaldi alle spese, diritti ed onorari.

“Va rilevato preliminarmente – scrive il Giudice – che in sede di opposizione ad intimazione di pagamento, emesso dal concessionario per il recupero dei canoni idrici, qualora si deduca la prescrizione del diritto, al soggetto esattore deve riconoscersi, insieme all’Ente impositore, titolare della pretesa contestata, la concorrente legittimazione passiva. Di conseguenza l’opposizione dev’essere proposta anche nei confronti del medesimo esattore, che ha emesso l’atto di costituzione in mora, al quale va riconosciuto l’interesse a resistere, anche per gli innegabili riflessi, che un eventuale accoglimento dell’opposizione potrebbe comportare nei rapporti con l’Ente. La materia è regolata dagli artt.1599 e ss. del Codice Civile, che così dispone:

“La somministrazione è il contratto con il quale una parte si obbliga verso corrispettivo di un prezzo, ad eseguire, a favore dell’altra, prestazioni periodiche o continuative di cose”.

L’art.1562 così dispone: “Nella somministrazione a carattere periodico il prezzo è corrisposto all’atto delle singole prestazioni ed in proporzione di ciascuna di esse. In quella a carattere continuativo il prezzo è pagato secondo le scadenze d’uso”.

Il prezzo della somministrazione d’acqua potabile da parte del Comune, ente fornitore di tale servizio – prosegue la sentenza – che venga pagato annualmente o a scadenze inferiori all’anno in relazione ai consumi verificatisi per ciascun periodo, configura una prestazione periodica con connotati di autonomia nell’ambito di una causa petendi di tipo continuativo e deve, pertanto, ritenersi incluso nella previsione dell’art.2948 comma 4 con la conseguenza dell’assoggettamento alla prescrizione breve quinquennale del corrispondente credito. I convenuti non hanno provato la fondatezza della pretesa del pagamento della somma di euro 929,62, riportata nella fattura, quale importo relativo al consumo idrico degli anni 2004-2006, né hanno provato di aver interrotto la prescrizione del diritto ai sensi dell’art.2943 c.c. relativamente agli anni 2004-2005, né hanno provato che l’istante abbia accettato esplicitamente la clausola, per cui era tenuto al pagamento del minimo garantito o minimo impiegato. Non contraddice i principi informatori in materia di obbligazioni contrattuali la regola equitativa secondo cui, il fruitore del servizio di fornitura di acqua potabile è tenuto al pagamento del minimo garantito, solo dove il Comune, erogatore del servizio, fornisca la prova scritta che il fruitore abbia accettato esplicitamente la relativa clausola, con la conseguenza che, in mancanza di tale prova, l’utente sarà tenuto solo al pagamento del corrispettivo commisurato all’effettivo consumo (Cass. sentenza n.382/2005)”.

Il giudice riteneva la domanda di parte attrice fondata; non dovuto l’importo richiesto e condannava l’Inpa, in solido con il Comune, al pagamento delle spese di giudizio in favore del sig.Angelo, da liquidarsi in euro 250,00.

 

Joseph Fontano

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