La Cooperativa “Tommaso Esposito” richiede una soluzione alla sua vertenza

Torna alla ribalta una delle vicende più travagliate e gravose della storia della nostra città e di cui abbiamo trattato alla fine dell’anno scorso, affinché le istituzioni preposte intervenissero in modo concreto e risolutivo. Il riferimento è alla Cooperativa “Tommaso Esposito”, nata nel 1975 a proprietà indivisa e che, nel corso degli anni, ha realizzato ad Acerra circa 500 appartamenti, di cui 320 nel rione Madonnelle.

Gli alloggi realizzati sono stati assegnati in godimento ai soci, prevalentemente ex operai degli agglomerati industriali di Pomigliano ed oggi quasi tutti pensionati o defunti e per i quali pagavano un canone sociale. Le previsioni erano che nel giro di 15-20 anni buona parte dell’erogazione di tale canone sarebbe stato estinto ed il socio sarebbe entrato in possesso del proprio appartamento.

Ed infatti già in molti presentarono domanda di acquisizione. I guai, a quanto ci riferiscono alcuni componenti il vecchio gruppo dirigente, nacquero dalla legge n.179/92, nebulosa in alcuni punti e a seguito del fatto che la “T.Esposito” faceva parte della Lega delle Cooperative, note anche come Cooperative Rosse, che gestiva centralmente le varie cooperative ad essa associate e con cui il gruppo dirigente locale ebbe uno scontro. Adesso attraverso un manifesto dal titolo: “Totò per molto meno rifilò la fontana di Trevi” i cooperatori per la giustizia e la legalità scrivono che “è noto, che ogni contratto stipulato in contrasto con la legge o recante difetti formali, è nullo. Ma nonostante ciò il Commissario Governativo della cooperativa vorrebbe rifilarci un alloggio che, fino a prova contraria, non è nella sua disponibilità, così come la fontana di Trevi non lo era per Totò.

Sono anni che noi soci  cooperatori per la giustizia e la legalità della Tommaso Esposito – prosegue il pubblico avviso – chiediamo in tutte le sedi il rispetto delle leggi e l’applicazione delle più elementari norme sulla cooperazione, senza trovare risposta, benché questa sia l’unica strada percorribile per il raggiungimento degli scopi. E questo il  Commissario Governativo lo sa bene. Pertanto Egli cosa aspetta, a formalizzare ogni atto secondo diritto, così da consentire ad ognuno di intraprendere la strada che più gli si aggrada, invece di mettere i soci gli uni contro gli altri? Cosa aspetta a redigere i piani di cessione e a presentarli al Comune e a fare una precisa ricognizione dei debiti e dei crediti della cooperativa? Cosa aspetta per far pagare al Dr.Ermini e/o al suo controllore il milione e 700mila euro sottratto dalle casse della cooperativa? Cosa aspetta a ripristinare il canone sociale o a mettere in vendita i locali commerciali abbandonati di via Calabria? E potremmo continuare ancora per molto.

I Commissari succedutisi in questa cooperativa – denunciano ancora i soci – anziché sanare le irregolarità di gestione, riportando nell’alveo della legalità nel più breve tempo possibile, come legge vorrebbe, hanno sempre ricercato la liquidazione della stessa e, a scanso di una possibile ripresa, usurpandone il patrimonio! Gli atti ostili agli interessi dei soci e delle loro famiglie (finanche un vero e proprio ladrocinio attuato dal Commissario Governativo Dr.Ermini da Firenze già osservato in sede giudiziaria), l’incapacità, l’illegalità e la sudditanza ad interessi alieni, dimostrati da chi ha amministrato la cooperativa da 15 anni a questa parte, ci hanno portato al fallimento. Non vorremmo che la storia continuasse, scoprendo magari che il caos amministrativo giovi a qualcuno.

Per questi motivi ci rivolgiamo alla cittadinanza, per averne la massima solidarietà, agli amministratori comunali, affinché svolgano appieno il ruolo di sorveglianza, cui sono tenuti ed impediscano il consumarsi di nuove illegalità all’interno della Cooperativa, che era la migliore nel Sud Italia. Ma qui, si sa, a volte essere primi può essere un difetto”. 

 

J.F.

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