Esemplare punizione al giovane studente incendiario della scuola media “Caporale”

Ancora presi di mira dai vandali gli istituti scolastici cittadini, con i relativi danni materiali e culturali conseguenti a tali gesti delinquenziali, visto che gli studenti non possono usufruire dell’attività didattica per alcuni giorni, a seguito delle devastazioni compiute nelle strutture scolastiche come accaduto, ad esempio, nella notte di Carnevale.

Una tematica, alla quale abbiamo sempre dato il dovuto risalto sul nostro giornale,  come dimostra anche l’ultimo numero di Oblò, che si è occupato del raid teppistico notturno compiuto da ignoti ai danni della succursale della scuola media “M.Ferrajolo” di via Zara. Questa volta ad assurgere agli onori della cronaca è un altro edificio scolastico, sito a pochi metri da piazza Falcone e Borsellino, ossia la scuola media “G Caporale”, all’interno della quale di introduceva un giovane studente nella notte tra il 20 ed il 21 aprile. Questi, infatti, voleva dimostrare ai suoi due amici di essere un bullo e di aver «diritto» a entrare nella gang. Ed è così che cercava di appiccare il fuoco al suo plesso scolastico, di cui è alunno modello.

Ma ad incastrarlo erano le immagini di una telecamera, che riprendeva il raid, consentendo ai suoi docenti di identificarlo. Tredici anni, di buona famiglia, un curriculum scolastico di tutto rispetto, confessava qualche giorno dopo la sua bravata solo al cospetto del padre che, incredulo, non accettava la realtà delle immagini. A seguito dei danni subiti dalla struttura pubblica erano agenti del locale Commissariato di Polizia a condurre serrate ed accurate  indagini, per risalire agli autori del gesto.

Il 13enne, che frequenta la II classe, insieme con altri due suoi amici penetrava all’interno di una delle aule, site al I piano, dopo aver forzato la tapparella. Versava quindi la benzina contenuta in una bottiglietta di plastica e dava fuoco alle suppellitili. Ma le fiamme fortunatamente si spegnevano poco dopo, provocando danni limitati al pavimento ed alle pareti. Il giovane rischiava a questo punto di perdere l’anno, a causa delle sanzioni disciplinari inflittegli dal Consiglio di classe e d’Istituto. Per la sua giovanissima età, infatti, non è perseguibile penalmente, anche se è stato segnalato al Tribunale di Minori di Napoli.

Era ora che si ponesse fine ai vergognosi assalti notturni alle scuole cittadine – commentava il sindaco T.Espositoe continueremo con l’installazione dei sistemi di videosorveglianza, che stanno dando i loro frutti, ma anche con la creazione di punti di ascolto in sinergia con le scuole, per prevenire questi moderni barbari rituali di iniziazione, segno di forte disagio psicologico e della drammatica assenza delle istituzioni”.

Incredulità, ma anche sconcerto tra i professori della scuola, che è stata oggetto di numerosi raid in passato, tant’è che fu installata una telecamera a circuito chiuso, per scoraggiare altre incursioni. Secondo la ricostruzione fatta dai poliziotti, quella notte i tre minorenni avrebbero acquistato in un distributore automatico un quantitativo di benzina, ma comunque insufficiente, che poi hanno cosparso su banchi e sedie e dato alle fiamme. Il fuoco fortunatamente non si autoalimentava, estendendosi alle altre aule.

«Mi dispiace, sono pentito sinceramente» – dichiarava singhiozzando l’alunno di 13 anni agli uomini in divisa, al padre e ai docenti della scuola. Ma questo non gli evitava una punizione esemplare ed un voto di condotta insufficiente. Infatti veniva sospeso fino al termine dell’anno scolastico e gli veniva affibbiato il 5 in condotta sulla pagella del secondo quadrimestre e, di fatto, la non ammissione alla III classe della scuola media.

Il provvedimento disciplinare veniva comunicato ai genitori del ragazzo Ai suoi complici, anch’essi minorenni e figli di buona famiglia, che gli investigatori ritenevano di identificare con certezza nelle ore successive, era invece riservata una denuncia alla Magistratura, nel caso siano imputabili. Mio figlio ha sbagliato – affermava il padre del giovane – e la scuola deve collaborare con me, nel trovare il giusto e corretto modo per recuperare il ragazzo. Certamente abbiamo mancato in due, la scuola e la famiglia. Mio figlio, resosi conto della gravità della situazione, si è subito profondamente pentito per cosa aveva fatto, ha implorato il perdono dei suoi educatori, senza comunque trovare clemenza”.

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