Dalla Conferenza dei Servizi nessuna possibilità agli allevatori di ovini

Ma le speranze e le risposte ai quesiti degli allevatori erano affidate alla Conferenza dei Servizi, svoltasi lo scorso 4 febbraio presso il Comune ed alla quale partecipavano, oltre all’Ente comunale, rappresentato dal Segretario Generale, nonché Dirigente del settore Ambiente Dr.ssa M.Piscopo ed alla famiglia Cannavacciuolo, anche i Servizi Veterinari dell’Asl Na3 Sud nelle persone del Dott.A.Pecoraro e del Dott.G.Timorati e l’Arpac, rappresentata dalla Dott.ssa G.Agrello. Ebbene, alla fine la Conferenza stabiliva “l’impossibilità della revoca delle ordinanze di divieto di pascolo vagante ed il rinvio ad un’eventuale nuova comunicazione per un possibile progetto a stabulazione fissa, in collaborazione con i servizi veterinari”. Durante l’incontro il Dott.Pecoraro specificava che i Servizi Veterinari avevano proposto all’Assessorato regionale alla Sanità – Settore Veterinario la revoca delle Ordinanze di divieto di pascolo vagante, in essere in taluni Comuni del territorio dell’ex Asl Na 4. La Regione, con nota del 4.6.2008, specificava di non condividere tale proposta. La Dr.ssa Agrello, dal canto suo, riferiva di non avere dati per superamento di CSC per la Contrada “Pagliarone”, sito nel quale era localizzata l’azienda di allevamento ovini Cannavacciuolo. Unico punto a favore dei pastori era la disponibilità mostrata dal Servizio Veterinario alla proposta avanzata dal legale rappresentante degli allevatori, Avv.Lanciano, di poter effettuare stabulazione fissa, con individuazione e stanziamento di un’area nel Piano regolatore. “Abbiamo le mani legate – dichiarava crucciata Orsola Cannavacciuolo – perché, stando all’ordinanza regionale, possiamo stanziare un gregge non vagante solo nella zona industriale. Far sorgere un’azienda ovina tra l’inceneritore ed il depuratore Ngp, è un macello. Inoltre è necessaria una quantità di denaro, di cui non disponiamo. Il Governo deve ancora corrisponderci la seconda tranche di indennizzi, ossia 150mila euro. Avevamo chiesto al Comune di aiutarci per un inserimento lavorativo, perché siamo in ginocchio, ma ancora non è stato fatto nulla per noi”. L’Assessore comunale alle Pol.Ambientali P.Marangio precisava che “Arpac e Regione hanno deciso di prolungare il divieto di pascolo per precauzione, visto che le pecore mangiano una quantità spropositata di erba, veicolo primario di veleni. Il divieto di pascolo vagante vale per 30 Comuni dell’Asl Na4. Ad Acerra il pericolo diossina non c’è, tranne che per contrada Varignano e zona Calabricito per la presenza della discarica. In merito agli indennizzi – concludeva il componente la Giunta Esposito – la questione rimane aperta con il Commissario all’Emergenza rifiuti ma non con il Comune. I Gerlando, le cui pecore furono ugualmente abbattute, hanno un nuovo gregge nel Comune di Pisciotta”. La vicenda delle centinaia di ovini che negli anni si ammalarono e poi morirono, per la presenza nel sangue di valori di diossina superiori ai limiti previsti dal regolamento, a causa del grave inquinamento delle aree utilizzate per il pascolo, terminò ufficialmente il 28 dicembre del 2007. Quel giorno oltre 1000 pecore furono caricate sui camion e trasportate presso la società “Proteg” di Caivano, dove furono soppresse attraverso l’incenerimento, mentre alcuni giorni prima l’ex Sindaco Marletta firmò l’Ordinanza che stabiliva l’assegnazione degli indennizzi, che sarebbero seguiti agli abbattimenti dei capi di bestiame su disposizione dell’autorità sanitaria o per morte dei capi stessi, per ragioni comunque connesse alla contaminazione da diossina. Rivedremo, pertanto, sul nostro territorio, i greggi di pecore che brucheranno l’erba delle campagne acerrane e che daranno vita ad una nuova ed interminabile vicenda, fatta di ipotesi sulle cause delle morti degli animali, di occupazioni di strutture ed edifici pubblici, di scontri e polemiche tra istituzioni e cittadini?   

 

                                                                                       Joseph Fontano

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