Il Tribunale condanna il Comune ed accoglie il ricorso della Provincia

La cronaca giudiziaria e, con specifico riferimento, quella che ci riferisce di citazioni, ricorsi, ingiunzioni di pagamento, costituzioni in giudizio, transazioni bonarie ecc. è tra gli argomenti, ai quali sempre diamo ampio risalto.

E ciò, ovviamente, perché la materia appassiona i nostri tantissimi lettori, che vengono a sapere da quest’organo di informazione delle centinaia di cause, che finiscono per avere un interesse diffuso per i cittadini acerrani. Occupiamoci, adesso, della sentenza n.2688/2009 (notificata al Comune il 29 maggio 2009) emessa dal Tar Campania – V Sezione (Presidente Dr. Antonio Onorato), a seguito del ricorso n.367/2009 proposto dalla Provincia di Napoli (difesa e rappresentata dall’Avv.Aldo Di Falco) contro il Comune di Acerra, (difeso e rappresentato dall’Avv.Maurizio Balletta) per l’annullamento dell’Ordinanza sindacale n.60 del novembre 2008, con la quale l’ex sindaco Marletta ordinò, ai sensi dell’art.54 del D.Lgs 267/2000, di provvedere con la massima urgenza alla rimozione dei rifiuti giacenti lungo la strada provinciale 517 Fangone località Gaudello. I fatti. Con nota del 22.09.2008 la II Direzione Viabilità dell’Amministrazione Provinciale di Napoli segnalava al Comune di Acerra che in prossimità del tratto di strada 517 Fangone località Gaudello, ricadente nel suo territorio, giacevano rifiuti urbani e speciali, pericolosi e non, abbandonati da ignoti e, pertanto, invitava con urgenza a rimuoverli e smaltirli secondo le normative vigenti.

“L’Amministrazione comunale – si legge nella sentenza – anziché esercitare le proprie funzioni in materia di smaltimenti rifiuti, alcuni giorni dopo, a mezzo del Sindaco, da un lato, emetteva nei confronti della Provincia di Napoli ordinanza contingibile ed urgente e dall’altro, a mezzo della Polizia Municipale, provvedeva a sequestrare l’area, nominando quale custode giudiziario il Dirigente provinciale della II Direzione, dandone contestuale informazione alla Procura di Nola. In primis l’Amministrazione provinciale ha dedotto l’illegittimità della suddetta ordinanza per violazione dell’art.2 comma 6 del D.L. 90/2008 convertito nella legge n.123/2008.

Il provvedimento impugnato è stato adottato dal solo sindaco in assenza della necessaria e preventiva intesa con il Sottosegretario di Stato per l’Emergenza Rifiuti in Campania, come stabilito appunto dalla legge 123. Infatti in Campania l’esercizio dei poteri d’urgenza da parte del sindaco deve combinarsi con quelle proprie e prevalenti del Sottosegretario all’Emergenza Rifiuti, organo a cui il decreto innanzi citato ha demandato il compito di gestire la fase transitoria, a decorrere dalla liquidazione del Commissario Straordinario alla cessazione dello stato di emergenza, fissato al 31.12.2009. Sottosegretario che, a tal fine, il medesimo decreto autorizza a derogare proprio agli art. 50 e 54 del D.lgs 267/2000, l’ultimo dei quali è assunto dal Sindaco a fondamento del potere di ordinanza esercitato col provvedimento in questa sede impugnato.

Tale intesa si concretizza – prosegue la sentenza – in un provvedimento, il cui contenuto sia condiviso da entrambi gli organi, cui la legge attribuisce il potere e, sotto il profilo soggettivo, nell’imprescindibile emanazione congiunta dello stesso da parte del Sottosegretario e del sindaco, o mediante la sottoscrizione di entrambi o mediante acquisizione preventiva da parte di quest’ultimo del consenso del primo alla proposta di ordinanza d’urgenza a assumersi. Requisiti indefettibili dell’ordinanza che, nel caso di specie, risultano del tutto assenti, non essendovi né la doppia firma, né il riferimento all’atto di consenso preventivo del Sottosegretario. Il Comune, invece, riteneva che l’ordinanza, emessa a tutela della pubblica e privata incolumità e per la sicurezza della circolazione, non costituisce esercizio dei poteri d’urgenza, previsti dalla normativa ambientale e di igiene, né di poteri connessi alla gestione dei rifiuti o con la stessa interferenti. Ma è lo stesso Comune a scrivere e a mettere agli atti, che parte dei rifiuti sono stati rimossi da una società su disposizione del Commissariato di Governo. Che, quindi, come autorità statale, va consultata, perché ha il potere di adottare provvedimenti finalizzati alla rimozione dei rifiuti”.

Alla fine il TAR accoglieva il ricorso della ricorrente; annullava l’ordinanza, compensava le spese di giudizio ed ordinava che la sentenza fosse eseguita dall’Autorità Amministrativa.

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