Il Dirigente all’Urbanistica ha ordinato la demolizione dell’impianto della “Pellini srl”

Nuovo capitolo della vicenda Pellini, questa volta riportata agli onori della cronaca, non a seguito dell’ennesima ingiunzione di pagamento avanzata dal gruppo imprenditoriale e notificata al Comune, (la somma complessiva che la ditta “Pellini srl” ha richiesto ammonta ad oltre 10 milioni di euro, comprensivi di interessi, per il periodo che intercorre dal 15 novembre 2002 al 31 dicembre 2008). Somme contro il cui pagamento il Comune si è opposto, costituendosi in giudizio. Ma al centro dell’attenzione è ancora l’impianto di stoccaggio e trattamento dei rifiuti, sito in contrada “Lenza-Schiavone” e che occupa una superficie di 15.000 mq, nel quale furono stoccati i rifiuti solidi urbani fin dal lontano 2001 per effetto della solita crisi dei rifiuti in Campania. Rifiuti stoccati per decisione del Commissariato di Governo, che allora approvò le condizioni economiche poste a carico del Comune, ma che poi disponeva l’utilizzo del sito da parte del Consorzio di Bacino Napoli 2.

Un sito di trasferenza, in cui venivano accolti tutti i rifiuti, che il Commissariato decideva di volta in volta di far confluire. Le disposizioni commissariali di utilizzo del sito venivano emesse fino all’anno 2004, ma l’intoppo si è avuto, allorché è mutata la gestione. Per cui il Commissariato non ha più liquidato le fatture trasmessegli dal Comune.

Il sequestro dell’intero impianto di compostaggio, che l’anno scorso subì anche dei raid incendiari, fu disposto nel gennaio del 2006 dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Napoli Dr.ssa Maria Cristina Ribera, da anni in prima linea nel combattere e perseguire i reati inerenti l’ecomafia.

Lo stesso impianto è adesso interessato da una nuova ordinanza di demolizione (la n.85) delle opere abusivamente realizzate, emessa il 12 ottobre 2009 dal Dirigente comunale all’Urbanistica Arch.M.Santoro e notificata ai diretti interessati il 25 novembre scorso, con relativo ripristino dello stato dei luoghi. Nell’Ordinanza, che contiene una dettagliata relazione dei manufatti presenti, si legge che “tali opere risultano in contrasto con gli strumenti urbanistici, allora ed oggi vigenti, in quanto ricadenti in zona agricola e l’area in questione ricade in zona vincolata e non risulta preventivamente richiesta, né rilasciata, l’autorizzazione paesaggistico-ambientale, con la conseguenza che anche le citate denunce di inizio attività non sono mai divenute giuridicamente efficaci.

Per l’impianto di gestione dei rifiuti – prosegue l’atto amministrativo – non risulta essere rilasciata l’autorizzazione di cui all’art.27 del D.Lgs.22/1997. Per la realizzazione di detto impianto non è stato rilasciato alcun permesso di costruire e, comunque, non erano sufficienti le citate denunce di inizio attività (inefficaci) relative a singole parti dell’impianto. All’avvio del procedimento di demolizione e riduzione in pristino dell’impianto i sig.ri Domenico e Cuono Pellini hanno chiesto la definizione dell’avviato procedimento, senza l’adozione di alcun provvedimento sanzionatorio, in quanto non sussisterebbero i presupposti di legge, essendo l’impianto “regolarmente censito, riconosciuto ed autorizzato dalla Provincia di Napoli e dalla Regione Campania con vari provvedimenti”.

Rilevato che le suddette osservazioni sono infondate – scrive il Dirigente – in quanto, da attenta verifica presso gli uffici comunali, sono state reperite le copie di provvedimenti regionali relativi all’impianto, tutti adottati ex art.27 D.L.gs. 22/97 per l’esercizio dello stesso, ma non è stata reperita alcuna autorizzazione regionale alla realizzazione dell’impianto stesso”. Pertanto il Dirigente ordinava al signor Domenico Pellini ed ai tre figli di procedere, entro 120 giorni dalla notifica del provvedimento, alla demolizione dell’impianto per la gestione dei rifiuti, sito in località “Lenza-Schiavone” ed al ripristino dello stato dei luoghi”.

Le Forze dell’Ordine sono incaricate dell’osservanza dell’Ordinanza.    

 

Joseph Fontano

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