Pulizia Casa comunale: il Tar Campania riaffida l’appalto alla “Scala Enterprise”

Lo scorso 18 gennaio la cronaca giudiziaria faceva registrare l’ennesima sentenza contraria al Comune di Acerra, a seguito del ricorso n.4927/2009 proposto contro l’Ente di Viale della Democrazia dalla società “Scala Enterprise”, rappresentata e difesa dall’Avv.F.De Angelis e nei confronti del “Ccs-Consorzio Conai Service”, rappresentato e difeso dall’Avv.C.Serafino per l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, della Determina dirigenziale n.401 del 28.08.2009 di revoca dell’aggiudicazione provvisoria della gara, bandita il 3 marzo 2009 e relativa all’affidamento dell’appalto del servizio triennale di pulizia dei locali del Municipio e dell’ex Pretura, per l’importo a base d’asta di euro 1.034.366,00 ed affidato appunto alla società Scala Enterprise. Stando a quanto sentenziato dal Tribunale Amministrativo Regionale attraverso la sentenza n.51/2010 che ha annullato, per illegittimità, il suddetto atto dirigenziale, il Comune non poteva revocare l’appalto alla ricorrente, che il 21 maggio del 2009 veniva dichiarata aggiudicataria provvisoria della procedura aperta, gara espletata con il criterio del massimo ribasso (praticato dall’impresa di Napoli nella misura del 19,2%).

Una sentenza, che era stata già preceduta dall’Ordinanza n.672 del 28 ottobre 2009 emessa dalla I sezione del Tar Campania (Presidente Dr.Antonio Guida), con cui aveva stabilito che “il mancato tempestivo pagamento dell’obbligazione contributiva da parte della ricorrente, adempimento assolto dopo pochi giorni, è riconducibile ad un mero errore materiale e non può essere considerato come una grave violazione”  Infatti, avviata la fase di verifica del possesso dei requisiti, il Comune comunicava alla società ricorrente che dagli accertamenti eseguiti erano emerse violazioni di natura contributiva, emergenti dal Durc (Documento Unico Regolarità Contributiva).

La Scala Enterprise srl rendeva tempestivamente giustificazioni sulla situazione contestata, evidenziando l’insussistenza dei debiti tributari e rappresentando di aver eseguito, già a marzo del 2009, i propri versamenti contributivi mediante delega telematica. Il 27 agosto 2009 il Dirigente comunale riteneva sussistenti i presupposti per la revoca dell’appalto per mancanza dei requisiti. Disponeva, inoltre, l’incameramento della cauzione provvisoria e segnalava la vicenda all’Autorità di Vigilanza per i conseguenti provvedimenti sanzionatori.

Da qui scaturiva il ricorso, che il Tar ha accolto, in quanto l’istante non era mai incorsa in precedenti violazioni od omissioni e, nella specie, aveva solo ritardato il tempestivo pagamento di una somma esigua. Lo stesso Presidente compensava le spese di giudizio ed ordinava che la sentenza fosse eseguita dall’autorità amministrativa. La sentenza, adesso, tira in ballo la stessa Amministrazione comunale, perché i giudici hanno fatto salvi gli ulteriori provvedimenti della stazione appaltante, che dovrà valutare se si è realmente in presenza di una violazione “grave”. Nella causa, sebbene citato, il Comune non si è costituito in giudizio.

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