La lunga ed irrisolta odissea di un ex aviere acerrano

Un caso di malasanità, questa volta verificatosi in una struttura sanitaria militare, balzava agli onori della cronaca e vedeva protagonista un nostro concittadino di 30 anni, Bernardino Fava, che nel settembre del 1997, aviere di stanza a Guidonia, nei pressi di Roma, cadde per le scale, mentre faceva il piantone in una caserma. Essendosi sentito male ed avvertendo forti dolori al petto, fu trasportato in ospedale, dove i medici militari non si accorsero, per mesi, che aveva un tumore al polmone. Da allora iniziò il calvario del giovane, che oggi vive ad Acerra con mezzo polmone in meno e con una diagnosi, che non corrisponderebbe all’intervento, a cui fu sottoposto 9 mesi dopo il primo ricovero. Per i sanitari dell’ospedale militare del “Celio” il paziente era affetto da un timoma, un tumore che aggredisce la ghiandola del timo. Ma la versione fornita dal 30enne è totalmente diversa, poichè dichiara: “I medici sbagliano. Infatti mi hanno asportato una parte del polmone destro e tutte le analisi strumentali praticate dai militari ed ospedali civili confermano invece la patologia polmonare, per la quale poi sono stato operato”. Ma Bernardino ed il padre Vincenzo non si sono mai arresi ed in questi anni hanno raccolto ben tre faldoni di documentazione medica. Che, ancora oggi, non viene riconosciuto quello che per loro è un errore da parte dei medici, che visitarono per la prima volta l’aviere dopo la caduta. E per fare valere le loro ragioni, hanno denunciato già due volte alla Magistratura l’accaduto. Una prima volta, nel 2007, il caso è stato archiviato; una seconda, un anno dopo, il procedimento è ancora in corso alla Procura di Roma. Il giovane ricorda di “aver chiesto anche di essere ascoltato durante la fase inquisitoria, ma il giudice ha negato questa possibilità, giustificandosi con gli eccessivi carichi di lavoro a cui è sottoposto”. Ad agosto dell’anno scorso il PM ha richiesto l’archiviazione ed ha passato l’incartamento al Gip, che dovrebbe decidere nelle prossime settimane in merito all’aspetto penale della vicenda. Il padre dell’ex aviere si chiede “se sia possibile che nessuno sia responsabile di quello che è successo al figlio, nonostante l’esistenza di analisi istologiche, di analisi strumentali e di un reperto del polmone malato”. E ricorda che 4 anni fa scrissero anche al premier Berlusconi e all’allora Presidente Ciampi, ma che solo il capo dello Stato rispose. Un’odissea che ha sconvolto la vita della famiglia Fava. L’aviere, dopo l’intervento chirurgico, è stato sottoposto a cicli di radioterapia ed ora è invalido all’80 per cento. La madre, Isabella Bellorofonte, ha chiuso il chiosco di bibite a Napoli che gestiva proprio con il figlio, a cui è stata riconosciuta un’indennità di appena 250 euro mensili. Il padre, invalido civile, per seguire il figlio nella sua odissea, ha rinunciato a lavorare come guardia giurata e si chiede: “A chi dobbiamo rivolgerci per avere tutela per questa incredibile vicenda di malasanità?”.

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