Rimozione ecoballe, il Consigliere Maria Muscarà presenta un’interrogazione

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“Vi sono dei terreni meravigliosi e fertilissimi a Nord di Acerra, dove dal 2004, in località “Pantano”, sono abbancate tonnellate di ecoballe, accumulate durante le terribili emergenze rifiuti di quegli anni, quando sulle piazzole locali venivano scaricate 2.033 tonnellate al giorno – dichiarava di recente il Consigliere regionale Maria Muscarà -. Pertanto ho presentato un’interrogazione alla Giunta, per conoscere i tempi soprattutto di bonifica del territorio, proprio perché c’è un enorme rischio contaminazione dei terreni. Infatti stanno emergendo esalazioni moleste ed i liquami pericolosi continuano a fuoriuscire liberamente dai rifiuti, proprio dalla fase di movimentazione e rimozione delle ecoballe. Dinanzi all’inceneritore sono rimaste circa 49 mila tonnellate da smaltire. Le acque meteoriche delle restanti piazzole, di cui due tuttora occupate da tonnellate di rifiuti, confluiscono direttamente nei terreni circostanti. Le operazioni di rimozione sono affidate ad un’azienda lombarda, dopo l’assegnazione di un appalto da 20 milioni di euro, per rimuovere e spedire in Olanda e Danimarca le 100 mila tonnellate di ecoballe accumulate ad Acerra e a Fragneto Monforte, in provincia di Benevento. Abbiamo il diritto di sapere, quali sono i tempi previsti” – conclude il Consigliere Muscarà. L’intervento del consigliere era successivo alle dichiarazioni rese via social agli inizi di novembre dall’ambientalista Alessandro Cannavacciuolo, che aveva denunciato il disastro che continuava in località ‘Pantano’ nel silenzio assordante delle istituzioni. Infatti aveva scritto del disastro, che stava emergendo dalla fase di movimentazione e rimozione dei rifiuti. Esalazioni moleste, liquami pericolosi che continuano a fuoriuscire dai rifiuti e che, indisturbatamente, penetrano nel terreno fertile. E che sono anni che la nostra terra subisce violenza ambientale. “Chi ha avuto modo di vivere, studiare ed affrontare la problematica ambientale, in cui versa l’area delle cosiddette piazzole del Pantano (sito di stoccaggio ex CDR, totalmente abusivo) gestito dalla S.A.P.N.A (Sistema Ambiente Provincia di Napoli), sa benissimo, che l’unica piazzola provvista di impianto di recupero e trattamento delle acque meteoriche, è solo quella contrassegnata dal n.2, ovvero quella in cui attualmente non risultano stoccati rifiuti. Questo significa, che le acque meteoriche delle restanti piazzole, di cui due tutt’ora occupate da tonnellate di rifiuti, confluiscono direttamente nei terreni circostanti. Il tutto in dispregio delle più elementari norme in tema di tutela ambientale” – concludeva il giovane. E, da quanto è dato sapere, nel mentre scriviamo, sembrerebbe che…

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Approvato il progetto “Adotta una Star” rivolto ai cani randagi adottabili

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E’ con la Delibera di Giunta n.74/2022 che l’esecutivo, guidato dal Sindaco Tito d’Errico, ha approvato il progetto denominato “Adotta una Star”. Che ha un costo complessivo pari a 7 mila euro e che ha, come finalità, la realizzazione di un percorso riabilitativo e di recupero comportamentale di educazione base ed attivazione sociale con predisposizione al gioco per un determinato numero di cani randagi prelevati dal canile comunale, con possibilità di adozione al termine del percorso, con evento dimostrativo di attività ludiche e sportive. Un progetto che affianca le iniziative già intraprese dal Comune, per coinvolgere i cittadini e sensibilizzarli alle problematiche legate al mondo animale ed alla prevenzione del randagismo quali: microchippatura ed iscrizione all’anagrafe canina dei cani randagi e padronali. Il fenomeno del randagismo canino, se non adeguatamente affrontato, comporta ricadute sulla salute e sicurezza pubblica, sulle condizioni di vita dei cani e sulla spesa pubblica. Pertanto si intende promuovere e tutelare il rispetto ed il benessere degli animali d’affezione, per i quali i canili non rappresentano la migliore soluzione.

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Lettere anonime del ‘corvo’, un esposto arriva al Comando della Guardia di Finanza

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Era un articolo, pubblicato da un quotidiano in data 27.11.2022, a riaccendere i riflettori sul Comune di Acerra, sull’ormai storico ed arcinoto argomento denominato “concorsopoli” o parentopoli, che dir si voglia. Un argomento, al quale abbiamo dedicato fiumi d’inchiostra in questi anni ma che tra esposti, inchieste, archiviazioni ed altro, non ha mai sortito effetti concreti. Ecco comunque di seguito il testo dell’articolo. “Al via la stagione dei veleni. Dopo una quiete durata mesi, nel corso dei quali si è tentata una trattativa, un ‘corvo’ ben informato ha messo in moto la sua ‘macchina della verità’, spedendo più raccomandate (senza mittente). Una di queste, finita nelle mani di un ex amministratore comunale, è stata consegnata ad un Comando della Guardia di Finanza che, quasi certamente, procederà (per quanto di sua competenza), riuscendo finalmente a sollevare il coperchio sul vaso di pandora. I fatti riferiti nelle note di due pagine sono ricchi di dettagli particolari, tutti veri – proseguiva l’articolo – e forse già noti alle forze dell’ordine locali, che avrebbero dovuto già avviare un’indagine, per comprendere la verità. Ma andiamo con ordine nell’esposizione dei fatti. Ovviamente il ‘corvo’ punta l’indice sui concorsi, mirando soprattutto a quello dei Vigili Urbani e, precisamente, a quello dedicato agli ufficiali. Le vicende trattate hanno come protagonisti non solo i ‘beneficiari’, ma chi avrebbe dovuto controllare sulla regolarità procedurale e non l’ha fatto. Chiaramente non indicheremo i nomi dei presunti ‘beneficiari’ di simili ‘distrazioni’. Ma abbiamo la possibilità di affermare, senza possibilità di essere smentiti, che i padri dei ‘beneficiari’ hanno un legame doppio con i potenti politici cittadini. Al momento nel mirino del ‘corvo’ sono tre i soggetti. Uno di questi avrebbe dichiarato il falso; il secondo non avrebbe partecipato alle prove fisiche. Anzi agli atti (al momento non presenti all’Albo Pretorio dell’Ente comunale) – aggiungeva il quotidiano – ci dovrebbe essere una Determina, che non esiste. Nella lunga lettera di ‘chi sa’, non solo vengono indicati i nomi ma tutti i numeri delle Delibere e delle Determine ‘partorite’ per assumere – si legge nella nota – questi ‘figli eccellenti’, quasi intoccabili vicini al potere anzi al servizio incondizionato del potere. Inutile sottolineare, che per gli esperti investigatori della Guardia di Finanza specializzati nei reati contro la pubblica amministrazione, sarà un gioco…

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‘Vigna Solfatara’, un grande riconoscimento al Falanghina top di Antonio Iovino

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Ancora alla ribalta l’agriturismo “Il Gruccione”, sito a Pozzuoli in via San Gennaro Agnano ed ormai teatro delle ricette e delle specialità gastronomiche, che hanno portato ai vertici del successo nazionale il giovane chef Giuseppe Iovino, dopo i continui consensi ottenuti ai fornelli dell’agriturismo di famiglia ed ospite di note e seguitissime trasmissioni televisive. Questa volta, però, la nostra attenzione è maggiormente rivolta al papà di Giuseppe, Antonio, che già di recente esultò come grande viticultore dei Campi Flegrei, imponendosi con la sua eccellente Falanghina “Grande Farnia” dell’azienda Vitivinicola Montespina. Ed è con il suo prezioso nettare 2020, infatti, che il noto produttore ha vinto a Merano il “The WineHunter Award 2022” (il riconoscimento firmato da Helmut Koecher e delle sue commissioni d’assaggio), posizionando il suo apprezzato vino tra le migliori eccellenze italiane. A parlare di lui è stato anche il Corriere del Mezzogiorno il 23 ottobre scorso, in un articolo redatto dal giornalista Gimmo Cuomo. Nel quale si legge: “Il Falanghina dei Campi Flegrei rappresentano un’espressione molto peculiare del vitigno a bacca bianco diffuso praticamente in tutta la regione (ed ormai anche oltre). Più tenue rispetto ai cugini sanniti ed irpini, anche più spiccatamente minerale. Assurse improvvisa e clamorosa notorietà, perché venne servito durante la cena di gala al G7 dell’ormai lontano 1994. Ma non sempre ha trovato interpreti ispirati. In commercio si trovano bottiglie di qualità molto diversa: quelle davvero buone si possono contare sulle dita di una mano. E tra queste c’è sicuramente il Vigna Solfatara 2021, etichetta esordiente della piccola azienda di Antonio e Teresa Iovino, che si avvalgono della fattiva collaborazione dei figli Giuseppe e Consiglia. Gran parte dei vigneti sono ubicati intorno al lago d’Averno. Il vino, di cui vi parlo, mutua invece il nome da una particella, che rientra nell’area immediatamente circostante il cratere del vulcano attivo e che rappresenta, a tutti gli effetti, una sottozona della doc Campi Flegrei. Una produzione limitatissima (1253 bottiglie numerate) ed un prezzo decisamente accettabile (sotto i 20 euro in enoteca) considerate l’esclusività e l’originalità del prodotto. Si fa notare per il bel colore dorato, luminoso e per discreta consistenza, comunque superiore alla media doc. Propone al naso sentori nitidi di frutta (pera e pesca bianca e gialla), erbe aromatiche e dettagli minerali. Di corpo…

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Stop al reddito di cittadinanza dal 2024: ecco cosa cambia dopo l’alt della Meloni

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Dopo i numerosi interventi della Premier Giorgia Meloni negli scorsi anni in riferimento ad aiuti economici da parte dello Stato, oggi è chiaro a tutti, che il Reddito di Cittadinanza, creazione del Movimento 5 Stelle sotto il Governo Conte, verrà gradualmente modificato. Non si tratta, dunque, di un’abolizione assoluta ed immediata ma di un cambiamento graduale, fortemente voluto dal Presidente del Consiglio dei Ministri Meloni, volto all’incremento di assunzioni future nel mondo del lavoro. Una manovra che partirà dal 2023 e che sarà uno dei simboli del nuovo Governo per il 2024. Il Rdc, quindi, diventerà un sostegno temporaneo, per tutti coloro che non hanno un’occupazione professionale in vista proprio dell’entrata nel mondo del lavoro. Le modifiche apportate ricopriranno anche la fruibilità del reddito. Tutti coloro che lo percepiscono, infatti, saranno sottoposti a colloqui e corsi di formazione della durata di sei mesi, per trovare un’occupazione congrua ai titoli di studio o all’esperienza lavorativa, di cui si è già in possesso. Il reddito durerà, quindi, otto mesi, periodo in cui tutte le persone momentaneamente disoccupate saranno aiutate nella ricerca di un lavoro, che possa permettere il sostentamento economico. Un anno di transizione fino al 2024 in cui, secondo la Meloni, tutti dovrebbero riuscire a trovare un lavoro. Per coloro che, invece, sono impossibilitati a svolgere qualsiasi tipo di mansione professionale, ci saranno comunque aiuti economici mensili sotto però un altro nominativo. Inoltre ci saranno controlli molto più serrati da parte delle regioni ed in generale dello Stato. In questo modo, secondo il Governo Meloni, sarà concretamente possibile aiutare, chi è davvero in difficoltà, anche in caso di occupati, senza però sperperare soldi per i cosiddetti furbetti del reddito. Un anno cuscinetto, il 2023, durante il quale si continuerà a percepire il reddito per un totale di 8 mesi in cui, i soggetti compresi dai 18 ai 59 anni in grado di lavorare, dovranno obbligatoriamente accettare il lavoro che viene proposto. In caso di rifiuto, infatti, il sostegno economico verrà automaticamente abolito. Restano esclusi i nuclei con la presenza di minori, gli anziani sopra i 60 anni ed i disabili. Reddito di cui sarà privato anche chi risiede all’estero. Viene data possibilità di cumulare il reddito di cittadinanza con i redditi da lavoro stagionale entro il limite di 3000…

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Vincenzo Satriano consulente immobiliare

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Molte persone, grazie al web, credono di poter stimare il valore della propria casa, solo perché su internet esistono siti, che riportano il valore del metro quadro in una determinata zona di ricerca. Ma è davvero così semplice, dare un prezzo al proprio immobile? Siamo sicuri, che internet sia coerente con il mercato? Innanzitutto va detta una cosa essenziale: Il prezzo di un immobile è definito sulla base di quello, che i clienti pagherebbero per acquistarlo. Nè i proprietari, nè i periti, nè gli agenti immobiliari possono decidere, a quanto sarà venduto tale immobile. Noi siamo abituati, a valutare la nostra casa per sentito dire o, peggio ancora, per valore affettivo. Questo si traduce con una domanda tipica: ma a quanto vale al metro in questa zona? Questa domanda pone un quesito si importante ma, allo stesso tempo, molto limitante. Il valore matematico di una casa è certamente una parte da tenere in considerazione. Ma non dimentichiamoci del valore percepito. Cosa vuol dire? Mettiamo il caso di un immobile di 100 metri quadri, che si trova in una zona non molto bella, magari popolare, con pochi servizi ed in condizioni non ottimali. Cercando in internet, scopro che le case in quella zona valgono mille euro al metro per un valore complessivo di centomila euro. Da qui decido, di fare un annuncio privato di vendita, constatando che le eventuali richieste di acquisto saranno tutte inferiori di almeno il 20%. E sai perché? Perché non si è tenuto conto del valore percepito, il valore che le persone danno nella visione globale della casa, del quartiere, della zona, dei servizi. Il valore percepito è il fulcro di ogni compravendita. Posso avere una casa nuova, tinteggiata e con le bussole di mille euro. Ma se il contesto, le condizioni del fabbricato e la mancanza di servizi saranno così evidenti, ecco che il valore percepito ridurrà il valore analitico in modo netto. Il giusto prezzo di un immobile è la conseguenza di un insieme di elementi si vanno a mescolare nella mente del professionista, che non si limita a dare un valore al metro quadro, ma si pone nella condizione di spiegare ai clienti, quali fattori determineranno o meno la vendita di quella casa. E questo non vuol dire assolutamente svendere, ma piuttosto…

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Edizione integrale del 21 novembre 2022

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La marcia anticamorra ed il passaggio di testimone tra studenti dopo 40 anni

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Partiva, ancora una volta, dagli studenti di Acerra, l’appello rivolto alle istituzioni, affinchè non si abbassi la guardia contro la camorra. Il documento veniva consegnato, così come accadde 40 anni fa, all’attuale Vescovo Antonio Di Donna, in occasione della marcia contro la camorra, tenutasi sabato 12 novembre, con partenza da via don Puglisi, dal Liceo Polispecialistico “Alfonso dè Liguori” ed arrivo a piazza Duomo, dove nel 1982 vide la luce il movimento promosso dagli studenti, di cui proprio Mons.Riboldi fu tenace paladino. “Siamo sinceramente stanchi di vedere madri afflitte dal dolore di perdere un figlio, commercianti costretti a chiudere la propria attività a causa del “pizzo” da pagare, di uscire facendo attenzione a non infastidire certi elementi. Siamo stanchi di tutto ciò, che non ci permette di esprimerci nel modo più libero. Per questo oggi, come 40 anni fa, rivolgiamo un appello, a quanti hanno a cuore la costruzione di una società giusta ed equa, libera dai pesanti condizionamenti delle organizzazioni criminali” – scrivono gli studenti liceali nel loro appello. Ed è così che nella mattinata dello scorso 5 novembre il Dirigente del suddetto plesso scolastico Giovanni La Montagna tappezzava le pareti dell’Auditorium con le foto dei giudici Falcone e Borsellino. In tal modo gli studenti raccoglievano il testimone dei loro predecessori che, 40 anni fa, insorsero contro il clima di oppressione operato dalla camorra a colpi di omicidi. “Quel giorno avevamo paura, ma dovevamo rompere quel muro di omertà, ci riunimmo in assemblea e don Riboldi ci incoraggiò ad andare avanti. Oggi lascio ai giovani il testimone” – raccontava uno degli esponenti di quel movimento, Tommaso Esposito. E a testimoniare il contributo del Vescovo deceduto alla battaglia contro il malaffare erano gli studenti del Liceo classico con una toccante interpretazione sulla pastorale dei Vescovi campani. “Per amore del mio popolo non tacerò”, ispirata proprio al battagliero prelato. Nel suo intervento il docente universitario Leandro Limoccia diceva: “Oggi di mafia e di camorra nessuno parla, perché sono ben inserite nella vita politica e nell’economia. Ma il vostro compito è quello di essere cittadini responsabili e soprattutto impegnati”. Nella sua testimonianza, invece, l’ex segretario della Camera del Lavoro di Pomigliano, Rocco Civitelli, raccontava che “la camorra voleva uccidere don Riboldi, ma a fare da scudo umano, durante la marcia…

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La sfida alla camorra: 40 anni dopo i ragazzi dell’82 passano il testimone agli studenti del Dè Liguori

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Contrasto all’illegalità, il movimento studentesco anticamorra di 40 anni fa passa il testimone agli studenti di oggi. Un gesto simbolico avvenuto sabato 5 novembre nel corso della manifestazione organizzata dal Dirigente del Liceo ‘Alfonso de Liguori’, Giovanni La Montagna. Una straordinaria lezione di educazione civica, che anticipava di una settimana la marcia anticamorra, alla quale aderivano in tanti, a partire dall’Amministrazione comunale, guidata dal Sindaco Tito d’Errico. Il quale, lungo il percorso, diceva: “E’ una cosa grande vedere che, tanti giovani di oggi suggellano in questo momento un patto, con quelli che erano i giovani di allora. Questi sono i segni della nostra speranza. La mafia, la camorra possono essere combattute con la forza di questi giovani. Noi come Amministrazione abbiamo il diritto-dovere di accompagnarli in questo percorso e di fare tutto quanto è di nostra competenza. – le parole del primo cittadino – per rendere ancora più forte il senso di contrasto alla camorra e alle mafie”. Amministrazione che, attraverso l’Assessore alle Politiche Scolastiche Milena Petrella, confermava che “si sta lavorando, per trovare soluzioni per il tempo pieno a scuola come strumento utile, a tenere lontani i ragazzi da certe tentazioni. Per contrastare questi fenomeni criminosi – aggiungeva Petrella – occorre quella cittadinanza attiva, che prevede responsabilità e corresponsabilità nell’impegno per il proprio territorio”. “Memoria, cultura e dignità per affermare, che esiste solo la legge dello Stato” era, invece, il messaggio rivolto ai ragazzi dal Tenente Colonnello Nicola De Tullio, a capo del Gruppo Carabinieri di Castello di Cisterna, il quale evidenziava come “non debba essere messo in discussione il valore dell’istituzione ed il valore delle leggi, diffidando da certi modelli culturali tipici di alcuni film o serie tv, che offrono una realtà distorta”. Proprio come i loro ‘colleghi’ di 40 anni fa, i liceali del ‘de Liguori sottoscrivevano un nuovo appello per la costruzione di una società libera dai pesanti condizionamenti delle organizzazioni criminali. “Invitiamo le istituzioni, a promuovere azioni concrete per la legalità a tutela di tutti i cittadini con azioni di aiuto per i ragazzi più a rischio, le scuole a fare dell’educazione della legalità il cardine dei percorsi formativi e le famiglie, ad educare i propri figli sulla necessità di impegnarsi con passione e sacrificio, per costruire un progetto di vita e metterli in guardia dall’illusoria facilità di guadagno, che…

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Il monito del Vescovo: “Educatevi alla legalità, passate dalla condizione di sudditi a quella di cittadini”.

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Al termine della marcia anticamorra, tenutasi lo scorso 12 novembre, di cui riferivamo nelle pagine precedenti ed alla quale prendevano parte soprattutto un migliaio di studenti con striscioni e cartelloni, era il Vescovo Antonio Di Donna, dal palco allestito a piazza Duomo, a rivolgere un accorato e forte appello agli studenti di Acerra ed alle istituzioni, affinchè non abbassino la guardia contro la camorra. “Noi adulti abbiamo la responsabilità, di non aver educato i ragazzi alla libertà. Ai ragazzi occorre ricordare la storia, gli accadimenti del 1982 – esordiva l’alto prelato – anni in cui la camorra imperversava soprattutto alla ricerca del denaro pubblico, che a fiume arrivò in Campania, a seguito del terremoto verificatosi due anni prima. C’era ogni giorno almeno un morto ammazzato. Ma un Vescovo venuto dal Nord e formatosi in Sicilia, nella valle del Belice, Mons.Antonio Riboldi, presente ad Acerra già nel 1978, si fece difensore di questa comunità ed osò chiamare per nome quel cancro, che si chiamava camorra. Don Riboldi con tutti i Vescovi campani firmò un documento, che divenne il manifesto anticamorra di allora con il famoso titolo: ‘Per amore del mio popolo non tacerò’. Titolo a cui si ispirò don Peppino Diana. E di cui venne a conoscenza attraverso un giornalino ecclesiastico, che io redigevo e curavo in qualità di giovane prete. Don Riboldi – proseguiva Di Donna – smosse le coscienze e furono soprattutto i giovani a mobilitarsi, dando vita ad un movimento, da cui scaturì la famosa marcia verso il fortino del boss di allora ad Ottaviano. La camorra non fece alcun atto clamoroso contro don Riboldi, che fece invece alcuni anni più tardi contro don Diana. Riboldi, che non amava il clamore, le piazze, fece da coagulante di tutte le forze sociali, come i sindacati, che ebbero allora un ruolo importante. Il movimento dilagò un pò dappertutto e creò una grossa riscossa, come ci ricorda il giornalista Pietro Perone nel suo libro. Oggi, dopo 40anni, altri giovani hanno voluto ricordare quel momento, accolti da un altro Vescovo che, a sua volta, ne accoglie l’appello. Ed intanto anche in altre zone del napoletano in questi giorni si è alzato lo stesso grido anticamorra, come a Ponticelli. Adesso altri soldi sono in arrivo, ossia quelli del Pnrr, che egualmente…

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