Edizione Integrale del 7 Maggio 2019

 

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Dura omelia di Pasqua del Vescovo Di Donna. “Acerra è una città crocifissa”.

“Siamo un popolo crocifisso. Una città crocifissa che anela a risorgere. Un territorio devastato. Siamo fermi al Venerdì Santo”. Monsignor Antonio Di Donna ci andava duro nella sua omelia domenicale di Pasqua, pronunciata nella Cattedrale di Acerra e si scagliava, senza mezze misure, contro i politici regionali e locali, ma anche contro la rassegnazione del suo popolo.

Un’omelia pronunciata nel giorno, in cui si celebrava la Giornata Mondiale della Terra e che non smetteva di risuonare, anche nelle ore successive, nelle abitazioni e nei palazzi istituzionali della città.

“Ragazzi e giovani continuano ad ammalarsi e a morire. Prima la Montefibre, poi l’inceneritore hanno distrutto i nostri campi ed ancora oggi si continua a parlare di quarta linea dell’inceneritore: una grande bufala” – tuonava dal pulpito il Vescovo.

L’alto prelato accusa Palazzo Santa Lucia di dire bugie, quando “dice che la quarta linea è necessaria, per combattere l’emergenza dei rifiuti che si avrà a settembre prossimo con la chiusura dell’impianto. Ma è falso, perché sappiamo che ci vogliono tempi molto lunghi, per fare una quarta linea dell’inceneritore”.

Il prelato lamentava ancora una volta un deficit di democrazia, perché sull’inceneritore “non c’è controllo e noi non sappiamo niente”.

Ed i suoi strali sono anche per l’inerzia sulle polveri sottili, i cui continui sforamenti inquinano l’aria delle città a nord di Napoli. “Da anni non si applica il piano regionale per la tutela dell’aria nelle nostre città. Intanto ragazzi e giovani continuano ad ammalarsi e a morire. E non solo loro” – accusava dal pulpito Mons.Di Donna. Ma il Vescovo non risparmiava nemmeno il Comune.

“Anche la politica cittadina è senza progetti, senza sogni. Il Piano Urbanistico Comunale è una buona cosa, ma non può ridursi solo ad una questione tecnica. Bisogna prima riflettere, quale città vogliamo per i nostri figli. Una politica senza sogni, senza progettualità, si riduce a mero pragmatismo, a rincorrere semplicemente le emergenze” – avvertiva il prelato, al cospetto di una Cattedrale stracolma di fedeli, molti dei quali rimasti basiti ed attoniti, invitando tutti a ripopolare le piazze cittadine da tempo deserte.

“Questa città non può fermarsi al Venerdì Santo. Sarà Pasqua per Acerra, quando tutti parteciperemo allo sviluppo della città, vincendo la rassegnazione e non voltandoci dall’altra parte. Quando le forze sane di questa città si metteranno insieme per la rinascita del territorio.

Quando sarà fatto tutto il possibile per la salute dei cittadini. Sarà Pasqua, quando le scuole, le biblioteche, i centri musicali e sportivi saranno più numerosi delle sale da gioco. Quando i mafiosi ed i mercanti di veleni si pentiranno ed i giovani non dovranno più emigrare. Quando finalmente non si ammaleranno più bambini e giovani” – ammoniva il Vescovo. Amarezza del prelato anche quando deve ricordare, che “viene distrutto il lavoro nei campi, che dà da vivere, con il risultato di un territorio devastato senza più lavoro nei campi e nemmeno nelle fabbriche”.

Il giorno successivo in un comunicato giungeva la replica del Comune che, attraverso il Vice-sindaco Cuono Lombardi, che è anche l’Assessore all’Ambiente, faceva sapere di concordare con la Curia circa la contrarietà alla quarta linea dell’inceneritore.

“Il Presidente della Regione e la sua Giunta abbandonino quest’idea – diceva Lombardi – e, per l’ennesima volta, chiediamo anche al Governo ed ai rappresentanti locali nell’esecutivo, di adottare provvedimenti legislativi chiari, che impediscano la realizzazione di un’altra linea nell’impianto di Acerra e che vietino ogni ulteriore imposizione sul nostro territorio, che ha già pagato tanto”.

Alle parole del Vescovo pronunciate durante la suddetta omelia pasquale martedì 23 aprile, nel rispondere ai cronisti, De Luca replicava con una breve e sarcastica battuta, ossia: “Che Dio l’abbia in gloria”. Una frase alla quale Monsignore (almeno per adesso), preferiva non rispondere.

 

Maria Luigia Feldi

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Quarta linea inceneritore, Auriemma: “La frase di De Luca è inopportuna e di cattivo gusto”.

Sono ormai note le reazioni successive alle dichiarazioni, di cui abbiamo riferito sui numeri scorsi, rese dal Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e relative alla possibilità che la Regione possa o debba portare a quattro le linee dell’inceneritore di Acerra.

Secondo De Luca “a settembre avremo un periodo delicato per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, dal momento che si dovrà procedere alla manutenzione generale dell’intero impianto acerrano, che starà fermo per circa 40 giorni.

Ci stiamo preparando da adesso, a trovare dei siti di stoccaggio provvisori. E, dopo questo periodo, smaltire nell’arco di due-quattro mesi i rifiuti accumulati (2 mila tonnellate al giorno che, solitamente, finiscono nel termodistruttore ndr).

Il sito di stoccaggio servirà per le 70mila tonnellate di rifiuti, che si produrranno in quei 40 giorni. Occorre dunque progettare subito una quarta linea di riserva, da tenere nell’impianto. Anche se la sua costruzione richiede tempi non brevi. Infatti occorrono 2 anni e 120 milioni di euro”.

A ribadire la contrarietà alla quarta linea era anche il Vescovo Antonio Di Donna, durante l’omelia pasquale pronunciata in una Cattedrale colma di fedeli, quando si scagliava contro i politici regionali e locali.

“Ragazzi e giovani continuano ad ammalarsi e a morire. Prima la Montefibre, poi l’inceneritore hanno distrutto i nostri campi ed ancora oggi si continua a parlare di quarta linea dell’inceneritore: una grande bufala” – tuonava dal pulpito l’alto prelato lamentando, tra l’altro, un deficit di democrazia, perché sull’inceneritore “non c’è controllo e noi non sappiamo niente”.

Alle parole del Vescovo martedì 23 aprile, nel rispondere ai cronisti, De Luca replicava con una breve e sarcastica battuta, ossia: “Che Dio l’abbia in gloria”. Sulla questione interveniva anche il Consigliere comunale Carmela Auriemma (unico esponente politico a farlo), la quale diceva:

“La battuta di cattivo gusto ed inopportuna del Presidente De Luca sul nostro Vescovo si commenta da sola. Soprattutto se indirizzata a chi, dal suo arrivo in città, continua con forza a difendere la salute della nostra comunità e a lottare contro ogni forma di inquinamento del nostro territorio. Intanto vorremmo chiedere a De Luca, cosa viene bruciato nell’impianto e perché, a distanza di 10 anni, ancora non viene costituito un osservatorio regionale sull’inceneritore.

Ma, soprattutto, perché da 600 mila tonnellate si è passati a 750 mila tonnellate. Inoltre De Luca dovrebbe concentrarsi sul sistema regionale dei rifiuti, che è un totale fallimento da ogni punto di vista. Una serie di punti sui quali, domenica 31 marzo – aggiungeva la professionista – abbiamo dato vita ad un dibattito pubblico, con la partecipazione dei Comitati ambientalisti, in modo da poter scrivere un documento unitario, da sottoporre all’attenzione del Ministro Sergio Costa, dell’Assessore regionale all’Ambiente Bonavitacola e dello stesso De Luca.

Dai vari interventi susseguitisi, è emersa anche la necessità di ridurre la quantità dei rifiuti prodotti da incenerire; di dare vita ad una mobilitazione cittadina, con tanto di campagna di sensibilizzazione sul tema raccolta differenziata dei rifiuti e di analizzare i dati delle centraline di controllo sui continui sforamenti delle polveri sottili. Tra l’altro l’ampliamento dell’impianto porterebbe la capacità di smaltimento della struttura da 750 mila tonnellate all’anno ad un milione di tonnellate”.

 

Joseph Fontano

 

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Acquistati 4 nuovi motocicli per gli agenti motociclisti. Ma i conti “non tornano”

“Andate per strada (dice il Sindaco Lettieri ai motociclisti) e salvate la vita ai nostri figli”. Con questo invito-slogan il primo cittadino, assistito dall’Assessore alla Polizia Locale Vincenzo Iorio e dal Vice-Comandante pro-tempore Domenico De Sena presentava alla città, lo scorso 19 aprile, attraverso un filmato pubblicato sulla sua pagina fecebook, i quattro nuovi scooter acquistati sul Me.Pa. (Mercato Elettronico Pubblica Amministrazione) a prezzi da capogiro ed affidati ad altrettanti agenti in prova, ai quali è stato rivolto l’invito (come se fossero cavalieri alati), di salvare la vita dei nostri figli.

“Cresce la squadra dei motociclisti della Polizia Municipale: si aggiungono altri quattro motociclisti e dunque avremo sei motociclisti a disposizione della comunità, che faranno il servizio di pattugliamento del territorio, la viabilità e, soprattutto, bloccheranno chi non ha il casco. Una problematica che è in relazione diretta con la salute e con la vita dei nostri figli”.

A proposito degli “elmetti”, che gli agenti dovrebbero controllare in strada, vale la pena di sottolineare, che gli scooter Piaggio Beverly 350 comprensivi di immatricolazione, kit allestimento operativo, parabrezza e casco, sono costati 35.437.44 euro, come si evince dalla Determina n.407 del 19.03.2019, che reca la firma del Dirigente ai Servizi Finanziari, che è anche il Dirigente-Comandante ad interim del Comando della Polizia Municipale. Ossia quasi il doppio del prezzo al pubblico (reclamizzato su una nota rivista specializzata del settore).

Alla luce dei fatti e, tenuto conto che si tratta di soldi pubblici, non è escluso che della vicenda possa occuparsene a breve la Commissione consiliare di Vigilanza (provvedendo, nel contempo, qualora ne ricorrano le condizioni), a trasmettere gli atti alla Procura della Corte dei Conti, dopo aver fatto una semplice e facile verifica.

Un “controllo” che può essere esercitato anche sul sito della stessa casa costruttrice, al fine di verificare che tutto sia stato fatto nell’ottica della tanto decantata spending rewiew (revisione della spesa), visto che gli scooter forniti alla Polizia Locale da una nota ditta locale vengono venduti, senza alcuno sconto e già compreso dell’iva, ad un prezzo inferiore a quello trovato sul sito dedicato agli acquisti della Pubblica Amministrazione.

Ad esempio il prezzo dello scooter acquistato dal Comune è pari a 6730,00 euro. Mentre sul sito della casa costruttrice troviamo un prezzo di listino senza sconto pari a 4563,00 oltre iva.

E’ evidente, che non sia stata fatta un’indagine di mercato. Tra l’altro non si trattava di una fornitura di somma urgenza e, pertanto, si poteva ricorrere ad una gara con procedura negoziata, visto che non si superava l’importo dei 40 mila euro.

L’atto amministrativo inoltre specifica, che “la ditta già in passato è stata fornitrice di analoghi prodotti con soddisfazione da parte dell’Ente”. Ma in passato significa ben 8 anni fa, quando vi fu una gara con aggiudicazione della ditta odierna, che fece un ribasso dell’1%. Inoltre, affidarsi sempre alla stessa ditta, vìola il principio della rotazione, come stabilito dall’Autorità Anti-Corruzione.

E poi non si dà conto dettagliatamente, sempre come vuole l’Anac, della congruità del prezzo, in rapporto alla qualità della prestazione.

 

Nino Pannella

 

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Legittimo il ruolo di Comandante della Polizia Municipale di un attuale Dirigente?

Com’è noto, vi sono alcune Ordinanza (alcune delle quali ancora vigenti, come la n.7 del 27.02.2019), che recano la firma del Sindaco, del Vice-Comandante e del Comandante ad interim della Polizia Municipale Dr.Gennaro Cascone. Ma può essere Comandante dei caschi bianchi un Dirigente del Comune, che non sia ufficiale di Polizia Giudiziaria?

La risposta sembra contenuta nella sentenza n.2607/2013 emessa dalla V sezione del Consiglio di Stato. Nella quale, tra l’altro, si legge: “I Dirigenti della Polizia Municipale non devono essere necessariamente Vigili Urbani, essendo sufficiente che abbiano i requisiti.

Il corpo della Polizia Locale non si deve occupare di compiti gestionali, sui quali è chiamato ad esercitare compiti di controllo…Inoltre al vertice del corpo di Polizia Municipale è posto un Comandante, anch’egli Vigile Urbano, che ha la responsabilità del corpo e ne risponde direttamente al sindaco.

Tale posizione non è affidabile ad un Dirigente amministrativo, che non abbia lo status di un appartenente al corpo di Polizia Municipale.

L’individuazione del Comandante del corpo deve avvenire tra soggetti, dotati di adeguata preparazione professionale attestata da frequenza del corso regionale, al quale hanno preso parte e che, del pari, hanno acquisito dal Prefetto, su richiesta dell’Amministrazione comunale, la qualità di agente di Pubblica Sicurezza”.

E allora l’attuale Dirigente è dotato di tutti i sopracitati requisiti richiesti? Sarebbe cosa gradita, che dal Comune ci delucidassero in merito.

J.F.

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L’Ordinanza sindacale prevede maximulte per lucciole e clienti. Ma solo per 6 mesi

Prostituzione off-limits ad Acerra ma fino al 30 ottobre prossimo. A stabilirlo è l’Ordinanza del sindaco Lettieri n.16 del 2.5.2019, pubblicata sull’Albo Pretorio il giorno successivo, ossia venerdì 3 maggio ed in vigore da questo stesso giorno.

Ovviamente nel mirino sono finiti tutti quei comportamenti o atteggiamenti di richiamo, di invito, di saluto allusivo, “diretti in modo non equivoco ad offrire prestazioni sessuali a pagamento”, ma anche “altri atteggiamenti o modalità comportamentali, compreso l’abbigliamento indecoroso ed indecente in relazione al luogo, ovvero nel mostrare nudità, che possano ingenerare la convinzione, che si stia esercitando la prostituzione”.

Per coloro che, invece, si intrattengono e che comunque chiedono anche semplicemente informazioni (ma quali? ndr) o contrattano prestazioni sessuali con lucciole e transessuali, sono state disposte multe salatissime fino a 500 euro. E per evitare che le sanzioni non vengano spedite a casa, si può pagare in misura ridotta nell’immediato della contestazione dell’illecito. Inoltre, per i potenziali clienti che alla guida di veicoli intralcino la normale circolazione stradale o effettuino manovre pericolose, è stata disposta anche un’ulteriore multa per la violazione del Codice della Strada.

A determinare il giro di vite è stata l’emergenza prostituzione soprattutto nelle immediate periferie della città. Sono decine le donne che, soprattutto extracomunitarie, si assiepano lungo le strade provinciali e nei pressi dell’area industriale acerrana.

Un fenomeno che ha conosciuto “una graduale e preoccupante recrudescenza”. Pertanto il primo cittadino ha ravvisato la necessità di intervenire, anche per esigenze di sicurezza finalizzate alla prevenzione di fenomeni, anche di rilevanza penale e della commissione di reati correlati, nonché della reiterazione di episodi di grave intolleranza su tutto il territorio comunale. Ma non mancano le polemiche.

“Se il sindaco precisa che alla cessazione della vigenza della precedente Ordinanza in materia, il fenomeno in argomento si è manifestato con progressione graduale e preoccupante – dichiara il Consigliere comunale Carmela Auriemma (Mov.5 Stelle) – e che vi è la commissione di reati correlati, non riesco a capire questo limite temporale del divieto. Il fenomeno esiste anche d’inverno. Perché affrontarlo allora solo per pochi mesi? Sembra quasi che sia lecito farlo per la parte restante dell’anno. Perciò trovo il provvedimento assurdo”.

Sulla stessa lunghezza d’onda c’è anche l’altra Consigliera comunale di opposizione, Paola Montesarchio. Per l’esponente del Pd “quest’ordinanza è acqua che non toglie sete. E sicuramente choccante, osservare le strade piene di ragazze che si prostituiscono. Ma certamente il contrasto non può avere un limite temporale e soprattutto dev’essere integrato anche dallo stroncamento del meretricio esercitato nel chiuso delle case di appuntamento”.

Secondo Montesarchio “il Sindaco deve chiedere al Ministro dell’Interno Matteo Salvini un maggiore controllo del territorio ed un aumento del personale di Polizia e Carabinieri, oltre a precisare che l’abbigliamento in sé non è il problema, ma il contesto in cui viene utilizzato”. In Comune sono certi che la sanzione possa essere applicata in forza di un Decreto adottato dal Ministro dell’Interno del 2008, che dava ai sindaci la possibilità di intervenire a tutela della sicurezza stradale e dell’uso corretto degli spazi pubblici. Anche se in passato la costituzionalità del Decreto è stata contestata dalla Corte di Cassazione.

Ed inoltre sulla durata temporale dell’Ordinanza dal Comune si giustificavano, facendo sapere che “per non essere impugnabile, un provvedimento necessario ed urgente ha bisogno di una scadenza”.

Nel frattempo venivano elevate le prime sanzioni a carico di potenziali clienti, sorpresi a contrattare una prestazione sessuale con prostitute nei pressi dell’area industriale ex Montefibre e dell’inceneritore.

Si trattava di tre uomini (un trentenne e due di età compresa tra i 50 ed i 60 anni, di cui uno residente ad Acerra), che pagavano direttamente nel Comando della Polizia Locale la sanzione ridotta di 50 euro, per evitare di vedersi recapitare a casa la stessa sanzione.

Le prostitute, invece, come riferisce la stampa quotidiana, venivano allontanate dai poliziotti municipali in servizio di controllo del territorio, ma non sarebbero state identificate e denunciate.

Non è escluso, comunque, che sulla valenza della durata temporale dell’Ordinanza non vi sarà, prossimamente, un ulteriore intervento da parte di qualche Consigliere comunale di minoranza.

 

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Auto in sosta selvaggia bloccano l’uscita delle ambulanze del 118. Il medico: “Può costare vite umane”.

Per trasferire entro il I dicembre 2017 la sede del 118 di Acerra, composta da sei medici, sei infermieri, ambulanze e sei autisti l’Asl Napoli 2 Nord, all’alba del 20 luglio, fece sgomberare con un blitz degli agenti della Polizia di Stato un edificio pubblico di sua proprietà, ossia l’ex centro di Medicina Preventiva dell’Asl in via Dei Mille, occupato da alcuni giovani aderenti al SOA (Spazio Occupato Autogestito), per crearvi un centro sociale dell’omonimo collettivo.

L’azienda sanitaria spese 90 mila euro, per rimettere in sesto una parte della struttura e la scelta fu comunicata al personale con la Delibera firmata dall’Asl il 5 ottobre 2017. Scelta che però suscitò da subito perplessità tra gli operatori del settore e non solo. Ed attraverso un comunicato stampa i medici, gli infermieri e gli autisti del servizio di soccorso del Saut 118 di Acerra si opposero al trasferimento, affermando che lo spostamento della sede sarebbe risultato molto pericoloso e che nella nuova sede le ambulanze sarebbero state ostacolate da un traffico che, in certi momenti, risulta molto intenso.

Ed inoltre la presenza di migliaia di alunni dei plessi scolastici situati in zona e a pochi metri dal varco di uscita e di ingresso dei mezzi di soccorso rappresentavano un ulteriore problema per la pubblica e privata incolumità. Detto fatto.

Da allora, ogni giorno, soprattutto dal lunedì al venerdì, dalle 8:00 alle 14:15, le ambulanze sono prigioniere dei soliti automobilisti incivili, che bloccano con le loro vetture in sosta non solo il passo carraio adibito all’uscita dei mezzi di soccorso, ma anche le strade che portano al Corso principale.

La vicenda è stata denunciata da mesi dal personale dell’Asl addetto all’autoambulanza, ma sembra che nessuno abbia mai preso sul serio la denuncia degli operatori, che più volte sono stati costretti a litigare con gli autisti delle auto in sosta. Richieste girate ovviamente anche al personale della Polizia Locale, che giunge però quasi sempre, dopo che gli automobilisti se la sono squagliata.

Ecco perché i poliziotti municipali, agli ordini del Cap.Domenico De Sena ed il cui numero si è notevolmente incrementato, dovrebbero presidiare quel quadrilatero, nel quale insistono, oltre alle scuole, anche gli Uffici del Giudice di Pace, l’Ufficio Postale e la Stazione Ferroviaria. Né il controllo del traffico in quella zona può essere affidato ai “nonni civici”, che non hanno alcuna possibilità di sanzionare gli automobilisti. Inutile dire che il parcheggio fruibile accanto alla stazione ferroviaria è decisamente insufficiente, per ovviare alla problematica della sosta dei veicoli.

“Con le ambulanze in corsa potrebbe scapparci il morto tra i bambini che vanno a scuola, tra i loro genitori e tra noi dipendenti del servizio sanitario. Per non parlare dei pazienti da soccorrere in tempo utile: rischiano la vita, perché la strada, in cui insiste la nuova sede, è un rischioso collo di bottiglia, in cui sono ubicate tante strutture pubbliche”.

Tutto scritto nero su bianco dal suddetto personale sanitario in una lettera che fu indirizzata al Prefetto di Napoli, al Commissario alla Sanità e Governatore della Regione Campania De Luca, al Sindaco Lettieri ed al Direttore generale dell’Asl Napoli 2 Nord. “Si aspetta che ci scappi il morto e qualche denuncia per ritardato soccorso – dice adesso un medico – e solo allora i vertici dell’Asl si accorgeranno, che sarebbe opportuno fare un passo indietro e riportare l’autoambulanza in via Flavio Gioia.

Un posto strategico per far partire i mezzi di soccorso verso tutte le direzioni, grazie ad una migliore posizione logistica di partenza. Qui invece la sosta selvaggia delle auto ostacola i nostri mezzi, che intervengono per salvare vite umane”.

La nuova collocazione, dunque, è alquanto problematica, considerando che si trova in uno dei punti più trafficati della città. E ciò mette a repentaglio la sicurezza degli operatori, già oggetto di minacce ed aggressioni di alcuni utenti per gli interventi ritenuti in ritardo.

 

Nino Pannella

 

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Proseguono in città i furti di biciclette: l’ultima rubata nel Comune era di un dipendente

Proseguono i colpi messi a segno dal famigerato “ladro di biciclette”, che da mesi sta agendo indisturbato sul territorio cittadino, diventando un incubo per i possessori di biciclette.

L’ennesimo colpo veniva messo a segno nei giorni scorsi, addirittura all’interno della Casa comunale (anche se simili episodi già sono accaduti in passato ai danni di alcuni dipendenti comunali), ovvero nell’area dotata di apposita rastrelliera e riservata al parcheggio delle due ruote, sita a pochi metri dall’ingresso del Comando della Polizia Municipale. Dove, tra l’altro, risultano essere attive una serie di telecamere a circuito chiuso, poste a protezione del palazzo bianco di Viale della Democrazia.

Il ladro di biciclette è un vero e proprio esperto in materia. Infatti, prima di entrare in azione, sceglie con cura la bicicletta da rubare, studiando addirittura le abitudini e gli orari dei proprietari. In una busta che reca con sé custodisce una grossa tenaglia, capace di rompere in pochi secondi catene e catenacci. Subito dopo essersi impossessato della bici prescelta, si allontana con il “velocipede”, senza farsi prendere dall’ansia, passando indisturbato sotto gli occhi, di chi sta in strada.

In diverse occasioni le telecamere di negozi ed abitazioni hanno potuto filmare le “gesta” dell’esperto ladro, riuscendo addirittura ad inquadrarne il volto. Naturalmente alcune vittime hanno provveduto a denunciare il furto alle Forze dell’Ordine, allegando alla denuncia la foto del ladro ma, almeno per il momento, il malvivente ancora non è stato acciuffato.

Secondo fonti che non trovano conferme ufficiali, l’esperto ladro non sarebbe un extracomunitario (così come in molti raccontano), ma un acerrano che abita nel centro storico, che vive alla giornata e che ruba biciclette, che poi rivende per poche decine di euro ad un compiacente ricettatore della zona.

Il quale, a sua volta, rivende le bici nei fini settimana al mercato delle pulci a Napoli o a Caserta. Non è da escludere che il ladro agisca addirittura su commissione del ricettatore, che sembra raccogliere le richieste di alcuni extracomunitari del casertano.

Sono questi a richiedere, a buon mercato, mezzi di locomozione e fuori zona, per evitare problemi con le popolazioni del posto. Ora, con l’avvio della videosorveglianza, si spera che si metta finalmente fine a quest’emorragia di biciclette, che è diventata un allarme sociale.

Nino Pannella

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Presentato il libro dell’Ing.Alberto Di Buono “Terra di Nessuno”

Veniva presentato lo scorso 16 aprile, presso il Liceo “Alfonso Maria dè Liguori” di Acerra, il libro dell’Ing.Alberto Di Buono dal titolo “Terra di Nessuno” (Graus editore). Presenziavano all’evento, moderato dalla prof.ssa Marina Montano, il Dirigente scolastico Prof.Carmine De Rosa, il Prof.Antonio Tafuro e l’editore Pietro Graus. Di Buono, libero professionista che dal 1994 esercita l’attività di consulente nella cosiddetta Terra dei Fuochi, firma un romanzo ambientale, che affronta in modo schietto, concreto, a tratti ironico e talvolta avvalendosi dell’artificio della poesia e dell’arte in generale, il tema dell’inquinamento, che attanaglia la società odierna.

Attraverso un linguaggio semplice ma efficace, l’autore invita il lettore ad una profonda riflessione, mostrando come sia necessario percorrere una strada comune ed adeguata, per contrastare questo male, nella piena consapevolezza che chi inquina e rovina la natura, sta solo distruggendo se stesso. Ed allora incentra la vicenda ambientale attorno alle figure di due giovani, Federico e Gaia.

Il primo, nato e cresciuto in provincia di Napoli, è un adolescente caparbio e curioso. Durante una delle sue lunghe passeggiate in bicicletta, riceve una sfida immaginaria dall’antico ed affascinante castello, che sovrasta la sua cittadina, Oikos, che lo induce a raggiungerlo. Al ragazzo spettano così lunghe pedalate, durante le quali s’innamora dell’incontaminata e straordinaria natura che lo circonda.

Anni dopo Federico è un brillante Ingegnere, che si occupa di impianti per combattere l’inquinamento, fino al momento in cui comprende che, per migliorare il mondo, non serve la retorica e non basta la tecnologia, ma bisogna partire dall’educazione ambientale rivolta soprattutto alle future generazioni.

Tornato nella sua amata terra per insegnare, si ritrova in una valle completamente cambiata rispetto a quella della sua gioventù, oltremodo inquinata.

Inizia così delle lezioni sull’ecologia, nel tentativo di appassionare e sensibilizzare i giovani, guidandoli verso il raggiungimento di una maggiore consapevolezza del proprio ambiente. A fare da sfondo al racconto è la relazione amorosa tra Federico e Gaia, seducente e bellissima collega, che non è altri, che la metafora dell’amore profondo e disinteressato del protagonista per la natura.

“L’ecologia è molto più di una disciplina scolastica – spiegava durante il suo intervento Alberto Di Buono, dinanzi ad un folto ed attento pubblico, tra cui anche molti studenti – ed il suo studio deve perciò essere affrontato in modo adeguato.

Con questo libro – aggiungeva il professionista – propongo un nuovo approccio all’ambiente. Mi sono così avvalso di un quadro, di una storia, di qualche mia poesia e di una certa dose di quella cara lingua napoletana, che sa caratterizzare così bene chi la parla. Il racconto è rivolto ad un pubblico trasversale, dove lo studente può approfondire concetti di ecologia in modo divertente ed originale, mentre il lettore più attento può cogliere un’appassionata denuncia dello stato dell’ambiente, avendo sullo sfondo una metaforica storia d’amore ambientata nella Terra dei Fuochi”.

Nel suo intervento l’editore del testo, Pietro Graus, affermava: “Crediamo molto in questo libro, perché ha un legame con la realtà scolastica campana ed è parte integrante di un progetto denominato Viaggio Libero, che troverà realizzazione con l’inizio del nuovo anno scolastico. Mi ha convinto subito l’argomento trattato e lo stile dell’autore, che è accessibile per persone di qualsiasi fascia d’età. Il libro sta riscuotendo un ottimo successo, anche se il bilancio va fatto di solito dopo 12 mesi”.

Felice per aver potuto ospitare l’iniziativa il Dirigente del plesso scolastico, Prof.De Rosa, il quale diceva: “Non solo il testo ha al suo centro la tematica ambientale, che è sempre attuale, ma la problematica è affrontata in maniera educazionale. E quindi il testo è molto adatto alla platea scolastica, che deve porsi dei quesiti e porre alle varie istituzioni degli interrogativi importanti”.

 

Maria Luigia Feldi

 

 

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Studio, ricerca, passione, qualità. Sono questi i segreti della buona pizza di Mauro

Il segreto dell’ottima pizza, che si mangia presso la pizzeria Totò e i Sapori, sita a via San Gioacchino? Semplice: è lo studio e la ricerca continua che il titolare della stessa, Mauro Autolitano, da anni abbina alla passione per l’arte della pizza.

Innanzitutto occorre sottolineare come il punto di forza siano la scelta delle farine, le tecniche sempre aggiornate di impasto, la regola della lunga lievi-maturazione che spesso, grazie ad opportune miscele, riesce a diventare anche lunghissima con un certo successo per il prodotto finale.

Non bisogna dimenticare che Mauro utilizza ingredienti di qualità, da quelli della filiera Slow Food ai marchi DOP, prodotti tipici della Campania e del Sud Italia. Non senza tralasciare l’attenzione continua a tutto ciò, che l’Italia offre come ingredienti di eccellenza e che sono posti a condimento della pizza, senza mai esagerare e trasformarla in qualcos’altro.

Nel tempo, poi, si è avuta la genesi di alcune pizze gourmet come la Tommaso Esposito, la Nerano, la Carpaccio Super o, in generale, della linea baccalà. Pizze gustose la cui degustazione, durante questi 15 anni di attività, ha richiamato una clientela sempre più vasta. Infatti gli elevati standard qualitativi, ai quali si affida il pizzaiolo-gourmet Mauro, per dare vita alle sue deliziose pizze e che raffinano il palato dei clienti, richiama gli avventori del locale anche da altre province della Campania.

La cortesia e la cura del locale fanno poi il resto. E allora provate per credere.

 

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