Edizione Integrale del 9 Gennaio 2018

gennaio 9th, 2018

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Lo sciopero dei Giudici di Pace: stop a 150 mila cause in Campania per 30 giorni

gennaio 8th, 2018

La giustizia in Campania subisce uno stop a seguito della rivolta, scoppiata lunedì 8 gennaio, da parte dei Giudici di Pace, che hanno incrociato le braccia per un mese, per protestare contro la riforma voluta dal Ministro Andrea Orlando. Verranno garantiti solo gli atti indifferibili ed urgenti e la tenuta di un’udienza a settimana, fanno sapere i magistrati onorari.

A meno che l’iniziativa non possa rientrare. Uno sciopero generale che solo in Campania rischia di bloccare 150 mila procedimenti nei prossimi 30 giorni. Nel mirino dei Giudici di Pace, già pronti a fare ricorso al Tar del Lazio, c’è il Decreto Legislativo del 3 luglio 2017, che riforma la magistratura onoraria, “a partire dalla circolare, che vieta i trasferimenti, per finire con gli imminenti bandi di concorso”.

“Il Ministro Orlando – ammonisce l’Unione Nazionale dei Giudici di Pace – sta portando avanti una riforma, che segnerà la fine della giustizia in Italia e la contrasteremo con tutti gli strumenti consentiti dalla legge”. Per comprendere bene la vertenza, occorre ricordare che la figura del Giudice di Pace fu istituita nel 1991 con il compito di smaltire procedimenti civili e penali. Una decisione che, nel tempo, si è rivelata sempre più preziosa, per smaltire gli arretrati.

Ad oggi i Giudici di Pace sono 5 mila in tutt’Italia (900 in Campania, di cui 350 a Napoli e provincia) e trattano il 50% dei processi civili, ossia 800 mila procedimenti ed il 20% di quelli penali, con competenze rilevanti, come quelle affidate loro dalla legge in materia di immigrazione.

Una carica per quattro anni, con la possibilità di ottenere una proroga della stessa durata, i Giudici di Pace sono stati inquadrati fino ad ora con una sorta di contratto subordinato, che prevede un compenso fisso di 700 euro, più un bonus di 70 euro ad udienza e di 56 euro per ogni procedimento definito, ma che non prevede il pagamento di contributi (bonus che saltano con la riforma).

L’ingente mole di lavoro quotidiano, specificano i magistrati onorari, ha costretto però nel tempo quasi tutti a fare del lavoro di Giudice di Pace l’unica professione da loro esercitata, con guadagni che possono arrivare fino a 72 mila euro lordi all’anno.

“La riforma però cambierà tutto – spiega il Presidente dell’Unione Nazionale dei Giudici di Pace Crasto – e non è possibile pensare, che a fronte di un aumento futuro dei carichi di lavoro sino all’80% del contenzioso, si possa trasformare il nostro lavoro in un rapporto part-time. Ciò determinerebbe un crollo della produttività ed efficienza degli uffici giudiziari, i cui disservizi già oggi costano alla nazione mezzo miliardo di euro l’anno per risarcimenti dovuti alla lentezza dei processi”.

Ma la rabbia dei magistrati onorari è arrivata sino a tal punto perché, a fronte di un pagamento a “cottimo” che prevedeva, come sopra riferito, dei bonus sostanziosi, la riforma di Orlando introduce per i magistrati onorari in servizio un taglio, che porterà il loro compenso a 24.100 euro lordi all’anno (ma che prevede nella quota anche i contributi), pari circa a 1000 euro netti al mese, per un impiego di tre giorni a settimana.

“Ma se per impieghi ci riferiamo a tre udienze – obietta il Presidente Crasto – il limite non può esistere, perché le udienze vanno preparate a casa, con lo studio dei fascicoli. Occorre poi scrivere le sentenze e decidere su quelle molto complesse, che richiedono ulteriori approfondimenti”.

Pagati di meno ma costretti a lavorare molto di più, obiettano inoltre i giudici. Che rispetto ai futuri “assunti”, remunerati con 16.100 euro lordi all’anno, potranno contare però anche su una sorta di premio di produzione all’anno, non inferiore al 15% ma non superiore al 30% del compenso annuo. “Ma su questo deciderà il Presidente del Tribunale” – sbottano i magistrati onorari in servizio, secondo i quali “il Ministro è venuto meno a tutti gli impegni assunti in pubblico ed in Parlamento”.

I giudici poi sono preoccupati anche per l’aumento delle loro competenze. La riforma dispone, infatti, che i magistrati onorari possono presiedere cause civili fino a 30mila euro (il tetto precedente era fino a 5mila euro) e procedimenti per sinistri stradali fino a 50mila euro di danno (contro la soglia precedente di 20mila euro). Oltre a nuove competenze in materia di espropriazioni, pignoramenti, ecc.

 

 

 

 

 

Veicolo della Tekra in divieto di sosta, Vigile Urbano multa la “spazzina”!!

gennaio 8th, 2018

Multata per divieto di sosta nella mattinata del primo giorno dell’anno l’addetta allo spazzamento e dipendente dalla società “Tekra srl” di Angri, risultata aggiudicataria dell’affidamento settennale del servizio cittadino di igiene urbana svolto per conto del Comune dallo scorso I febbraio, dopo un burrascoso passaggio di cantiere. La dipendente, per svolgere il proprio lavoro, aveva parcheggiato il veicolo assegnatole in dotazione a piazza Castello, dove vige un divieto di sosta.

Ad elevare la contravvenzione era uno zelante ed inflessibile agente in forza al Comando di Polizia Municipale, diretto dal Colonnello Felice D’Andrea che, transitando attraverso la storica piazza, aveva notato il mezzo, che violava il Codice della Strada. A nulla servivano le rimostranze dell’operaia, che si sentiva dire poco dopo dal responsabile dell’azienda salernitana, che la multa l’avrebbe dovuta pagare di tasca propria. Insomma, siamo alla frutta dopo il caffè.

Ovviamente l’episodio non tardava ad “invadere” il web, scatenando una serie di reazioni anche abbastanza pesanti. Cercando di ricostruire la vicenda della multa elevata all’operatrice della Tekra la stessa, su un profilo social molto seguito, scriveva:

“I vostri cari “vigili” mi hanno fatto un verbale, dicendomi che ero in sosta vietata. C’è da dire che sono mesi…che per pulire piazza Castello, io parcheggio il porter in quel punto ed i Vigili non hanno mai avuto di che ridire. Mò stamane se ne escono con la novità della sosta vietata con annesso verbale.

E a detta dell’Ingegnere della Tekra – aggiungeva amareggiata ed arrabbiata la donna – la dovrò pagare di tasca mia. Le pare bello signor…che mentre svolgo le mie mansioni, debbo essere multata?? A questo punto sarebbe stato meglio lasciare la piazza tutta sporca ed andarmene via. Invece ho preferito pulire, per non lasciarla nello stato pietoso, in cui era e come “regalo” il primo dell’anno ricevo il verbale e questo grazie ai suoi Vigili!!”.

Intanto, a distanza di due giorni dal Capodanno, la città era ancora parzialmente sporca, con il servizio che sembra andare di male in peggio. A Capodanno, nel giorno in cui era prevista la raccolta della frazione organica, alcuni addetti alla raccolta gettavano tutto nello stesso autocarro. Naturalmente le strade del centro venivano meglio ripulite e spazzate rispetto a quelle secondarie o della periferia, molte delle quali rimaste sporche.

E, ad oltre 48 ore dal Capodanno, in molte strade cittadine c’erano ancora i residui dei fuochi d’artificio esplosi come sempre allo scoccare della mezzanotte. Molti dei quali, per fortuna, resi inutilizzabili dalla pioggia caduta in quei giorni. Sta di fatto che da mesi, purtroppo, la città è sporca e pullula di sversamenti abusivi nei vari quartieri cittadini, eccezion fatta solo per alcune strade.

Eppure l’Amministrazione comunale, nonostante le defaillance ampiamente manifestate nel corso di questi 11 mesi di gestione del delicato servizio, non procede alla rescissione contrattuale, continuando a tollerare le tante inadempienze. Insomma la vertenza Igiene Urbana prosegue tra lavoratori in stato di agitazione o in sciopero, rifiuti non raccolti ed inadempienze croniche, come rilevato anche nei primi giorni del nuovo anno dal personale della Polizia Municipale.

Il tutto a danno dell’immagine e del decoro urbano, della situazione igienico-sanitaria, della percentuale della raccolta differenziata (in netto calo) ed in beffa ai diritti dei cittadini-contribuenti.

 

Nino Pannella

Consegnata al Comune l’“ex Casa del Fascio” intitolata a Don Antonio Riboldi

gennaio 8th, 2018

Lo scorso 4 gennaio, presso la sala Giunta del Comune, la Direzione Regionale Campania ha perfezionato, mediante la sottoscrizione dei verbali di rito con il Sindaco Lettieri, il trasferimento all’Ente comunale, ai sensi del federalismo demaniale patrimoniale, dell’immobile denominato “Terreno devoluto in contrada Madonnelle” e della maggior consistenza del compendio denominato “Ex Casa del Fascio”. L’Amministrazione comunale svilupperà per i due compendi un’azione di rigenerazione e riuso e, in particolare, realizzerà nella “Ex Casa del Fascio”, di cui diverrà unico proprietario, una struttura che sarà rifunzionalizzata con risorse del PICS (Programma Integrato Città Sostenibile) POR FESR 2014-2020 – Asse 10, da destinare a funzioni socio culturali nel pieno centro cittadino.

Come annunciato dal primo cittadino, l’edificio verrà intitolato alla memoria del Vescovo Emerito di Acerra Don Antonio Riboldi, cittadino onorario della Città e recentemente scomparso, che ha segnato con la sua opera pastorale contro la criminalità organizzata, la storia e la vita del territorio acerrano.

 

 

 

 

 

Riceviamo e pubblichiamo

gennaio 8th, 2018

Riceviamo e, di seguito pubblichiamo, il comunicato stampa inoltratoci dal Capogruppo consiliare del Partito Democratico Avv.Paola Montesarchio. “Non è necessario essere economisti, per capire che la situazione della rete commerciale ad  Acerra è in declino da anni. E’ certamente un dato di fatto che il consumatore, per moda, per comodità di parcheggio ed orari preferisca, da tempo, il supermercato o comunque la grande distribuzione al semplice e tradizionale negozio.

Ma è altrettanto vero, che i commercianti  acerrani non sono stati capaci di fare rete, di condividere un progetto complessivo per rinnovarsi, modernizzarsi e smetterla di vivere di rendita sui lustri del passato. Una cosa è certa però: l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Lettieri, oggi al secondo mandato, non è riuscita a porre in essere politiche, volte a tutelare e a rilanciare il commercio in città. Dinanzi a ciò i commercianti locali hanno sempre evitato di far emergere, in modo ufficiale e pubblico, il loro malumore.

Ma il silenzio non sempre è “d’oro” ed ha finito col favorire l’inattività ed il disinteresse dell’amministrazione al tema. In qualità di Capogruppo consiliare del Partito Democratico, ho presentato una mozione in Consiglio comunale, di cui già riferì il mese scorso questa testata giornalistica, avente ad oggetto le iniziative a favore degli operatori commerciali, chiedendo l’istituzione di un tavolo permanente per il commercio. La mozione è stata respinta dalla maggioranza, mentre molti commercianti attendono, da mesi, di essere ascoltati.

Ho reiterato la mia richiesta in Commissione consiliare “Attività Produttive” ed anche in quella sede la maggioranza non ha mostrato particolare interesse alla questione. Ma credo sia normale, quando non si hanno idee e si fa fatica a prendere decisioni.

Anche durante le festività natalizie appena trascorse le strade del centro, i negozi della mia città non brulicavano di gente, che si incontrava per gli acquisti natalizi ed approfittava per scambiarsi i tradizionali auguri. No, qui c’è solo silenzio e molti continuano ad abbassare le saracinesche. Serve necessariamente una svolta!

Bisogna dare a questo paese una politica commerciale, che sappia tutelare l’operatore ed allo stesso tempo stare dalla parte del consumatore. Come?

Il Comune deve promuovere iniziative, che portino i produttori a vendere direttamente ai consumatori. Spazio ai prodotti locali ed alla qualità. I piccoli negozi, ad esempio, potrebbero più facilmente ospitare distributori di prodotti alla spina, sfusi, cioè senza imballaggio, il cui impianto potrebbe essere sostenuto proprio dal Comune: sarebbe la strada per produrre meno rifiuti, andando oltre il concetto della raccolta differenziata, con forti risparmi sui costi per la collettività.

Un’amministrazione che guarda al futuro, dev’essere in grado di garantire sviluppo e sostenibilità, senza mai perdere di vista le esigenze dei cittadini a cui, in momenti di crisi economica, dove si riducono i redditi, in particolare di dipendenti e pensionati, servirebbe moltissimo poter risparmiare. Prodotti locali che si vendono sullo stesso territorio, senza inutili costi di trasporto, di imballaggio o di mega strutture. Quindi un prezzo minore per il consumatore e maggiore qualità: vantaggi per tutti.

I piccoli negozi e gli esercizi commerciali cosi concepiti, possono avere una funzione sociale: favorire quella parte di popolazione anziana, che al grande supermercato non ci va per la distanza, la mancanza di auto, problemi di sicurezza o fisici. Immagino la “spesa a domicilio” con un  progetto tra Comune e commercianti, che preveda dei bonus, per chi effettua il servizio e di cui potrebbe interessarsi il “tavolo del sociale”, che non ha ancora visto il suo avvio. Sarebbe utile costituire aggregazioni di operatori d’area, istituire una carta per gli sconti, a chi acquista nei negozi del paese, ridisciplinare le modalità della sosta a pagamento e creare circuiti virtuosi fra le categorie.

Una rete, dunque, dove Comune, piccoli commercianti, produttori e consumatori lavorino con una logica d’insieme. Al Comune il compito di fare da coordinamento delle iniziative, di dare il sostegno economico e di attivare la necessaria promozione.

Al consumatore il compito di riorganizzare le proprie abitudini, cercando qualità, prodotti di stagione e sostenibilità ecologica. Ai piccoli commercianti, il compito di provare a rinnovare le loro attività. Progetto ambizioso? Non credo. Basta una seria e manifesta volontà politica”.

 

 

Niente ordinanza contro i botti illegali di fine anno

gennaio 8th, 2018

Anche il Sindaco di Napoli, De Magistris, seguendo l’esempio di tanti altri Sindaci della Provincia di Napoli, ha emanato un’Ordinanza contro i fuochi d’artificio (botti) illegali di Capodanno.

Il nostro Sindaco, invece, ha tirato diritto e si è limitato ad “ordinare di non scolarsi alcol in bottiglie” per quella notte, vietando agli esercizi commerciali la vendita di lattine e bottiglie di vetro dalle ore 15 alle ore 24 del 31 dicembre scorso.

Ad Acerra abbiamo assistito a spari, con l’utilizzo di vere bombe, che hanno fatto tremare vetri e quant’altro. Purtroppo, insieme ai fuochi d’artificio ed alle bombe carta, abbiamo sentito anche rumori riconducibili a spari di armi da fuoco, come i tanti bossoli rinvenuti a terra il giorno successivo testimoniano.

De Magistris si è messo a posto: questi spari promiscui possono causare vittime e sono sempre più diffusi. Ma il nostro Sindaco, senza Ordinanza di divieto di spari illegali, si sente a posto?

Luigi Bigliardo

Maxi rissa tra due gruppi di giovani prima del tradizionale cenone. Due i feriti

gennaio 8th, 2018

Nemmeno il recente clima natalizio contribuiva a tenere a bada e a rendere meno esacerbato qualche testa calda, abituata a lasciarsi andare a manifestazioni plateali e violente. Ed è così che uno strappo ad un giubbino, che indossava una ragazza del luogo, diventava la scintilla, che scatenava una furibonda megarissa, che vedeva partecipi due gruppi di giovani che, senza preoccuparsi di nulla, si affrontavano bottiglie in pugno.

Il bilancio finale era di due ragazzi feriti, entrambi costretti a ricorrere alle cure del personale sanitario del Pronto Soccorso della clinica “Villa dei Fiori”, di diversi contusi (forse una decina) e di nessun individuo posto in stato di arresto. Scattato l’allarme, sul posto giungevano le Forze dell’Ordine, che ovviamente non trovavano nessuno disposto a collaborare per l’individuazione dei partecipanti alla scazzottata, che aveva creato non poco panico tra i passanti e tra i presenti che, preoccupati di restare coinvolti nella rissa oppure di rimanere feriti, preferivano allontanarsi velocemente.

Le Forze dell’Ordine intervenute provavano a ricostruire l’accaduto, acquisendo e visionando le immagini dell’impianto di videosorveglianza, posto a protezione dell’attività commerciale, anche se non sembra che il lavoro investigativo possa dare frutti concreti. Sul posto, anche se successivamente, giungeva anche la madre di uno dei feriti, che completava lo “show”, inveendo con urla contro coloro, che avevano aggredito il figlio, provocandogli più di qualche ferita.

Naturalmente i due feriti, uno dei quali ha riportato un profondo taglio al cranio, venivano sentiti dai Carabinieri, mentre si trovavano ancora all’interno del Pronto Soccorso del presidio ospedaliero acerrano. Cosa abbiano raccontato ai Militari dell’Arma, al momento è ancora coperto dal massimo riserbo, ma da quanto trapelava, sembrerebbe che nessuno sia stato in grado, di dare un nome ed un volto ai rivali che, fuggendo, non esitavano a minacciare i presenti, promettendo di ritornare armati e di fare fuoco contro di essi.

Chiaramente i nomi dei ragazzi, che avevano partecipato alla rissa, erano sulla bocca di tutti, ma nessuno si era dimostrato disposto ad aiutare i Carabinieri alla loro individuazione. L’inquietante episodio, che poi avrebbe trovato vasta eco anche sui social, avveniva alle ore 17:00 circa di domenica 24 dicembre, vigilia del Santo Natale.

Teatro della rissa era lo spiazzo, posto a ridosso dell’ex distributore di carburanti Agip, sito a Corso Italia. In quel momento c’erano almeno un centinaio di persone, alcune delle quali si erano date appuntamento, per assistere all’esibizione di una giovane band musicale.

E tra le quali c’erano anche alcuni  minorenni che, stando a quanto riferito da alcuni passanti, bevevano alcune bevande alcoliche (scene che purtroppo si ripetono anche in altri locali cittadini, soprattutto nel fine settimana e nonostante che la legge proibisca la somministrazione di bevande alcoliche, da parte dei titolari di attività commerciali, ai minorenni).

Secondo alcune voci che, al momento, non trovano conferme ufficiali, diversi giovani avevano già bevuto abbastanza alcolici. All’improvviso scoppiava la rissa. Uno dei ragazzi prendeva una bottiglia di spumante, colpendo il rivale al capo, provocandogli una vistosa e profonda ferita lacero-contusa al cranio.

Ovviamente il seguito e facile immaginarlo. Per alcuni minuti regnava solo la confusione ed il fuggi fuggi generale, mentre qualcuno provvedeva ad avvertire le Forze dell’Ordine. Pochi minuti dopo giungevano sia i poliziotti del Commissariato di Polizia cittadino, che i Carabinieri della locale stazione, che erano costretti a districarsi tra l’intenso e caotico traffico cittadino, prima di arrivare sul posto.

Ancora da verificare la notizia, seconda la quale durante i tafferugli alcune vetture in sosta sarebbero state danneggiate dai giovani in preda ai fumi dell’alcool e di un eccessivo (e quanto mai inopportuno) stato di eccitazione.

Alla fine agli agenti ed ai Militari dell’Arma intervenuti erano necessarie un paio d’ore, per riportare alla normalità la situazione di caos venutasi a creare.

 

Ni.Pa.

 

 

E il Sindaco ordinò: niente acquisti in vetro o in lattina per il cenone di San Silvestro

gennaio 8th, 2018

La rissa scoppiata nello spiazzo, posto a ridosso dell’ex distributore di carburanti Agip, sito a Corso Italia, durante la quale uno dei ragazzi prendeva una bottiglia di spumante, colpendo il rivale al capo, provocandogli una vistosa e profonda ferita lacero-contusa al cranio e la confusione ed il fuggi fuggi generale creatosi, non poteva restare senza uno strascico.

Ed infatti, quantunque non strettamente correlata a detto episodio, ecco l’Ordinanza sindacale n.38 del 29/12/2017, con cui il Sindaco Lettieri ordinava, per i motivi di tutela dell’ordine, della sicurezza pubblica e di decoro della città, nella giornata del 31 dicembre 2017 dalle ore15:00 alle ore 24:00, su tutto il territorio comunale (che si estende per 54 chilometri quadrati), il divieto di vendita per asporto di bevande contenute in bottiglie, lattine di alluminio e bicchieri di vetro, o comunque in contenitori realizzati con il medesimo materiale, anche dove dispensate da distributori automatici da parte degli esercenti di attività, quali attività di commercio di prodotti alimentari, operatori del commercio su area pubblica, attività artigianali autorizzate alla vendita di bevande e, in generale, di tutte le forme speciali di commercio, che consentono la vendita di bevande in vetro.

La somministrazione e/o il consumo di bevande in bicchieri di vetro era consentita solo all’interno dei locali con esclusione delle aree di pertinenza esterna. Insomma, una sorta di divieto di brindisi di fine anno in strada con bottiglie o bicchieri di vetro.

Il che significava anche, però, che per 9 ore le suddette attività commerciali (già alle prese con una lunga sfilza di problematiche varie), non dovevano vendere i propri prodotti, da utilizzare per lo scambio degli auguri o per il tradizionale cenone di fine anno. E proprio quando le persone affollano strade e piazze cittadine che, solitamente, si presentano vuote durante la maggior parte dell’anno.

E la trasgressione dell’Ordinanza (affissa in città solo nella mattinata del giorno 30 dicembre), prevedeva una sanzione amministrativa di un minimo di 50 euro ad un massimo di 500 euro. Il che significava, a rigore, che comprare lo spumantino per il cenone un minuto dopo le ore 15:00, in un qualunque negozio, poteva costare fino a 500 euro di multa.

“L’ordinanza nasce anche dal fatto, che l’amministrazione comunale è impegnata a contrastare fenomeni di abusivismo commerciale e di degrado, anche legato all’abuso di bevande alcoliche in considerazione della valenza di interesse generale delle problematiche sociali, che da questi fenomeni possono derivare – sottolineavano dal Comune – e che occorre impedire comportamenti incivili e violenti, favorendo così la vivibilità dei contesti e la corretta e serena fruibilità degli spazi da parte dei cittadini”.

Ma come mai la settimana precedente di tutti questi buoni propositi e di tale atto amministrativo non c’era neanche l’ombra, ossia in occasione del giorno 24 dicembre, vigilia del Santo Natale?

Ma le polemiche fioccavano a raffica. “Il sindaco Lettieri – scriveva su facebook il Consigliere comunale dei 5 Stelle Carmela Aureimma – per garantire l’ordine pubblico, con apposita ordinanza ha vietato la vendita per asporto di bevande in vetro e lattine anche a salumerie ed attività commerciali.

In poche parole sta vietando agli Acerrani, anche di acquistare una bottiglia di spumante o una lattina di coca cola da portare a casa. Si ammazzano i commercianti locali a favore dei centri commerciali limitrofi”.

E l’hashtag “Lettieri che pasticcio” andava davvero forte, registrando in poche ore decine di like e condivisioni. Il malumore montava non solo tra gli esercenti ma anche tra i consumatori.

Ed addirittura c’era chi lanciava sul web l’idea di un incontro in piazza, per scambiarsi gli auguri con tanto di bottiglie portate da casa.

“Organizziamoci tutti ad un preciso orario e portiamo con noi bottiglie di spumante” – scriveva sul web l’esponente di Fratelli d’Italia Raffaele Barbato.

Oltre a ciò i grillini facevano osservare, che l’ordinanza sindacale faceva riferimento all’art.6 del Decreto Legislativo n.59/2010. Che però, non centra nulla, perché riguarda i servizi di trasporto!!

E meno male che a supportare il primo cittadino c’è un ufficio staff, che costa alle casse comunali migliaia di euro all’anno. Incaricati di far rispettare l’ordinanza sindacale erano gli agenti della Polizia Municipale e le altre Forze dell’Ordine.

Ovviamente ci sentiremmo estremamente onorati, se dal Comando della Polizia Municipale e dalle altre Forze dell’Ordine ci trasmettessero il numero delle sanzioni eventualmente elevate a danno dei trasgressori durante le ore in cui vigeva l’Ordinanza della “discordia”.

 

Joseph Fontano

 

 

Pellini, nuovo processo per omessa bonifica. Rinviata a giudizio anche la madre

gennaio 8th, 2018

Era la stampa quotidiana, negli ultimi giorni del 2017, a riaccendere i riflettori sul gruppo imprenditoriale “Pellini”, facente capo ai fratelli Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini condannati, com’è noto, il 29 gennaio del 2015 dai giudici della IV sezione della Corte d’Appello del Tribunale di Napoli, a 7 anni di reclusione con l’accusa di disastro ambientale colposo. Una sentenza poi confermata in data 17.05.2017 dalla Corte di Cassazione, a conclusione del processo d’Appello denominato “Ultimo Atto-Carosello”, iniziato il 12 giugno del 2014.

I giornali riferivano “di un terreno agricolo ampio alcune decine di migliaia di metri quadrati, coltivato a patate, sito in località Lenza-Schiavone già inquinato, riconducibile a Cuono Pellini ed alla madre di 80 anni e, per questo, posto sotto sequestro alcuni anni fa dagli agenti del locale Comando di Polizia Municipale, nel quale avevano continuato ad operare, trasformandolo in una grande discarica abusiva.

Un sequestro eseguito a seguito della denuncia presentata da due ambientalisti locali, Alessandro Cannavacciuolo ed Antonio Montesarchio. Madre e figlio sono stati quindi rinviati a giudizio e compariranno davanti al Giudice monocratico del Tribunale di Nola, Dr.ssa Chiara Bardi, con l’accusa di violazione di sigilli, discarica abusiva ed omessa bonifica, cioè per non aver provveduto, così come ordinato loro dalle autorità, alla caratterizzazione, alla rimozione, al trasporto ed allo smaltimento dei rifiuti ed al ripristino dello stato dei luoghi, come previsto dalle normative vigenti.

Al processo, la cui prima udienza è prevista per il giorno 22 di questo mese, si è costituito il Comune parte civile, legalmente rappresentato dall’Avvocato Domenico Russo, come da Determina dirigenziale n.1740 del 20.12.2017.

Un procedimento penale a carico di madre e figlio (per i quali vige la presunzione d’innocenza, fino a sentenza definitiva passata in giudicato), in quanto imputati di aver violato alcuni articoli del Decreto Legislativo n.152/2006. La signora sarebbe la titolare della società proprietaria di alcune particelle del fondo incriminato.I Pellini diedero disponibilità al risanamento previo dissequestro, ma la vicenda è andata avanti fino a questa nuova grana giudiziaria”. E adesso si prospetta una battaglia giudiziaria.

Ed era sempre la stampa quotidiana a riferire, che davanti al giudice del Tribunale di Nola, Roberta De Luca, è stato chiamato Giuseppe Fabiani, l’Ingegnere chimico dei fratelli Pellini, rinviato a giudizio, per non aver fatto bonificare un terreno zeppo di scarti sversati abusivamente, di cui il chimico è stato amministratore.

“Fabiani non ha provveduto alla rimozione da quella proprietà dei rifiuti abbandonati e depositati in modo incontrollato” – è la contestazione del Pubblico Ministero della Procura della Repubblica di Nola.

La prima udienza del processo a carico dell’ingegnere aquilano è stata fissata per il 17 gennaio prossimo, soltanto cinque giorni prima del sopra citato processo a carico di Cuono e di sua madre. Fabiani all’inizio figurava come imputato anche nel processo denominato “Ultimo Atto-Carosello”, anche se poi alla fine ha beneficiato della prescrizione per alcuni reati e dell’assoluzione per altri.

 

 

 

 

 

Al via il prossimo 22 gennaio l’udienza per la confisca del patrimonio dei fratelli Pellini

gennaio 8th, 2018

Riallacciandoci alle notizie riguardanti il gruppo imprenditoriale Pellini e di cui si riferiva in precedenza, già sui numeri scorsi avevamo riportato che l’indagine della Guardia di Finanza di Napoli, su disposizione della sezione Misure di prevenzione del Tribunale partenopeo, il 14 febbraio 2017 aveva portato al sequestro preventivo di circa 200 milioni di euro.

E cercando di ricostruire il patrimonio della famiglia di imprenditori acerrani, secondo quanto riferito alla stampa dal Procuratore Giovanni Colangelo, la somma sarebbe da ricondurre a 250 fabbricati, 68 terreni, 50 autoveicoli ed automezzi industriali e 49 rapporti bancari dislocati anche in altre province italiane.

Tra le società sottoposte a sequestro spiccano l’Atr e la Pellini srl (entrambe operanti nel recupero e nel riciclaggio dei rifiuti urbani industriali), la “Eli Service”, specializzata nel noleggio di mezzi di trasporto aereo e proprietaria, tra l’altro, di tre elicotteri e la “3P Real Estate”.

Aziende mai colpite, però, da un’interdittiva antimafia. Indagine dei finanzieri che era stata propedeutica al sequestro di 2 milioni e 200 mila euro, operato il 5 ottobre scorso dalle Fiamme Gialle e riconducibile allo stesso gruppo imprenditoriale.

La somma, un vero e proprio tesoro bis, era stata trovata al termine di un’accurata attività info-investigativa degli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Napoli nelle casse di una società fiduciaria di Milano e nonostante le schermature normative, dietro cui si nascondevano i soldi. Anche se non era difficile per i Finanziari attribuire quel denaro ai Pellini, detenuti dal 19 maggio scorso.

Milioni di euro in titoli di Stato e contanti intestati anche alle mogli ed ai suoceri dei tre imprenditori, visto che questi non si fidavano degli estranei.

L’organo di stampa precisa che adesso si profila all’orizzonte una cruciale battaglia giudiziaria, che inizierà con l’udienza del 22 gennaio prossimo presso il Tribunale di Napoli, chiamato a decidere sulla confisca dell’immenso patrimonio accumulato dai Pellini attraverso lo smaltimento illecito di rifiuti tossici provenienti dal Nord Italia.

“Siamo pronti ad un lungo braccio di ferro, che durerà alcuni mesi e a riottenere, quello che è stato preso sotto la cura dello Stato” – preannuncia l’avvocato Francesco Picca, uno dei legali dei Pellini.

“Un’attività – eccepiscono gli inquirenti – i cui normali proventi non giustificano quelle somme, che comunque sono non soltanto riconducibili ai fratelli Pellini, ma anche attribuibili al traffico illecito dei rifiuti”.

Il sospetto alla base di questa nuova indagine, dunque, era: troppi pochi “liquidi” per la cospicua quantità di beni finiti sotto sequestro. Così l’articolata attività investigativa è proseguita in questi mesi, con il Gruppo Criminalità Organizzata della Finanza di Napoli che ha sviluppato ulteriori mirati accertamenti di natura economico-patrimoniale, soprattutto attraverso l’esame e l’approfondimento della copiosa documentazione reperita presso alcune banche.

Gli elementi informativi acquisiti hanno condotto le Fiamme Gialle a scoprire una società, con sede nel centro di Milano, presso la quale era stato acceso dai fratelli Pellini un mandato fiduciario, la cui esistenza era stata coperta “ad arte” attraverso una fittizia intestazione alle rispettive consorti. L’individuazione di questo nuovo “bancomat” di famiglia consentiva di mettere sotto chiave la suddetta somma rinvenuta in Lombardia e che, secondo gli inquirenti, null’altro sarebbe che la parte residuale dei profitti illeciti accumulati negli anni, attraverso la continuata perpetrazione di gravi reati ambientali da parte del gruppo imprenditoriale.

“Milioni – specifica il quotidiano – quasi tutti reinvestiti nella maniera più classica, cioè nel mattone, con case, ville, palazzi, anche nelle località turistiche tra le più rinomate con 8 appartamenti a San Felice a Circeo, 10 ville a Santa Maria del Cedro, 10 case a Tortora ecc.

Per non parlare di 3 grandi appartamenti a Roma, di cui uno in piazza Cinecittà. Ma l’elenco degli alloggi residenziali sotto sequestro ad Acerra sembra non finire mai, con 144 appartamenti ed immensi terreni agricoli riconducibili a loro ed ai loro familiari.

E gli investigatori sono ancora a caccia di tesori occultati in giro per il mondo forse in qualche paradiso fiscale, esistenti anche in quei piccoli staterelli europei dell’offshore, forse nella vicina Repubblica di San Marino”.