Edizione Integrale del 8 Maggio 2018

 

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Il destino dell’inceneritore e non solo dipende dalla Corte di Giustizia Europea

Il giudizio della Corte di Giustizia Europea pesa sui destini dell’inceneritore, sito in località “Pantano” e sull’intero sistema di smaltimento dei rifiuti in Campania. E’ noto, infatti, che il Tar del Lazio ha parzialmente accolto il ricorso di una serie di associazioni ambientaliste sul Decreto “Sblocca Italia”, che autorizzava a conferire negli inceneritori 750 mila tonnellate di rifiuti all’anno, in luogo delle 600 mila indicate dall’Europa.

Adesso il Tribunale, che ha sede in Lussemburgo, deve prendere una decisione, che può sovvertire l’intero ciclo dei rifiuti in Campania. Una serie di associazioni ambientaliste come “Verdi Ambiente e Società”; “Movimento Rifiuti Zero”; “Comitato Acerra Donne” e “Mamme di Venafro” hanno portato davanti al Tribunale Amministrativo i Decreti attuativi della legge Sblocca Italia, pubblicati l’anno scorso.

Il ricorso contesta la politica italiana, che predilige il ricorso agli inceneritori, sia autorizzando la costruzione di 12 nuovi impianti, che aumentando la quantità dei rifiuti, che possono accogliere fino alla soglia delle 750 mila tonnellate.

Secondo gli ambientalisti questa quantità supera la quota massima consentita dall’Europa, ossia le 600 mila tonnellate di spazzatura e persegue più l’ottica di pensare a bruciare i rifiuti, che di promuovere la differenziazione ed il riciclo degli stessi. Una questione non certo formale, che può avere conseguenze dirette in Campania per l’inceneritore di Acerra, mettendo in crisi l’intero sistema che riguarda il settore.

Il Tar del Lazio ha ritenuto di non poter decidere su questa materia. Tuttavia ha stabilito, che esiste una contraddizione tra la normativa nazionale e quella europea e per questo ha chiesto alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea di pronunciarsi.

“Per noi quest’Ordinanza è meglio di una vittoria in primo grado – spiega Carmela Auriemma, Avvocato delle associazioni ambientaliste di Acerra e Venafro e Consigliere comunale eletta tra le fila del Movimento 5 Stelle – perché mette in dubbio tutta la politica italiana sulla gestione dei rifiuti, chiedendo un chiarimento ad una Corte come quella di Giustizia Europea, che è fonte di diritto per i Paesi dell’Unione Europea.

Inoltre il paradosso sta nel fatto che, in Campania sono cambiate in modo vistoso le percentuali di raccolta differenziata.

Eppure ad Acerra si brucia più spazzatura, anzichè diminuire le quantità portate ad un inceneritore che, ricordiamolo, è di proprietà della Regione e che è gestito da una società lombarda. A seguito di questa decisione del Tar del Lazio siamo ancora più motivati ad andare avanti”.

L’Ordinanza del Tribunale Amministrativo è stata pubblicata il 24 aprile scorso. Da allora è iniziato l’iter presso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che però non ha tempi rapidi. La parti dovranno costituirsi e poi si andrà al dibattimento.

Ci vorrà però non meno di un anno, forse un anno e mezzo. Quindi non è immediato il pericolo, di ripiombare in un’emergenza rifiuti in Campania come quella vissuta, quando la Regione era guidata dal Governatore Bassolino. Tuttavia è un tempo abbastanza ridotto, per cambiare radicalmente il sistema di smaltimento rifiuti in Campania.

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Consiglio comunale: approvata la Delibera per ottenere il risarcimento del danno ambientale

Il Consiglio comunale, tenutosi mercoledì 2 maggio (il primo dall’inizio dell’anno) in un’affollata aula consiliare, aveva all’ordine del giorno, quale punto principale, l’approvazione della Delibera di Giunta comunale n.57 del 23.04.2018 di proposta al Consiglio comunale, avente ad oggetto la Sentenza della Corte Suprema di Cassazione n.58023/2017.

Con tale atto amministrativo (votato con 15 voti favorevoli e 5 contrari) il Comune chiede al Governo il risarcimento del danno ambientale provocato dai fratelli Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini (mai citati nella Delibera dall’esecutivo targato Lettieri ndr) condannati, com’è noto, il 29 gennaio del 2015 dai giudici della IV sezione della Corte d’Appello del Tribunale di Napoli a 7 anni di reclusione con l’accusa di disastro ambientale colposo (una sentenza poi confermata in data 17.05.2017 dalla Corte di Cassazione) e scarcerati lo scorso 30 marzo, grazie ad un’ordinanza della Procura Generale presso la Corte d’Appello di Napoli, dopo appena 10 mesi di reclusione.

Decisione che scatenava, nei giorni seguenti, un fiume di polemiche e di indignazioni. Contro il provvedimento della Magistratura scendevano in campo sia il Vescovo Antonio Di Donna, con una dura omelia pronunciata durante la messa della Santa Pasqua che le associazioni ed i comitati ambientalisti.

Nel mirino degli amministratori locali ci sarebbero i 200 milioni di euro sequestrati, a seguito dell’indagine della Guardia di Finanza di Napoli, preventivamente dalla Magistratura ai tre imprenditori acerrani il 14 febbraio 2017 e sulla cui confisca o meno devono pronunciarsi i giudici delle Misure di prevenzione del Tribunale di Napoli.

“Tuttavia il Comune ritiene di dover prendere posizione in ordine alle problematiche concernenti il danno ambientale – recita la Delibera – conseguente ai delitti accertati. Finora nessuna forma di risarcimento risulta essere concretamente attuata, nonostante che il Sindaco abbia più volte sollecitato il Ministero dell’Ambiente, a porre in essere ogni azione necessaria, anche utilizzando le ingentissime risorse economiche sequestrate ai condannati”.

Già nel 2015 il primo cittadino aveva chiesto al Governo, subito dopo la sentenza di Appello dei Magistrati napoletani, di attivarsi, al fine di ottenere il suddetto risarcimento. Poi era tornato alla carica a febbraio dell’anno scorso, in occasione del maxisequestro preventivo ai tre fratelli della suddetta somma, che sarebbe da ricondurre a 250 fabbricati, 68 terreni, 50 autoveicoli ed automezzi industriali e 49 rapporti bancari dislocati anche in altre province italiane.

Tra le società sottoposte a sequestro spiccano l’Atr e la Pellini srl (entrambe operanti nel recupero e nel riciclaggio dei rifiuti urbani industriali), la “Eli Service”, specializzata nel noleggio di mezzi di trasporto aereo e proprietaria, tra l’altro, di tre elicotteri e la “3P Real Estate”. Aziende mai colpite, però, da un’interdittiva antimafia.

“Al Comune non è stato consentito di esercitare l’azione civile nel processo penale – si legge ancora nella Delibera – in quanto tale opportunità è riservata esclusivamente allo Stato. Ma il Ministero, pur avendo esercitato tale costituzione, non ha attivato nessuna forma risarcimento del danno ambientale, nonostante che possa agire anche con autonoma ordinanza di risarcimento in via amministrativa”. Di qui l’invito rivolto al Dicastero dell’Ambiente, “a porre in essere, con urgenza, ogni utile azione, idonea a garantire l’effettivo risarcimento del danno ambientale”.

Nell’atto amministrativo discusso ed approvato dal Civico consesso è contenuta anche un’autorizzazione, a porre in essere tutte le iniziative di legge, per ottenere il pagamento del danno ambientale. Una copia della Delibera veniva inviata al Presidente del Consiglio dei Ministri Gentiloni, al Ministro dell’Ambiente Galletti e a tutti i parlamentari eletti nel collegio di Acerra.

Sullo sfondo ci sono le 22 discariche piene di sostanze tossiche e nocive censite in loco e mai bonificate, nonostante i fondi stanziati e le promesse fatte da Governo e Regione. Ed il disastro ambientale riconosciuto dai Giudici napoletani ha dei contorni ancora non del tutto definiti.

Ma che comunque tiene in apprensione la comunità locale, visti i continui decessi dovuti a patologie tumorali, denunciate più volte dai comitati ambientalisti e dal Vescovo Di Donna. Per i giudici ed i tecnici del Tribunale i fratelli Pellini avrebbero prodotto, nei loro impianti di Acerra, utilizzando circa 53 mila tonnellate di rifiuti tossici, altrettanto compost, usato dai contadini come fertilizzante. E solo alcuni di questi terreni sarebbero stati individuati.

 

 

J.F.

 

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Consiglio comunale: respinti gli emendamenti alla Delibera presentati dall’opposizione

Alla Delibera citata in precedenza accanto, tesa ad ottenere il risarcimento del danno ambientale ed illustrata in aula dall’Assessore all’Ambiente Cuono Lombardi, le forze politiche di opposizione non mancavano di presentare alla Presidenza del Consiglio comunale i relativi emendamenti. Tutti poi respinti dalla maggioranza. Tra questi c’era quello di aggiungere subito dopo il primo punto:

“La Suprema Corte, con la sentenza n.58023/2017, nel rigettare i ricorsi, ha confermato la sentenza della Corte d’Appello del 9.01.2015, con la quale aveva dichiarato i sigg. G. Pellini, C.Pellini ed S.Pellini colpevoli del delitto di cui all’art.434 comma II c.p.c nonché, in applicazione del principio di matrice comunitario “chi inquina paga”, ha altresì condannato gli imputati agli adempimenti di cui agli artt.239 e ss.del D.L. n.151/2006 alla L.426/1998”.

E di eliminare la dicitura “Lo stesso Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello ha dovuto diramare un comunicato stampa, per chiarire all’opinione pubblica come il suo ufficio si fosse attenuto al più ristretto rispetto delle legge vigente”.

Oppure di sostituire il punto “l’amministrazione comunale non ha competenza e non ritiene di poter entrare nelle questioni giuridiche concernenti il rapporto punitivo tra lo Stato ed i condannati”, con il formulato: “l’amministrazione comunale, nel rispetto dell’autonomia della Magistratura, non ritiene di poter e dover incidere nella determinazione dell’effettiva pena da applicare.

Tuttavia, anche alla luce della recente giurisprudenza della Corte Penale Internazionale dell’Aia, che annovera tra i crimini contro l’umanità i reati ambientali, essendo essi rivolti su vasta scala ed essendo gli effetti destinati a riprodursi nel tempo, ritiene che sia opportuno avviarsi una discussione a livello nazionale circa le opportunità di adottare misure legislative, volte ad impedire che condannati di tali tipologie di reati usufruiscano di agevolazioni di pena di qualsiasi tipo”.

I Consiglieri di minoranza chiedevano anche di sostituire nel deliberato il punto 2, in sostanza con la dicitura: “dare mandato ai legali dell’Ente, di porre in essere tutte le iniziative, idonee a garantire l’effettivo risarcimento del danno ambientale confermato dalla Suprema Corte di Cassazione, tra cui la fattibilità di esperire un’azione di risarcimento sotto il profilo civilistico, per danni all’immagine della città di Acerra”.

In risposta al Consigliere comunale Auriemma, secondo il quale “scrivere di nuovo al Ministero dell’Ambiente significa perdere altro tempo, come già accaduto tre anni fa”, replicava il Sindaco Lettieri, il quale precisava che “il legale del Comune sta assistendo continuamente l’Ente e solo trascorsi i 30 giorni dall’invio della Delibera approvata al Ministero, l’Amministrazione può acquisire a patrimonio comunale i beni disponibili e riconducibili alla famiglia Pellini, fatte le dovute verifiche tecniche ed economico-finanziarie”.

Da ricordare, poi, l’altra Delibera di Giunta comunale, la n.58 del 23.04.2018 di proposta al Consiglio comunale, avente ad oggetto la problematica dei lavoratori dell’ex Consorzio Unico di Bacino (Cub).

Con tale atto amministrativo (votato all’unanimità dei presenti) il Comune chiede alla Regione di “eliminare lo sbarramento della percentuale della raccolta differenziata e consentire ai 95 lavoratori residenti ad Acerra, di accedere al Programma straordinario di impiego dei dipendenti dell’ex Consorzio, che da diversi mesi non percepiscono la retribuzione ad essi dovuta. Programma attuato per 18 mesi in quei Comuni, che hanno raggiunto una percentuale di raccolta differenziata inferiore al 45%”.

Ad Acerra, invece, tale percentuale si assesta al 64%. Il documento dovrà ottenere adesso il consenso di Palazzo Santa Lucia che, due anni fa, con un’apposita legge, diede ai Comuni la possibilità di attuare un programma articolato in diversi obiettivi, proprio con il personale Cub.

“Riteniamo che il Programma straordinario possa essere calibrato – si legge nella Delibera – non sulla percentuale di raccolta differenziata, bensì sul rapporto tra abitanti e superficie territoriale e legato alle nostre difficili problematiche ambientali”.

E si propone anche di tenere conto della presenza sul territorio della zona Asi e quindi di utilizzare i lavoratori, per prevenire eventuali danni o illeciti ambientali e di porre in essere ogni iniziativa, tesa a corrispondere gli arretrati delle retribuzioni maturate dai lavoratori, compresa quella dei contributi previdenziali ancora dovuti”.

Una copia della Delibera veniva inviata al Presidente della Giunta regionale, all’Assessore regionale all’Ambiente ed al Prefetto di Napoli.

 

Joseph Fontano

 

 

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Consiglio comunale: duro scontro maggioranza-opposizione su tutte le tematiche

I lavori del Consiglio comunale, tenutosi mercoledì 2 maggio e di cui riferivamo in precedenza, in realtà si aprivano con l’approvazione della Delibera di Giunta comunale n.46 del 10.04.2018 (votata con 17 voti favorevoli e 4 contrari), avente ad oggetto lo Schema di Rendiconto della Gestione. Per l’opposizione sia il Consigliere C.Auriemma che P.Montesarchio concordavano sul fatto che l’avanzo di gestione, che ammonta a circa 1,6 milioni di euro, non era necessariamente un dato, di cui essere fieri.

“Infatti – diceva il Capogruppo del Pd Paola Montesarchio – mancano una serie di servizi alla città, compresa un’efficace raccolta differenziata ed un efficiente servizio di igiene urbana, sul quale gravano ombre, quali il caso di automezzi segnalati in loco ma presenti in un altro Comune, come già ribadito durante la Commissione consiliare di Vigilanza.

Inoltre le ditte, che eseguono lavori pubblici in città, lo fanno in modo non adeguato, visto che essi richiedono interventi continui, come a piazza Castello o piazza Renella, area di cantiere nella quale ci sono sempre persone presenti. Per non parlare del servizio della refezione scolastica e delle polemiche di questi giorni mosse dai genitori sulla quantità e la qualità del cibo”.

Un fiume in piena era invece la pentastellata Auriemma che, sull’onda di uno scontro con la maggioranza dei giorni precedenti, tra l’altro diceva: “L’unica cosa che va benissimo, è il sistema dualistico, che da 10 anni si è impossessato del Comune e della città.

Intanto la città è sporca, i trasporti locali sono inesistenti, non c’è la tanto sbandierata tariffa puntuale sui rifiuti, manca qualsiasi politica a favore dei commercianti e degli agricoltori, così come a favore dei giovani. Per non parlare delle scuole, che sono diventate molto pericolose…Il sistema dualistico funziona davvero – incalzava l’esponente dei 5 Stelle – per chi è nel cerchio magico. Ma la verità è che siete tutti complici e parte di questo sistema dualistico. E gli inclusi nel sistema creano sempre più rabbia e riescono a sistemare i figli, i nipoti ed ora si passerà ai futuri concepiti…”.

Ed ancora: “A differenza di quello che possiate dire, io rappresento gli esclusi di questo sistema dualistico, i migliaia di laureati che un concorso al Comune neanche ci provano a farlo, visto che già mesi prima si conoscono i nomi dei vincitori. Anzi in città c’è il toto nomi.

Sono qui per chi ritiene che un Segretario comunale, che dovrebbe garantire la conformità degli atti alla legge e quindi dovrebbe essere terzo, ma che in realtà gestisce con l’amministrazione il 60% delle attività poste in essere dal Comune, sia qualcosa di scandaloso e tale situazione fa venire meno il controllo terzo su tantissimi atti amministrativi…”.

E mentre Lettieri precisava che “l’avanzo di gestione deve esserci, come stabilisce la legge e va vincolato, nonostante che qualche Consigliere comunale, anziché chiarire in quest’aula eventuali modifiche da apportare, minacci di rivolgersi alla Corte dei Conti”, irrompeva il Consigliere Domenico Tardi, il quale diceva: “Invito il Consigliere Auriemma a fare nomi e cognomi dei candidati ai concorsi banditi dal Comune, che già sanno di vincere gli stessi. Anche mio figlio ha presentato domanda ad uno di essi, ma con grande dignità vi ha rinunciato.

Inoltre sulla questione igiene urbana non so se la ditta stia rispettando il Capitolato d’Appalto, perché vedo strade sporche e ricolme di erbacce, la percentuale della differenziata che scende e tanto altro ancora. Perciò imputo alla mancanza dei controlli, da parte di chi è deputato a ciò, uno dei motivi di tale situazione e chiedo alla responsabile del servizio, di inviare tutta la documentazione non alla Procura della Repubblica ma alla Guardia di Finanza”.

Approvata, poi, con 16 voti favorevoli e 6 astenuti (tutti respinti gli emendamenti proposti dalla minoranza) anche la Delibera di Giunta comunale n.56 relativa alla problematica dei lavoratori dello stabilimento “La Doria”, la cui proprietà ha annunciato che a settembre prossimo chiuderà i battenti dell’opificio rilevato tre anni fa, specializzato nella produzione di sughi in barattolo; che dà lavoro a 67 dipendenti fissi e che delocalizzerà la produzione a Parma ed in alcuni Comuni del salernitano.

Chiesta, dunque, alla Regione Campania, la convocazione di un tavolo tecnico, per risolvere la vertenza. Inoltre veniva resa parte integrante della Delibera una lettera del Vescovo, Mons.Antonio Di Donna nella quale, tra l’altro, scriveva:

“…L’azienda sembra non avere alcun interesse, a venire incontro al forte disagio, che ciò sta arrecando ai lavoratori, ai quali l’azienda si è mostrata non disponibile a concedere un incentivo al trasferimento…Per non dare all’azienda la sensazione che le Istituzioni del territorio, pur dichiarando di interessarsi alla questione, di fatto non propongono nulla di concreto, mi permetto di chiedere che sia aperto un tavolo di concertazione con la Doria, al quale siedano l’amministrazione comunale, la Regione e le rappresentanze dei lavoratori.

Mi dichiaro disponibile a contribuire in qualsiasi modo alla soluzione della questione…”.

 

Joseph Fontano

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Auriemma replica in Consiglio comunale al comunicato “sprezzante” della maggioranza

Pubblichiamo di seguito uno stralcio dell’intervento reso durante il Consiglio comunale dello scorso 2 maggio dal Consigliere comunale Carmela Auriemma, in occasione della discussione del punto all’ordine del giorno relativo al Rendiconto di Gestione e conseguente anche al comunicato stampa trasmesso agli organi di informazione nei giorni precedenti dai Capogruppo della maggioranza, con il quale attaccavano il Consigliere d’opposizione relativamente alla sua attività politico-istituzionale, utilizzando anche una terminologia al limite del denigratorio.

“…Un avanzo di gestione da oltre 1,6 milioni di euro. Come dire: i conti quadrano, il sistema dualistico, che da 10 anni si è impossessato del Comune e della città va benissimo, funziona. Che ci sono a fare le opposizioni? Dico di più: che ci sono a fare i Consiglieri di maggioranza?

Vivevo a Ginevra e non lo avevo capito. Eppure tutto questo non torna: la città è sporca, manca qualsiasi politica a favore dei commercianti…nessuna iniziativa e programmazione per i giovani, per non parlare dei disabili, categoria inesistente…I cantieri terminati consegnano opere che richiedono già interventi, come ad esempio a piazza Castello.

Circa l’Ambiente, è stato necessario che scrivesse il WWF, perché la Commissione consiliare Ambiente parlasse delle centraline di rilevamento Arpac. Mentre ricordo che il sindaco sconfitto ben sei masi fa, portò all’attenzione della Commissione la questione degli sforamenti dei livelli delle polveri sottili.

Questo sindaco sconfitto propose un emendamento, avente ad oggetto uno studio sul particolato delle polveri sottili. Emendamento bocciato. Ma per voi queste cose sono tutte FUFFA. Anche  il sindaco sconfitto ha presentato delle proprie osservazioni sul Piano Programmatico della Città Metropolitana.

Mi domando: quanti Consiglieri in aula lo hanno fatto?

Anche questa è fuffa? Il sistema dualistico funziona davvero, ma per chi? Per chi è nel cerchio magico, per chi fa finta di non vedere, di non capire. Ma la verità è che siete tutti complici e parte di questo sistema dualistico. E gli inclusi nel sistema sono sempre più evidenti e riescono a sistemare chiunque, i figli, i nipoti ed ora si passerà ai futuri concepiti.

Mentre esclusi dal sistema dualistico sono trasversali ad ogni condizione sociale, dato anagrafico, idea politica. Qui c’è un sistema che, di fatto, ha annientato qualsiasi dialettica e confronto tra sane forze politiche anche della stessa maggioranza.

Nel volgare e becero comunicato stampa, prima mi accusate di stare in campagna elettorale e poi mi definite, con termini da campagna elettorale, “il sindaco sconfitto”, quasi a non riconoscere me come un Consigliere comunale, un rappresentante della Città. A differenza di quello che possiate dire, io invece la rappresento la Città e, lasciatemelo dire, anche più di voi.

Io rappresento gli esclusi di questo sistema dualistico,i migliaia di tecnici meritevoli esclusi…, i migliaia di laureati che un concorso al Comune neanche ci provano a farlo visto che, già mesi prima, si conoscono i nomi dei vincitori. Anzi in città c’è il toto nomi.

Sono qui per chi ritiene che 10 minuti, a lavori finiti di una Commissione, non significa effettiva partecipazione, ma piuttosto significa spregio alla carica di Consigliere comunale ed ai cittadini che rappresentiamo.

Io sono qui, perché rappresento chi deve lasciare Acerra, per trovare un lavoro, mentre i figli di o gli amici di hanno incarichi e vengono sistemati ovunque. Sono qui per i dipendenti comunali non allineati e relegati in qualche angolino buio del palazzo di Viale della Democrazia. Vittime di un’emarginazione strisciante.

Io rappresento quella parte della città, che si scandalizza dinanzi alla scarcerazione, di chi è stato condannato per disastro ambientale…Perché giustizia passa soprattutto dall’immediato risanamento delle nostre terre, immediato risarcimento del danno subito dalla nostra comunità.

E quindi propone ai colleghi un Consiglio comunale, per scrivere insieme un documento, che sia il frutto del contributo di tutti, senza bandiere, né simboli. Quando veniva detto che sui grandi temi la città doveva essere unita, io ci credevo davvero. Ho capito che, tra me e voi, ci separano distanze siderali. Le mie battaglie non sono per il Movimento 5 Stelle. Il Movimento è un’idea di cambiamento.

Sono qui, per dire la mia contro un sistema asfissiante, che si veste di ipocrisia, quando parla di politica e di rispetto delle istituzioni. Sono qui, perché rappresento tutti i cittadini, che hanno valore e coraggio, di voler essere alternativa.

Allora potete scrivere tutti i comunicati stampa che volete, potete continuare a chiamarmi il sindaco sconfitto. Anzi fatelo, perché si capisce la differenza tra me e voi. Non sarà di certo la vostra visione personalistica e provinciale della politica, a farmi stare zitta o a farmi girare la faccia dall’altro lato. Io sono e resto qui e non sarà mai complice di tutto ciò”.

 

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Vandalizzate le giostrine di piazzale Renella nell’area giochi non collaudata

Grave atto vandalico, distrutte di recente le giostrine del cantiere di piazzale Renella. I giochi per bambini, in attesa di collaudo, erano appena stati realizzati, con la piazza che non è ancora stata consegnata. Un gesto di inaudita violenza contro un bene comune da parte di ignoti.

Ad accertare i danni degli atti vandalici erano gli agenti del Comando della Polizia Municipale, che relazionavano in merito, a seguito della denuncia inoltrata della ditta per l’ammontare del danno, trasmettendo alla Procura nolana una dettagliata informativa di reato contro ignoti, con annesso relativo rilievo fotografico. Ma resta l’amarezza di vedere distrutto un qualcosa destinato ai bambini acerrani..

Va detto però che era noto a tutti, organi di controllo compresi, che ogni giorno adulti e bambini entravano (e tutt’ora entrano) senza problemi all’interno dell’area ancora cantierizzata che, a rigor di logica, dovrebbe essere interdetta, per evitare che qualcuno metta in pericolo la propria incolumità o danneggi le strutture, poste lì anzi tempo.

Eppure ripetutamente alcuni cittadini avevano segnalato, che all’interno dell’area attrezzata troppo presto vi erano persone non autorizzate, che usavano le giostrine non ancora collaudate. Sarà interessante sapere adesso, chi aveva dato l’assenso alla posa in opera delle giostrine e chi dovrà corrispondere la somma necessaria, per ripristinare i moduli ludici danneggiati, visto che la data della consegna dei lavori con relativo collaudo dell’area ancora non era stata fissata ed ufficializzata.

Sarebbe quindi il caso che l’organo investigativo accertasse le responsabilità di quanto accaduto, interrogando in primis il Dirigente comunale che, consapevole di quanto sarebbe potuto accadere, ha fatto egualmente sistemare le attrezzature ricreative.

Il restyling di piazzale Renella rientra nel piano di riqualificazione dell’area interessata anche dai lavori del Primo Circolo Didattico, la cui ristrutturazione è stata appaltata dal Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche Campania/Molise.

 

Nino Pannella

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Amianto ed eternit al Primo Circolo, terminate le indagini. Si procede contro ignoti

Terminate, nei giorni scorsi, le attività di indagine condotte dal personale del Comando della Polizia Municipale e dal personale dell’Asl territorialmente competente e tese ad accertare eventuali responsabilità, relativamente alla presenza di grossi quantitativi di amianto ed eternit rinvenuti nel cantiere del Primo Circolo didattico di piazzale Renella e, nello specifico, nella palestra del plesso, lo scorso 4 aprile dai disoccupati aderenti alla sigla Bros, in protesta per portare avanti la loro vertenza lavorativa.

Indagini durate una ventina di giorni, conclusesi con un’informativa di reato a carico di ignoti e trasmessa alla Procura della Repubblica di Nola. Un ritrovamento che ha creato tanto clamore in città, in particolare per la possibile pericolosità del materiale, che si trova a pochi metri dalle abitazioni e dal Liceo “B.Munari” di via Campanella.

Intanto, in data 13.04.2018, l’Ente comunale comunicò che “una ditta specializzata, incaricata dal Comune, dopo aver effettuato la messa in sicurezza del cantiere, ha operato il campionamento e due monitoraggi in aria, sia all’interno che all’esterno del sito, con l’assistenza dall’Asl competente per territorio mentre le analisi, eseguite da laboratorio qualificato, hanno determinato l’assenza di fibre asbestosimili nell’aria”.

Le attese, dunque, della comunità locale, di conoscere da quanto tempo tale materiale si trova nell’ex palestra; l’identità di chi ha “stoccato” lì tale materiale e di chi, pur essendone a conoscenza, non ha fatto niente, quantomeno per la messa in sicurezza dello stesso sono state, almeno per adesso, tutte vanificate.

Tornando ai rifiuti speciali pericolosi rinvenuti nella palestra (12 vasche forse in cemento-amianto, di cui alcune danneggiate), nella mattinata di lunedì 16 aprile personale dell’Asl, alla presenza del Dirigente comunale all’Ambiente Maria Piscopo, effettuava un sopralluogo al cantiere della scuola e formulava una serie di prescrizioni, alle quali deve attenersi l’impresa aggiudicataria dell’appalto ed esecutrice dei lavori, a partire dalla rimozione del materiale pericoloso rinvenuto, fino all’adeguamento del cantiere all’osservanza delle normative vigenti in tema di sicurezza.

Il che comporta una ripresa dei lavori stimabile in circa una quarantina di giorni. Per rimuovere e smaltire secondo le normative vigenti il materiale pericoloso e non rinvenuto nel cantiere e per ripristinare lo stato dei luoghi, il Dirigente all’Ambiente procedeva, in data 12.04.2018, ad un avvio del procedimento intentato dal Comune nei confronti del Provveditorato alle Opere Pubbliche di Campania e Molise, da portarsi a termine entro 30 giorni dalla notifica dello stesso. Un avvio del procedimento intentato lo scorso 3 maggio anche nei confronti della ditta appaltatrice dei lavori.

“La direzione dei lavori è completamente in carico al Soggetto Attuatore – recitava un comunicato stampa del Comune dell’8 aprile scorso – e, pertanto, non è svolta da personale dipendente dell’Ente o incaricata dall’Ente. Tutta l’area di cantiere è di esclusiva competenza e vigilanza del soggetto affidatario dei lavori, individuato nelle forme di legge dal Soggetto Attuatore…”.

Una precisazione, però, che non convince del tutto e che non scioglie i tanti dubbi, che aleggiano su questa vicenda. Ad esempio: perché il Provveditorato dovrebbe accettare l’avvio del procedimento a suo carico e, quindi, di rimuovere tale materiale (sempre che non abbia presentato memorie o documentazioni), se lo stesso non l’ha abbandonato nella palestra? Ma se invece è stato il Provveditorato, perché si procede contro ignoti?

 

Joseph Fontano

 

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Aule senza finestre, la scuola chiude temporaneamente. Il Comune corre ai ripari

A balzare agli onori della cronaca, come riportato anche dalla stampa quotidiana nei giorni scorsi, era una scuola elementare e materna nuovissima, sita nel quartiere “Spiniello”, inaugurata ad aprile dell’anno scorso e costata ben 9 milioni di euro. Ma è un edificio scolastico, le cui classi non hanno le finestre apribili.

Al loro posto ci sono enormi vetrate fisse e grandi verande come vere e proprie pareti. Per cui basta che le temperature siano un pò più elevate, che l’intera struttura si trasforma in una sorta di grande forno a microonde.

Anche di recente le temperature interne hanno raggiunto di nuovo picchi insopportabili (fino a 31 gradi) ed ai nuovi accenni di malore, avvertiti da parte dei bambini e dei docenti, la Dirigente scolastica optava per la chiusura della “Città della Scuola”, la scuola cittadina più vantata dagli amministratori comunali.

“La scuola di via Buonincontro resterà chiusa a tempo indeterminato – scriveva nella sua ordinanza datata 24.04.2018 la Direttrice Antonia Introno – fino a quando non sarà garantito il corretto funzionamento del microclima interno”.

Ordinanza inviata al Prefetto di Napoli, Carmela Pagano, al Sindaco, Raffaele Lettieri, alla Direttrice dell’Ufficio scolastico regionale Luisa Franzese e pubblicata sul sito web dell’istituto scolastico. Nel frattempo venivano garantite le attività didattiche agli alunni dell’elementare e della materna in età di obbligo scolare, cioè dai 6 anni, che intanto venivano trasferiti nel plesso centrale, dov’era prevista l’attivazione dei doppi turni.

Secondo la Direttrice c’era una situazione di pericolo per gli alunni ma non solo, perché nel caso di continuo malfunzionamento dell’impianto di trattamento aria e climatizzazione, non poteva garantire adeguate condizioni microclimatiche, essenziali per tutelare la salute di alunni, personale docente e personale Ata.

“La chiusura è stata decisa – aggiungeva la professoressa Introno – a causa di una situazione di pericolo imminente per l’incolumità del personale e degli alunni”.

Già il 27 novembre 2017 era stata consegnata alla Direttrice una relazione dei genitori dei 700 alunni, preoccupati per il caldo eccessivo nelle aule ed in tutti gli altri ambienti della struttura. Poi, nei giorni scorsi, giungeva anche il parere del Responsabile della protezione e sicurezza del Provveditorato e quello dei docenti, tutti concordi nel ritenere, che l’edificio era invivibile.

Ovviamente le verande di vetro delle classi hanno al piano terra una porta d’emergenza, tenuta però chiusa per ovvi motivi di sicurezza. Una difformità strutturale che è costata alle casse comunali una somma pari a 23.790,00 euro per il servizio di manutenzione degli impianti tecnologici (riscaldamento e climatizzazione) ed idrosanitari affidato ad una ditta di Volla per la durata di un anno.

Impianti tecnologici, come si legge nella Determina dirigenziale n.484 del 24.04.2018, che non sono stati inseriti nella gara (il perché non è chiaro ndr) per il “servizio di conduzione degli impianti termici di riscaldamento e raffrescamento nelle scuole e negli uffici comunali di durata biennale”, attualmente in fase di espletamento (sempre che, nel frattempo, non sia stata portata a termine).

 

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Cibo crudo, scarso ed in ritardo ai bambini: la denuncia dei genitori indignati

Com’è noto, il servizio di refezione scolastica rimase inattivato per tre anni e si trascinò avanti a colpi di ricorsi intentati dalle varie ditte e di sentenze emesse dai Tribunali amministrativi e che doveva essere attivo già dall’autunno del 2012.

Servizio che riguarda oltre 1000 bambini delle scuole dell’infanzia, con appalto gestito dalla Stazione Unica Appaltante ed il cui importo ammonta a quasi 1 milione e 900 mila euro a base d’asta per la durata di 3 anni. Odissea per i bambini che terminò con la pronuncia della II sezione del Tar Campania che, attraverso la sentenza n.2413/2015, aggiudicò l’appalto all’azienda “Quadrelle” (classificatasi seconda durante la gara). Di cui si tornava a parlare (e non in termini lusinghieri) nei giorni scorsi, a seguito della denuncia dei genitori della commissione mensa del IV Circolo didattico, che mensilmente controllano ciò mangiano i figli.

Cibo scadente ed insufficiente per tutti, pasti consegnati in ritardo e senza il personale sufficiente ad assicurare il servizio. Questa la situazione rappresentata dai genitori di oltre 140 bambini tra i tre ed i cinque anni, che frequentano le 16 classi dislocate tra i due plessi di via Spiniello e di via Buonincontro. Addirittura i genitori avrebbero trovato nell’insalata tracce di terra e di piselli crudi nel riso.

“Praticamente immangiabili” – scrivono nella lettera indirizzata alla Direttrice Antonia Introno. In 15 giorni per la quinta volta i pasti sarebbero stati consegnati un’ora dopo ed addirittura non sufficienti per tutti i bambini. Viene denunciata la mancanza di stoviglie e di personale sufficiente, ma anche di pasti non conforme al menù.

“Sono bambini che hanno appena tre anni e non possono aspettare più di un’ora per mangiare – spiega la presidente del Consiglio di Circolo Benedetta Saponaro – e soprattutto hanno il diritto a prodotti sani. Vogliamo che questi disservizi vengano risolti quanto prima”.

Dal canto suo l’esponente cittadino di Fratelli d’Italia, Raffaele Barbato, chiedeva al Comune di inviare degli ispettori e denunciava che “il centro di cottura dei cibi dell’azienda è stato ritenuto non idoneo dal Consiglio di Stato ed alcuni Comuni hanno rescisso il contratto”.

Intanto la refezione al plesso di via Buonincontro veniva sospesa. “Mi sono giunte segnalazioni soprattutto negli ultimi tempi di un servizio mensa particolarmente scadente – commentava la Direttrice scolastica – ma spero in un rapido intervento del Comune, che risolva sia il corretto funzionamento del microclima, che quello della refezione”.

L’azienda già fini sotto accusa nel 2016, quando le mamme dei bambini iscritti alla scuola dell’infanzia del II Circolo didattico di via dei Mille scoprirono che del prosciutto cotto, che era scaduto da cinque giorni, veniva dato egualmente in pasto ai piccoli. Le mamme pubblicarono anche le foto delle confezioni sospette di prosciutto, le cui etichette riportavano chiaramente la data di scadenza del prodotto: venerdì 11 marzo 2016.

Ma ci si accorse della distribuzione nelle scuole delle confezioni di cibo scaduto soltanto mercoledì 16 marzo. La contestazione alla ditta Quadrelle venne consegnata dal Comune 24 ore dopo. Ditta che doveva fornire la giusta motivazione scritta, protocollata ed indirizzata al responsabile unico del procedimento e partecipare alla riunione in Comune con il responsabile di settore.

Il prosciutto scaduto era stato dato ad un bimbo, che per giunta aveva un menù dietetico.

 

 

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