Edizione Integrale del 18 Luglio 2018

 

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Bocciata la legge regionale sull’abusivismo. Tutte le case abusive vanno demolite

Sono tutti preoccupati i Sindaci del napoletano, per gli effetti della sentenza n.140/2018, emessa il 6 luglio scorso, con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale le disposizioni della legge n.19/2017 della Regione Campania, presieduta dal governatore Vincenzo De Luca. La suprema Corte, infatti, ha stabilito che “gli immobili abusivi, una volta entrati nel patrimonio dei Comuni, devono essere demoliti e solo in via eccezionale, attraverso una valutazione caso per caso, possono essere conservati”.

Un principio fondamentale del governo del territorio, contenuto nel Testo Unico sull’Edilizia. La legge regionale mirava a scongiurare l’abbattimento di migliaia di “abusi di necessità”, che poi vai a vedere, quando era davvero necessario.

L’abuso di necessità per stare un pò più comodi, per avere il bagno che non c’era, per tirare su un piano, in cui sistemare la figlia che si sposa. Cemento e famiglia. Tegole e sentimento. Comprensibile, certo. Ma inevitabilmente illegale.

La sentenza della Corte Costituzionale arriva come un pugno nello stomaco per l’esercito dei piccoli proprietari di case senza titolo. Ma è un pugno inevitabile, ampiamente prevedibile. Solo la politica, che sul fenomeno ha nicchiato, per poi svegliarsi dal torpore con malcelata condiscendenza, ad ogni tornata elettorale, può inscenare contrarietà o sorpresa.

Il diritto alla casa ed i corrispondenti doveri sono materia, che vale per tutti allo stesso modo, sull’intero territorio nazionale. Illusorio immaginare considerazioni diverse per i soli cittadini campani. Di cui sono 200 mila le famiglie coinvolte dal fenomeno, mentre sono 70 mila le sentenza di demolizioni da eseguire. Milioni di metri cubi di cemento e ferro, che mai avrebbero dovuto trasformarsi in case.

Per decenni in Campania e, soprattutto nella provincia di Napoli, si è costruito alacremente, in silenzio, di notte, ovunque, anche dove c’erano vincoli più stretti. Si è costruito senza regole e senza rispetto delle istituzioni, che anzi spesso, vista l’impossibilità o l’incapacità di dare risposte adeguate ad un bisogno primario, sono state complici silenziose dello scempio, che si andava compiendo.

Secondo la Consulta, dunque, gli edifici abusivi vanno rasi al suolo, a meno che non sussista un interesse pubblico prevalente alla loro conservazione. Ma troppo modeste sono le risorse delle amministrazioni locali, per smantellare i manufatti irregolari e troppo forte è il pericolo di un conseguente inasprimento dell’emergenza abitativa.

Intanto i primi cittadini invocano l’intervento del Parlamento, al quale chiedono una norma, che distingua gli immobili sanabili da quelli da abbattere o, in alternativa, più fondi per le demolizioni, con il trasferimento ai Comuni delle risorse necessarie, per procedere agli abbattimenti. Si invoca anche una legge o un decreto che arrivi da Roma e che velocizzi le risposte alle istanze di condono.

Dando cioè al cittadino la possibilità di autocertificare le condizioni, in cui versa l’immobile ed ai Comuni il compito, di eseguire i controlli. Chi possiede i requisiti, dovrebbe ottenere la sanatoria. Chi non li ha oppure certifica il falso, si rassegni all’abbattimento. Sulla scelta adottata dai giudici, il Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli dichiarava:

“Bisogna riqualificare il tessuto urbanistico gradualmente, ma senza cedimenti ed incertezze. La Consulta ribadisce un principio ineccepibile: gli immobili abusivi, nella generalità dei casi, vanno abbattuti. Ed il fatto che entrino nei patrimoni dei Comuni, non può diventare un escamotage, per mantenere lo status quo a scapito dell’ordinato assetto del territorio o della difesa del paesaggio o, peggio ancora, del contrasto al dissesto idrogeologico.

Inoltre – aggiungeva il Ministro – abbiamo appena lanciato il progetto di una banca dati nazionale, per censire finalmente il patrimonio riconducibile all’edilizia residenziale pubblica. Non è accettabile che lo Stato, non sappia nemmeno di quali e di quanti immobili disponga”.

Naturalmente la sentenza scatenava una ridda di commenti, che attraversavano trasversalmente tutte le forze politiche regionali e locali.

 

J.F.

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Blitz antiassenteismo: salgono a 6 i licenziamenti decretati dall’UPD. Molte le sospensioni dal servizio

E’ noto che il blitz antiassenteismo in Comune, di cui abbiamo riferito anche sullo scorso numero, effettuato dagli agenti del locale Commissariato di Polizia il 3 giugno del 2013 e coordinati dalla Procura della Repubblica di Nola, aveva avuto il suo epilogo nella sentenza di primo grado emessa, a distanza di quasi 5 anni, il 21 febbraio scorso dal Tribunale di Nola, che aveva decretato quaranta condannati e venti assolti.

Si chiudeva, dunque, con un colpo di scena, il processo di primo grado a carico di 60 dipendenti comunali, imputati di false attestazioni e certificazioni in concorso.

Diversi imputati sono stati assolti “perché non punibile per particolare tenuità del fatto”. I 40 condannati hanno avuto tutti la pena sospesa e saranno tenuti a pagare le spese processuali e a risarcire il danno patito dalla parte civile (da quantificare in altra sede), ed anche una provvisionale di 5 mila euro, per le spese sostenute dal Comune.

Infatti contro i dipendenti il Comune si costituì parte civile, con Delibera di Giunta comunale n.117 del 13.09.2014, “anche per la necessità di adottare ogni azione utile a difesa di un possibile danno d’immagine subito dall’Amministrazione derivante dal procedimento penale e per il risarcimento dell’eventuale danno patrimoniale arrecato”.

Per i 40 impiegati condannati le pene oscillano tra gli 8 ed i 10 mesi di reclusione, con una multa che va dai 400 agli 800 euro. Blitz che proseguiva dunque il proprio iter all’interno del palazzo bianco di Viale della Democrazia, dopo che il dispositivo era stato trasmesso al Comune.

Ed infatti l’Ufficio per i Provvedimenti Disciplinari (UPD), composto dai Dirigenti comunali e presieduto dal Dr.Francesco Annunziata, avviava le necessarie formalità a carico dei dipendenti (per i quali comunque vige la presunzione d’innocenza, fino a sentenza definitiva passata in giudicato). Ai quali erano state notificate le convocazioni, a presentarsi dinanzi all’organo disciplinare, i cui lavori dovevano chiudersi entro il 28 maggio scorso.

Impiegati che avevano venti giorni di tempo, dalla data della notifica della convocazione, per presentarsi spontaneamente, per rendere dichiarazioni o presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa ad eventuali indagini difensive svolte. Assistiti, in ciò, eventualmente dai propri avvocati.

Alla fine, per i dipendenti assolti dal Tribunale nolano per la particolare tenuità del fatto l’UPD, che tra le proprie fila annoverava anche un Dirigente, che aveva scelto di mantenere la linea dura, ovvero di optare per il licenziamento dei dipendenti, adottava come provvedimento quello della sospensione dal sevizio per una settimana.

Ed intanto l’Ufficio per i Provvedimenti Disciplinari, in data 11.07.2018, ha portato a termine i lavori, adottando i provvedimenti (eccezion fatta per quelli che, nel frattempo, hanno raggiunto l’età della quiescenza, per i quali i provvedimenti sono da considerarsi estinti), anche a carico di coloro, che erano stati condannati in I grado dal Tribunale di Nola.

Alla fine sono 6 in totale i dipendenti licenziati, mentre per i restanti è stata disposta la sospensione dal sevizio per un periodo compreso tra un minimo di una settimana ad un massimo di 5 mesi. Sospensioni che possono essere scontate dilatate nel tempo. Un modo per essere meno rigidi, considerato che alcuni condannati sono monoreddito.

Nelle ultime due settimane, quindi, al numero dei licenziati si è aggiunta un’altra unità, la cui posizione è stata oggetto di una discussione ampia e complessa. Ovviamente tutti i dipendenti, da quelli sospesi a quelli licenziati, possono (o nel frattempo l’avranno già fatto) ricorrere, ai sensi dell’art.700 (con procedura d’urgenza), al competente Giudice del Tribunale del Lavoro, per dimostrare la propria innocenza ed ottenere il reintegro al proprio posto di lavoro.

Anche se è poco probabile, che chi ha è stato sospeso per una sola settimana, sia propenso ad intraprendere le vie legali. Chiaramente più si susseguivano i provvedimenti emessi e notificati ai diretti interessati e maggiore era la tensione, che saliva alle stelle nella Casa comunale.

Tensione alla quale sarebbe riconducibile (secondo alcune indiscrezioni che, comunque, non trovano conferme ufficiali) un episodio, che avrebbe visto protagonisti due funzionari che, al termine di una riunione tra i Dirigenti del Comune, avente ad oggetto l’orientamento della Commissione dell’UPD, sarebbero giunti anche allo scontro fisico, oltre che a quello verbale. Naturalmente tutti negano l’accaduto.

Tutto sarebbe nato, perché uno dei due protagonisti aveva chiesto di mantenere la linea del licenziamento.

 

Ni.Pa.

 

 

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Auriemma: “Agisco sempre a favore dei cittadini e non per le beghe di palazzo. Maggioranza proterva”.

Ad un anno dalla sua elezione a Consigliere comunale, eletta tra le fila del Movimento 5 Stelle e a quella di Presidente della Commissione consiliare di Vigilanza, abbiamo sentito Carmela Auriemma, la quale ha fatto un bilancio sulla sua attività istituzionale svolta fino ad oggi.

“Chi mi conosce, sa bene che prima di quest’esperienza – esordisce Auriemma – non avevo mai fatto politica in senso stretto e non mi ero interessata della macchina comunale. Pertanto questo primo anno mi è servito, per conoscere e per capire la realtà comunale e quella politica locale. In questo iter di conoscenza ho trovato molto ostruzionismo da parte delle forze di maggioranza e da chi dovrebbe garantire le prerogative dei Consiglieri comunali, soprattutto di opposizione.

Il mio impegno ha riguardato soprattutto l’appalto della Tekra, la società che svolge per conto del Comune il servizio cittadino di igiene urbana, rispetto al quale voglio precisare che, quanto denunciato da un Consigliere comunale di maggioranza, già era stato rilevato e messo nero su bianco durante una Commissione consiliare a dicembre scorso. Ma dico di più: le inadempienze della società sono molto più gravi e profonde di quelle dette. Esse riguardano il centro servizi, rispetto al quale ad oggi non c’è nessun progetto presentato dal gestore.

Riguardano tutta la parte software necessaria ed indispensabile, per realizzare e controllare la tariffa puntuale e la microcippetura, che non è stata realizzata e che permette non solo il meccanismo della tariffa puntuale, ma espone il Comune a ricorsi in caso di sanzioni.

Un altro tema – aggiunge il Consigliere – riguarda gli sforamenti delle centraline Arpac. Come Movimento 5 Stelle ho convocato una Commissione su questo ed abbiamo presentato una mozione, per far fare al Comune uno studio sulle polveri sottili e capire ad Acerra chi inquina. Ma anche in questo caso non ho trovato l’appoggio della maggioranza.

Sempre in materia di tutela ambientale, sono l’unico Consigliere comunale, che ha presentato delle osservazioni al Piano Territoriale della Città Metropolitana, tutte aventi come finalità la tutela ambientale, anche prevedendo una moratoria rispetto all’insediamento di altre industrie insalubri. Bisogna capire che una moratoria ambientale seria della città, passa anche e soprattutto nelle approvazioni di atti da parte di Enti sovracomunali.

C’è poi la questione amianto, presente nel plesso scolastico del Primo Circolo, ma che riscontriamo anche in altre scuole cittadine. Amianto ritrovato che, ad oggi, giacerebbe ancora lì. Forse, se la maggioranza avesse partecipato alla Commissione di Vigilanza convocata su questo tema ed alla quale erano presenti tanti cittadini preoccupati, avremmo accelerato i tempi. Invece si è preferito fare gli arroganti su un tema così importante”.

La professionista torna poi sul suo rapporto, a dir poco difficile, con la maggioranza e dichiara: “All’indomani del risultato elettorale che questa città ha riconosciuto al Sindaco Lettieri ed alle forze di maggioranza, mi sarei aspettata una maggiore maturità e volontà di instaurare con l’opposizione un percorso costruttivo. Invece con rammarico ho riscontrato protervia e supponenza.

Infatti da oltre 4 mesi la maggioranza diserta la Commissione di Vigilanza e Trasparenza, trincerandosi dietro ad infantili ed ipocrite scuse. Un atteggiamento tenuto anche in passato. Pertanto sarebbe più onesto e coerente, che la maggioranza sopprimesse del tutto la Commissione di Vigilanza. E non ha senso modificare il Regolamento, per permettere che la minoranza nomini il Presidente in autonomia e poi, di fatto, bloccare i lavori della Commissione, non presentandosi.

Avranno anche preso 21.002 voti – incalza la pentastellata – ma gli appartenenti alla maggioranza si sono dimostrati dei parvenu della politica. Hanno cercato, attraverso comunicati stampa offensivi ed un’azione di isolamento, di dissuadermi dal mio ruolo di opposizione. Invece non hanno capito che cascano male. Fin dal primo momento ho trovato ostacoli, uno tra tutti il diniego opposto dal Segretario generale ad una mia legittima istanza di atti.

Ho dovuto ricorrere al giudice, per vedere riconosciuto un mio diritto. Voglio precisare che prima di presentare ricorso, ho cercato di rappresentare le mie ragioni. Tuttavia solo dopo la notifica del ricorso al Tar Campania, il Segretario generale è tornato sui suoi passi, dimostrando di fatto le mie ragioni. Se uno è convinto della propria ragione, va fino in fondo. Il Segretario non l’ha fatto. Questo dice tutto, mentre io l’ho fatto ed alla fine ho avuto ragione”.

Poi Auriemma fa un breve excursus sulle questioni afferenti alle politiche occupazionali. “Al di là dell’attività comunale – conclude il Consigliere – con il mio Movimento sto dando un contributo ad alcune vertenze occupazionali, che vedono coinvolti i lavoratori del Consorzio Unico di Bacino, dell’ex Montefibre e dello stabilimento Doria. Tematiche che stiamo cercando di affrontare con il Governo centrale”. (Intervista rilasciata in data 16.07.2018).

Joseph Fontano

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Espiantati reni e cornee presso la clinica “Villa dei Fiori”

Nuovo espianto multiorgano a “Villa dei Fiori”, entrata da tempo di diritto tra le strutture d’eccellenza della sanità della Regione Campania, con le sue 56mila prestazioni all’anno, i 248 posti letto, i 600 dipendenti, il Pronto Soccorso attivo h 24 ed un’unità di emodinamica di primissimo ordine.

L’intervento veniva effettuato nei giorni scorsi su un paziente di sesso maschile di 60 anni di Pomigliano D’Arco, giunto in condizioni drammatiche e ricoverato il giorno precedente nel Reparto di Rianimazione. L’intervento, il sesto eseguito nella struttura acerrana, veniva effettuato dall’equipe dell’Università “Federico II” (che provvedeva all’espianto dei reni) e da quella dell’ospedale Pellegrini (che provvedeva all’espianto delle cornee).

Nonostante la disperazione dei familiari, questi davano subito il proprio assenso all’espianto degli organi, eseguito al termine dei necessari accertamenti di morte cerebrale. Un gesto che ha ridato speranza a quattro ammalati in attesa degli organi.

Ricevuto il via libera all’espianto degli organi Anna Mercogliano, coordinatrice locale trapianti della clinica, allertava il Centro regionale Trapianti, che si avvaleva della collaborazione del personale medico e paramedico della struttura sanitaria. All’alba e dopo una nottata di lavoro senza sosta, la soddisfazione era stampata sul volto provato di medici e paramedici.

Con quello di mercoledì sono già una mezza dozzina gli espianti multi-organo, che sono stati eseguiti nel corso di questi primi sette mesi dell’anno.

 

Ni.Pa.

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Piatto: “Positivo il bilancio dell’attività consiliare fin qui svolta. A breve le sedute in diretta via web”.

Ad un anno dal suo insediamento in qualità di Presidente del Consiglio comunale di Acerra, avvenuto il 22 luglio 2017, abbiamo sentito Andrea Piatto, il quale ha fatto un bilancio sull’attività del Civico consesso e sui lavori portati avanti fino ad oggi.

“Il bilancio dell’attività del Consiglio comunale è certamente positivo – esordisce Piatto – tenuto anche conto del fatto che, molti dei Consiglieri comunali eletti alle amministrative dell’anno scorso sono alla loro prima esperienza istituzionale e, di conseguenza, vi è stata la necessità, così come avvenuto in passato per me, di prendere conoscenza di tutti quelli che sono i regolamenti comunali, la genesi di tutti i procedimenti amministrativi di competenza del Consiglio.

Quando si esprime un giudizio, fermo restante il ruolo della maggioranza e dell’opposizione, non si può non tenere conto che l’organo consiliare per le attribuzioni proprie, soprattutto in materia di Bilancio, ha sempre approvato gli atti nei termini di scadenza previsti dalle norme e senza voler usufruire di deleghe o proroghe. Nel mio discorso di insediamento mi sono posto due obiettivi: il primo è quello della trasmissione delle sedute del Civico consesso in diretta via web e, a tal proposto, la gara di aggiudicazione per la fornitura degli apparati necessari è già prevista per lunedì 16 luglio e quindi, a breve, porteremo le istituzioni più vicine ai cittadini.

Il secondo obiettivo – aggiungeva il Presidente – è quello di tenere una serie di riunioni con l’Ufficio di Presidenza dei Capigruppo o sedute proprie del Consiglio comunale in un luogo diverso dalla sede tradizionale, nei diversi quartieri della città. Ciò per sentire e recepire direttamente ed in loco dai cittadini le proprie necessità”.

Abbiamo poi evidenziato al Presidente della Pubblica Assise che nel 2018, si sono tenute appena due sedute del Consiglio comunale una delle quali, quella del 4 giugno, si è rivelata una seduta fiume, con una dozzina di punti all’Ordine del Giorno. E gli abbiamo chiesto se questa fosse una mera questione di riduzione dei costi della politica o se vi fosse qualche altra ragione.

“Non vi è una questione di costi della politica – proseguiva il candidato al Consiglio comunale più votato alle amministrative di giugno 2017 – ma io parlo di costi della democrazia. E quindi non mi sono posto il problema delle risorse pubbliche, a meno che non siano sprecate, perché dobbiamo celebrare l’antico rito della democrazia. Allo stato, anche grazie a chi mi ha preceduto, non vi sono atti amministrativi pendenti, se non quelli che, per regolamento, andranno iscritti nei prossimi Consigli comunali”.

Poi veniva rivolto un altro quesito all’ex assessore, ossia: Durante le sedute della Pubblica Assemblea vi sono stati degli accesi contrasti tra lei e le opposizioni presenti in Consiglio comunale. Si tratta di semplici incomprensioni o di una dialettica difficile tra le stesse ed il Presidente?

“Io derubrico tali diatribe – spiegava il massimo esponente dell’organo consiliare – ad una dialettica non difficile e non pretestuosa, ma di crescita complessiva per l’intero organo consiliare. Perché la conoscenza delle norme neutre, come quelle regolamentari, consente una reciproca crescita.

Solo il caso del gettone di presenza non erogato ad un Consigliere comunale con motivazioni non fondate né giuridicamente, né politicamente, ha creato in me dispiacere. Ed ha ingenerato in me rammarico, che tale vicenda sia stata rappresentata all’esterno, con il tentativo dei componenti il Consiglio di un atteggiamento non rigoroso nell’esercizio della propria funzione. Senz’altro un danno d’immagine per le istituzioni locali e per la politica in generale, su un terreno di un inutile e dannoso populismo”.

Per concludere, relativamente alle richieste del Consigliere comunale di maggioranza Domenico Tardi, di trasmissione all’Autorità Giudiziaria delle fonoregistrazioni delle sue inquietanti dichiarazioni, rese in Consiglio comunale a proposito del servizio di igiene urbana svolto dalla società Tekra per conto del Comune di Acerra, Piatto precisava:

“Tutto ciò che è stato chiesto di trasmettere o che io ho chiesto, a verbale del Consiglio, che venisse trasmesso all’autorità competente, è stato trasmesso. Con l’ausilio del nuovo sistema di registrazione audio-video, tra l’altro, la trasmissione avverrà ancora più tempestivamente. Di certo i nuovi interventi che la ditta eseguirà nell’aula consiliare miglioreranno l’acustica e pertanto la possibilità, per il pubblico presente, di seguire i lavori del Consiglio nelle migliori condizioni.

Tra l’altro qualche intervento migliorativo alla sala consiliare è già stato apportato nelle settimane scorse”.

 

Joseph Fontano

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Rissa tra immigrati, giovane acerrano ferito alla gola intervenuto per placare gli animi

Una furiosa lite scoppiava nella tarda serata di alcuni giorni fa tra cittadini extracomunitari, che poi terminava nel sangue. Lo scontro si verificava in via Santa Caterina da Siena nei pressi di un market, gestito da cittadini stranieri ed all’esterno del quale, di solito, si ritrovano delle persone, per consumare anche degli alcolici.

E l’assunzione di bevande alcoliche potrebbe essere stata all’origine di una discussione, tramutatasi poco dopo in una rissa. Diverse le persone coinvolte che si azzuffavano, fino a quando la situazione non degenerava. Infatti il garzone dell’attività commerciale, nell’intento di sedare la rissa, veniva colpito al collo con un coltello o con un coccio di vetro.

Subito venivano allertati i Carabinieri della Compagnia di Castello di Cisterna, che giungevano sul posto unitamente all’ambulanza, che trasportava il ferito presso il Pronto Soccorso della clinica Villa dei Fiori, dove veniva sottoposto alle prime cure da parte dei sanitari. Sembra che gli schiamazzi e le risse siano quotidiani in quel punto del centro storico.

L’episodio accadeva appena 24 ore dopo la distruzione di diverse vetture in sosta a via San Francesco d’Assisi da parte di un 21enne nigeriano, quasi linciato dalla folla e salvato dall’intervento delle Forze dell’Ordine.

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Igiene Urbana, tra il dispositivo elettronico danneggiato ed il ricorso proposto contro il Comune

Riflettori ancora puntati sulla società Tekra, che effettua per conto del Comune il servizio cittadino di igiene urbana. Questa volta era una nota della società, datata 10.07.2018 ed inviata a tutti i dipendenti della stessa, a mettere in agitazione il personale.

Infatti con tale nota la ditta comunicava che “in data 9 luglio aveva preso atto, che il dispositivo elettronico per la rilevazione delle presenze attraverso il badge, posizionato sul cantiere di Acerra era stato manomesso, ovvero completamente distrutto, creando così notevoli disagi alla società nella gestione ed elaborazione dei cedolini paga relativi alla mensilità di giugno 2018.

Tale gravissima situazione avrebbe comportato, pertanto, un notevole ritardo nel pagamento delle spettanze retributive relative alla suddetta mensilità per tutti i lavoratori, che svolgono l’attività lavorativa sul cantiere di Acerra”.

Sembra poi, che nei giorni successivi, dinanzi al palese malcontento e nervosismo dei lavoratori, la società di Angri sia poi riuscita a corrispondere le spettanze dovute nei modi e nei termini previsti. Fermo restando che diamo per scontato, che la società abbia presentato una denuncia-querela alle Forze dell’Ordine nei confronti di chi (o di quelli), che si sia reso responsabile di tale atto delinquenziale. Magari visionando le immagini delle telecamere di videosorveglianza, poste a protezione del cantiere.

Oltre a ciò la società affidataria del sevizio da 18 mesi, che fino ad oggi ha subito da parte dell’Ente comunale sanzioni per un importo pari a 647.103,00 euro (dato aggiornato al 31 maggio scorso), si è rivolta alla giustizia civile, per chiedere la nomina di un consulente tecnico d’ufficio, affinché valuti ed accerti lo stato dei luoghi e la non esatta esecuzioni delle obbligazioni contrattuali facenti capo alla stazione appaltante, con riferimento al procedimento di applicazione delle penali e con riferimento alle decurtazioni sul canone con valutazioni sulla portata materiale, personale e temporale degli inadempimenti, anche ai fini della determinazione del credito dell’esecutore e di tutte le valutazioni, che in seguito non potrebbero compiersi. Ricorso proposta dalla Tekra innanzi al Tribunale di Napoli e notificato al Comune in data 28.06.2018.

Ente comunale che, considerato che la questione è particolarmente delicata ed al fine di difendere la legittimità degli atti dell’Ente e di tutelare gli interessi e le ragioni del Comune e rilavato che l’Ufficio comunale Affari Giuridico Legali preposto è oberato di lavoro, ha una carenza di personale e che la vicenda ha una propria singolarità, ha nominato un proprio legale rappresentante.

Ossia l’avvocato Ferdinando Quagliata, con studio a Marigliano, al quale è stata corrisposta una somma pari a 8597,00 euro, come si evince dalla Determina dirigenziale del 3 luglio scorso, alla quale non è allegata una copia del ricorso.

Considerato che la prima udienza dovrebbe tenersi a settembre prossimo, l’avvocato dovrà rappresentare le ragioni dell’Ente, facendosi trasmettere dagli uffici competenti le varie relazioni redatte dal Direttore Esecutive del Contratto, dagli agenti della Polizia Municipale e le copie delle penali applicate dal Dirigente del servizio di Igiene Urbana. Quale sarà alla fine del processo la parte soccombente, è difficile dirlo.

Certo è che, se le sanzioni sono state irrogate in modo corretto da parte dell’Ente comunale, rispetto a quanto è scritto nel Bando, nel Capitolato d’Appalto e nel Piano delle Migliorie, allora il giudizio non può che essere favorevole al Comune.

L’ultima novità riguarderebbe l’Ufficio denominato Eco Sportello, ossia un ufficio “attrezzato” (ancora non hanno messo neanche il telefono!!); nato per coordinare il personale addetto allo start up; sito in una stradina che collega via Manzoni a Viale della Democrazia; non sormontato neanche da una tettoia, che ripari gli utenti da eventuali condizioni atmosferiche avverse; allocato nei locali del Comune (!!) e dove dal lunedì al sabato, dalle ore 9:00 alle ore 17;00, possono recarsi gli utenti, per ritirare l’attrezzatura ed il materiale informativo, per effettuare il nuovo servizio di raccolta differenziata o quelli, che sono stati impossibilitati a ritirare i sacchetti per la frazione umido e multimateriale dai distributori posti all’ingresso della Casa comunale.

Ebbene sembrerebbe che dal prossimo 26 luglio, tale Ufficio aprirà i battenti al pubblico solo due giorni alla settimana, mentre le addette allo stesso sarebbero destinate anche ad altri compiti.

Eppure presso tale ufficio è possibile anche prenotarsi per le raccolte a chiamata domiciliare porta a porta gratuite presso il proprio civico, previa prenotazione dell’utente stesso, con priorità data soprattutto agli utenti in condizione di disagio (anziani, portatori d’handicap ecc.).

Tutto, a questo punto, sarà dunque ridimensionato?

 

Joseph Fontano

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Premio nazionale “Don Diana 2018” al Vescovo di Acerra che lo dedica a chi soffre

Veniva consegnato lo scorso 3 luglio al Vescovo di Acerra, Mons.Antonio Di Donna, il premio nazionale “Don Diana 2018”, durante la manifestazione organizzata a Casal di Principe. Il premio veniva attribuito all’alto prelato, con la seguente motivazione:

“Perché si è sempre battuto per un’operazione verità sul dramma ambientale, chiedendo in tutte le sedi istituzionali e non l’inizio delle bonifiche, superando gli ostacoli burocratici, che hanno bloccato per oltre 20 anni il risanamento dell’ambiente ammalato”.

Alla manifestazione prendeva parte anche il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa (già Generale di Brigata dei Carabinieri ma prima ancora della Forestale) ed il Vice premier Luigi Di Maio. L’evento è giunto all’11° edizione del Festival dell’Impegno Civile promosso dal Comitato Don Peppe Diana e dal coordinamento provinciale Libera Caserta.

Fin dal 2013, anno del suo insediamento presso la Diocesi di Acerra, il Vescovo ha puntato sull’integrità della vita ed alla salvaguardia dei più deboli. Durante la manifestazione, alla quale ha partecipato un pubblico numeroso ed attento, si sono esibiti gli artisti Tonia Caiazzo, Biagio Capone al pianoforte, Antonio Izzo al sax, mentre l’attore Cristiano Di Maio ha interpretato un testo sulla Terra dei Fuochi. “Dedico questo premio alle mamme coraggio, ai malati e a chi soffre – diceva con voce decisa ma emozionata allo stesso momento durante il suo intervento il Vescovo – e colgo l’occasione, per lanciare l’idea di promuovere una giornata nazionale per la tutela dell’ambiente, della salvaguardia del creato e della formazione delle coscienze.

Nel frattempo il territorio acerrano non può continuare ad essere un territorio preso d’assalto da imprenditori, che vogliono creare attività imprenditoriali specializzate nella gestione di ogni tipo di rifiuti. Cosa che succede da tempo immemore – aggiungeva Di Donna – tra l’indifferenza dell’attuale classe politica, che finge di indignarsi, dimenticando appena il giorno dopo di aver preso, con la comunità locale, l’impegno per impedire che Acerra diventi la pattumiera della Regione Campania”.

Un passaggio importante veniva riservato all’inceneritore che, secondo il prelato acerrano, “da solo brucia più rifiuti, di tutti gli inceneritori dell’Emilia Romagna”.

Poi chiedeva ai rappresentanti del Governo un loro personale impegno, a fare leggi più chiare ed avere certezza della pena, per quelli che inquinano. A conclusione dell’intervento il Vescovo, che riceveva applausi forti e prolungati, sentiva la necessità di puntualizzare che il cosiddetto fenomeno della Terra dei Fuochi (racchiuso nel Decreto presentato appunto nella stessa giornata dai Ministri Costa e Di Maio), “non è un problema del solo Sud Italia ma anche del Nord Italia”.

Una battuta veniva riservata anche ai lavoratori della “Doria”, lo stabilimento di via Dei Nomanni, di cui la proprietà chiuderà i battenti a settembre prossimo, con tanto di delocalizzazione degli operai presso altre sedi.

Lo scorso il 18 maggio si era svolta, nello spazio antistante la scuola, la cerimonia di intitolazione del locale Secondo Circolo didattico di via dei Mille a don Peppino Diana, il parroco anticamorra di Casal di Principe, ucciso dai killer nel 1994 nella sacrestia della sua chiesa, mentre si apprestava a celebrare la messa. Ed erano stati gli alunni a scegliere di intitolare l’istituto a don Diana.

 

Nino Pannella    

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Cavallo dopato per accrescerne le prestazioni. Animale sequestrato ed in due denunciati

Lo avevano dopato, per ottenere dall’animale una prestazione migliore. L’obiettivo era la corsa, che doveva tenersi all’ippodromo di Aversa. Un evento sportivo al quale, evidentemente, “Taniotta Luis” (questo il nome del quadrupede da corsa) non poteva e non doveva sbagliare.

E per essere sicuri che ciò avvenisse, gli avevano somministrato alcune sostanze, in grado di alterare la prestazione agonistica. Con queste accuse i Carabinieri del nucleo investigativo di Polizia Ambientale e Forestale sequestravano il cavallo.

L’equino veniva rintracciato nella stalla di un’azienda zootecnica sita ad Acerra, nella frazione Pezzalunga ed il relativo decreto veniva eseguito a carico di due uomini: il primo di 45 anni e l’altro di 37.

Secondo gli investigatori sarebbero loro i responsabili di maltrattamento dell’animale e di somministrazione al cavallo di sostanze dopanti, essendo emerso che era stato impiegato in una competizione all’ippodromo di Aversa, subito dopo aver ricevuto sostanze dopanti proibite, nocive alla salute dell’animale.

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