Edizione Integrale del 22 Settembre 2017

settembre 22nd, 2017

 

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Consiglio comunale: tensione in aula per l’infinita vertenza lavoro

settembre 21st, 2017

Il Consiglio comunale tenutosi giovedì 21 settembre, in un’aula consiliare gremita di persone (e di cui riferiremo anche sul prossimo numero, visto che altri punti all’ordine del giorno verranno discussi lunedì 25 settembre in seconda convocazione), viveva momenti di altissima tensione, a seguito delle “vivaci” proteste e delle richieste avanzate dagli aderenti al Movimento “Bros” e dai lavoratori del Consorzio Unico di Bacino, da giorni in stato di agitazione. Le istanze erano quelle di incidere più concretamente e più velocemente sulle istituzioni e sugli organi deputati a dare risposte finalmente esaustive alle loro ormai annuali vertenze. Dopo aver più volte interrotto i lavori della Pubblica Assise, finalmente forniva loro delle risposte l’Assessore al Lavoro Nicola De Matteis, il quale diceva:

“Per quanto concerne la vertenza degli aderenti al Movimento Bros, gli ultimi sviluppi ci dicono che il Comune di Napoli e la Regione Campania stanno lavorando alla redazione di un bando di gara, che vede la partecipazione di aziende, che operano nel settore ambientale, inteso come vigilanza e come intervento di bonifica.

Il tutto, allo scopo di poter inglobare tra la manodopera necessaria i soggetti, che nel corso di questi anni sono stati adeguatamente formati. I bandi – sottolineava l’Assessore – sono stati posti all’attenzione del responsabile dell’Autorità Nazionale Anti Corruzione Dr.Cantone, mentre domani mattina in Regione ci sarà un incontro tra le parti ed alla presenza del Vice-presidente della Giunta Regionale Bonavitacola.

Noi comunque continuiamo ad essere vicini alle problematiche dei lavoratori, compresi quelli del Consorzio di Bacino per i quali, mi ha assicurato il Dr.Ventrini, sono pronti degli acconti da versare nelle prossime ore, attraverso bonifico bancario.

Lavoratori che, prossimamente, saranno impiegati in attività di informazione in materia di igiene urbana. Oltre a ciò ho chiesto di incontrarlo di persona, per potergli portare le istanze dei lavoratori. Pertanto aspetto che nei prossimi giorni vi siano degli sviluppi importanti”.

Circa poi l’elezione del Vicepresidente del Consiglio comunale, più volte rimandata nei mesi scorsi, veniva anticipato il punto all’ordine del giorno relativo alla modifica di alcuni articoli del Regolamento per l’Organizzazione ed il Funzionamento del Consiglio comunale. Da qui la contrarietà dei Consiglieri di minoranza, in particolare di Paola Montesarchio (Pd) e di Carmela Auriemma (Mov.5 Stelle), secondo le quali tale elezione doveva avvenire, utilizzando lo stesso Regolamento in vigore per l’elezione del Presidente del Consiglio comunale e, quindi, non cambiando le regole in corso d’opera.

A questo punto era il Presidente del Civico consesso, Andrea Piatto, a spiegare sinteticamente che “la modifica del Regolamento è necessaria, sia per adeguarlo alle nuove disposizioni di legge e sia perchè affida totalmente all’opposizione la scelta e la votazione del Presidente della Commissione di Vigilanza e del Vicepresidente del Consiglio comunale.

Che, tecnicamente, già c’è, nella figura del Consigliere Catapane, che è il Consigliere della minoranza più anziano, ossia più votato alle ultime amministrative. Quindi la modifica va a tutela della minoranza, su cui non convergono i voti della maggioranza”.

 

Joseph Fontano

Via libera della Regione a due nuovi impianti di smaltimento dei rifiuti. Il no degli ambientalisti

settembre 21st, 2017

Una centrale di smaltimento di rifiuti pericolosi e non da realizzare in località “Pantano”, a ridosso del termovalorizzatore e dell’area dismessa dell’ex colosso chimico Montefibre. La richiesta, come riportato anche dalla stampa quotidiana nei giorni scorsi, è stata inoltrata tempo fa dalla società “Cisette srl”.

Intanto la Direzione generale per l’Ambiente della Regione Campania ha dato il via libera al progetto. “La valutazione di impatto ambientale è favorevole”, il contenuto essenziale del Decreto dirigenziale n.85 del I settembre 2017. Ma gli ambientalisti dell’agro acerrano non ci stanno e sono di nuovo sul piede di guerra, visto che due anni fa avevano bloccato un progetto simile, anche se adesso si ritrovano con lo stesso problema.

“E’ inaccettabile – dice l’ambientalista Alessandro Cannavacciuolo – che, nonostante che la Magistratura abbia da poco emanato una sentenza di disastro ambientale nel territorio acerrano, la Regione Campania dia l’ok ad un impianto di smaltimento di rifiuti pericolosi, senza peraltro dare il via alle bonifiche. Inoltre il Decreto regionale di valutazione di impatto ambientale del progetto della società non è stato pubblicato con i relativi allegati nè sul portale del Comune di Acerra, nè su quello della Regione: ciò costituisce una palese violazione delle normative sulla trasparenza e sulla corretta procedura, contenute nell’articolo 23 del Decreto Legislativo n.152/2006”.

Anche quello presentato dalla società Atr nel 2015, riconducibile al gruppo imprenditoriale “Pellini”, era un progetto per lo stoccaggio, il trattamento e lo smaltimento di una serie di sostanze per un totale di 1300 tonnellate al giorno, 600 tonnellate al giorno di rifiuti liquidi pericolosi e non. Quasi 400 mila tonnellate all’anno di scarti da trattare sempre in località Pantano.

Acidi delle concerie, scorie industriali, solventi, batterie al piombo, terreni provenienti da bonifiche: c’era di tutto e di più in quel piano. Poi però le varie associazioni ambientaliste del territorio si mobilitarono e nel 2016 la Regione bocciò il progetto. Ma l’area del Pantano è sempre più nel mirino delle aziende di smaltimento dei rifiuti. Un’altra novità della stessa tipologia della società Cisette riceveva dalla Regione il via libera di impatto ambientale. Il progetto in questo caso è dell’azienda “Eurometal”.

Ma la valutazione positiva di impatto ambientale (V.I.A.) è stata soggetta ad una serie di severe prescrizioni. Secondo quanto si legge nel Decreto regionale di valutazione la società, prima di iniziare a costruire l’impianto, dovrà procedere alla caratterizzazione del terreno, realizzando una pavimentazione perfettamente impermeabile, sistemi all’avanguardia per l’abbattimento delle esalazioni e fogne di ultima generazione.

Ma qui spunta un giallo.

La Cisette è stata esentata da tutte queste prescrizioni e non se ne conosce il motivo. Ad ogni modo l’avvicinamento progressivo di questi progetti al territorio acerrano, che dovranno ricevere l’ultimo ok dalla Conferenza dei Servizi regionale, è caratterizzato da percorsi paralleli. Già nel marzo scorso era stato dato parere favorevole di impatto ambientale ad un progetto della Eurometal, finalizzato al trattamento dei rifiuti non pericolosi. In seguito, però, la stessa Eurometal ha aggiunto una nuova richiesta per il trattamento dei rifiuti pericolosi.

Richiesta che è stata approvata il primo settembre, ma il cui via libera ambientale è stato pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania, il cosiddetto Burc, dopo quello relativo alla richiesta della Cisette. C’è poi un dato curioso, che accomuna Eurometal e Cisette: entrambe le società hanno la sede legale allo stesso indirizzo, ossia a via Torino, a Napoli. Restano intanto i timori degli ambientalisti.

“Una buona parte della zona Asi al Pantano – sottolinea  Cannavacciuolo – sorge su un’immensa discarica di rifiuti. C’è poi una sentenza della Magistratura, che condanna i responsabili di Italambiente, un altro impianto di trattamento ubicato in zona Asi, per aver interrato i rifiuti sotto lo stabilimento.

Il Comune di Acerra si costituì parte civile durante l’amministrazione comunale targata Tommaso Esposito. Poi con il cambio di guardia in Municipio non si è saputo più nulla dell’esito del processo relativamente al risarcimento dei danni da riconoscere all’Ente comunale di Viale della Democrazia”.

A fuoco un altro sversamento abusivo di rifiuti speciali in località “Pagliarone”

settembre 21st, 2017

Ancora sversamenti abusivi rinvenuti sul nostro territorio, che alimentano l’escalation quotidiana dei roghi tossici, le cui esalazioni sprigionatesi dagli incendi rendono l’aria irrespirabile e provocano malori vari. Questa volta ad andare a fuoco, nei giorni scorsi, era una discarica abusiva a via dei Normanni, in località “Pagliarone”, non molto lontano dall’ex stabilimento chimico della Montefibre.

Le fiamme avvolgevano rifiuti scaricati illecitamente in un terreno incolto di circa 10 mila metri quadri, riconducibile ad un 63enne docente del posto, che è stato anche Consigliere comunale cittadino. L’area interessata dall’incendio, nei pressi della quale vi erano alberi di loto, era di circa 300 mq, mentre i metri cubi di rifiuti arsi dalle fiamme erano circa 50.

Si tratta soprattutto di scarti di carrozzeria e di bombolette spray vuote, che contenevano panna, oltre alle sterpaglie. Sul posto interveniva personale del locale Comando della Polizia Municipale ed i Vigili del Fuoco, che impiegavano alcune ore, per avere ragione delle fiamme.

Si rendeva necessario anche l’intervento di un mezzo meccanico, che smassava i rifiuti, rendendo più agevole il compito dei caschi rossi, costretti ad intervenire anche l’indomani mattina, vista la presenza di alcune persistenti fumarole. I poliziotti municipali sottoponevano a sequestro l’intera area e provvedevano a redigere una dettagliata informativa di reato trasmessa, unitamente al rilievo fotografico prodotto, all’Autorità Giudiziaria territorialmente competente.

Si è ora in attesa che intervengano i tecnici dell’Arpac, per la caratterizzazione del suolo e dei rifiuti e l’analisi dei campioni di terreno. Anche se, stando al alcune indiscrezioni, il proprietario del fondo, presente durante le operazioni di spegnimento, avrebbe già dato la propria disponibilità a rimuovere i rifiuti combusti dal proprio terreno attraverso un’azienda specializzata, non dopo però aver chiesto il dissequestro del terreno al Magistrato della Procura nolana. Intanto alcuni ambientalisti giunti in zona, dopo essere stati allertati dai cittadini, osservavano che nella stessa proprietà sequestrata c’è un dislivello di circa venti centimetri, di recente realizzazione.

“I dislivelli nei terreni agricoli – spiegava l’ambientalista Alessandro Cannavaccuiolo – sono spesso un segnale preoccupante di rifiuti sotterrati. Speriamo che l’Arpac, quanto prima intervenga, allo scopo di far mettere in sicurezza e bonificare l’intera area”.

Non accenna a diminuire, dunque, il numero delle discariche abusive presenti sul nostro territorio, contenenti rifiuti di varia tipologia, spesso anche speciali e pericolosi. Interessata, in tal senso, anche la località denominata “Area di Settembre”, sita al confine con il Comune di Pomigliano d’Arco, dove di recente sono stati rinvenuti dagli agenti della Polizia Locale alcuni sversamenti illeciti, che formano consistenti cumuli di materiale da risulta, derivante da lavori di ristrutturazioni edili, frammisti a materiale plastico e a parti di eternit.

Materiale sversato da ignoti e che è in attesa di essere rimosso. Così come si moltiplicano, col trascorrere dei giorni, gli immancabili roghi, che vedono in fiamme sopratutto le sterpaglie presenti sia sul territorio comunale, che sui territori dei Comuni limitrofi.

 

Joseph Fontano

Polveri sottili, l’Arpac “accusa” il traffico ed il riscaldamento domestico ma “dimentica” l’inceneritore

settembre 21st, 2017

Le polveri sottili sono prodotte dal traffico e dai camini. E’ la conclusione a cui giunge l’Arpac (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) nella “Relazione sulle campagne di monitoraggio delle polveri sottili nell’area nolano-acerrana e sull’andamento meteorologico”. Praticamente insignificante, per il Dr.Giuseppe Onorati, Dirigente Arpac, l’impatto dell’inquinamento atmosferico del termovalorizzatore di Acerra, quantificandolo allo 0,1% rispetto alle altre fonti di emissione antropiche (traffico veicolare 41%, riscaldamento domestico 38% e 16% industrie e cave).

Ma stando ad un comunicato stampa, inviato lo scorso 13 settembre dall’Isde Medici per l’Ambiente Nola-Acerra, “Onorati omette di dire che le ceneri prodotte dall’impianto sono un terzo del totale bruciato (circa 250 mila tonnellate l’anno di ceneri tossiche, smaltite chissà dove). Inoltre l’inquinamento da polveri sottili da cave (16%) non tiene conto della speciazione delle particelle, che vedono livelli di carbonato di calcio (prodotto dalle attività estrattive di Polvica) più elevati ed oltre i limiti di legge rispetto ad altre zone (San Vitaliano, Brusciano e Pomigliano D’Arco). Ricordiamo che il carbonato di calcio può arrecare danni all’apparato respiratorio ed allergie nei bambini.

E proprio a Polvica, a pochi metri dalle cave, è ubicato un istituto comprensivo con classi elementari e medie. In base alle conclusioni dell’Arpac i Comuni della Città Metropolitana tutta dovrebbero attuare il decalogo di abbattimento delle polveri, che le associazioni ambientaliste da anni sollecitano e che sono inserite nel Piano Regionale della Qualità dell’Aria, approvato già da tempo e mai attuato”.

L’Arpac, dunque, sottolinea che nell’area studiata si osservano diffusi superamenti dei limiti di legge per quanto riguarda il numero di giorni con valori maggiori di 50 g/m3 di PM 10 e, sporadicamente, superamenti del limite di 40 g/m3 per la media annua di PM10.

Nei mesi invernali le concentrazioni di particelle sono più elevate, sia rispetto alle stazioni di rete fissa, che rispetto alla campagna di misura effettuata.

Pertanto è da ritenere che d’inverno siano presenti anche fenomeni locali dovuti a riscaldamento da biomasse, in quanto non si registrano anomalie dal punto di vista della caratterizzazione chimica tali, da far supporre inquinamenti particolari. Complessivamente i giorni di più elevato inquinamento sono gli stessi su tutto il territorio, in quanto le forzanti meteorologiche agiscono su tutta l’area interessata: da Napoli orientale a Tufino.

Per quanto riguarda i bordi della piana sono necessari ulteriori approfondimenti. Gli sporadici superamenti “fuori stagione” sono prevalentemente legati all’afflusso di sabbie sahariane e, in taluni casi, alle pratiche agricole di combustione del sottobosco di piante da frutto (noccioleti). Allo stato, alla scala dell’area di studio non si individuano singole fonti di emissione, in grado di determinare l’inquinamento da polveri sottili osservato che, come ampiamente illustrato, interessa l’intero territorio.

L’assetto del territorio, con urbanizzazione sparsa, grandi assi autostradali, aree industriali, rilievi che ostacolano il ricambio delle masse d’aria è il principale fattore di controllo dell’inquinamento da polveri sottili. La distribuzione stagionale dell’inquinamento, con valori nettamente più elevati nei mesi invernali, fa ritenere che una causa molto importante delle elevate concentrazioni di polveri sottili, dato l’assetto del territorio, siano i riscaldamenti domestici a biomasse.

In proposito si segnala che il CNR ISAFOM ha elaborato lo Studio modellistico di ricaduta delle emissioni del termovalorizzatore di Acerra, contestualizzato all’interno della sua realtà territoriale in cui, fra l’altro, sono state valutate le fonti di emissione di polveri sottili, anche con un approfondimento per 38 Comuni della piana acerrana.

Si evidenzia che il 38% attribuito ai riscaldamenti domestici non è fonte di emissione per tutto l’anno, ma solo d’autunno e d’inverno, per un periodo inferiore ad un semestre. Pertanto nel semestre autunnale-invernale il contributo è pari a circa l’80% delle emissioni, mentre nel semestre primaverile-estivo è prossimo allo 0%.

Per quanto riguarda l’inquinamento invernale è doveroso comunque segnalare, che alle emissioni più elevate si associano sia condizioni meteorologiche più favorevoli al ristagno degli inquinanti, sia condizioni chimico-fisiche, quali le temperature più basse e l’umidità più elevata, che favoriscono l’aggregazione delle micro particelle e limitano i fenomeni diffusivi.

 

 

 

Dramma in città, la piccola Carmela deceduta a soli tre mesi per un tumore

settembre 21st, 2017

Non ce l’ha fatta la piccola Carmela De Lucia, la bimba di appena tre mesi, deceduta per un tumore al cervello ed i cui funerali si sono tenuti sabato 16 settembre nella chiesa di San Carlo Borromeo, sita nella frazione di Pezzalunga.La piccola era ricoverata all’ospedale “Gaslini” di Genova, dove i medici avevano provato a salvarla, ma non c’è stato nulla da fare.

In poche ore la notizia faceva il giro della città. Il papà della bimba, Aniello, è un operaio metalmeccanico di 33 anni, che agli inizi di aprile era stato licenziato da una ditta, che opera nello stabilimento napoletano della Hitachi.

La vicenda della piccola era venuta alla luce durante una protesta, che gli operai licenziati avevano inscenato al Duomo, per sensibilizzare la chiesa e l’opinione pubblica sul caso. Quel giorno, il 9 luglio, l’uomo non aveva potuto partecipare alla manifestazione perché, unitamente alla moglie Teresa, poco più che 30enne, si trovava a Genova, in ospedale con la figlia. Numerosi i commenti sui social, in cui si accusava la Terra dei Fuochi, di essere responsabile della morte della bimba.

Lo stesso parroco, don Stefano Maisto, durante l’omelia, diceva: “Dicono che sia colpa degli stili di vita. Ma qual era lo stile di vita, mi chiedo, di una bambina di 3 mesi? Carmela è una vittima dell’inquinamento”.

Papà Aniello annunciava in chiesa che vuole adottare un bambino. Ed il Vescovo, Mons.Antonio Di Donna, attraverso don Stefano, lanciava un messaggio e diceva: “E’ incredibile, qui i bambini muiono ma ci sono ancora aziende che vogliono mettere rifiuti tossici in una discarica. Siamo continuamente calpestati”.

Denunciata per furto continuato la coinquilina dell’ultimo piano

settembre 21st, 2017

Aveva trovato un sistema semplice e veloce per soddisfare, in modo fraudolento, le esigenze economiche della famiglia e la propria passione per il gioco. Si tratta di P.T. una donna di 50 anni, residente in un condominio, sito lungo una strada periferica cittadina, che a più riprese si era introdotta nell’appartamento posto al piano terra dello stabile in questione.

Per la donna penetrare all’interno dell’appartamento, in cui vive un nucleo familiare composto da 5 unità, era un gioco da ragazzi, visto che era in possesso delle chiavi della porta dello stesso, trafugate molto probabilmente, quando morì uno dei componenti del nucleo.

Datosi che, periodicamente, la famiglia prendeva atto che mancavano una serie di oggetti, di preziosi, somme di denaro ed altro, ma che gli infissi non presentavano segni di effrazione e gli oggetti venivano trafugati quando in casa non era presente nessuno, i sospetti cominciarono a concentrarsi su qualcuno dei coinquilini. Ed è così che, durante il periodo estivo, il capofamiglia piazzò delle telecamere a circuito chiuso all’interno dell’appartamento.

Al ritorno dalle vacanze la visione delle immagini rivelò che la ladra era proprio la coinquilina dell’ultimo piano che, di volta in volta, si recava nell’appartamento momentaneamente disabitato, per rovistare nello stesso ed impossessarsi di gioielli, denaro ed oggetti vari.

Addirittura in un’occasione si intrufolò con una piccola scala, per rovistare al di sopra degli armadi. Ai malcapitati, a questo punto, non restava altro da fare, che sporgere denuncia ai Carabinieri, allegandovi le immagini nitide ed inequivocabili dell’impianto di videosorveglianza. Il danno economico patito dai derubati, almeno a quanto da loro riferito, è ingente, visto che sarebbero stati sottratti preziosi per un valore di circa 3500 euro; 600 euro in contanti ed altro materiale.

I raid predatori della signora dai modi gentili erano sempre preceduti da domande rivolte al bambino degli inquilini del piano terra, per conoscere orari ed abitudini degli stessi.

Una volta ricevuta la denuncia, i Militari dell’Arma effettuavano una perquisizione nell’appartamento della 50enne e, dopo averle strette le manette ai polsi per resistenza a pubblico ufficiale, la conducevano in caserma per l’espletamento delle formalità di rito, denunciandola a piede libero per furto continuato e violazione di domicilio e redigendo una dettagliata informativa di reato, poi trasmessa alla Procura della Repubblica di Nola.

 

J.F.

 

 

 

Ex Cub, continua la protesta anche a colpi di striscioni

settembre 21st, 2017

Uno striscione di protesta veniva attaccato nella mattinata dello scorso 12 settembre dai uno dei manifestanti del Consorzio Unico di Bacino, da giorni in stato di agitazione, sul muro che si trova accanto alla casa del Sindaco Lettieri (o addirittura su quello della sua abitazione), nel quartiere Spiniello. La fascia tricolore, che ne prendeva visione, nel mentre stava uscendo di casa, si recava poi presso il locale Commissariato di Polizia, per sporgere denuncia.

Lo striscione conteneva una stella a cinque punte ed alcune frasi, rosse in campo bianco, molto dure nei riguardi del primo cittadino e del Presidente della Giunta regionale Vincenzo De Luca, accusati di «immobilismo davanti ad una città che sta morendo nella morsa dell’inquinamento ambientale e di una disoccupazione alle stelle». Poco dopo l’affissione dello striscione si sarebbe verificato un battibecco tra il Sindaco e l’autore dell’atto dimostrativo.

Il manifestante, nei giorni precedenti, aveva prima fatto irruzione nel Duomo con un fucile giocattolo, contenente del liquido infiammabile, “sparato” sul portone d’ingresso della Cattedrale. Poi era salito su una gru di un cantiere di piazzale Renella, dove si stanno realizzando i lavori del plesso scolastico del Primo Circolo didattico. Intanto i “Cub” continuano ad occupare il sagrato del Duomo con una tenda da campeggio, trasformata in “presidio permanente per il diritto al lavoro” e con l’esposizione di alcuni striscioni di contestazione allo stessi sindaco ed alla Giunta comunale.

Gli operai del Consorzio sono senza salario e senza incarichi da anni, pur essendo rimasti negli organici dell’Ente regionale, nel frattempo messo in liquidazione dalla Regione Campania. Il Consorzio è in liquidazione dal 2010 ed i lavoratori, tra le province di Caserta e di Napoli, in totale ammontano a circa 1300 unità. E sono 120 quelli di Acerra che, per 18 mesi (fino a febbraio 2013), hanno stoccato le ecoballe sulla piazzola n.2 sita di fronte al termovalorizzatore e l’hanno bonificata.

 

Esercenti e residenti del centro storico sul piede di guerra. Chiesto un incontro in Comune

settembre 21st, 2017

Ancora fari puntati su Piazza Castello (e sulle traverse adiacenti alla stessa), inaugurata in pompa magna il 22 dicembre 2016 alla presenza, tra gli altri, del Sindaco Lettieri e del Vescovo Di Donna. Un’area pedonale “sorvegliata” ogni giorno da un agente dalla Polizia Municipale (la qual cosa non impedisce, però, che spesso sfreccino nella stessa scooter e motorini, attentando all’incolumità dei pedoni che l’attraversano) e sulla quale è stato istituito il divieto di sosta permanente dei veicoli con rimozione a mezzo carro gru e quello di transito con apposita Ordinanza dirigenziale n.65 del 20.12.2016.

Ebbene i commercianti ed i residenti dell’area, compresi quelli di via Da Vinci, sono pronti a calcare il sentiero di guerra, dopo le rimostranze esternate in Comune nella mattinata dello scorso 22 febbraio, quando una folta delegazione di esercenti e di residenti, ormai esasperati, si recò nel palazzo bianco di Viale della Democrazia e fu ricevuta del Comandante della Polizia Municipale, a seguito dell’istituzione, attraverso l’Ordinanza dirigenziale n.2, dei divieti di sosta permanenti a via Sauro e a via Manna (ex via Toti), dopo quelli già esistenti a via Caporale, a via Sammarco e a via Sott.Ten.Caruso.

Incontro che, sostanzialmente, portò ad un nulla di fatto. Anzi fu consigliato a chi non ha un box auto, nel quale ricoverare la propria vettura, di acquistarne o di affittarne uno, mentre non c’era modo di poter cambiare la segnaletica già installata.

“Chiediamo solo di poter lavorare – affermò allora uno degli esercenti – ma, in queste condizioni, è molto difficile. Se l’amministrazione comunale non adotterà soluzioni alternative, saremo destinati a trascorrere tante altre giornate sulla soglia d’ingresso dei nostri negozi, di cui dovremo abbassare le saracinesche per sempre”.

Tali divieti di sosta, uniti all’impossibilità di trovare un’area di sosta nei pressi della piazza, nella quale sostare l’auto (piazzale Renella sarà totalmente un’area pedonale), al consistente e drammatico calo delle vendite registrato dalle attività commerciali site in piazza e nel centro storico cittadino, alla parziale apertura di via da Vinci ed alle problematiche vissute dai residenti si trasformavano in una miscela esplosiva, pronta ad esplodere. Adesso, in data 07.09.2017, veniva indirizzata una nota al primo cittadino, recante la firma di esercenti e residenti, con la quale chiedevano un incontro urgente ed indifferibile, per discutere del problema viabilità del centro storico.

Se non ci saranno risposte concrete – dice uno dei commercianti del centro – saremo costretti a portare le chiavi dei nostri negozi al sindaco. Di questo passo non si può sopravvivere”.

Insomma un j’accuse pesante, tenuto conto che la storica piazza, per secoli punto di aggregazione degli Acerrani, è divenuta da tempo una piazza morta. Secondo quanto è stato riferito da alcuni commercianti, prima delle elezioni comunali i problemi della storica area erano stati portati all’attenzione del sindaco uscente (poi riconfermato alle amministrative dell’11 giugno scorso), che diede garanzie a tutti i commercianti, che certamente sarebbe stato fatto qualcosa di importante, per evitare che la piazza morisse giorno dopo giorno.

“Quelle del Sindaco sono state promesse da marinaio – riferisce un esercente – e, come potete vedere, prima delle ore 20:00 c’è il mortorio. Dopo tale ora c’è l’invasione di auto e moto e frotte di extracomunitari, che stanno utilizzando il fossato del Castello come contenitore della spazzatura. Infatti il fossato è ormai simile ad una discarica a cielo aperto, contenente varie tipologie di rifiuti”.

La realtà dei fatti, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti, compreso il fatto che il fossato è pieno di erbacce alte. Oltre a ciò al Comando dei Vigili Urbani fu trasmesso, in data 19.12.2017, il verbale di collaudo n.7 e la comunicazione del Direttore dei Lavori in data 21.12.2017.

Ebbene, già a distanza di qualche mese, la storica piazza ha presentato qualche clamoroso “segno di cedimento”, con alcuni cubetti di porfido che sono traballanti e pronti a staccarsi dalla loro sede naturale e con una serie di avvallamenti e di caditoie otturate.

Non senza dimenticare che la ciliegina sulla torta è rappresentata dalla deliberazione, assunta in pieno agosto dall’esecutivo capeggiato da Lettieri, che ha istituito la sosta a pagamento (con tanto di strisce blu) anche a via Campanella e a via Conte di Acerra, ossia lungo le uniche due “ancore di salvezza” ancora libere per gli automobilisti.

 

Ni.Pa.

 

 

 

Opere edili abusive: la Giunta comunale delibera l’abbattimento di un immobile

settembre 21st, 2017

Nell’ambito del ricco ed interminabile filone dedicato all’edilizia locale, di cui riferivamo anche sui numeri precedenti, prosegue non solo l’attività della Procura della Repubblica di Nola relativamente all’emissione di ordinanze di demolizione, notificate ai proprietari, con conseguente ripristino dei luoghi, per quegli immobili edificati sul nostro territorio in assenza di qualsiasi permesso di costruire. Manufatti, di cui viene disposto, da parte della Magistratura, il dissequestro temporaneo, al fine dell’esecuzione dell’abbattimento degli stessi. Ma prosegue anche il lavoro delle Forze dell’Ordine, volto all’individuazione di opere realizzate abusivamente.

A tal proposito non sfuggì a questa sorte una costruzione, sita a via Tiziano, riconducibile a due coniugi originari del casertano, rispettivamente di 88 anni (lui) e di 84 anni (lei), in fase di realizzazione ma con opere realizzate in zona agricola ed in assenza del permesso di costruire, come accertato ed attestato dall’allora personale del Comando della Polizia Municipale, congiuntamente ad un tecnico comunale, a seguito di un sopralluogo effettuato nel 2003, con relativa produzione di un rilievo fotografico.

L’immobile, per civile abitazione, fu sottoposto a sequestro e fu poi interessato dall’Ordinanza di demolizione n.83, notificata nel dicembre dello stesso anno ai proprietari, che non hanno mai ottemperato alla stessa entro il termine dei 90 giorni concessi, come accertato l’anno successivo dalla Polizia Locale. Che, tra l’altro, accertò che i proprietari, già deferiti all’Autorità Giudiziaria, avevano violato per la seconda volta i sigilli apposti alla costruzione abusiva, con relativa modifica delle opere realizzate, tra cui la realizzazione di tre solai in cemento armato e la cassa di scala posizionata al centro del fabbricato, avente struttura verticale ed orizzontale.

Il manufatto fu poi acquisita a patrimonio comunale nell’aprile del 2009 e, come si evince dalla relazione istruttoria della Delibera di Giunta comunale n.13 del 09.08.2017, approvata dall’esecutivo capeggiato dal Sindaco Lettieri, “non vi sono particolari e rilevanti interessi pubblici per la conservazione della suddetta opera”.

Pertanto adesso la demolizione avverrà a cura del Comune, che procederà in danno, ossia la spesa sostenuta dall’Ente comunale sarà addebitata ai responsabili dell’abuso. E l’Ufficio Abusivismo del Comune ha trasmesso il progetto di demolizione del fabbricato in questione, che ammonta ad una somma complessiva pari a 100 mila euro, che sarà garantito tramite l’accesso al fondo per le demolizioni delle opere abusive, istituito presso la gestione separata della Cassa Deposito e Prestiti.

La Giunta comunale, dunque, ha approvato la perizia di stima con il relativo quadro economico, mentre il Dirigente dell’area Affari Legali e Contenzioso dovrà provvedere a recuperare le somme in danno ai responsabili dell’abuso.

Più volte abbiamo ricordato che la Procura nolana, negli ultimi mesi, ha esortato le Polizie Locali a censire e a relazionare all’Autorità Giudiziaria, nel più breve tempo possibile, in merito alle strutture abusive presenti sul territorio, con particolare riferimento a quegli immobili che si trovano in uno stato ancora grezzo, affinché possano essere sottoposti al più presto ad abbattimento.

 

Joseph Fontano