Edizione Integrale del 19 Giugno 2019

 

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Il ministro Costa assicura che “la quarta linea del termovalorizzatore di Acerra non si farà”.

La quarta linea del termovalorizzatore di Acerra non si farà”. Lo assicurava il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa lo scorso 20 maggio, in risposta ai proclami del Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, secondo il quale “a settembre avremo un periodo delicato per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, dal momento che si dovrà procedere alla manutenzione generale dell’intero impianto acerrano, che starà fermo per circa 40-45 giorni…Occorre dunque progettare subito una quarta linea di riserva, da tenere nell’impianto. Anche se la sua costruzione richiede tempi non brevi. Infatti occorrono 2 anni e 120 milioni di euro”.

E dopo che abbiamo più volte riportato la reiterata contrarietà espressa a tale progetto dal Vescovo Mons.Antonio Di Donna, che ha più volte tuonato contro il termodistruttore ed un suo ampliamento, al pari dei comitati e delle associazioni ambientaliste locali, ecco arrivare anche quella del Ministro all’Ambiente, il quale dichiarava:

“Con i tecnici dell’Ispra ho verificato i dati e siamo certi, che con l’attuale trend della differenziata, in tempi brevi non ci saranno più rifiuti secchi, di quelli che già possiamo bruciare. Perciò, se De Luca andrà avanti con la sua proposta, io la bloccherò».

Così dunque il Ministro, che il giorno successivo era a Napoli, per monitorare i risultati del Decreto di novembre contro gli incendi della Terra dei Fuochi. Costa bocciava definitivamente l’idea di potenziare l’inceneritore. Ed incontrava al Palazzo di Governo i vertici delle Prefetture interessate dal protocollo d’intesa firmato a novembre 2018, gli amministratori, le Forze Armate e quelle di Polizia.

Il Ministro intendeva in tal modo rispettare l’impegno assunto a Caserta, di tornare ogni due o tre mesi, per verificare lo stato dell’arte. Insieme all’Ing.Fabrizio Curcio, responsabile della cabina di regia insediata presso il Consiglio dei Ministri ed al Sottosegretario Micillo, venivano avanzate anche le nuove proposte per il periodo estivo tipicamente afflitto da grandi criticità. Gli incendi che si sono verificati in tutto il Paese, soprattutto a partire dagli ultimi mesi del 2017, hanno creato una vera e propria emergenza nazionale, che ha reso necessaria un’azione costante di vigilanza e controllo sul territorio.

“Da questo punto di vista sono stati fatti passi in avanti – dichiarava Costa – visto che l’Aeronautica Militare ha fatto alzare in volo dei caccia sperimentali e che la Regione sta completando le gare, per comprare una decina di droni, da affidare alla Sma, che andranno a sommarsi a quelli che l’Esercito già sta utilizzando. Nelle prossime settimane sarà presentato l’aggiornamento dello studio Sentieri sullo stato di salute degli abitanti della Terra dei Fuochi ed anche i risultati dell’analisi epidemiologica attivata dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord.

Intanto l’Istituto della Sanità, nell’ambito del progetto Epica, che coinvolge i medici di base, ha attivato la piattaforma, sulla quale confluiranno tutti i dati. L’articolo 26 bis del Decreto Legge n.132 del 2018 prevedeva un piano di sicurezza interno ed uno esterno ai siti di stoccaggio e questo è stato fatto” – assicurava Costa.

Il problema resta la mancanza degli impianti di compostaggio, ma il Governatore De Luca assicura, che si sta chiudendo la fase degli appalti. A quel punto si spera che l’Europa conceda una riduzione della multa da 120 mila euro al giorno, che continuiamo a pagare.

Sulla questione è intervenuta più volte anche il Consigliere comunale Carmela Auriemma la quale, fin dai mesi scorsi, ha sottolineato, tra l’altro, che “è necessario ridurre la quantità dei rifiuti prodotti da incenerire; dare vita ad una mobilitazione cittadina, con tanto di campagna di sensibilizzazione sul tema raccolta differenziata dei rifiuti ed analizzare i dati delle centraline di controllo sui continui sforamenti delle polveri sottili.

Tra l’altro l’ampliamento dell’impianto porterebbe la capacità di smaltimento della struttura (già passata da 600 mila tonnellate a 750 mila tonnellate all’anno) ad un milione di tonnellate”. Oltre al fatto che, a distanza di 10 anni, ancora non viene costituito un osservatorio regionale sull’inceneritore.

 

Maria Luigia Feldi

 

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Abbattimento della scuola, insorgono i cittadini. Ma l’assessore precisa: “E’ una mera previsione”.

Un parcheggio al posto di una storica e frequentata scuola materna. A prevederlo è il Piano Urbanistico Comunale (Puc) adottato dalla Giunta comunale, capeggiata dal sindaco Lettieri lo scorso 3 aprile, attraverso la Delibera n.53, che dovrà poi essere approvata dal Consiglio comunale.

La notizia, riportata anche dalla stampa quotidiana, non mancava di comportare un’immediata reazione da parte delle opposizioni e del popolo del web. Il plesso scolastico “Montessori”, ubicato nell’omonima piazza, dovrebbe essere abbattuto, per realizzare un’area di parcheggio per metà pubblica e per la restante parte destinata a posti auto pertinenziali, da vendere ai residenti della zona.

La scuola fu inaugurata nel 1965. Per realizzarla furono abbattuti, non senza suscitare feroci polemiche, una serie di platani secolari presenti nella piazza, dove si svolgeva il mercato ortofrutticolo. Attualmente la scuola fa parte del I Circolo didattico ed è frequentata dagli alunni di ben 10 sezioni delle materne.

“La città ha bisogno di più servizi ed infrastrutture e meno cemento – dichiara l’ex assessore del Pd Carmine Siracusa – ed è quindi assurdo eliminare una scuola, per far posto ad un parcheggio, che al massimo potrà ospitare cinquanta posti auto”.

Fino a quel momento l’abbattimento dell’edificio scolastico non era emerso. In effetti nelle tavole generali del Puc l’intera area è destinata all’istruzione. “Ma nelle norme attuative e nella tavola cosiddetta di dettaglio viene indicata come ambito speciale” – denuncia sui social l’Architetto Nunzia Albanese. In pratica lo strumento urbanistico, nel quadro degli ambiti speciali classifica l’area, in contrasto con le mappe generali, come sede di un nuovo parcheggio, da realizzare a ridosso del centro antico.

“Tale area, segnalata negli anni ’30 dal toponimo piazza dei Platani, oggi occupata da una scuola materna e da edifici storici di scarso pregio e moderno” – è scritto nel Puc che prescrive, per un’adeguata sistemazione del sito, sia “la demolizione e dislocazione in altra sede della scuola”, che la creazione di “un parcheggio fuori terra, da adibire a servizio del centro storico”.

“Ma se il 50% dei posti auto lo rivendo ai privati, resta ben poco agli automobilisti diretti al centro – aggiunge Siracusa – e quindi la motivazione addotta dai progettisti e dagli amministratori non regge”.

Il Pd ha annunciato la presentazione di un ricorso prima della scadenza fissata per il 23 giugno. Dopodichè lo strumento urbanistico passerà al vaglio delle Commissioni consiliari per l’approvazione definitiva. Ma a scatenarsi sui social, con una serie di commenti poco edificanti, erano soprattutto i cittadini contrari all’abbattimento della scuola.

L’edificio è strutturato in due blocchi collegati tra di loro da un ampio salone adibito a teatro ed è stato realizzato con criteri studiati per l’infanzia, che può usufruire anche di un giardino, in parte trasformato in ortodidattico.

Da noi ascoltato sulla questione, l’Assessore all’Urbanistica Giovanni Di Nardo precisava: “Com’è stato evidenziato durante la Commissione Politiche del Territorio, tenutasi martedì 11 giugno e durante la quale i Consiglieri hanno interloquito via web sul Puc con lo studio Benevolo, la realizzazione di un parcheggio a via Calzolaio in luogo della scuola è stata una scelta prettamente tecnica, non dettata da alcun indirizzo politico dell’amministrazione.

Da un lato mi meraviglio – diceva Di Nardo – come la questione sia stata fatta emergere da qualcuno solo adesso, a pochi giorni dalla scadenza delle osservazioni al Puc, che è pubblicato e consultabile sul sito da tempo. Dall’altro va precisato, che il lavoro redatto dallo studio Benevolo è una mera previsione in prospettiva.

Ossia: qualora nei prossimi anni vi sia un aumento dei servizi allocati nel centro storico come può essere, ad esempio, la riqualificazione dell’ex Casa del Fascio, destinata ad attività socio-ricreative e prevalga l’esigenza di avere aree di parcheggio nei pressi del centro storico, allora si potrebbe pensare a realizzare un’area di parcheggio.

Ma le esigenze della platea scolastica restano sempre prioritarie rispetto alle altre. Quindi – concludeva l’Assessore – le ansie e le preoccupazioni esternate di recente dai cittadini, soprattutto via social, non hanno ragion di esistere”.

 

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Querelate dalla Segretaria generale, rinviate a giudizio le Consigliere comunali di Pd e M5S

E’, dei giorni scorsi, la notizia del rinvio a giudizio, deciso dalla Procura di Nola, delle Consigliere comunali Paola Montesarchio (Pd) e Carmela Auriemma (Movimento 5 Stelle), entrambe all’opposizione, a seguito della querela per diffamazione sporta l’anno scorso dal Segretario generale del Comune, Maria Piscopo, nei loro confronti, sostenendo di essere stata diffamata e danneggiata nella sua immagine professionale.

La Piscopo aveva querelato per diffamazione le due esponenti politiche locali, a seguito di un’interrogazione consiliare presentata e letta durante il Consiglio comunale del 4 giugno 2018.

Nel documento presentato le opposizioni lamentavano “i troppi incarichi conferiti alla Piscopo dal Sindaco Lettieri”. Secondo le opposizioni questo presunto “eccesso” di poteri nelle mani di un Segretario comunale, sarebbe dunque anomalo.

L’iter giudiziario era iniziato con la rituale elevazione di domicilio delle due ex candidate a Sindaco. Il Pubblico Ministero, intanto, non ha voluto archiviare il caso, optando per la citazione diretta a giudizio delle due esponenti della minoranza.

Ed è stata fissata al 5 settembre prossimo la prima udienza del processo, che si terrà dinanzi al Giudice di Pace di Nola. Questo vuol dire, secondo qualche quotidiano, che le due Consigliere rischiano poco sotto l’aspetto penale. Ma rischiano soprattutto sotto quello politico e dell’eventuale risarcimento economico, da corrispondere alla Dirigente in caso di condanna.

“E’ a rischio la libertà di espressione e di opinione politica garantita dalla Costituzione” è il principio, sul quale si poggerà la difesa delle due Consigliere. Le deleghe, di cui alcune strategiche, attualmente detenute dalla Segretaria comunale (alcune delle quali già da diversi anni) e conferitele, stando al Decreto sindacale n.18 del 12.04.2018, sono: Gestione giuridica del Personale; Affari Giuridico-Legali; Relazioni sindacali e Formazione del Personale; Raccolta Differenziata ed Igiene Urbana; Ambiente e Riqualificazione Urbana; Suap ed Imprese Sociali.

Non senza trascurare gli altri ruoli di responsabilità ricoperti dalla Piscopo quali, ad esempio, l’essere stata la Presidente di Commissione di tutti i concorsi banditi di recente dal Comune di Acerra per l’assunzione del personale alle dipendenze dell’Ente e svoltisi o in fase di svolgimento.

“Non sono mai stata ascoltata dal Pubblico Ministero e non ho mai insultato la Piscopo – puntualizzava la Montesarchio – e del resto basta vedere il video del mio intervento in Consiglio comunale”.

Dal canto suo Auriemma diceva: “Non ho mai detto che Piscopo è un’incompetente, è tutto verbalizzato. Per cui non mi spiego come mai non siano stati querelati Consiglieri, che durante le sedute del Consiglio comunale hanno denunciato spartizioni di potere. Mentre io, che ho solo descritto un dato di fatto, vengo addirittura rinviata a giudizio. Ma non riusciranno a zittirmi”.

Le due Consigliere, durante il Civico consesso di giugno, avevano chiesto chiarimenti sul cumulo di incarichi dirigenziali assegnati alla Segretaria generale in modo permanente ed in assenza di vacanza di posizioni dirigenziali. E, avendo saputo della querela, attraverso un comunicato stampa congiunto così scrissero:

“La querela sporta nei nostri riguardi costituisce un evidente, quanto grave, atto politico, che ha come finalità il tentativo di condizionare e di limitare il libero esercizio della funzione istituzionale di Consigliere comunale. In questo modo nel Comune di Acerra riteniamo, pertanto, compromesse le libere dinamiche politiche e democratiche.

Non ci spaventa questo atteggiamento – aggiunsero le due professioniste – anzi siamo convinte, che certe questioni meritano di essere approfondite anche nelle sedi amministrative competenti. Siamo serene e confidiamo nella giustizia con grande senso di responsabilità e dovere. Questo è l’atteggiamento che il nostro ruolo politico ci impone”.

“Mi difenderò nelle sedi opportune – aggiunse Auriemma – sicura di non aver commesso alcun reato, ma piuttosto di aver rappresentato e difeso al meglio gli interessi di tutti i miei concittadini. Ovviamente non ritengo, in alcun modo, di aver offeso l’immagine della Segretaria comunale ed i fatti sono politici, perché accaduti durante un Consiglio comunale.

Questo tipo di azione ha anche degli effetti politici, perché va a compromettere l’esercizio della dialettica apolitica di ogni Consiglio. Inoltre io ho chiesto chiarimenti al Sindaco. E se chiedere chiarimenti su un cumulo di deleghe dev’essere un’occasione, per ricevere una querela, allora io mi sento fortemente limitata nella mia azione politica”.

 

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Abiti usati trafugati di notte da extracomunitari: in parte abbandonati ed in parte rivenduti

Sono disseminati in vari quartieri del territorio comunale, utilizzati dai cittadini, che intendono aiutare i meno abbienti, ma che sono invece presi di mira da extracomunitari o da individui di etnia rom, che spesso agiscono con lo scopo di lucrare.

Stiamo parlando dei contenitori per la raccolta degli abiti usati, nei quali gli utenti conferiscono i propri indumenti dismessi, che poi vengono ritirati dagli incaricati della ditta, che si occupa della raccolta di tali abiti. Che quasi sempre, però, rinvengono accanto agli stessi contenitori gli abiti sparpagliati.

E’ il segno evidente che, durante le ore notturne, di lì è passato l’extracomunitario di turno che, pronto ad effettuare il suo rituale giornaliero, ossia quello del raid predatorio, si è calato in uno dei suddetti contenitori ed ha fatto razzia dei capi d’abbigliamento, che gli potevano essere utili o che, a suo parere, potevano essere rivenduti al mercato nero dei vestiti vecchi.

Un fenomeno che è di certo un effetto collaterale della povertà sociale, ma che è anche causa di danni “economici ed ambientali”. Giungono durante le ore serali di solito in bici; si calano a testa in giù e a gambe all’aria nel contenitore e, con l’ausilio di un bastone uncinato, estraggono gli abiti o le scarpe ivi depositati, ammucchiando accanto al contenitore un vero e proprio guardaroba.

Poi scelgono ciò che “vale” di più ed abbandonano gli abiti “indesiderati” a terra. Una volta effettuato il carico, si allontanano in bici, facendo perdere le proprie tracce. Se di notte avessimo un maggior numero di tutori dell’ordine in giro, sarebbe più facile leggere di “appartenenti alle Forze dell’Ordine che hanno sorpreso l’individuo in flagranza di reato, identificandolo e denunciandolo, prima che maglioni, pantaloni, cappotti e giacche, subito sequestrati, finissero sul mercato nero”.

Un fenomeno esteso che, laddove praticato, costituisce un danno economico non del tutto trascurabile. Insomma poveri che rubano ai poveri, dal momento che molti degli indumenti riciclati sono rigirati ad uso delle associazioni caritatevoli. Ma non è escluso che gli indumenti trafugati vengano spesso utilizzati per i roghi tossici.

Una possibile soluzione a questo fenomeno potrebbe venire dalla modifica ai contenitori, sostituendo la botola con un sistema a ruota. Anche se tale modifica comporta dei costi consistenti.

Ovviamente quando parliamo di mercato nero degli indumenti usati destinati al riciclo, ci riferiamo ai mercati di Napoli, come a quello sito davanti alla stazione della metro di piazza Garibaldi.

 

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Auriemma: “Dove sono le aree di parcheggio a tempo determinato, dove i disabili possono sostare?”

In più occasioni il Consigliere comunale Carmela Auriemma, a proposito della questione sosta in città ha chiesto, tra l’altro, una rivisitazione del numero e dell’allocazione degli stalli di sosta di colore giallo, riservati ai diversamente abili e che sugli stalli a pagamento sia prevista l’esenzione della tariffa per i disabili. Una richiesta presentata sia attraverso una petizione popolare promossa dal Movimento 5 Stelle e posta agli atti della Commissione Politiche del Territorio in data 15.02.2019 e sia attraverso interventi ed emendamenti in Consiglio comunale.

“La questione non è tanto il costo delle strisce blu o le stesse in quanto tali, ma la riduzione della tariffa delle stesse – ha sempre ribadito l’esponente pentastellata – e di esentare dal pagamento delle strisce blu i diversamente abili. Che non possono rientrare mai in quel discorso sulla mobilità sostenibile, portata avanti dal Sindaco, proprio perchè hanno una necessità, a dover usare l’auto per spostarsi.

Soggetti che nei pressi di strutture pubbliche quali l’Asl, gli Uffici postali ed altre trovano pochissime strisce gialle. Purtroppo – aggiunse la professionista – l’ultimo Piano Urbano Traffico risale al 2006 e va rifatto. Così come non c’è un Piano Urbano della Mobilità Sostenibile. Inoltre le strisce bianche sono in un numero inferiore rispetto a quelle previste e da qui nasce l’avversità delle persone contro la presenza delle strisce blu…”.

Concetti che non restavano senza seguito, visto che il 20 maggio scorso Lettieri, tra l’altro, dichiarò, che “sarà incrementato il numero delle strisce bianche nelle strade laterali ai Corsi e prive di esercizi commerciali, mentre l’installazione dei nuovi parcometri elettronici consentirà l’adozione di tariffe differenti rispetto a quelle attuali.

Ossia: di 1 centesimo di euro al minuto (per la prima un’ora di sosta, che comporta una spesa pari a 60 centesimi); di 2 centesimi al minuto (per la seconda ora di sosta), di 3 centesimi al minuto (per la terza ora di sosta). Attualmente dopo i primi 20 minuti, con costo pari a 20 centesimi, almeno sui corsi principali, si pagano ben 2 euro all’ora ndr).

Più complessa è invece la sosta gratuita per i diversamente abili sulle strisce blu – proseguì il primo cittadino – visto che le stesse hanno una dimensione inferiore a quelle gialle, a loro destinate. Ma avvieremo una revisione di tutti i contrassegni rilasciati in questi anni ai diversamente abili, che – aggiungeva il primo cittadino – mi sembrano eccessivi in quanto a numero.

Ciò per tutelare coloro che, effettivamente, utilizzano il proprio veicolo, distinguendoli da quelli che invece li accompagnano e che occupano tali spazi. La cui disponibilità, dunque, aumenterebbe…”.

Ebbene sulla questione interveniva di nuovo nei giorni scorsi Auriemma, la quale diceva: “Stando a quanto stabilito dall’Aci in merito al corretto uso del contrassegno rilasciato ai disabili esso consente, tra l’altro, di parcheggiare gratuitamente nei parcheggi a pagamento, ossia delimitati dalle strisce blu, quando gli spazi riservati agli stessi risultano già occupati.

Il tutto se espressamente stabilito dal Comune. Che, fino ad oggi, non ha prodotto nessun atto, come da noi richiesto. Ma c’è di più.

La concessione rilasciata dal Comando Vigili ai diversamente abili, unitamente al contrassegno e che reca la firma del Dirigente alla Polizia Municipale e del Sindaco (o di chi ne fa le veci), autorizza a sostare il veicolo a suo servizio senza limiti di tempo e senza esposizione del disco orario, nelle aree di parcheggio a tempo determinato. Che in città, però, non esistono!!

La qualcosa va in contrasto anche con quanto dichiara il sindaco, quando dice che ‘il suo intento non è quello di fare cassa, ma di favorire l’attività degli esercenti attraverso la rotazione delle auto in sosta’. Il Sindaco ed il Dirigente alla Polizia Locale, quindi, autorizzano a sostare in aree senza limitazione di orario, ma poi non le realizzano.

E poi la dimensione delle strisce blu, in cui il Sindaco permette ai disabili di parcheggiare a pagamento, è uguale a quella delle strisce bianche”.

 

Joseph Fontano

 

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Area attrezzata “fai da te”, tensione al rione Gescal

E’ ormai notizia ampiamente diffusa e commentata quella della realizzazione, nei giorni scorsi, da parte di alcuni abitanti del popoloso e periferico rione Gescal, di un piccolo parco attrezzato, come risposta al degrado e all’abbandono, in cui versa il quartiere.

Venivano così realizzati con fondi privati una fontanella zampillante con i pesciolini, panchine, aiuole fiorite, un gazebo, un gioco gonfiabile ed una piscinetta smontabile per i bambini di circa due metri per tre. Ma di pomeriggio intervenivano sul posto le Forze dell’Ordine ed i dipendenti comunali della squadretta di manutenzione. Obiettivo: rimuovere il tutto a causa dell’assenza di autorizzazioni all’occupazione del suolo pubblico per la realizzazione dell’area di svago.

Ne scaturiva una mezza giornata ad alta tensione e molte persone formavano un cordone, per impedire la rimozione delle attrezzature. Quindi, allo scopo di evitare il peggio, i tutori dell’ordine avviavano una sorta di mediazione con gli abitanti. Ed alla fine veniva raggiunto un compromesso: il gioco gonfiabile e la piscinetta venivano rimossi, mentre tutto il resto restava intatto.

Salve dunque fontana, panchine ed aiuole. A ogni modo l’ira di tante persone si sfogava poi sul web. Attraverso facebook venivano pubblicati molti commenti negativi all’indirizzo dell’amministrazione comunale targata Lettieri. Rimozione in ogni caso dettata da motivi di sicurezza pubblica e di igiene pubblica. In particolare la piscina poteva rappresentare un pericolo potenziale per i bambini, che vi si immergevano, a meno dell’eventuale presenza di personale addetto al controllo della struttura.

Comunque il sindaco, sia pure interpellato attraverso il suo portavoce, non rilasciava alcuna dichiarazione sull’episodio. Sembra comunque che molti residenti, siano decisi a portare avanti la loro iniziativa e a dare vita ad un comitato di quartiere.

Già un’altra volta gli abitanti della Gescal tentarono di attrezzare un’area nel rione. Lo fecero però in un punto, che era stato espropriato e destinato all’edificazione dei palazzi. Ed anche in quell’occasione ci furono momenti di tensione con le Forze dell’Ordine. Alla fine comunque i giochi per i bambini vennero rimossi.

 

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Riciclatori incentivanti: inferiori al numero previsto e non ancora funzionanti

(Articolo pubblicato in data 27.09.2018). Ancora riflettori puntati sull’affidamento settennale del servizio cittadino di igiene urbana svolto per conto del Comune, dal I febbraio 2017, dopo un burrascoso passaggio di cantiere del personale dipendente, dalla società “Tekra srl” di Angri, risultata aggiudicataria dell’importante appalto.

Questa volta la nostra attenzione è puntata su alcune strutture allocate in città già dallo scorso mese di luglio e, nello specifico, nei pressi di alcune scuole cittadine. Tali strutture sono i cosiddetti riciclatori incentivanti, il cui numero complessivo previsto ammonta a 15 unità, mentre in realtà ne sono state installate soltanto 5. Di cui la società salernitana diede comunicazione al Comune in data 17.07.2018.

Installazione che, di certo, doveva avvenire alla presenza del personale della Polizia Municipale, anche a seguito della richiesta avanzata in tal senso, fin dal mese di maggio, al Comandante dei caschi bianchi Felice D’Andrea, dal Dirigente del servizio Igiene Urbana Maria Piscopo che, tra l’altro, chiedeva di essere relazionata dai poliziotti municipali in merito alle attività poste in essere, tra cui l’esatta ubicazione territoriale dei previsti riciclatori.

Anche se, almeno fino alla fine di luglio, sembra che dal Comando della Polizia Municipale non sia pervenuto alcun riscontro alle richieste della Segretaria generale. A supporto di quanto qui riportato, c’è anche la nota della Tekra del I agosto scorso, con la quale la stessa chiede l’autorizzazione della messa a terra dei suddetti impianti che, ovviamente, occupano il suolo pubblico. Nota che andava riscontrata, per competenza, dal Dirigente ai Lavori Pubblici.

Ma tale autorizzazione non andava chiesta e rilasciata alla società di Angri dall’Ufficio Tecnico comunale prima dell’allocazione dei riciclatori? In attesa di sapere, quando sia stato rilasciato il nulla osta all’insediamento di tali strutture, dalla lettura della Relazione Tecnico Illustrativa della società salernitana si evince quanto segue:

“E’ prevista la distribuzione preferibilmente presso i supermercati o aree protette, di 15 riciclatori incentivanti, ovvero macchine automatiche, che consentono la riduzione dei volumi delle bottiglie in pet o lattine in alluminio fino al 90%, con sistema touch digitale per la scelta della promozione. L’iniziativa costituisce un nuovo modo di risparmiare su prodotti e servizi a te vicini, attraverso un sistema di coupon/sconti promossi dai negozi della tua zona.

Un nuovo strumento di green marketing ed etica ambientale e di coinvolgimento delle persone, spinte a compiere azioni a favore dell’ambiente, riciclo delle bottiglie in Pet (materiale preziosissimo) e riduzione di biossido di carbonio.

Un semplice gesto che permette all’utente, di scegliere le migliori offerte vicino a casa propria, che consentono un risparmio sicuro ed immediato. Quest’incentivazione crea un aumento garantito e dimostrabile di presenza nei punti vendita, fidelizzazione ed incremento delle vendite. Anche in questo caso è previsto un corrispettivo per l’utenza, che si può tradurre, ad esempio, in un bonus per l’acquisto di prodotti presso l’esercente, che custodisce la macchina”.

Ebbene, dei 5 riciclatori incentivanti fino ad oggi installati in città (via Diaz, via Deledda, piazzale Falcone e Borsellino, via Sand e via Paisiello) nessuno si trova presso i supermercati, che crei un aumento garantito e dimostrabile di presenza nei punti vendita, fidelizzazione ed incremento delle vendite.

Al di là del fatto che, quantunque non siano già stati collaudati e resi fruibili all’utenza, qualcuno ha già tentato di introdurre negli stessi le bottiglie di plastica, possiamo fin da ora notare una curiosità.

Ossia: mentre il riciclatore di via Deledda riserva uno dei tre fori alla ricezione dell’alluminio, gli altri indicano la ricezione del solo Pet.

E’ chiaro, inoltre, che sui riciclatori non sono ancora state riportate le modalità d’uso degli stessi ed il corrispettivo previsto per l’utenza.

 

Joseph Fontano

 

 

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Riciclatori incentivanti: come conferire bottiglie e flaconi in plastica in cambio di buoni-premio

Adesso, a distanza di ben 9 mesi dalla pubblicazione dell’articolo riproposto in precedenza, in cui è spiegato anche cosa sono i riciclatori incentivanti, lo scorso 14 giugno, presso la sala convegni del Castello dei Conti, si svolgeva una conferenza stampa di presentazione della campagna premiale “Ricicla e Vinci”, durante la quale venivano illustrate le modalità di utilizzo di dette macchine eco-tecnologiche, le premialità spettanti a chi conferisce ed i luoghi, dove sono installate tali attrezzature.

Conferenza a cui partecipavano il Sindaco Lettieri, l’Assessore all’Igiene Urbana Cuono Lombardi ed il projet manager Achab Med Gianluca Chioato. Innanzitutto veniva precisato, che possono conferire i rifiuti nei riciclatori allocati sul territorio comunale tutti i cittadini residenti ad Acerra e che siano in regola con il pagamento della Ta.Ri, la tassa dei rifiuti.

Ed ogni cittadino, che vuole inserire negli stessi bottiglie e flaconi in plastica, deve prima inserire, attraverso il touch screen posto al centro del riciclatore, il proprio codice fiscale. Il software capirà se si è in regola o meno con il pagamento e permette il conferimento.

Il meccanismo di conferimento è rivolto solo alle utenze domestiche. Per ogni flacone o bottiglia conferita nei riciclatori, si riceve un punto, che viene accreditato sulla propria scheda virtuale.

Al raggiungimento di una data soglia si ottiene un premio. All’utente viene consegnato uno scontrino, con il quale può ritirare tale premio. Al raggiungimento di 400 punti, si potrà vincere un week-end per due persone in una località italiana.

Con 500 punti un navigatore Gps da auto. Con 1000 punti un condizionatore classe A+++. Col raggiungimento di 1500 punti si otterrà un set di 4 pneumatici estivi a basso consumo energetico.

Con 2000 punti si otterrà invece una bicicletta elettrica. Il progetto scade il I dicembre prossimo. I premi sono disponibili fino ad esaurimento delle scorte. In palio ci sono 10 week-end, 10 navigatori, 6 climatizzatori, 8 set di pneumatici e 4 biciclette elettriche.

Al raggiungimento del premio desiderato va contattato il numero verde 800.58.59.12 o l’indirizzo email info@tekraservizi.eu. I tappi delle bottiglie o dei flaconi vanno conferiti nelle apposite bocchette.

I riciclatori sono situati a: piazza Calipari (nei pressi della scuola “Ferrajolo”); via Deledda (nei pressi della scuola Don Milani); via Sand; via Diaz e piazza Falcone e Borsellino. Ai quali se ne aggiungeranno altri 5. Ovviamente bisognerà scegliere un solo riciclatore, presso il quale conferire il rifiuto differenziato, poiché essi non sono collegati tra di loro.

Nel caso in cui si decida di utilizzare più strutture dislocate sul territorio cittadino, i punti non saranno accumulati. Quindi raccolta differenziata in cambio di buoni-premio. E’ questa l’idea alla base della campagna di comunicazione, finalizzata a consolidare la raccolta differenziata quale gesto quotidiano e virtuoso, nonché a premiare i comportamenti positivi dei cittadini.

Un sistema in cui tutte le attività, a partire dall’estrazione e dalla produzione, sono organizzate in modo, che i rifiuti di qualcuno diventino risorse per qualcun’altro.

“Le brochure informative saranno recapitate a domicilio nei prossimi giorni alle utenze domestiche – diceva Chioato – e saranno allestiti dei punti informativi, dove poter chiedere ulteriori informazioni”.

Dal canto suo il Sindaco diceva:

“E’ un altro tassello, che si aggiunge ad una mentalità di differenziare i rifiuti. Che comunque comporta dei costi; che ci ha portati ad una percentuale del 70% e ad aderire al progetto elaborato dalle scuole denominato Plastic Free, che mira a disincentivare soprattutto il monouso.

Ben venga, inoltre, la manutenzione dell’inceneritore a settembre, purchè i rifiuti non smaltiti non siano stoccati ad Acerra, che ha già dato”.

Purtroppo nessun accorgimento è stato adottato, per evitare che qualche “furbetto” raccolga di notte il maggior numero possibile di bottiglie, le conferisca nel riciclatore ed ottenga il punteggio desiderato con relativo premio conseguito.

 

Maria Luigia Feldi

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Furti mancati, banda allo sbaraglio

Veri e propri dilettanti allo sbaraglio i ladri che, di notte, dopo aver forzato una serranda del supermercato MD di piazza San Pietro, fuggivano, portandosi dietro due casse completamente vuote.

Scattato l’allarme, sul posto giungevano i Carabinieri della locale stazione, i quali provvedevano ad acquisire le immagini registrate di alcune telecamere private, poste a protezione di diversi esercizi commerciali, cercando di dare un volto ed un nome alla sgangherata gang, composta almeno da tre persone che, dopo aver faticato non poco, per aprire la serranda del Discount, fuggiva a mani vuote.

E doveva trattarsi della stessa gang quella che, sempre durante le ore notturne, prendeva di mira un negozio specializzato nella vendita di gelati allo yogurt, riuscendo a procurare solo danni e nulla più. Sul furto o, tentato furto, poche erano le notizie trapelate.

Nel frattempo, per riuscire a mettere un argine alla dilagante microcriminalità e, in particolar modo, ai raid predatori, Polizia e Carabinieri stanno intensificando le attività di pattugliamento e di controllo del territorio, almeno fino alla mezzanotte.

Scarsi invece sono i risultati, prodotti fino ad ora dagli impianti di videosorveglianza allocati sul territorio cittadino e, nello specifico, nel centro storico e tanto decantati dall’amministrazione comunale.

 

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