Edizione integrale dell’11 Settembre 2018

 

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Le belle incompiute o le belle inaccessibili

E’ noto che, con Delibera di Giunta comunale n.120 del 31.07.2018 (assente illustre il Sindaco Lettieri), di indirizzo al Consiglio comunale, si dava inizio all’iter di approvazione del progetto preliminare del nuovo Piano Urbanistico Comunale.

A cui seguivano, qualche giorno dopo, le dichiarazioni rese alla stampa dall’ambientalista Alessandro Cannavacciuolo, secondo il quale “abbiamo notato che proprio alcuni terreni agricoli di proprietà di amministratori locali di punta e di tecnici comunali, grazie alla futura approvazione definitiva del nuovo piano urbanistico, potranno costruire palazzi e centri commerciali in quei vasti spazi, che la Giunta vuole trasformare. Noi però non staremo a guardare e denunceremo tutto alle autorità preposte”.

Adesso, a fronte dell’approvazione del suddetto iter, che dovrà portare all’adozione del nuovo strumento edilizio territoriale, persiste uno stallo ormai cronico relativo ai lavori ad una serie di opere pubbliche, che da anni dovevano contribuire allo sviluppo socio-economico della città.

Ecco di seguito alcune di dette opere, ricordando che dell’elenco fanno parte anche il campo “Arcoleo”; il Museo della Civiltà Contadina (inaccessibile per lavori) e l’isola ecologica in località Frassitelli.

 

 

Realizzanda piscina comunale di via Clanio. Un impianto natatorio con annesso campo polivalente ed aree a verde attrezzato da 4.554.000,00 euro, finanziato dall’ex Amministrazione provinciale di Napoli e dalla Regione Campania e la cui gestione fu affidata ai privati con Delibera di Consiglio comunale n.13 del 6.10.2011, approvata dall’ex Commissario straordinario Marcello Fulvi.

Ad oggi i lavori della struttura sono fermi, perché la ditta costruttrice è fallita ed il Comune, che il 26 settembre 2017 rescisse il contratto di appalto con la stessa per grave inadempienza, dovrebbe bandire una nuova gara d’appalto. Ma nel frattempo i costi di realizzazione sono lievitati considerevolmente.

Pertanto, dopo 12 anni dall’approvazione del progetto definitivo la piscina comunale, i cui lavori sarebbero dovuti essere completati entro dicembre 2014, resta un miraggio, mentre per il servizio di portierato e di guardiania giornaliera h24, della durata di 8 mesi, stiamo corrispondendo ad una ditta di Afragola una somma pari a 45.989,00 euro.

La speranza, adesso, è il rifinanziamento dell’opera da parte del Coni. I cui lavori, recita la Determina n.774 del 19.06.2018, dovrebbero (e fanno bene ad usare il condizionale) riprendere entro l’inizio del 2019.

 

 

Il Parco Urbano, che dovrebbe sorgere nell’attuale sede dello Stadio comunale di via Manzoni, che per anni è stato un fiore all’occhiello della città, dove ora la fanno da padrone le erbacce ed i cui lavori presero il via l’11 luglio 2017, salvo poi fermarsi per il ritrovamento di vari reperti archeologici importanti ed interessanti, tra cui un muro di epoca romana e che non possono essere reinterrati.

Ed è  durante il Civico consesso di lunedì 4 giugno 2018, che il Sindaco fornì le ultime delucidazioni sull’opera, a seguito delle notizie di stampa, secondo le quali “il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti aveva comunicato, in data 23.05.2018, il recesso del contratto per la realizzazione del Parco Urbano”. E Lettieri, tra l’altro, disse:

“Abbiamo incaricato un legale a rappresentarci; il Rup ha ritirato la rescissione contrattuale e, su imput del Provveditorato alle Opere Pubbliche, siamo stati convocati, per essere informati che si darà luogo ad una variante progettuale, che comporterà uno stop di circa 6 mesi ai lavori. Il tutto per arrivare a realizzare un parco eco-archeologico”.

 

 

Il Primo Circolo didattico di Piazzale Renella che, com’è noto, fu interdetto attraverso l’Ordinanza n.9 dall’ex Commissario straordinario Fulvi nell’ottobre del 2011, per i necessari lavori di ristrutturazione. Cantiere del plesso scolastico occupato, lo scorso 4 aprile, dai disoccupati aderenti all’ex progetto regionale “Bros”, con conseguente interruzione dei lavori.

Disoccupati che avrebbero rinvenuto, di lì a poco, nella palestra della scuola, una vera e propria bomba ecologica, composta da serbatoi e vasche in amianto ed eternit, forse riconducibili allo stesso edificio scolastico. Una grande e significativa presenza di amianto nella cosiddetta “Scuola più Bella del Mondo”. Una situazione molto pericolosa, anche perché il materiale tossico e nocivo era stoccato, senza rispettare le normative in materia di sicurezza.

Della rimozione dell’amianto era stato incaricato il Provveditorato alle Opere Pubbliche di Campania e Molise, attraverso l’avvio del procedimento intentato dal Comune nei suoi confronti in data 12.04.2018 e da portarsi a termine entro 30 giorni dalla notifica dello stesso.

Da allora il nulla. E le indiscrezioni trapelate non fanno presagire nulla di buono.

 

J.F.

 

 

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Chiusura dell’inceneritore: botta e risposta Lettieri-Auriemma

Durante l’incontro con i lavoratori ex Montefibre dello scorso 3 settembre, tenutosi sia all’esterno dell’impianto, sito in località “Pagliarone” che al Comune e relativo al rinnovo della mobilità scaduta a novembre 2017 anche per l’anno prossimo ed alla reindustrializzazione dell’area Asi di Acerra,, il Sindaco Lettieri ribadiva al Senatore e Sottosegretario allo Sviluppo Economico Andrea Cioffi, quanto aveva già chiesto in mattinata in Comune, ossia:

«Non dobbiamo trascurare anche il tema della chiusura, più volte richiesta, del termovalorizzatore di Acerra, il cui avvio ha coinciso con il blocco di molte realtà industriali sul nostro territorio. Infatti in questi anni abbiamo più volte fatto presente, che quando è stata rilasciata l’autorizzazione all’esercizio del termovalorizzatore, non si è tenuto conto della sommatoria con le immissioni in atmosfera delle aziende in zona Asi e, in particolare, della vicina società Friel, la quale usa come combustibile l’olio di palma.

Abbiamo chiesto più e più volte, che si tenga conto di questa sommatoria. E tra l’altro la norma attuale, regionale o nazionale, consente ancora ulteriori autorizzazioni di attività inquinanti sul territorio, senza tenere conto di questi fattori inquinanti».

Puntuale e piccata arrivava la risposta del Consigliere comunale Carmela Auriemma (Mov.5 Stelle), la quale sul proprio profilo facebook scriveva: “Non sapevo di avere un sindaco grillino.

Il mio sindaco parla di chiusura dell’inceneritore. Bene. Se pensa veramente che l’inceneritore è l’inizio della fine di Acerra, restituisca immediatamente i 240 mila euro che ha avuto dall’A2A (la società lombarda che gestisce l’impianto del Pantano ndr).

E se è un bravo Sindaco, i fondi per la videosorveglianza li troverà da qualche altra parte. Non è necessario chiedere l’elemosina al nostro detrattore!!”.

Oltre a ciò il Consigliere di opposizione aggiungeva: “Visto che il primo cittadino si è espresso sulla tematica inceneritore, vorrei ricordare che circa lo studio sulle ricadute previsto dall’AIA rilasciata nel 2014, il Comune rinunciò a nominare dei propri tecnici, lasciando di fatto all’A2A la possibilità di scegliere i consulenti, che poi hanno redatto lo studio.

Il contributo di 240 mila euro, che di recente ha avuto Lettieri dall’A2A, dimostra chiaramente che il nostro Sindaco intrattiene rapporti e trattative con i gestori del tanto criticato impianto. Perché inoltre – concludeva la professionista – il Sindaco non interviene sullo sforamento delle centraline, che monitorano la qualità dell’aria e che ci dicono, che gli sforamenti dei limiti delle polveri sottili consentiti dalla legge si sono già più volte verificati?

Qui la sua competenza è assoluta, visto che egli è anche autorità primaria nella tutela della salute pubblica”.

 

J.F.

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Tra amianto e stato dei lavori: le interrogazioni del Consigliere Auriemma sul I Circolo didattico

Come già accennato in precedenza, è noto che il Primo Circolo didattico di Piazzale Renella fu interdetto attraverso l’Ordinanza n.9 dall’ex Commissario straordinario Marcello Fulvi nell’ottobre del 2011, per i necessari lavori di ristrutturazione e riqualificazione.

Cantiere del plesso scolastico occupato, lo scorso 4 aprile, dai disoccupati aderenti all’ex progetto regionale “Bros”, per rivendicare il loro diritto al lavoro e conseguente interruzione dei lavori. Disoccupati che avrebbero rinvenuto, di lì a poco, nella palestra della scuola, una vera e propria bomba ecologica, composta da serbatoi e vasche in amianto ed eternit, forse riconducibili allo stesso edificio scolastico. Una grande e significativa presenza di amianto nella cosiddetta “Scuola più Bella del Mondo”.

Una situazione molto pericolosa, anche perché il materiale tossico e nocivo era stoccato, senza rispettare le normative in materia di sicurezza. Della rimozione dell’amianto era stato incaricato il Provveditorato alle Opere Pubbliche di Campania e Molise, attraverso l’avvio del procedimento intentato dal Comune nei suoi confronti in data 12.04.2018 e da portarsi a termine entro 30 giorni dalla notifica dello stesso. Da allora i lavori all’edificio sono completamente fermi, mentre nulla si sa della sorte dell’amianto.

A cercare di fare luce sulla vicenda era, lo scorso 6 settembre, il Consigliere comunale Carmela Auriemma, la quale produceva due interrogazioni con risposta in Consiglio Comunale. La prima indirizzata all’Assessore all’Ambiente, nonchè Vice-sindaco Cuono Lombardi e relativa proprio alla questione dell’amianto.

La seconda indirizzata all’Assessore all’Urbanistica ed ai Lavori Pubblici Giovanni Di Nardo e relativa allo stato dei lavori ed alla data di consegna del plesso, ricordando che gli stessi presero il via a maggio 2017.

Di seguito il testo della prima interrogazione. “La sottoscritta…rappresenta quanto segue. Premesso che con deliberazione della Giunta Regionale n.339 del 10.07.2012, si è inteso dare attuazione all’Accordo di Programma sottoscritto il 18.07.2008 e denominato “Programma strategico per le compensazione ambientale nella Regione Campania”, con annesso allegato tecnico, contenente l’elenco delle criticità ambientali e degli interventi di compensazioni richieste dai Comuni, nel cui territorio hanno sede impianti di gestione rifiuti e impianti di discarica.

Con convenzione n.0902100, in data 05.12.2012 e successivo atto modificato rep.0203093 in data 21.03.2014, stipulati tra la Regione Campania ed il Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche Campania-Molise, sono stati regolati i rapporti per l’attuazione degli interventi di cui all’allegato n.1 della medesima convenzione.

Che nell’elenco delle criticità ambientali e degli interventi di compensazione richiesti dal Comune di Acerra contenuti nel suindicato allegato, figurava quello avente ad oggetto il “Consolidamento I Circolo didattico”. Con deliberazione della Giunta Comunale n.126 del 18.09.2014 veniva autorizzata la realizzazione dell’intervento “Lavori di ristrutturazione-adeguamento funzionale, miglioramento sismico del plesso Primo Circolo didattico sito in Piazzale Renella”.

Essendo stato approvato con Decreto n.25447 del Provveditorato alle OO.PP della Campania e del Molise progetto dell’opera per un importo pari ad euro 6.770.000,00. Che in data 24.03.2015 si è verificato un incendio presso la palestra del plesso scolastico in questione.

Con nota del 26/02/2018 il Ministero delle Infrastrutture trasmetteva copia del progetto dei lavori complementari ai lavori di ristrutturazione, adeguamento funzionale, miglioramento sismico del plesso scolastico, a seguito dell’incendio della palestra posta nel cortile della scuola e a servizio del complesso scolastico, per l’approvazione della copertura finanziaria dello stesso con gli importi derivati anche dalle economie dei ribassi di gara degli interventi previsti e finanziati nel Comune di Acerra che, con Delibera di Giunta Comunale n.28 del 06.03.2018, si è autorizzato la realizzazione dell’intervento dei lavori complementari suindicati.

Che lo scorso mese di aprile, a seguito di un video diffuso da un gruppo di disoccupati BROS, si è avuto notizia che la palestra conteneva numerosi manufatti contenenti fibre di amianto. Che gli accantonamenti dei suindicati manufatti non rispettavano alcune delle prescrizioni previste dalla normativa in tema di deposito temporaneo di amianto.

Considerato che la suindicata palestra è adiacente all’Istituto Munari di via Campanella e a breve riprenderanno le attività scolastiche. Interroga l’Assessore, per sapere se i manufatti sono stati rimossi; se l’area è stata sottoposta alle necessarie procedura di bonifica; quali iniziative e/o atti sono stati adottati nei confronti dell’appaltatore, nonché custode del cantiere”.

 

Joseph Fontano

 

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Tardi: “Bene l’appello del Sindaco alla chiusura dell’inceneritore. Acerra non sia la vittima della Regione”.

In merito alle dichiarazioni rilasciate dal Sindaco Lettieri lunedì 3 settembre, relative alla chiusura dell’inceneritore e di cui riferivamo in precedenza, si esprimeva il Consigliere comunale di maggioranza Domenico Tardi, eletto nella lista civica “Fare”. Il quale dichiarava:

“A mio avviso bene ha fatto il Sindaco, ad accendere i riflettori sull’inceneritore di Acerra e a chiederne la chiusura, in quanto la Regione Campania più volte ha ribadito la necessità di costruire una quarta linea, visti anche i continui stop alle altre linee, come verificatosi di recente e conseguenti anche al fatto, che l’impianto funziona a ciclo continuo.

Regione che potrebbe anche avere l’intenzione di modificare i codici Cer ai rifiuti, in modo da poter bruciare nell’impianto del Pantano anche le ecoballe, di cui è disseminata la Regione. Non senza dimenticare che, presso il termovalorizzatore di Acerra potrebbero essere trasferiti i rifiuti di altre Regioni italiane, prima tra tutte quelli del Lazio e soprattutto della Capitale, che si trova in una situazione di difficoltà.

Perché Acerra deve subire tutto ciò, visto anche che la nostra città ha raggiunto un’ottima percentuale di raccolta differenziata, grazie all’impegno profuso dai cittadini e dalle recenti amministrazioni comunali?

Più che altro – proseguiva Tardi – non dimentichiamoci che il Piano regionale sul ciclo integrato sui rifiuti, così come trasmesso a suo tempo a Bruxelles, prevedeva 3 inceneritori in Campania, di cui uno nei pressi di Salerno e che, invece, non sono stati mai realizzati, eccezion fatta per quello di Acerra.

E ciò ha comportato pesanti sanzioni nei confronti dell’Italia da parte della Comunità Europea, con esborso di denaro pubblico per milioni di euro.

Oltre a ciò, tanto per rimanere in tema di rifiuti, a breve a Pomigliano D’Arco sarà realizzato un impianto di compostaggio che, residenzialmente, si trova sul territorio pomiglianese ma che, in pratica, interessa in pieno il territorio acerrano. Com’è successo per altri siti industriali e commerciali che, ufficialmente, “risiedono” nei Comuni limitrofi ad Acerra ma che, di fatto, insistono sul nostro territorio.

Fa bene il primo cittadino a ricordare tale vicenda, anche se dovrebbe richiamare maggiormente alle proprie responsabilità la proprietaria dell’inceneritore, che è proprio la Regione Campania, governata da Vincenzo De Luca.

Circa la questione relativa allo stabilimento “La Doria” – aggiungeva il Consigliere – che è un fiore all’occhiello per Acerra e la cui proprietà ha confermato la chiusura dello stesso il 30 settembre prossimo, questa rappresenta un ulteriore schiaffo al mondo occupazionale e produttivo del nostro territorio.

A nulla sono valsi i tentativi fatti a livello istituzionale, per evitarne la chiusura, compresi i tavoli svoltisi in Regione, soprattutto quelli promossi dalla Commissione Attività Produttive, presieduta da Nicola Marrazzo. Eppure gli sforzi istituzionali a vari livelli sono riusciti a risolvere una questione ben più complessa e grande, e ne sono compiaciuto, com’è quella dell’Ilva di Taranto.

L’impegno dell’amministrazione comunale locale, per le proprie competenze, nelle varie sedi, c’è stato.

Così come non è mancato quello del Vescovo Antonio Di Donna, con i suoi appelli. Però si sono susseguite solo fumate nere, come quella del 3 settembre, quando al tavolo regionale la proprietà non si è nemmeno presentata. Spero che alla fine l’azienda ci possa ripensare”.

 

Joseph Fontano

 

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Tromba d’aria ad Acerra: un’apocalisse d’acqua che ha “sfregiato” il volto della città

Un evento verificatosi in piena estate, che avrebbe lasciato una lunga scia di conseguenze socio-economiche di non poco conto. Ma che, per fortuna, non provocava vittime o feriti.

Il riferimento, naturalmente, è alla tromba d’aria, che mercoledì 22 agosto investiva in pieno il nostro territorio e quello di altri Comuni limitrofi. Una bufera di vento e pioggia che si abbatteva nel primo pomeriggio e che prendeva di mira soprattutto gli alberi, molti dei quali sradicati e la tendostruttura dell’impianto sportivo via Manzoni, quasi completamente privata della grande tenda di copertura.

Una pioggia torrenziale insistente e copiosa che causava l’allagamento di cantinole, seminterrati e scantinati e, ovviamente, delle strade, soprattutto di quelle dei quartieri cittadini da anni soggetti a tale fenomeno. Venti che soffiavano ad una velocità di oltre 100 chilometri orari e che provocavano danni a strutture pubbliche e private.

Danni ingentissimi al Civico Cimitero, di cui pubblichiamo alcune foto ed un breve resoconto degli stessi. Per l’intera giornata i centralini delle Forze dell’Ordine, con particolare riferimento a quello della Polizia Municipale, venivano subissati di richieste di intervento e di segnalazioni.

Tenuto conto anche del periodo ferragostano, la macchina comunale cercava di affrontare tutte le criticità, procedendo alla messa in sicurezza dei luoghi, mobilitando il personale dell’Ufficio Tecnico, della squadretta Manutenzione e del Comando della Polizia Municipale, anche facendo rientrare in sede il personale reperibile.

In molti casi intervenivano anche i Vigili del Fuoco, per valutare la staticità o meno di parti di fabbricati o degli alberi. Volendo procedere ad un elenco delle criticità provocate dalle eccezionali avverse condizioni atmosferiche, che non risparmiavano alcun quartiere, si registravano: pali della pubblica illuminazione e dell’Enel abbattuti; alberi caduti sulle vetture in sosta o sulle recinzioni in ferro; asfalto e tegole rimosso dai tetti delle abitazioni; tende da sole divelte dai balconi; caduta di calcinacci a Corso Garibaldi; lamiere penzolanti sui tetti delle palazzine, che richiedevano il transennamento delle zone; pannelli del Parco Urbano di via Sand sradicati e scaraventati in strada.

Solo il giorno successivo si poteva dare inizio alla conta dei danni. Osservate speciali erano le scuole cittadine, che non facevano registrare situazioni particolari, tranne che per qualche albero abbattuto, come nel caso della scuola media “Capasso”.

 

Maria Luigia Feldi

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Tromba d’aria ad Acerra: gravissimi i danni arrecati al cimitero

Come già accennato nell’articolo riportato in precedenza e relativo al violento nubifragio, che si abbatteva sulla città lo scorso 22 agosto, il luogo cittadino particolarmente colpito e danneggiato risultava essere il Civico Cimitero, che sarebbe rimasto interdetto all’utenza, fino a quando non sarebbero stati rimossi gli alberi sradicati o abbattuti dal forte vento e messe in sicurezza le aree interessate dai crolli. Infatti la caduta degli alberi sulle cappelle gentilizie provocava la distruzione di alcuni sarcofagi e, in alcuni casi, la fuoriuscita dai loculi delle bare in essi contenute ed anche delle salme dei defunti.

“E’ un disastro indescrivibile – spiegava una donna, uscendo dal cimitero – quello che è successo all’interno del camposanto. C’è rovina dappertutto”.

Con il trascorrere delle ore la notizia dei danni subiti dal luogo sacro faceva il giro della città ed una folla sempre più numerosa si accalcava davanti all’ingresso del cimitero, pretendendo di accedere all’interno della struttura, per verificare se le tombe dei propri cari avessero subito eventuali danni.

La qualcosa richiedeva l’intervento delle Forze dell’Ordine, per riportare la calma e per spiegare alle persone che l’accesso era interdetto. Interdizione estesa anche agli operai delle imprese, che effettuano i lavori nel cimitero “Nuovissimo”.

Anche qui l’elenco delle criticità provocate dall’eccezionale tempesta era molto lungo. Si andava dalle scale scaraventate a terra ai portafiori strappati dai loculi. Dai lampioni abbattuti ai contenitori dei rifiuti scaraventati a decine di metri di distanza. Fino alle lapidi di marmo spezzate dalla furia del vento.

A seguito del sopralluogo effettuato dal Dirigente della VI Direzione Ing.Giovanni Soria, il quale rilevava la necessità di provvedere alla chiusura del cimitero per la tutela della pubblica incolumità, sicurezza ed igiene, nel tardo pomeriggio dello stesso giorno il Sindaco Lettieri emetteva l’Ordinanza contingibile ed urgente n.33 di chiusura al pubblico del cimitero fino a nuovo ordine e nelle more dell’esecuzione degli interventi di messa in sicurezza.

Disponeva inoltre che, per tale periodo e per eventuali funerali, sarebbe stato il Dirigente competente, a valutare l’autorizzazione allo svolgimento dello stesso con il supporto del sanitario, dei Vigili Urbani e dell’Ufficio Tecnico comunale.

Il giorno successivo, attraverso apposita nota indirizzata ai Dirigenti competenti, l’Asl disponeva che si procedesse alla rimozione delle salme fuoriuscite dalle bare ed alla sistemazione delle stesse in ambienti idonei, per scongiurare pericoli igienico-sanitari.

Intanto cominciavano a prendere consistenza le prime stime dei danni arrecati dal violento nubifragio. Infatti, per abbattere e rimuovere gli alberi spezzati dalla tempesta o per ripristinare le tombe danneggiate, il Comune impegnava una somma pari a 48.100,00 euro, da corrispondere alle società esecutrici dei lavori. Solo il 6 settembre la struttura veniva riaperta al pubblico, mentre un incarico di verifica dei cipressi secolari nel cimitero vecchio veniva affidato all’agronomo Gianluca Iovine, al quale veniva corrisposto un importo pari a 2480,00 euro.

 

 

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Residenze e contratti di locazione a stranieri, l’amministrazione comunale intensifica i controlli

Intensificata nei giorni scorsi l’attività di controllo da parte del Comune relativamente alle richieste di rilascio delle residenze, con l’invio dei contratti di locazione delle abitazioni presentati al Comune agli uffici dell’Agenzia delle Entrate per la relativa verifica della registrazione.

I controlli, nell’ambito delle più generali verifiche, per contrastare i fenomeni delle residenze irregolari, sono stati effettuati a partire dal centro storico, dov’è più esteso il fenomeno della locazione delle abitazioni a stranieri. Questi accertamenti si estendono anche alle residenze già rilasciate e permettono all’Ente di contrastare anche eventuali altri fenomeni di irregolarità e consentono di conoscere chi risiede sul territorio cittadino, per aumentare la sicurezza di tutti.

L’Amministrazione del sindaco Lettieri ha promosso anche la verifica, da parte degli uffici competenti, dei motivi che sono alla base della richiesta di rilascio di residenza o che comportano la differenziazione della residenza. In parallelo sono cresciute anche le segnalazioni ed i controlli da parte degli organi competenti ma anche le cancellazioni dall’anagrafe.

Gli uffici del Comune stanno inoltre procedendo anche ad incrociare una serie di dati, per stanare eventuali “furbetti”. E’ obiettivo dell’Amministrazione controllare anche il fenomeno della “cancellazione della residenza” che ha, come conseguenza, la mancata registrazione del trasferimento, causando così la perdita di svariati diritti per chi si cancella.

 

 

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Di nuovo ferma (è l’ennesima volta che accade) una linea dell’inceneritore

Si fermava di nuovo, lo scorso 8 settembre, una linea del termovalorizzatore sito in località “Pantano”. La linea era la numero 3, quella che nelle settimane precedenti era stata regolarmente sospesa per i dovuti lavori di manutenzione. Poi il blocco che creava non poche preoccupazioni.

Infatti ogni piccolo inconveniente all’impianto rischia di mettere in crisi un già complesso e difficile ciclo dei rifiuti. La situazione era giudicata critica, perché appena 7 giorni prima era andata fuori uso la linea 2, che aveva ripreso a funzionare solo il 15 agosto.

Senza contare come, a partire da maggio, tra interventi di manutenzione programmata e rotture improvvise, l’inceneritore ha funzionato a pieno ritmo (ossia su tutte e tre le linee di lavorazione) solo per poche settimane.

Quello di sabato 8, infatti, è il quinto stop ed occorrono una decina di giorni, per sistemare la linea, a causa di una rottura dell’impianto di generazione del vapore. Naturale che, in questo quadro, potrebbe essere necessario, come già accaduto nelle scorse settimane, prolungare lo stoccaggio straordinario. Tra giugno e luglio, infatti, tra lo stop del termodistruttore e gli incendi nelle piattaforme del Conai, più volte il ciclo regionale dei rifiuti è andato parzialmente in crisi.

Infatti durante i mesi estivi sono ben 5 gli impianti andati a fuoco. L’ultimo dei quali, quello di tritovagliatura sito Casalduni, nel beneventano, è stato interessato dalle fiamme il 23 agosto scorso. Il quinto, dopo i roghi nel tritovagliatore di Battipaglia e nelle piattaforme di lavorazione e di smistamento delle aziende Nappi (Battipaglia); Bruscino (San Vitaliano) e De Gennaro (Caivano).

Anche se la Regione è corsa subito ai ripari autorizzando, in casi di emergenza, uno stoccaggio provvisorio nei piazzali degli impianti Stir.

Per evitare di far piombare la Regione di nuovo nell’emergenza rifiuti. Un incubo che incombe sempre e che ha spinto qualcuno, ad ipotizzare la costruzione della quarta linea dell’inceneritore, da subito avversata dagli ambientalisti locali. E se ne parla già da un pò. Una necessità tecnica ma anche politica. Infatti il governatore Vincenzo De Luca non vuole ritrovarsi in una situazione di emergenza e non si stanca di ripetere, anche in pubblico, “come la crisi rimane dietro l’angolo”.

L’ex primo cittadino di Salerno non vuole ritrovarsi in piena crisi nei prossimi mesi, quando deve giocarsi la carta delle elezioni in Regione. E gli impianti attuali non bastano. Ed allora occorre sacrificare di nuovo Acerra!!

Tra percentuali di raccolta differenziata ferme ed i ritardi nei trasferimenti verso l’estero, mancano all’appello circa 500 mila tonnellate l’anno, che non si sa dove smaltire. E nell’eventualità di crisi, a fine luglio, il Consiglio regionale ha varato una norma, per istituire “siti provvisori”, nei quali stoccare i rifiuti. Il tutto per evitare emergenze.

 

Elvira Castaldo

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Ex Montefibre: il sopralluogo del sottosegretario allo Sviluppo Economico Andrea Cioffi

Rinnovo della mobilità scaduta a novembre 2017 anche per l’anno prossimo e reindustrializzazione dell’area ex Montefibre di Acerra, sono gli obiettivi che il Ministero delle Attività Produttive persegue per l’ex polo chimico tessile acerrano, sito a Contrada Pagliarone, dove la produzione è ferma dal maggio del 2004 per ristrutturazione e che sarebbe dovuta ripartire nell’estate del 2009.

E tutto questo nonostante che, fino ad ora, tra capitali pubblici e privati, siano stati spesi per la ristrutturazione dell’area industriale milioni di euro. Ma di ripresa della produzione finora nulla.

Ad assicurarlo, nella mattinata di lunedì 3 settembre, era il Sottosegretario allo Sviluppo Economico del Movimento 5 Stelle Andrea Cioffi durante un sopralluogo nell’impianto, effettuato con gli Assessori regionali alle Attività Produttive ed al Lavoro Antonio Marchiello e Sonia Palmieri, al Consigliere comunale pentastellato Carmela Auriemma, nonché al Direttore dell’Asi Salvatore Puca.

Ad attenderli, all’esterno dei cancelli del dismesso colosso chimico, c’era una delegazione di un’ottantina di operai da 10 mesi senza ammortizzatori sociali e “scrutati” con occhio discreto da decine di agenti delle Forze dell’Ordine. Poco prima del sopralluogo all’ex Montefibre l’esponente di Governo e gli Assessori regionali si erano riuniti in Municipio con il Sindaco Lettieri. All’incontro era presente anche il Presidente del Consiglio comunale Piatto.

“Stiamo studiando una soluzione tampone a termine – dichiarava Cioffi – per garantire alle tute blu una forma di reddito anche per l’anno prossimo, in attesa di una ricollocazione produttiva. Anche se non si può prolungare all’infinito l’erogazione degli ammortizzatori sociali”.

Dal canto loro le tute blu ribattevano: “Noi vogliamo lavorare, non vogliamo assistenza. Ormai siamo allo stremo e non sappiamo come dobbiamo fare, per mandare avanti le nostre famiglie, visto che non percepiamo alcun reddito dallo scorso novembre. Se non ci saranno soluzioni, presidieremo notte e giorno i cancelli e non andremo via, nemmeno se ci picchieranno”.

Ma la soluzione non è assolutamente semplice. Al Mise stanno studiando un intervento normativo ad hoc, da inserire probabilmente nell’ambito della prossima finanziaria e, ovviamente, tentando di reperire i fondi da destinare alle circa 300 tute blu per il prossimo anno.

Un provvedimento tampone, in vista di un eventuale processo di riconversione industriale che, al momento, sembra essere ancora una volta una chimera. In Regione fanno trapelare che vi sarebbero due o tre imprenditori, interessati ad investire con nuove attività produttive nell’area dismessa. Ma nomi e tipologie produttive sono però coperti dal massimo riserbo.

Tuttavia occorre fare presto: a novembre scadranno gli incentivi ed i finanziamenti previsti dalle Zone economiche speciali e dalle aree a “crisi complessa”, in cui è stata inserita l’ex Montefibre, per poter accedere ai finanziamenti nazionali e regionali.

Si tratta di misure a sostegno di progetti di riqualificazione e riconversione dell’area industriale che, se non utilizzate, ritorneranno al Ministero delle Attività Produttive. “Ci auguriamo che ci siano progetti seri – aggiungeva Cioffi – mentre noi vigileremo, affinché non ci siano ulteriori sprechi di denaro pubblico”.

Dal canto suo Lettieri si mostrava preoccupato, dal fatto che “occorre capire cosa rimane nel sito, per non correre il rischio che i curatori fallimentari vendano gli impianti, senza fare l’obbligatoria caratterizzazione dei suoli.

In questo momento ci troviamo nella situazione, in cui i curatori fallimentari sono alle prese solamente con la dismissione dello stabilimento e c’è il rischio concreto che sul nostro territorio lascino tutti i problemi ambientali. E poi si deve affrontare il tema della reindustrializzazione del sito, che si trova in area industriale, ma che incide profondamente sul tessuto sociale di Acerra, non secondario il sostegno al reddito per i lavoratori del sito e dell’indotto, i quali o non percepiscono più ammortizzatori o sono in scadenza». Circa l’impianto, a prendere la strada della Turchia, l’anno scorso, furono gli impianti della Simpe (uno dei tre rami d’azienda, in cui fu divisa l’ex Montefibre).

Per poco meno di 4 milioni di euro una società turca acquistò macchinari ed assets produttivi nuovi di zecca costati 80 milioni di euro, di cui 5 finanziati con fondi regionali. Stessa sorte toccò l’anno precedente agli impianti della consorella Fidion (che produceva fiocco di poliestere). Attualmente nell’area ex Montefibre sono in funzione l’Infra, la fabbrica che produce fiocco dalla plastica riciclata e che occupa 35 operai e la centrale elettrica Fri.El. che impiega 25 dipendenti.

A cui se ne aggiungono un’altra decina per la Ngp Servizi. Pertanto, dei quasi 500 dipendenti, oggi lavorano solo una settantina di unità.

 

 

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