Edizione integrale del 12 aprile 2021

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Treni veloci, montato il primo viadotto sulla nuova linea Napoli-Bari

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Alta velocità Napoli-Bari: veniva realizzato alla fine del mese scorso, dopo 72 ore di lavoro, il primo dei tre viadotti ad arco. La posa del mastodontico ponte (2500 tonnellate di peso; lungo circa 80 metri ed alto 21 metri) richiedeva ben tre giorni di messa in opera. Si tratta di una soluzione ingegneristica all’avanguardia, che consente di minimizzare gli impatti sul traffico in fase di costruzione. Per completare la tratta lunga oltre 15 chilometri e sulla quale viaggeranno passeggeri e merci ad alta velocità, dovranno essere creati nei prossimi mesi altri due viadotti. La nuova linea, oltre che per i treni diretti a Bari, metterà in comunicazione le città a nord di Napoli con Caserta attraverso la stazione Tav di Afragola. Verranno realizzate due nuove fermate (a Casalnuovo e nei pressi dell’Ipercoop), una nuova stazione ad Acerra e la soppressione di ben 12 passaggi a livello (di cui 4 solo ad Acerra), presenti lungo la tratta Napoli-Caserta via Cancello, progettata da Italferr. Il viadotto realizzato consentirà alla nuova ferrovia di scavalcare l’asse mediano all’altezza di Acerra. Il tracciato si snoda per circa 15,5 chilometri nei territori di Casoria, Casalnuovo, Afragola, Caivano ed Acerra. A realizzare l’opera sulla linea alta velocità-capacità Napoli-Bari è la Webuild su commissione di Rete ferroviaria italiana del gruppo FS. Oltre alla Napoli-Cancello si sta lavorando alla realizzazione della tratta Apice-Hirpinia, che supera i 18 chilometri e prevede l’attraversamento dell’Appennino e la realizzazione della stazione intermedia di Hirpinia. Nel progetto rientra la costruzione di tre gallerie naturali e di quattro viadotti in un contesto molto complesso dal punto di vista paesaggistico. La costruzione delle due tratte costerà oltre un miliardo e mezzo di euro ed impiega attualmente ben 660 persone, che diventeranno 930 entro l’anno prossimo. A ciò si aggiunge una filiera di fornitori costituita da ben 300 aziende italiane, di cui ben 183 del Mezzogiorno. La variante alla linea Napoli-Cancello è il primo tratto dell’itinerario Napoli-Bari. La nuova linea parte dalla stazione Tav di Afragola, per poi lambire il polo commerciale Ipercoop, dove verrà realizzata una prima stazione. I binari, poi, proseguono verso nord, circumnavigando l’abitato di Acerra a sud verso Pomigliano e poi verso Napoli-Cancello. Le Ferrovie sono disponibili a vendere al Comune di Acerra i 100 mila metri quadri del vecchio tracciato,…

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Il Vescovo dall’altare durante l’omelia di Pasqua definisce i politici “sordi e ciechi”

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“Ciechi e sordi” sono i due aggettivi utilizzati nella Cattedrale del Duomo da Monsignor Antonio Di Donna, nel rivolgersi ai politici, durante la sua omelia pasquale. Ciechi sono coloro, che non vogliono vedere il disastro ecologico della ‘Terra dei Fuochi’, ma anche sordi perché non ascoltano, ciò che dicono gli scienziati dell’Istituto Superiore di Sanità ed i Magistrati della Procura della Repubblica di Napoli Nord. A molti, tra la Napoli che decide, ma anche in città, saranno fischiate le orecchie e non poco. Al Vescovo di Acerra e Presidente della Conferenza Episcopale campana non va assolutamente giù la decisione di realizzare in loco, nell’area industriale acerrana, l’ennesimo impianto di riciclaggio dei rifiuti. Un’industria capace di produrre biometano dal trattamento di 81 mila tonnellate l’anno di materiali organici, di scarti vegetali e di legno provenienti dalla raccolta differenziata. Il progetto della New Green Fuel srl di realizzare un impianto di produzione di gas metano, ha ottenuto l’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata dalla Regione Campania il 9 febbraio scorso e tra poche settimane potrebbe già iniziare i lavori di costruzione dell’impianto, che occuperà una superficie di 41 mila metri quadrati di territorio, a poca distanza dall’inceneritore e da una centrale elettrica alimentata a biomassa, ma anche da altre aziende dedite allo stoccaggio ed al riciclaggio dei rifiuti. “C’è un nesso causale tra l’inquinamento ambientale e l’insorgere di patologie tumorali – esordiva dall’altare l’alto prelato – e lo sapevamo già. Ma ora è ufficiale: sono gli scienziati e la magistratura che lo hanno stabilito. Ma nonostante ciò, questa terra non è solo la Terra dei Fuochi, ma sembra essere diventata anche la terra dei sordi e dei ciechi”. Nella sua omelia pasquale l’indomito Vescovo non si ferma alla sola denuncia e all’indignazione, ma lancia anche la sua ricetta, per contrastare l’inquinamento dell’ambiente da tempo al centro della sua battaglia pastorale. La sua idea è che da soli non si viene ascoltati, non si fa rumore abbastanza e che, quindi, serva un coro di voci, che parlino la stessa lingua. Insomma bisogna fare dell’inquinamento e delle patologie tumorali ad esso connesso una questione “non più di rilevanza prevalentemente locale, ma nazionale. La contaminazione dai veleni non è solo di queste terre, ma di tutt’Italia”. Ed è per questo che Di Donna ha chiamato…

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Ciarambino: “Impianto di biogas: assurdo che l’Arpac abbia dato parere favorevole”.

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In merito al progetto della napoletana “New Green Fuel srl” di realizzare nell’ex Montefibre, su di un’area  di 41 mila metri quadrati, un impianto di produzione di gas metano dal trattamento di oltre 80 mila tonnellate di rifiuti organici provenienti dalla raccolta differenziata, di scarti vegetali e di legno, con tanto di Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) rilasciata dalla Regione Campania il 9 febbraio scorso (Decreto dirigenziale n.46), il Vice-presidente del Consiglio regionale della Campania e Capogruppo del Movimento 5 Stelle Valeria Ciarambino, lo scorso 8 aprile annunciava un’interrogazione. E diceva: “Non è accettabile, che l’Arpac abbia dato parere favorevole alla realizzazione di un sito di ben 80 mila tonnellate di rifiuti per la produzione di biometano ad Acerra, che già ospita l’unico inceneritore a servizio di tutta la Campania. Il perimetro dell’agro nolano e dell’area a Nord di Napoli non può diventare la discarica d’Italia. Ha ragione monsignor Antonio Di Donna, nel puntare il dito, contro chi continua a localizzare impianti per il trattamento dei rifiuti in un territorio già saturo di siti di questo tipo e dove si registrano continui sforamenti dei limiti di polveri sottili. L’impianto – proseguiva l’esponente pentastellata – dovrebbe sorgere, tra l’altro, in un’area di sviluppo industriale, che andrebbe invece destinata a progetti, tesi ad attrarre investimenti e a porre le basi per la creazione di nuove imprese, migliorando la qualità di vita per gli abitanti del luogo, attraverso progetti innovativi di sviluppo eco-compatibile. Si tenga inoltre conto dell’ammonimento dell’Istituto Superiore della Sanità secondo cui sui territori, che hanno già subito il dramma dello sversamento dei rifiuti tossici, andrebbe bloccato qualunque tipo di impianto, se prima non si è proceduto alla bonifica dei suoli. Immaginare di edificare un nuovo sito di trattamento ad Acerra – sottolineava Ciarambino – è impensabile, in un’area per la quale il piano d’ambito prevede già impianti a Pollena, Palma Campania, Marigliano ed Afragola, in aggiunta allo Stir di Tufino. Senza dimenticare l’impianto di compostaggio a Pomigliano d’Arco, da 24 mila tonnellate annue di rifiuto umido, frutto di scelte di un accordo tra la precedente Amministrazione comunale e la Regione Campania ed adottato senza alcun coinvolgimento della comunità locale, che sorgerà proprio al confine con Acerra. Per questo – concludeva la Consigliera regionale – chiedo che oggi, non passi…

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Divulgato (con qualche anno di ritardo?) dagli ex lavoratori di Montefibre un dossier-denuncia

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Come riportato anche dalla stampa quotidiana in data 7.04.2021, sono stati necessari oltre 17 anni, per comprendere che l’impianto chimico Montefibre di Acerra aveva portato in città posti di lavoro e benessere (come in tanti volevano far cedere), ma anche morte, devastazione ambientale e poi disoccupazione. Nei giorni scorsi un comitato di ex lavoratori Montefibre, rimasti definitivamente fuori da ogni ciclo produttivo, ha preso carta e penna, scrivendo praticamente a tutti: al Ministero del Lavoro, a quello della Salute, alla Commissione del Senato per le ‘Morti Bianche’, per ottenere il riconoscimento all’esposizione all’amianto ed agli agenti chimici cancerogeni, al fine di collocare in pensione i lavoratori vecchi e malati, rimasti fuori da ogni ciclo produttivo. Tra i destinatari del dossier-denuncia (di 37 pagine) oltre che il Presidente della Regione Campania De Luca; il Prefetto di Napoli Marco Valentini, le Procure della Repubblica di Napoli e di Nola, figura anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la figlia del Sindaco Lettieri, la Consigliera regionale Vittoria. Nel dossier gli ex lavoratori hanno denunciato fatti e circostanze ormai noti a tutti da decenni, dichiarando (ma ormai a tempo abbondantemente scaduto), che per anni il colosso chimico di Contrada Pagliarone avrebbe usato (il condizionale è d’obbligo) materie prime cancerogene, che hanno portato alla morte tantissimi operai. In ogni modo la storia di Montefibre che, nel frattempo, aveva cambiato padrone e denominazione sociale, ricevendo in cambio delle loro promesse di riconversione, ingenti contributi economici, è finita il 7 gennaio del 2004, ovvero il giorno successivo all’ennesimo incidente rilevante, avvenuto nella serata dell’Epifania. Solo allora, grazie all’agire di un singolo rappresentante dell’informazione locale, si scoprì che il polo chimico acerrano, da quasi 10 anni, non aveva più il certificato di prevenzione incendi. Una vera e propria bomba. Dinanzi a quella situazione il Dirigente dell’Ufficio Tecnico comunale non potè fare altro, che diffidare l’azienda a mettersi in regola. Non successe praticamente nulla. I vertici dell’azienda risposero picche. Si dovette aspettare tre anni, per vedere “uscire” quei fusti colmi di sostanze tossiche. Secondo i documenti divulgati dalle ex maestranze, i fusti sarebbero dovuti andare in un impianto di termodistruzione a Ferrara. Ma poi si scoprì, che una parte finirono nella discarica di “Calabricito” e tanti altri a Casalnuovo, nei forni della Ramoil, un impianto che…

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Auriemma. “Ancora un monito del Vescovo Di Donna a chi amministra Acerra e la Regione”.

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E’ il Consigliere comunale Carmela Auriemma, a fare il punto sulle politiche ambientali, che investono il nostro territorio, a seguito anche di scelte calate dall’alto e di una scarsa attenzione riservata alle stesse dagli amministratori locali. “Non è possibile, che un territorio venga destinato al ‘munnezzaio’ della Campania e forse dell’intero Sud Italia – esordisce la professionista – e pertanto io non ci sto. Sono trascorse poche settimane dal rilascio di una nuova autorizzazione per un nuovo impianto, che tratta rifiuti, sul quale è intervenuta anche la Consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Valeria Ciarambino ed abbiamo chiesto ed ottenuto un’interrogazione a firma dei Consiglieri Ciarambino, Cirillo e Saiello. Ma già lo scorso 7 aprile si è tenuta la Conferenza dei Servizi per il rinnovo dell’autorizzazione della Friel, la centrale elettrica a biomassa più grande d’Europa, sita sempre nella locale zona industriale, a pochi metri dall’inceneritore più grande d’Europa. Negli anni abbiamo imparato a riconoscerla dai fumi neri che spesso si intravedono. In qualità di Consigliere comunale – proseguiva Auriemma – ho partecipato alla Conferenza ed ho rappresentato le mie perplessità in merito agli scarichi ed altro. Le aziende insediate in zona ASI molto spesso sono state autorizzate a scaricare nel depuratore dell’ex sito Montefibre, un impianto mai andato in funzione e mai autorizzato. Ma oggi si scopre, che scaricano nel depuratore sito a Caivano, in località “OmoMorto”, previo trattamento in loco (come mi è stato precisato in Conferenza). Allora mi chiedo circa la capacità di trattamento di questo depuratore, che oggi serve tanti Comuni ed ora anche tante aziende. Inoltre c’è sempre l’irrisolta questione delle centraline di rilevamento della qualità dell’aria, che ad Acerra registrano dati preoccupanti. Ma qui sembra che a nessuno importi. Solo il Vescovo parla alla nostra coscienza di politici, amministratori e cittadini, ma il problema è capire, se tutti l’abbiamo una coscienza. Io so solo che Acerra ha un proprio rappresentante in Consiglio regionale, che ha portato una marea di voti a Vincenzo De Luca ma, nonostante ciò, la Regione continua con questa sua politica scellerata all’indirizzo del nostro territorio. Non ci sono alibi, non ci sono scuse e scaricabarili, tutto è chiaro. Io immagino un futuro diverso ad Acerra, tante questioni irrisolte. Ad esempio, il Parco Archeologico di Suessola, che fine ha…

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Chiede soldi in ginocchio. Qualcuno vuole accompagnarlo alla Caritas, ma lui rifiuta e lo insulta!!

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Purtroppo tante persone, a causa della crisi economica, della perdita del lavoro o di altre avverse vicende, sono costrette a chiedere denaro a parenti e conoscenti, per tirare avanti. Nei casi più disperati, quando neanche l’aiuto di coloro che sono più vicini è sufficiente, c’è chi si rivolge ad estranei, col rischio di incappare in persone senza scrupolo che, approfittando degli altrui bisogni, si rivelano essere usurai. Altre volte, poi, si finisce in strada, ad elemosinare qualche spicciolo. Scene che si verificano anche sul nostro territorio, come accaduto all’incrocio tra via Duomo e via Calzolaio. Lungo la quale si sistemava un extracomunitario (il quale, a suo dire, veniva da Pomigliano ed aveva due figli) che, in ginocchio, chiedeva soldi agli automobilisti in transito. Una scena che non passava inosservata, tant’è vero che qualcuno scattava delle foto, soprattutto in virtù del fatto che l’uomo creava difficoltà alla circolazione veicolare e rendeva la sua condotta contraria alla legge. Infatti, se negli anni scorsi il reato di accattonaggio era stato abrogato, il Decreto sicurezza di fine 2018 ha introdotto all’interno del Codice Penale il reato di accattonaggio molesto, segnando così un parziale ritorno al passato. E, per accattonaggio molesto, si intende quello, che può arrecare danni o intralcio a terzi, oppure sia attuato mediante artifici. Quindi l’accattonaggio è reato solamente al ricorrere di alcune condizioni. Il Codice penale dice che è punito, con l’arresto da 3 a 6 mesi e l’ammenda da tremila a seimila euro, salvo che il fatto costituisca più grave reato, chi esercita l’accattonaggio con modalità vessatorie o simulando deformità o malattie o attraverso il ricorso a mezzi fraudolenti, per destare l’altrui pietà…”. Adesso, al di là dei tecnicismi della legislazione in materia, quello che qui interessa è che l’uomo, una volta invitato da alcuni passanti ad alzarsi in piedi e a non perseverare nella sua originale modalità di chiedere il denaro, per non indurre i conduttori di veicoli a distarsi, con conseguente possibilità di sinistri stradali, questi continuava imperterrito. E mentre veniva allertato il Comando della Polizia Locale, qualcuno si offriva di accompagnarlo alla Caritas diocesana, per fargli consegnare degli alimenti o altri beni di prima necessità per sé e per la sua famiglia. Per tutta risposta l’uomo inveiva contro i presenti con insulti e minacce verbali, ricordando loro, profeticamente, “che sarebbero finiti all’inferno”. Solo dopo…

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Si ferma ad un posto di controllo, ma poi fugge e quasi investe un Vigile Urbano

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Era durante un’operazione di controllo del territorio da parte del personale del Comando della Polizia Municipale che un automobilista, invitato dagli agenti addetti al posto di controllo ad accostare, dopo essersi fermato, si allontanava a tutta velocità, sfiorando anche un sottufficiale dei caschi bianchi. L’episodio si verificava il sabato mattina all’incrocio tra via Calzolaio e via Duomo, dove una pattuglia della Polizia Locale stava effettuando i controlli di routine ai veicoli privi di assicurazione e di revisione, con il supporto dell’impianto di videosorveglianza ivi installato. Su indicazione dell’addetto alla cosiddetta ‘control room’ (nella quale convergono le immagini degli impianti di videosorveglianza dislocati sul territorio comunale), i Vigili Urbani intimavano l’alt al conducente di una Lancia Y. Il quale accostava lungo Corso Garibaldi. Da quanto è stato possibile ricostruire l’uomo, un 55enne del posto e parente di un noto professionista, avrebbe detto al Maresciallo, che gli chiedeva di esibire i documenti, di essere un collega (ed infatti più tardi sarebbe stato accertato, che l’uomo è un appartenente alla Polizia di Stato). Nonostante ciò il sottufficiale reiterava la propria richiesta, invitandolo di nuovo a fornire la patente di guida ed il libretto della vettura. L’automobilista avrebbe allora risposto, di non avere con sé i documenti richiesti, chiedendo di potersi allontanare. Richiesta ovviamente irricevibile. A questo punto il conducente dell’auto che, nel frattempo, non aveva mai spento il motore, con una manovra improvvisa e pericolosa si allontanava dal posto, trascinando con sé per qualche metro il poliziotto municipale, che tentava di fermarlo. Vigile Urbano che, più tardi, sarebbe stato accompagnato presso la clinica Villa dei Fiori, per essere sottoposto alle cure dei sanitari e farsi refertare. Nello specifico avrebbe riportato uno stiramento al braccio destro. Iniziavano così le ricerche del fuggitivo, di cui veniva rinvenuta l’auto nei pressi della stazione ferroviaria, mentre l’uomo si presentava presso il Comando della Polizia Municipale, per rispondere delle infrazioni e dei reati commessi. Oltre a ciò dai successivi controlli effettuati emergeva che la vettura, di cui era intestatario il genitore deceduto da oltre dieci anni, era oggetto di una denuncia di furto. Ragion per cui il tutore dell’ordine non pagava mai la tassa di circolazione e non sottoponeva a revisione il veicolo che, tra l’altro, era anche sprovvisto della necessaria copertura assicurativa.   Joseph Fontano

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Centro vaccinale di Acerra chiuso: tra disagi, malumori, trasferte e avvio di una nuova struttura

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Sullo scorso numero riferimmo della chiusura del centro vaccinale distrettuale di via Flavio Gioia, fissata dall’Asl Napoli 2 Nord per lo scorso 31 marzo. Anche perché la strada è stretta e causa tensioni tra gli automobilisti in cerca di parcheggio. E ciò, in attesa di aprire un nuovo centro più spazioso nella tendostruttura, individuata insieme al Comune a via Manzoni nei pressi del Parco Urbano. Ed è così che dal I aprile centinaia di persone già in lista di attesa per la vaccinazione, in prevalenza anziani e soggetti fragili, venivano smistati verso i punti vaccinali di Cardito e Sant’Antimo o gli ospedali di Frattamaggiore e di Giugliano. “Questa chiusura temporanea non solo penalizza gli anziani, i cittadini fragili ed i loro accompagnatori – tuonavano i rappresentanti degli oltre 37 medici di famiglia e pediatri – ma addirittura è un possibile disincentivo a vaccinarsi”. Il loro dissenso e disappunto per la decisone adottata dall’Azienda Sanitaria Locale Napoli 2 veniva espresso durante la riunione dell’Ufficio coordinamento attività del Distretto 46. Ma la polemica impazzava anche sui social. “E’ un insopportabile disagio per anziani, persone fragili e non autosufficienti, costretti a recarsi fuori città per vaccinarsi. Ma è anche una decisione ingiustificabile, visto che l’attuale punto vaccinale potrebbe tranquillamente continuare a funzionare fino all’attivazione del nuovo centro, senza subire interruzioni” – spiegava la locale sezione del Pd, che chiedeva al Comune “di garantire un servizio di trasporto gratuito e di fornire un valido aiuto ad anziani e soggetti fragili”. Secondo i medici di famiglia lo stop sarebbe stato almeno di un mese, il tempo necessario per allestire la tendostruttura di via Manzoni. Ma all’Asl replicavano, che nell’attuale centro gli spazi non sono sufficienti, ad accogliere il flusso di una vaccinazione di massa, mentre le nuove sei previste postazioni da allestire nella tendostruttura potrebbero essere già pronte per la prima decade di aprile. E lunedì 29 era previsto l’inizio dei lavori. Ma i medici insistevano e chiedevano di “prorogare il servizio di vaccinazione nei locali del distretto, in attesa del nuovo grande centro più idoneo”. Ma i tempi si allungavano, perché la tendostruttura, capace di offrire aree di parcheggio ed aree di attesa sufficienti, per garantire un consistente aumento delle vaccinazioni rapportato ai bisogni della popolazione residente, è priva di un sistema…

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Accusato di aver rapinato il corriere Amazon, 31enne arrestato

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La Polizia di Stato di Caserta procedeva, nei giorni scorsi, all’arresto di un uomo di 39 anni, residente ad Acerra per il reato di rapina ai danni di un autotrasportatore, perpetrata di pomeriggio a Cava de Tirreni. La vittima stava consegnando alcune spedizioni per conto del noto sito di e-commerce Amazon. Nello specifico, dopo aver ultimato una consegna e mentre consultava gli strumenti di lavoro, per procedere alla volta della successiva destinazione, il lavoratore veniva scaraventato all’esterno del mezzo dall’autore della rapina, che si poneva alla guida e fuggiva con il resto della merce in consegna. I poliziotti della Sottosezione Polizia Stradale di Caserta Nord rintracciavano il veicolo rapinato lungo l’Autostrada A1, nei pressi dell’area di servizio di Teano, sulla base delle segnalazioni di ricerca diramate dal Centro Operativo Autostradale della Polizia Stradale di Napoli, in seguito alla denuncia della rapina. L’uomo, fermato a bordo del mezzo, veniva condotto presso gli uffici della Polizia Stradale dove, in seguito ad un’apposita attività di individuazione fotografica effettuata dal denunciante, veniva riconosciuto dall’autotrasportatore, come colui che lo aveva rapinato. Al termine degli atti di rito, l’arrestato veniva tradotto presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere. L’autocarro veniva recuperato e sottoposto a sequestro, così come la merce trasportata.

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